Relazioni Ue/Russia


Relazioni Ue/Russia

Parlamento europeo, Bruxelles, Sessione di giovedì 26 febbraio 2004

Olivier Dupuis (NI-Radicali) –
Signor Presidente, cari colleghi, Signor Commissario, penso che dobbiamo insistere su ciò che Brie ci ha già detto. Stiamo discutendo su una raccomandazione al Consiglio, in assenza del Consiglio, che non è già un buon segno dell’interesse che il Consiglio può avere per una questione così importante. Pertanto, penso che il nostro dibattito è ricco, certamente più ricco di ciò che possiamo leggere oggi sulla stampa apprendendo i commenti di Chirac, per cui l’Europa mancherebbe di rispetto nei confronti della Russia.

Ma quale Russia? La Russia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento? Elezioni per le quali, come alcuni colleghi hanno affermato, abbiamo visto – peggio ancora che in Serbia – una quasi-monopolizzazione dei “partiti nazionalisti”, diciamo, quando vogliamo dar prova di un po’ di pudore, sapendo che in generale si tratta di partiti letteralmente fascisti. Ma questo non possiamo dirlo, perché si tratta della Russia!

Sono completamente d’accordo con un certo numero di colleghi: Arvidsson, che ha redatto una lista di molte piccole cose che non vanno, Brie, Wuori e altri. Penso che non ci siano molte cose che vanno. Le elezioni alla Duma russa lo hanno dimostrato. Per quanto riguarda le presidenziali, non si può parlare di campagna elettorale, perché non ce n'è una. Abbiamo tutti assistito allo scandalo dell’affare Rybkin, del nome di questo candidato rapito, portato in un altro Paese, drogato, rispedito indietro. C’è stato lo scandalo legato alla candidatura di Mikhail Khodorkovski: che è uno dei più grandi imprenditori russi. Noi non avremmo tollerato il decimo del quarto di quello che gli hanno fatto. Penso che la Corte di Strasburgo non potrà che constatarlo, solamente fra tre anni, purtroppo, perché gli affari di Khodorkovski, e Khodorkovski stesso, avranno subito ciò che avranno subito.

Una domanda al Commissario Patten: Signor Patten, quando dobbiamo parlare di violazione dei diritti umani? Quando il 20% di una popolazione di un milione di persone sono state liquidate, si tratta di violazione dei diritti umani, di genocidio o di tragedia biblica? Penso che parliamo di violazione di diritti umani quando siamo portati a constatare un certo numero di eccezioni gravi a una legislazione che è conosciuta e generalmente rispettata. Invece, quando constatiamo, in una situazione come quella della Cecenia, l’eliminazione di 200.000 persone in 9 anni, di dozzine di migliaia di casi di tortura e stupri, non si tratta più di violazione dei diritti umani, ma di genocidio. Penso che molti colleghi, io tra questi, provano una certa reticenza a utilizzare la parola genocidio. Sappiamo tutti perché. In Europa, 60 anni fa, è successo qualcosa di estremamente grave che si chiama genocidio. In Ruanda c’è stato qualcosa di estremamente grave che è successo e che si chiama genocidio. E, oggi, in Cecenia, c’è qualcosa che si chiama genocidio e che non ha nulla a che vedere, Commissario Patten, con le violazioni dei diritti umani.

Ringrazio il relatore Belder, ringrazio i numerosi colleghi che, penso, sono arrivati a dover ammettere che ciò che succede in Cecenia, in Russia, non ha più nulla a che vedere con le violazioni dei diritti umani e assenza di democrazia. E’ qualcosa di più grave!