Quote rosa alle elezioni. Sì Casini, no di Bonino

Angelo Bocconetti
Il Secolo XIX

Roma, Le donne sono la maggioranza degli elettori: quindi sta a loro, a voi, farvi valere. E’ ancora troppo basso il numero delle donne presenti nelle assemblee elettive, come, del resto, anche quello dei dirigenti nel settore pubblico e privato”: il Capo dello Stato ha chiesto che alle donne sia riservato maggiore spazio nella vita pubblica, a partire proprio dalle prossime elezioni. “Sono fiducioso – ha infatti aggiunto Carlo Azeglio Ciampi, nel corso della cerimonia per la consegna di dodici onorificenze ad altrettante donne – che la recente approvazione della modifica dell’articolo 51 della Costituzione, che stabilisce il numero dei rappresentanti dei due sessi da eleggere in Parlamento, rappresenti una svolta: saranno garantite maggiori oppoertunità, e dovrà essere facilitato l’effettivo accesso nella vita politica e sociale della nazione”.
Ma il nodo politico resta: non tutti accettano che, fina dalle prossime europee, sia stabilito, per legge, che il 30% dei candidati sia di sesso femminile. E la discussione è trasversale, nel senso che il consenso alla proposta, come il dissenso, arriva da entrambi gli schieramenti.
Nel centrodestra le divisioni appaiono più evidenti. Ieri il Presidente della Camera, Pierferdinando Casini, si è detto favorevole alla proposta: “Valuto positivamente che alle elezioni europee vi sia una quota minima di candidati donne. Il Parlamento italiano, infatti, registra la più bassa percentuale di elette, alle quali spetta, invece, un maggio protagonismo politico ed istituzionale”.
Le parole di Casini, però, hanno suscitata l’immediata reazione critica di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, numero tre della Lega, ed alleato dell’Udc in maggioranza: “Anche l’otto marzo è un’occasione buona per rimettere in circolazione il mai tramontato motto “fate quel che dico, ma non fate quel che faccio”. Le più alte cariche dello Stato hanno inneggiato alla donna. Ma poi, nello staff di Ciampi o di Casini di donne se ne vedono pochine. Per Casini, poi, la cosa è ancor più grave, visto che alle scorse politiche le donne elette nel gruppo parlamentare del suo partito sono solo tre su settanta. Lasciamo perdere: perché di questo passo si arriverà anche a fissare le quote per gli ermafroditi, per i transessuali e per i gay”.
Altra dura polemica fra Emma Bonino, radicale e Stefania Prestigiacomo, ministro per le Pari Opportunità. La prima aveva definiti “illiberale” un provvedimento di legge che fissa una quota minima di candidate donne. “Illiberale – è la replica del ministro – è un Parlamento con la presenza di così poche donne. La verità è che ci siamo resi conto che non possiamo attendere un cambiamento culturale: una ricerca svolta nel Nord Europa ha rivelato che dove sono intervenuti prima mutamenti legislativi, si è giunti prima ai diritti civili per le donne”.
E con la Prestigiacomo sono d’accordo molti esponenti del centrosinistra.