Riflessione sulla politica estera del Partito Democratico a partire da una discussione parlamentare sulla situazione dei diritti umani a Cuba

Matteo Mecacci
Notizie Radicali

Quella che segue è “una lettera aperta” che il parlamentare radicale Matteo Mecacci ha inviato al segretario del PD Pierluigi Bersani e al capogruppo alla Camera dei Deputati del PD Dario Franceschini, e a tutti i deputati e senatori, sulla politica estera del PD a partire dalla discussione parlamentare sulla situazione a Cuba

 

Caro On. Bersani, Caro On. Franceschini,

 

Nella giornata di giovedì 10 giugno, l’Aula di Montecitorio ha discusso una serie di mozioni sulla situazione dei diritti umani a Cuba. Tra queste ve n’era una anche a mia prima firma presentata insieme con altri colleghi ormai quasi tre mesi fa.

 

Nella dichiarazione di voto finale del Gruppo del Partito Democratico sulle mozioni sulla situazione dei diritti umani a Cuba, l’On. Tempestini ha annunciato “È per questo che noi ci regoleremo sostanzialmente così: voteremo a favore della nostra mozione ed esprimeremo una posizione di astensione sulle altre, salvo quella dell'onorevole Vietti, la n. 1-00383 che ci pare colga largamente la stessa nostra ispirazione” (Resoconto stenografico Seduta n. 335 di giovedì 10 giugno 2010)

 

Allo stesso modo, anche il Gruppo del PDL con l’Onorevole Pianetta, ha fatto una dichiarazione di voto finale analoga: “Concludo il mio intervento, preannunziando che il nostro gruppo voterà a favore delle mozioni Boniver ed altri n. 1-00338 e Vietti ed altri n. 1-00383. Proprio in ragione di questa volontà di attenzione e di equilibrio, noi, come gruppo del Popolo della Libertà, ci asterremo sulle restanti mozioni.”(Resoconto stenografico Seduta n. 335 di giovedì 10 giugno 2010)

 

Tuttavia, dopo la dichiarazione di Pianetta – che unita al voto di astensione degli altri Gruppi avrebbe consentito l’approvazione della mia mozione - alcuni colleghi del PD si sono precipitati al tavolo del Comitato dei nove per convincere i colleghi Pianetta e Boniver a cambiare il voto del loro gruppo, e di conseguenza il voto del Gruppo del PD.

 

E in effetti - a differenza di quanto era stato annunciato formalmente in aula – sia il gruppo del Partito Democratico che il Popolo della Libertà hanno votato contro la mozione a mia prima firma.

 

On. Bersani, On. Franceschini,

 

Il Partito Democratico, nel corso di questa Legislatura, ha più volte denunciato lo svilimento e la marginalizzazione del ruolo del Parlamento, stigmatizzando la scarsa attenzione delle forze politiche di maggioranza e del Governo, nei confronti di un’istituzione che si ritiene fondamentale per il funzionamento di una democrazia. Credo, quindi, che sarete d’accordo con me nel ritenere che vicende come quella che ho descritto non facciano altro che peggiorare la considerazione che l’opinione pubblica può avere di un’istituzione all’interno della quale, i partiti prima annunciano una cosa, e poi ne fanno un’altra.

 

Fatta quest’annotazione di carattere generale, che considero tutt’altro che marginale, vengo al punto, che evidentemente va oltre la mozione sui diritti umani a Cuba: è noto che sulla conduzione della politica estera del nostro paese, e nello specifico sulle scelte compiute dal Partito Democratico in quest’ambito, ho espresso varie volte critiche in Parlamento, e non solo.

 

Posso però affermare di averlo fatto sempre con la massima lealtà e trasparenza, anche quando le critiche sono state le più dure, come in occasione del voto favorevole, anche del Partito Democratico, al Trattato di Amicizia con la Libia e quando, insieme ai colleghi della delegazione radicale e a Furio Colombo, ho organizzato l’ostruzionismo parlamentare.

