Sabine a Dutroux: «Perché non mi hai ucciso?»


Il Corriere della Sera

Domani nel tribunale belga deporrà l'altra sopravvissuta
Drammatico faccia a faccia in aula fra il pedofilo di Marcinelle e una delle ragazze che si salvarono dalla cantina degli orrori

ARLON (Belgio) - I ricordi sono come lame taglienti. Lei rievoca la storia a grandi linee ma non i particolari. E' visibilmente scossa. All'improvviso alza gli occhi, cerca quelli del suo aguzzino e gli chiede «Perché non mi hai ucciso?». E lui, con il tono calmo di sempre: «Non ho mai nemmeno preso in considerazione l'idea di ucciderti. Né te, né le altre. Mi assumo tutta la responsabilità soltanto della violenza carnale».
Siamo nella corte degli orrori , ad Arlon, in Belgio: si celebra il processo contro Marc Dutroux, il pedofilo di Marcinelle, accusato di aver rapito, sequestrato e violentato sei ragazzine, di cui quattro trovate morte. Sabine Dardenne, 20 anni, è una delle vittime del mostro. E oggi, per la prima volta dai giorni neri della prigionia, si è ritrovata a faccia a faccia con il suo carceriere. In aula, l'una davanti all'altro. Lei, emozionata ma determinata, ha raccontato tutto. Poi quella domanda: «Perché non mi hai ucciso?».

LA TESTIMONIANZA - In trenta minuti di deposizione, Sabine, che oggi ha 20 anni e mezzo, ha spiegato come è stata rapita mentre andava a scuola in bicicletta il 28 maggio 1996. «All'inizio di via dello Stadio - ha esordito - un camioncino si è fermato. Non è successo niente, io ero tranquilla sulla mia bicicletta. Mi hanno acciuffato per di qua e per di là - ha aggiunto mimando il gesto - e mi sono ritrovata sul camioncino». Sabine ha quindi spiegato, davanti ai giudici, come sia stata prima tenuta in una camera - «un super nascondiglio, per non farmi trovare dal capo, così mi avevano detto» - prima di dividere con Leatitia Delhez (l'altra sopravvissuta che testimonierà in aula martedì 20 aprile), la prigione nella cantina della casa di Dutroux.

I RICORDI - Pantaloni neri, golfino beige e capelli sciolti sulle spalle, Sabine, ancora con molta chiarezza, ha detto di non voler soffermarsi sulle sevizie subite, ma ha riferito con dovizia di particolari la sua permanenza nella prigione: «Avevo avuto la fortuna di poter tenere come me la mia cartella». E così quella bambina di 12 anni annotò su un quaderno l'orrore: una o più crocette a seconda del tipo di sevizie a cui veniva sottoposta. Alla fine della deposizione Sabine si è rivolta al giudice: «Vorrei domandare una cosa a Marc Dutroux che si lamentava del mio brutto carattere, anche se conosco un pò la risposta, perchè non mi ha ucciso?».
Poi Sabine ha spiegato del giorno della liberazione: «Quando Dutroux ha detto «sono io», non osavamo uscire. Laetitia però ha riconosciuto un poliziotto di Bertrix e allora siamo uscite. Ho detto grazie a Dutroux. Ho creduto che ci avesse salvate. Ero abbastanza folle per crederlo», ha concluso Sabine che ha ricevuto i complimenti del presidente del tribunale Stephane Goux: «Chapeau - le ha detto - siete stata brillante».
Due parenti delle vittime non hanno retto il peso dell'emozione: si sono sentite male durante la testimonianza di Sabine e sono state accompagnate all'ospedale.