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San Pietro Holding
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Quante divisioni lascia Giovanni Paolo II al suo successore? Domanda alla Stalin? Mica tanto. Benché disarmato l’esercito della Santa Sede è assai ben fornito di truppe e le vettovaglie non scarseggiano.
Nel 2004 i cattolici ammontavano a un miliardo e 85 milioni, più del 17 per cento della popolazione mondiale. I “graduati” erano circa 4 milioni, tra vescovi (4.500), preti (405 mila), religiosi e religiose (865 mila), diaconi permanenti (26.600), laici missionari (oltre 80 mila), catechisti (2 milioni e mezzo), e quant’altro. L’eredità di Wojtyla, in termini di manodopera, è controversa: più seguaci di quanti ve n’erano quando salì al soglio, ma vocazioni in crisi. In verità, di crisi generalizzata non si può parlare. Il numero dei sacerdoti è cresciuto dopo il 1990: ma le vocazioni si moltiplicano in Africa, hanno un leggero incremento in Europa e crollano rovinosamente in America, specie nel Nord. A tenere alto l’afflusso ci sono anche le cosiddette vocazioni tardive, concausa di un preoccupante invecchiamento dell’età media del clero. I discepoli delle 1.919 facoltà di teologia (più 1.428 convitti) sono 5,99 ogni 100 mila abitanti in America del nord. Quelli che ogni anno abbandonano i seminati, rinunciando al sacerdozio, sono poco meno di 5 mila (su 112 mila frequentanti). Negli ultimi 40 anni 111 mila sacerdoti sono tornati allo stato laicale. Le nuove ordinazioni nel 2003 sono state invece 9.317. Per la sua opera di evangelizzazione la Chiesa si avvale di circa 111 mila sedi missionarie e di un numero stratosferico di scuole, dalle materne alle superiori: quasi 200 mila con 45 milioni di alunni. Infine sono stati censiti almeno 110.954 tra ospedali, ambulatori, case per anziani e invalidi, orfanotrofi.
Il vescovo di Roma dispone di un patrimonio inestimabile, ma in gran parte inutilizzabile. I Michelangelo, i Raffaello, i Leonardo, che costituiscono il vanto dei musei vaticani, sono ovviamente incedibili. Lo stesso dicasi per le opere contenute negli 826 musei ecclesiastici e nelle oltre 100 mila chiese e cappelle esistenti solo in Italia (che comunque non dipendono dal Vaticano). Oltre ai 44 ettari di territorio, con annessi palazzi e basilica di San Pietro, l’amministrazione pontificia comprende i santuari di Loreto e Pompei e la basilica di S.Antonio a Padova, nonché le quattro romane di S.Giovanni in Laterano, S.Paolo, S.Croce e S.Maria Maggiore. Extraterritoriale è pure l’area di S.Maria in Galeria, presso Roma, dove sorgono gli impianti di “Radio Vaticana”. Fuori d’Italia, la Santa Sede dispone dell’istituto Notre Dame di Gerusalemme, 250 stanze in uso ai Legionari di Cristo.
Il papa gestisce direttamente solo una piccola fetta delle ricchezze della Chiesa. Il resto fa capo alle conferenze episcopali, agli ordini, agli istituti di istruzione ecclesiastici. Anche i proventi delle Università pontificie o di ospedali come il Bambin Gesù non compaiono nei conti vaticani. L’ultimo bilancio noto della Santa Sede (2003) mostra 203,7 milioni di euro di entrate e 213,2 milioni di uscite, con un rosso di 9,5 milioni. Diverso il budget della Città del Vaticano (non comprende le spese del governo) ma anch’esso in deficit (8,8 milioni). I conti erano tornati in attivo nel ’94 dopo 23 anni di disavanzo. Ma ultimamente, complice la caduta del dollaro, il rosso è riemerso. Le entrate comunque provengono dagli affitti, spesso bassi, di svariate centinaia di appartamenti soprattutto a Roma, dai negozi interni sempre più trendy, dagli ingressi ai musei e dai loro bookshop, dai biglietti per salire alla cupola di San Pietro, dove ora è stato aperto anche un bar, dal servizio postale impeccabile che attrae anche molti italiani, dalla vendita di francobolli e monete. Ma tutto ciò non basta: si pensi che il budget delle sole parrocchie americane ammonta a cinque miliardi di euro. Per sua fortuna il pontefice ha qualche altra entrata extra, come parte dei profitti dello Ior, “l’obolo di San Pietro” (56 milioni nel 2003), cioè i contributi di fedeli e istituzioni destinati alle opere ecclesiali e umanitarie, e gli altri oboli versati fuori bilancio dalle 4.600 diocesi e da varie strutture (la Conferenza episcopale USA dà, ad esempio, otto milioni di dollari l’anno). Esiste poi una fondazione, la Centesimus annus pro pontifice, cui fa capo un fondo d’investimento i cui proventi vanno al Santo Padre.
