Home ›
"QUELLE ORE D'ANGOSCIA IN MANO AI TALEBANI"
Tweet
"Sento un trambusto in cortile, poi urla in pashtun. Guardo dalla finestra, dal quinto piano di quell'edificio fantasma che era stato l'ospedale di una città ridotta a scheletro, Kabul. Sono lì da pochi minuti perché il medico che lo dirigeva, una donna, ha chiesto di incontrarmi. Mi precipito per le scale e in fondo trovo i miei collaboratori di Bruxelles, gli autisti, i ragazzi delle Ong europee, i giornalisti circondati da giovani barbuti, sporchi, urlanti, esaltati. Sono una decina, sono i talebani, ci puntano addosso i Kalashnikov. Malmenano l'interprete, ci tolgono telecamere e macchine fotografiche, Christiane Amanpour è impietrita dalla paura di perdere il girato per la Cnn. Cerco di parlamentare, ma hanno portato via l'interprete. Ho paura. Ci caricano su quattro Toyota armate di mitragliatore, e partiamo. Verso dove? Che succederà? Bisogna mantenere la calma, niente nervosismi, dico agli altri. Mi aiuta la scuola di resistenza passiva di noi radicali. Qui bisogna ubbidire e basta".
Erano le dieci, forse le undici del mattino del 29 settembre 1997. Come si saprà molte ore dopo, la Commissaria per i diritti umani dell'Ue, Emma Bonino, era stata "arrestata" dai talebani, che erano al governo e avevano accettato la visita ufficiale. Ora che hanno sequestrato Daniele Mastrogiacomo, il ministro delle Politiche Comunitarie ha disagio a ricordare. "Nei momenti delicati c'è il rischio di aumentare la confusione. Però certo che ci penso. Il Paese è in transizioni, non tutti i trafficanti sono talebani, non tutti i talebani sono trafficanti. Nelle mani di chi è Mastrogiacomo? C'è un obiettivo politico? Di certo loro frequentano Internet, giornali e tv, sanno che l'Italia è in un momento di fragilità". "Quella mattina sulle Toyota ci portano in una specie di carcere. Ci bloccano in cortile, seduti per terra, ancora fucili puntati. Quattro, forse cinque ore, con un caldo intenso. Intanto, fanno andare le telecamere. Quella di La Cinq aveva girato tutto il loro blitz, e gli piace molto rivedersi in azione. Li esalta e insieme li placa. Ridono, sottolineano i gesti. La cosa rischia di innervosire noi. Il tempo gioca a notro favore, dico agli altri. Amanpour vorrebbe spiegare chi è lei, ma dai, tu sei iraniana, non è meglio lasciar perdere? Con loro, poi, non potevano neanche parlare, e questo era il peggio. Un attimo di nervosismo, e i fucili avrebbero sparato. Erano degli esaltati, dei fanatici. Apprendisti stregoni, come militari. Questo c'era nei loro occhi, nei loro gesti. E io ripensavo alla tesi che dopo la loro presa del potere era circolata all'Onu: sono dei ragazzi, sono degli studenti, aspettiamo, intanto tengono l'ordine".
I talebani erano entrati a Kabul giusto un anno prima. "Promulgarono subito non leggi, ma divieti. Un editto a settimana: il primo fu che tutte le donne dovevano stare a casa, niente lavoro né scuole, poi via gli ospedali e da tempo immemore erano le donne a mandare avanti tutto. Poi proibirono la musica, il ballo, la fotografia, le scarpe coi tacchi e i calzini bianchi... Sul mio tavolo a Bruxelles arrivano i rapporti delle Ong: le donne sono sparite, non le vediamo più. Allora sento l'Onu, sento anche l'Unicef: niente. Aspetto, poi decido che bisogna andare. La Croce Rossa mi dice che nel giro di tre giorni c'è un loro aeroplano che va da Islamabad a Kabul".
