REPLICA A MARCO BERTOTTO, PRESIDENTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA DI SERGIO D'ELIA


Ringrazio Marco Bertotto per aver ribadito, nel suo intervento del 2 agosto a pagina 14 del Corriere, che Amnesty-Italia non è contraria ad una risoluzione dell'Assemblea Generale in favore della moratoria delle esecuzioni capitali. E' vero: lo aveva affermato altre volte. Ma il problema è Amnesty-Londra e, quindi, Mondo. Da Londra, su nostra sollecitazione, Martin Macpherson, Direttore della Sezione Organizzazioni Internazionali e Diritto Internazionale e Programma delle Organizzazioni, ha scritto: "il nostro obiettivo è vedere adottata in una sessione futura dell'Assemblea Generale una risoluzione che chiede l'abolizione mondiale della pena di morte". L'abolizione, quindi, non la moratoria. Nei giorni scorsi ci ha scritto anche Asunta Cavaller, vice Coordinatore Ricerca a Tema: "In linea di principio Amnesty è a favore della moratoria Onu," ma non è il momento. Insomma, sulla moratoria Onu, qual è la posizione ufficiale di Amnesty? Quella di Roma, di Londra-Organizzazioni Internazionali o di Londra-Ricerca a Tema? Per quanto riguarda i numeri, d'accordo, lasciamo perdere il pallottoliere, ci dica Amnesty però su quali dati si fonda la sua previsione di una probabile sconfitta. Urgono dati, nomi di paesi, dichiarazioni politiche, non opinioni.

Fosse stato per l'Unione Europea (e anche per Amnesty), la risoluzione per la moratoria non sarebbe mai stata presentata neanche alla Commissione diritti umani, dove ora si vuole rimanga a maturare consensi. Nel '97, la prima volta, i partner europei considerarono velleitaria la decisione italiana di presentarla. Vinse con la maggioranza assoluta dei voti. "E' stato un caso", commentarono gli euroscettici della moratoria, e misero in guardia l'Italia dal riprovarci l'anno dopo. L'Italia la ripresentò nel '98 e la risoluzione vinse con lo stesso margine. Quanto ai presunti fallimenti del passato, intanto, abbiamo solo il '94 come punto di riferimento, perchè nel '99 non abbiamo la controprova di un voto avendo l'UE ritirato la risoluzione; poi, è un dato di fatto che nè il '94 nè il '99 hanno determinato passi indietro in Commissione diritti umani e nel mondo. Negli anni successivi, le risoluzioni di Ginevra sono state sempre approvate e il testo di anno in anno rafforzato (è vero: nel 2000 e nel 2001 sono diminuiti i cosponsor, ma solo per mancanza di una lobby adeguata e, infatti, sono cresciuti fino al record di 75 quest'anno, appena la lobby è ricominciata). E, nel mondo, dal "fallimento" del '94 ad oggi, 33 paesi hanno rinunciato a praticare la pena di morte. Mentre quelli che vi hanno rinunciato dopo il "fallimento" del '99 sono stati 8. Ben vengano di questi fallimenti! Che Amnesty (e anche l'Unione Europea) invece usa come spauracchio per non prendere iniziativa in Assemblea Generale. Si dice: l'Assemblea Generale è diversa, è una sede più politica rispetto alla Commissione di Ginevra. E' vero e, proprio per questo, il valore di una risoluzione approvata in quella sede sarebbe ancora più importante. Ma si ha paura di perdere, che manchino i voti necessari. Siamo tornati al pallottoliere. Secondo noi i voti ci sono e li abbiamo indicati, paese per paese. Secondo Amnesty no, e non ci vengono indicati. E guai - irresponsabili! - a chi osa opporsi alla bocciatura europea della moratoria Onu, bocciatura di cui Amnesty è anche provatamente responsabile.

Sergio D'Elia
Segretario di Nessuno tocchi Caino