La “banca del Vaticano” è anomala. Non ha sportelli e non fa prestiti. Si limita a speculare con un patrimonio di 5 miliardi di euro che le affidano decine di migliaia di enti ecclesiastici. La loro scelta è dettata da solide ragioni di interesse: lo IOR garantisce rendimenti a due cifre. Per poterli onorare si dedica a investimenti non sempre tranquilli e a operazioni sui cambi, non disdegnando di appoggiarsi su paradisi fiscali e sulle immunità da banca di Stato. In passato, con l’affare IOr-Ambrosiano, la banca vaticana dovette pagare 244 milioni di dollari di risarcimento. Wojtyla ha allontanato i vecchi amministratori, ma i contenziosi legali rimangono numerosi. Il papa riceve dallo IOR alcune decine di milioni l’anno.
Le spese: prima fra tutte quella per i dipendenti. Poi le altre uscite necessarie a gestire il territorio dello Stato papalino, i suoi giardini, l’orto che fornisce al pontefice la verdura fresca, i musei, i laboratori di restauro, la farmacia, i negozi, le pompe di benzina. Dispendiosa è l’attività mediatica, a partire da “Radio Vaticana” a cui nel 2003 è andato un contributo di 10,4 milioni (sufficiente a coprirne solo la metà del deficit). Vi sono poi l’ “Osservatore Romano”, un’agenzia di stampa, un centro TV, una libreria editrice. Gravano sul bilancio della Santa Sede i costi della Segreteria di Stato, il governo pontificio, delle nove Congregazioni, dei tre tribunali, degli 11 Consigli, delle 118 rappresentanze estere, di prefetti, uffici, commissioni, del sinodo e dell’Apsa, l’istituto che amministra il patrimonio apostolico. Gran parte dei “ministeri” ha sede fuori dallo Stato papale, in edifici in affitto, con una spesa complessiva di 22 milioni.
Sono 1.534 i lavoratori della Città del Vaticano,m più altri 2.600 della Curia. I primi sono impiegati sul territorio. Ad esempio si contano 63 giardinieri per un parco con 99 fontane, un bosco di due ettari, alberi di cedri e sequoie, erbe mediche e anche un orto. Poi ci sono gli addetti ai musei e ai laboratori di restauro, i commessi dei negozi, della farmacia e dei distributori di benzina. La sicurezza è garantita dalla polizia vaticana (123 persone) e dalle 110 eleganti guardie svizzere. Sono tutti pagati spartanamente. In media 1.200 euro mensili, un medio manager non raggiunge i 1.500. Nessuno pare però propenso ad andarsene. L’apparente stranezza si spiega con alcuni privilegi. Come quello di fare la spesa nei negozi interni, sorta di duty free shop assai convenienti e interdetti agli italiani che non siano riusciti a farsi prestare la magica tessera d’ingresso riservata ai dipendenti o a chi possegga un passaporto diplomatico. Le sigarette costano un 30 per cento in meno,, ma non se ne possono acquistare più di cinque stecche al mese; altrettanto scontato è il carburante. Ha riconosciuto il presidente del Governatorato vaticano, cardinale Edmund Szoka: “Se non ci fossero divieti all’acquisto del carburante per i cittadini italiani, non avremmo alcun problema di bilancio”. Sindacati e rivendicazioni appartengono a un altro mondo: qui regnano paternalismo e tradizione. Ad esempio quella di concedere una mensilità di gratifica a ogni morte di papa (o quando un pontificato compie i 20-25 anni): un’usanza che risale a quando si mise fine al medievale diritto di bottino, sui beni dello scomparso, che servitori e parenti esercitavano al decesso del pontefice.
Nel 2004 i cattolici ammontavano a un miliardo e 85 milioni, più del 17 per cento della popolazione mondiale. I “graduati” erano circa 4 milioni, tra vescovi (4.500), preti (405 mila), religiosi e religiose (865 mila), diaconi permanenti (26.600), laici missionari (oltre 80 mila), catechisti (2 milioni e mezzo), e quant’altro. L’eredità di Wojtyla, in termini di manodopera, è controversa: più seguaci di quanti ve n’erano quando salì al soglio, ma vocazioni in crisi. In verità, di crisi generalizzata non si può parlare. Il numero dei sacerdoti è cresciuto dopo il 1990: ma le vocazioni si moltiplicano in Africa, hanno un leggero incremento in Europa e crollano rovinosamente in America, specie nel Nord. A tenere alto l’afflusso ci sono anche le cosiddette vocazioni tardive, concausa di un preoccupante invecchiamento dell’età media del clero. I discepoli delle 1.919 facoltà di teologia (più 1.428 convitti) sono 5,99 ogni 100 mila abitanti in America del nord. Quelli che ogni anno abbandonano i seminati, rinunciando al sacerdozio, sono poco meno di 5 mila (su 112 mila frequentanti). Negli ultimi 40 anni 111 mila sacerdoti sono tornati allo stato laicale. Le nuove ordinazioni nel 2003 sono state invece 9.317. Per la sua opera di evangelizzazione la Chiesa si avvale di circa 111 mila sedi missionarie e di un numero stratosferico di scuole, dalle materne alle superiori: quasi 200 mila con 45 milioni di alunni. Infine sono stati censiti almeno 110.954 tra ospedali, ambulatori, case per anziani e invalidi, orfanotrofi.