Perché finisce bene quella mattina del 29 settembre 1997? "Perché si erano quasi subito liberati dei ragazzi delle Ong. Che si sono attivati, con Bruxelles e l'Onu, tramite gli uffici di Islamabad. Infatti, noi a un certo punto vediamo arrivare un elegante signore vestito di bianco, che parlava come a Oxford. Si profonde in scuse. Era il famoso ministro della sanità talebana. Era la faccia presentabile del regime. Va dal capo dei nostri guardiani, parlamentano a lungo, si vede che quello resiste. Per un pò, niente da fare. Finché al telefono del guardiano non arriva una telefonata, chissà di chi, e ci liberano". Fuori c'è "una città spettrale, nessuno in giro, nessuno alle finestre: l'operazione terrore ha funzionato". Rientrata a Bruxelles, Bonino scrive un rapporto: il regime si mantiene con la droga, non ci sarà nessuna possibilità per l'Afghanistan se gli altri Paesi della regione non lo vorranno, ci sono campi di addestramento di terroristi, attenzione è una polveriera. Era il 1997.I problemi sono ancora tutti lì. "L'Italia, adesso, pone la questione dell'oppio che finanzia i talebani, con l'ordine del giorno della Rosa nel Pugno e delle sinistre. Serve che i militari restino in Afghanistan, ma servono anche una vera Conferenza di Pace, la via diplomatica, la collaborazione del Pakistan è l'Iran". Bonino è tornata in Afghanistan a monitorare le elezioni nel 2005. Nel 2002 ha lanciato la campagna "Un fiore per Kabul", nel nome delle donne afghane.
Erano le dieci, forse le undici del mattino del 29 settembre 1997. Come si saprà molte ore dopo, la Commissaria per i diritti umani dell'Ue, Emma Bonino, era stata "arrestata" dai talebani, che erano al governo e avevano accettato la visita ufficiale. Ora che hanno sequestrato Daniele Mastrogiacomo, il ministro delle Politiche Comunitarie ha disagio a ricordare. "Nei momenti delicati c'è il rischio di aumentare la confusione. Però certo che ci penso. Il Paese è in transizioni, non tutti i trafficanti sono talebani, non tutti i talebani sono trafficanti. Nelle mani di chi è Mastrogiacomo? C'è un obiettivo politico? Di certo loro frequentano Internet, giornali e tv, sanno che l'Italia è in un momento di fragilità". "Quella mattina sulle Toyota ci portano in una specie di carcere. Ci bloccano in cortile, seduti per terra, ancora fucili puntati. Quattro, forse cinque ore, con un caldo intenso. Intanto, fanno andare le telecamere. Quella di La Cinq aveva girato tutto il loro blitz, e gli piace molto rivedersi in azione. Li esalta e insieme li placa. Ridono, sottolineano i gesti. La cosa rischia di innervosire noi. Il tempo gioca a notro favore, dico agli altri. Amanpour vorrebbe spiegare chi è lei, ma dai, tu sei iraniana, non è meglio lasciar perdere? Con loro, poi, non potevano neanche parlare, e questo era il peggio. Un attimo di nervosismo, e i fucili avrebbero sparato. Erano degli esaltati, dei fanatici. Apprendisti stregoni, come militari. Questo c'era nei loro occhi, nei loro gesti. E io ripensavo alla tesi che dopo la loro presa del potere era circolata all'Onu: sono dei ragazzi, sono degli studenti, aspettiamo, intanto tengono l'ordine".
I talebani erano entrati a Kabul giusto un anno prima. "Promulgarono subito non leggi, ma divieti. Un editto a settimana: il primo fu che tutte le donne dovevano stare a casa, niente lavoro né scuole, poi via gli ospedali e da tempo immemore erano le donne a mandare avanti tutto. Poi proibirono la musica, il ballo, la fotografia, le scarpe coi tacchi e i calzini bianchi... Sul mio tavolo a Bruxelles arrivano i rapporti delle Ong: le donne sono sparite, non le vediamo più. Allora sento l'Onu, sento anche l'Unicef: niente. Aspetto, poi decido che bisogna andare. La Croce Rossa mi dice che nel giro di tre giorni c'è un loro aeroplano che va da Islamabad a Kabul".
