RUSSIA: TORNANO LE PRIGIONI DEI SERVIZI SEGRETI, OK DI PUTIN




Il presidente russo, Vladimir Putin, avrebbe firmato lo scorso giugno una legge della Duma (camera bassa del parlamento) per restituire ai servizi segreti (Fsb) la possibilita' di disporre di propri centri di detenzione preventiva. Lo sostiene oggi il bisettimanale di opposizione 'Novaia Gazeta', sottolineando che il leader del Cremlino si sarebbe cosi' rimangiato nei fatti la decisione, presa l'anno precedente sotto le pressioni del Consiglio d'Europa, di trasferire il controllo di tutte le prigioni al ministero della giustizia. La legge della Duma, la numero 50F2, sempre secondo il periodico, sarebbe stata caldeggiata dagli stessi servizi segreti per evitare di perdere il controllo dei propri centri di isolamento. Luoghi di cui attualmente non e' dato conoscere il numero e nei quali una persona sotto indagine rischia di essere trattenuto per un tempo indefinito, prosegue 'Novaia Gazeta', il giornale per cui lavorava Anna Politovskaia, la giornalista uccisa lo scorso ottobre sotto casa a Mosca. Nel maggio del 2005 l'allora ministro russo della giustizia, Iuri Ciaika, aveva invece annunciato durante un incontro a Mosca con il commissario dell'Ue per i diritti umani, Alvaro Gil- Robles, la fine dell'evidente anomalia, che consentiva all'Fsb - erede diretto del Kgb - di avere ancora le proprie galere, in violazione del principio civile che prevede la totale separazione tra apparati investigativi e strutture detentive. Una decisione, quella presa dal Cremlino, che comportava il passaggio di mano anche del famigerato carcere Lefortovo di Mosca, dove ai tempi dell'Urss fu segregato il fior fiore del dissenso, da Aleksandr Solzhenytsin a Anatoli Sharanski, da Gleb Yakunin a Yuri Daniel e Andrei Siniavski. Nonostante sia stato modernizzato qualche tempo fa, Lefortovo resta nell'immaginario russo un nome da incubo. Ha simboleggiato per decenni - al pari della Lubianka, il quartier generale del Kgb - il potere repressivo della brutale polizia politica sovietica. Ha fatto spesso e volentieri da anticamera al gulag o alla tomba. Nell'era Putin Lefortovo ha accolto sotto il suo tetto per 14 mesi lo scrittore Eduard Limonov, leader del movimento estremista nazional-bolscevico, bandito proprio nei giorni scorsi dall'elenco dei partiti regolarmente registrati.