 

Credo che i fatti che si sono verificati in quest’anno di applicazione del Trattato, dai respingimenti collettivi in Libia di migranti da parte delle autorità italiane, alla recente chiusura dell’ufficio dell’UNHCR a Tripoli, confermino le ragioni di quella dura e convinta opposizione a un Trattato che non forniva alcuna garanzia sul rispetto di alcuni diritti basilari.

 

Sono convinto che queste posizioni siano largamente condivise nel nostro paese e nell’elettorato italiano, e non solo “di sinistra”, se solo gli fosse consentito di conoscerle, e mi rammarico molto del fatto che il Partito Democratico, in questo momento di crisi, abbia smarrito l’attenzione sull’opportunità – oltre che sulla giustezza – di fare della promozione e difesa dei diritti umani, in Italia e nel mondo, un tratto fondante la sua politica.

 

La sostanziale e generale condivisione della politica estera portata avanti dall’attuale Governo, che ha scelto delle priorità ormai chiare dopo oltre due anni di legislatura, che mirano a sempre maggiori e nuove aperture politiche nei confronti dei regimi autoritari (e non solo di quelli ricchi di risorse energetiche!), mi conferma purtroppo ogni giorno la negatività di questa scelta.

 

Nella scorsa Legislatura, durante il Governo dell’Unione, ho dato il mio contribuito da New York, insieme a tanti altri, all’approvazione della prima Risoluzione per la Moratoria Universale della Pena di Morte alle Nazioni Unite. Non fu una battaglia facile e anche allora non mancarono scetticismi, o valutazioni di realpolitik, anche tra di noi, sull’opportunità di quell’iniziativa.

 

Oggi credo di poter dire che vi sia un giudizio unanime nel ritenerla una delle pagine di politica estera più belle scritte nella storia dell’Italia Repubblicana.

 

Non si tratta di campagne “da ONG”, ma di campagne dalla piena valenza politica, perché la ricerca di libertà e di giustizia sociale sono ideali e valori che animano, danno speranza e hanno messo, e mettono ancora oggi, in cammino – a volte anche fisicamente -centinaia di milioni di persone che continuano a esserne privati dai rispettivi governi.

 

Costruire un Partito, o una coalizione, veramente “popolare” nel 2010, significa porsi problemi economici, sociali e umani che non possono riguardare una sola nazione o un solo continente. L’orizzonte dei problemi che affronta il nostro paese sotto ogni punto di vista, non può che essere quello dell’intero pianeta, altrimenti ne saremo travolti.

 

La pericolosa e crescente ri-nazionalizzazione delle politiche europee, sia in campo economico sia finanziario -come dimostra la spettacolare crisi delle istituzioni europee e le divisioni tra i Governi di fronte alla crisi greca - necessita oggettivamente del rilancio di una politica istituzionale federalista non solo per l’Europa, ma per tutto il Mediterraneo e il Medio Oriente, contro il riemergere della peggiore tentazione realizzata nel XX secolo: il nazionalismo autoritario.

 

Questa non è certamente una priorità della politica estera dell’attuale Governo Berlusconi che è prigioniero da un lato, di una logica mercantilista, e dall’altro di un prospettiva delle “piccole patrie” che non può che portare alla distruzione della prospettiva, sempre più difficile ma anche sempre più necessaria, della costruzione degli Stati Uniti d’Europa immaginata quasi 70 anni fa da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

 

Per queste ragioni, vi ribadisco il mio impegno e la disponibilità, come ho fatto sin dall’inizio della legislatura, a confrontarmi e a discutere su questi temi nelle sedi e nelle forme appropriate - che spero presto coinvolgano i nostri massimi vertici politici - con uno spirito volto alla crescita comune e alla costruzione di un’alleanza, e di un’alternativa (sì, anche in politica estera) rispetto all’attuale quadro politico.

 

Mi auguro, quindi, che scelte politiche e comportamenti poco rispettosi della dignità del Parlamento (e dei colleghi), come quelle verificatesi in occasione della discussione sulle mozioni su Cuba non abbiano più a verificarsi, e per questo mi rivolgo a voi, fiducioso in un vostro riscontro.

 

Con stima,

 

Matteo Mecacci