Perché finisce bene quella mattina del 29 settembre 1997? "Perché si erano quasi subito liberati dei ragazzi delle Ong. Che si sono attivati, con Bruxelles e l'Onu, tramite gli uffici di Islamabad. Infatti, noi a un certo punto vediamo arrivare un elegante signore vestito di bianco, che parlava come a Oxford. Si profonde in scuse. Era il famoso ministro della sanità talebana. Era la faccia presentabile del regime. Va dal capo dei nostri guardiani, parlamentano a lungo, si vede che quello resiste. Per un pò, niente da fare. Finché al telefono del guardiano non arriva una telefonata, chissà di chi, e ci liberano". Fuori c'è "una città spettrale, nessuno in giro, nessuno alle finestre: l'operazione terrore ha funzionato". Rientrata a Bruxelles, Bonino scrive un rapporto: il regime si mantiene con la droga, non ci sarà nessuna possibilità per l'Afghanistan se gli altri Paesi della regione non lo vorranno, ci sono campi di addestramento di terroristi, attenzione è una polveriera. Era il 1997.I problemi sono ancora tutti lì. "L'Italia, adesso, pone la questione dell'oppio che finanzia i talebani, con l'ordine del giorno della Rosa nel Pugno e delle sinistre. Serve che i militari restino in Afghanistan, ma servono anche una vera Conferenza di Pace, la via diplomatica, la collaborazione del Pakistan è l'Iran". Bonino è tornata in Afghanistan a monitorare le elezioni nel 2005. Nel 2002 ha lanciato la campagna "Un fiore per Kabul", nel nome delle donne afghane.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
25/01/2010
AfghanistanAntiproibizionismo
Afghanistan. Perduca: a Londra si decida di comprare l'oppio e non l'amicizia dei talebani
21/01/2010
AfghanistanIran
Afghanistan, Perduca: per avere Iran a Londra non ci si inchini a sua priorità
17/12/2009
AfghanistanAntiproibizionismoRussia
Afghanistan. Perduca: pessima idea coinvolgimento russo in lotta al narcotraffico. Forti rischi rispetto diritto umanitario internazionale
03/12/2009
AfghanistanAntiproibizionismo
Afghanistan, Perduca: Vano signorsì alla Nato in mancanza di nuova strategia politica radicalmente antiproibizionista. Governo venga in aula non per rassegna "grandi temi"
05/05/2006
Afghanistan
AFGHANISTAN/BONINO: "DOLORE PER LE VITTIME MA NON E' QUESTO IL MOMENTO DI CEDERE AL TERRORE"
Rassegna stampa
23/03/2007
Il Corriere della Sera
Francesco Verderami
TRATTATIVA, QUEI DETTAGLI CHE CONDI NON CONOSCEVA
17/03/2007
Il Sole 24 Ore
Stefano Folli
TRATTARE SENZA DIRLO (PER EVITARE IL NO USA): LA VIA STRETTA DELL'ITALIA
Documenti
28/07/2005
Afghanistan Eventi
Emma Bonino Leads EU Election Monitors in Afghanistan (Photos) - Emma Bonino guida la missione degli osservatori elettorali dell’Unione Europea alle elezioni parlamentari in Afghanistan (Foto)
23/11/2002
Afghanistan Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Maurizio Turco (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione
06/02/2002
Afghanistan Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Maurizio Turco (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione
23/11/2001
Afghanistan Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Maurizio Turco (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione
radioradicale.it
2012-05-23 11:07:24 Seduta 637ª (XVI legislatura)
2012-04-26 10:10:21 Seduta 626ª (XVI legislatura)
2012-03-11 17:04:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-02-22 09:33:22 Sedute 677ª e 678ª (XVI legislatura)
2012-02-21 16:32:16 Seduta 676ª (XVI legislatura) 