Il vescovo di Roma dispone di un patrimonio inestimabile, ma in gran parte inutilizzabile. I Michelangelo, i Raffaello, i Leonardo, che costituiscono il vanto dei musei vaticani, sono ovviamente incedibili. Lo stesso dicasi per le opere contenute negli 826 musei ecclesiastici e nelle oltre 100 mila chiese e cappelle esistenti solo in Italia (che comunque non dipendono dal Vaticano). Oltre ai 44 ettari di territorio, con annessi palazzi e basilica di San Pietro, l’amministrazione pontificia comprende i santuari di Loreto e Pompei e la basilica di S.Antonio a Padova, nonché le quattro romane di S.Giovanni in Laterano, S.Paolo, S.Croce e S.Maria Maggiore. Extraterritoriale è pure l’area di S.Maria in Galeria, presso Roma, dove sorgono gli impianti di “Radio Vaticana”. Fuori d’Italia, la Santa Sede dispone dell’istituto Notre Dame di Gerusalemme, 250 stanze in uso ai Legionari di Cristo.
Il papa gestisce direttamente solo una piccola fetta delle ricchezze della Chiesa. Il resto fa capo alle conferenze episcopali, agli ordini, agli istituti di istruzione ecclesiastici. Anche i proventi delle Università pontificie o di ospedali come il Bambin Gesù non compaiono nei conti vaticani. L’ultimo bilancio noto della Santa Sede (2003) mostra 203,7 milioni di euro di entrate e 213,2 milioni di uscite, con un rosso di 9,5 milioni. Diverso il budget della Città del Vaticano (non comprende le spese del governo) ma anch’esso in deficit (8,8 milioni). I conti erano tornati in attivo nel ’94 dopo 23 anni di disavanzo. Ma ultimamente, complice la caduta del dollaro, il rosso è riemerso. Le entrate comunque provengono dagli affitti, spesso bassi, di svariate centinaia di appartamenti soprattutto a Roma, dai negozi interni sempre più trendy, dagli ingressi ai musei e dai loro bookshop, dai biglietti per salire alla cupola di San Pietro, dove ora è stato aperto anche un bar, dal servizio postale impeccabile che attrae anche molti italiani, dalla vendita di francobolli e monete. Ma tutto ciò non basta: si pensi che il budget delle sole parrocchie americane ammonta a cinque miliardi di euro. Per sua fortuna il pontefice ha qualche altra entrata extra, come parte dei profitti dello Ior, “l’obolo di San Pietro” (56 milioni nel 2003), cioè i contributi di fedeli e istituzioni destinati alle opere ecclesiali e umanitarie, e gli altri oboli versati fuori bilancio dalle 4.600 diocesi e da varie strutture (la Conferenza episcopale USA dà, ad esempio, otto milioni di dollari l’anno). Esiste poi una fondazione, la Centesimus annus pro pontifice, cui fa capo un fondo d’investimento i cui proventi vanno al Santo Padre.
La “banca del Vaticano” è anomala. Non ha sportelli e non fa prestiti. Si limita a speculare con un patrimonio di 5 miliardi di euro che le affidano decine di migliaia di enti ecclesiastici. La loro scelta è dettata da solide ragioni di interesse: lo IOR garantisce rendimenti a due cifre. Per poterli onorare si dedica a investimenti non sempre tranquilli e a operazioni sui cambi, non disdegnando di appoggiarsi su paradisi fiscali e sulle immunità da banca di Stato. In passato, con l’affare IOr-Ambrosiano, la banca vaticana dovette pagare 244 milioni di dollari di risarcimento. Wojtyla ha allontanato i vecchi amministratori, ma i contenziosi legali rimangono numerosi. Il papa riceve dallo IOR alcune decine di milioni l’anno.
