Sì bipartisan alla mozione che critica la Cina

Maurizio Caprara
Corriere della Sera

Applausi dai banchi de Partito democratico al presidente della Camera Gianfranco Fini, fondatore di An, perché in questa legislatura e stato l`unico rappresentante dello Stato a dichiararsi disponibile a incontrare il Dalai Lama. Approvazione di una mozione sul Tibet critica verso la Cina con percentuale di consenso quasi nord coreana: 541 deputati presenti, 538 favorevoli, soltanto tre astenuti. Se non fosse stata la prima con il sistema di scrutinio «antipianisti», che legge le impronte digitali dei parlamentari per impedire voti a nome di assenti, la seduta di ieri a Montecitorio avrebbe avuto ulteriori motivi per finire negli annali distinguendosi da altre oggetto di cronache frequenti. La mozione presentata da Matteo Mecacci, radicale eletto nel Pd, è stata accolta con una convergenza pubblica tra maggioranza e opposizione che, seppure dotata di precedenti, non è certo abituale. A renderla possibile è stato il fatto che i governi italiani usano da anni enorme tatto nel rimproverare a Pechino le violazioni dei diritti umani, tanti deputati avvertono l`esigenza di prendere le distanze e Mecacci ha congegnato il testo difendendo i tibetani in un modo accettabile per il governo Berlusconi, il quale ha dato «assenso» attraverso il sottosegretario Enzo Scotti. Palazzo Chigi e Farnesina vengono impegnati a «reiterare» alla Cina «le richieste di Parlamento europeo e Alto commissariato Onu per i diritti umani» per un`indagine sulla  «repressione in Tibet», a favorire un monitoraggio dell`Onu, a «solidarietà» verso Nicolas Sarkozy «per la scelta di incontrare il Dalai Lama» con «disponibilità del governo italiano a reiterare tale incontro».