Le spese: prima fra tutte quella per i dipendenti. Poi le altre uscite necessarie a gestire il territorio dello Stato papalino, i suoi giardini, l’orto che fornisce al pontefice la verdura fresca, i musei, i laboratori di restauro, la farmacia, i negozi, le pompe di benzina. Dispendiosa è l’attività mediatica, a partire da “Radio Vaticana” a cui nel 2003 è andato un contributo di 10,4 milioni (sufficiente a coprirne solo la metà del deficit). Vi sono poi l’ “Osservatore Romano”, un’agenzia di stampa, un centro TV, una libreria editrice. Gravano sul bilancio della Santa Sede i costi della Segreteria di Stato, il governo pontificio, delle nove Congregazioni, dei tre tribunali, degli 11 Consigli, delle 118 rappresentanze estere, di prefetti, uffici, commissioni, del sinodo e dell’Apsa, l’istituto che amministra il patrimonio apostolico. Gran parte dei “ministeri” ha sede fuori dallo Stato papale, in edifici in affitto, con una spesa complessiva di 22 milioni.
Sono 1.534 i lavoratori della Città del Vaticano,m più altri 2.600 della Curia. I primi sono impiegati sul territorio. Ad esempio si contano 63 giardinieri per un parco con 99 fontane, un bosco di due ettari, alberi di cedri e sequoie, erbe mediche e anche un orto. Poi ci sono gli addetti ai musei e ai laboratori di restauro, i commessi dei negozi, della farmacia e dei distributori di benzina. La sicurezza è garantita dalla polizia vaticana (123 persone) e dalle 110 eleganti guardie svizzere. Sono tutti pagati spartanamente. In media 1.200 euro mensili, un medio manager non raggiunge i 1.500. Nessuno pare però propenso ad andarsene. L’apparente stranezza si spiega con alcuni privilegi. Come quello di fare la spesa nei negozi interni, sorta di duty free shop assai convenienti e interdetti agli italiani che non siano riusciti a farsi prestare la magica tessera d’ingresso riservata ai dipendenti o a chi possegga un passaporto diplomatico. Le sigarette costano un 30 per cento in meno,, ma non se ne possono acquistare più di cinque stecche al mese; altrettanto scontato è il carburante. Ha riconosciuto il presidente del Governatorato vaticano, cardinale Edmund Szoka: “Se non ci fossero divieti all’acquisto del carburante per i cittadini italiani, non avremmo alcun problema di bilancio”. Sindacati e rivendicazioni appartengono a un altro mondo: qui regnano paternalismo e tradizione. Ad esempio quella di concedere una mensilità di gratifica a ogni morte di papa (o quando un pontificato compie i 20-25 anni): un’usanza che risale a quando si mise fine al medievale diritto di bottino, sui beni dello scomparso, che servitori e parenti esercitavano al decesso del pontefice.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
06/02/2008
Anticlericalismo
CAPPATO, PANNELLA e MEYER, INTERPELANO NUOVAMENTE LA COMMISIONE EUROPEA SULL' IMPOSTA MUNICIPALE (ICIO) CHE FAVORISCE LA CHIESA CATTOLICA.
11/09/2006
Anticlericalismo
ANTICLERICALISMO: CIRCA CINQUANTA PERSONE HANNO PARTECIPATO ALLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DA RADICALI RUSSI CONTRO “LA CULTURA ORTODOSSA” INTRODOTTA NELLE SCUOLE DI 15 REGIONI DEL PAESE (FOTO)
16/10/2005
Anticlericalismo
PANNELLA: DA NORCIA A SAN PIETRO PROPOSTO, RIPROPOSTO, IMPOSTO UN IMPUTRIDITO GIOCO DELLE TRE CARTE. CREDENTE, CRISTIANO, CATTOLICO, LAICO (E NON LAICISTA!), ATEO-DEVOTO DIVENTANO SINONIMI.
Rassegna stampa
24/09/2010
la Repubblica
Alberto D'Argenio
Sconto Ici alla Chiesa la Ue processa l'Italia. Tutto parte da una denuncia promossa da Maurizio Turco e Carlo Pontesilli
Documenti
01/12/2004
Anticlericalismo Eventi
LAICITA’ E RELIGIONI NELL’UE: le emergenze Francia, Italia, Spagna
17/09/2003
Anticlericalismo Eventi
NO VATICAN NO TALIBAN / XX SETTEMBRE: TRE GIORNI DI DIBATTITO ED INIZIATIVA POLITICA
06/08/2003
Anticlericalismo Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare E-2570/03 di Maurizio Turco (NI) alla Commissione e risposta data dal Sig Bolkestein in nome della Commissione
21/07/2003
Anticlericalismo Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare E-2541/03 di Maurizio Turco (NI) alla Commissione e risposta data dal Sig. Bolkestein a nome della Commissione
radioradicale.it
2011-12-18 17:05:00 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella
2011-03-27 17:06:03 Conversazione settimanale di Valter Vecellio con Marco Pannella
2011-03-06 17:09:24 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2010-10-24 17:04:54 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2010-10-03 17:43:11 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










