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Putin lo zar stalinista . Colloquio con André Glucksmann
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Cecenia parla André Glucksmann. "Eliminando il ceceno Maskhadov, Mosca rischia di provocare nel mondo un nuovo 11 settembre. E di fermare il processo democratico in Medio Oriente"
Non sono un indovino e nemmeno un profeta, ma dopo la morte di Aslan Maskhadov il mondo corre il rischio di un nuovo 11 settembre. Parola di André Glucksmann, 68 anni, filosofo e francese atipico. Quando il suo Paese si è schierato in massa contro l'intervento americano in Iraq, lui ha espresso il suo appoggio a Bush e criticato con forza il «campo della pace» capitanato da Jacques Chirac. Nel giorno in cui il presidente Viadimir Putin arriva a Parigi per un incontro con il presidente francese Chirac, il cancelliere tedesco Gerhard Schroder e il primo ministro spagnolo Jo se Luis Zaparero, André Glucksmann, in questa intervista a "L’espresso", definisce questa riunione come il ritrovo dei falliti e accusa l'Europa di non far nulla per fermare «il nuovo Zar, pompiere piromane» nella sua folle corsa allo sterminio e all' incendio del Caucaso. «Ma attenzione», mette in guardia, «se scoppiano le centrali nucleari dell'Est, l'Europa non è poi così lontana».
Glucksmann, qual è la sua reazione all'assassinio di Aslan Maskhadov?
«L'assassino di Maskhadov è la reazione di Vladimir Putin alle prime timide critiche che il presidente George W. Bush gli ha fatto a Bratislava. Putin ha temuto che qualcuno, alla commissione dell'Onu per i diritti dell'uomo, o magari, più seriamente in modo pubblico, gli chiedesse di trattare per una pace in Cecenia che segua il vento d'emancipazione e libertà che soffia oggi non solo in Ucraina, in Georgia ma anche in Medio Oriente».
Che cosa intende per vento di libertà?
«Gli iracheni che votano, i libanesi che manifestano, ad esempio. Contro questo le armi dì Putin sono in Ucraina il veleno per Viktor Yushenko visto che la diossina arrivava probabilmente da Mosca. E in Cecenia l’assassinio del leader più pacifico, laico e pro-occidentale. A differenza di Samil Basayev, che è un assassino finanziato dagli islamisti, che ha rivendicato la strage alla scuola di Beslan. Maskhadov ha sempre criticato, anche nelle corrispondenze che ha avuto con me, gli attacchi ai civili come al teatro di Mosca o a Beslan e ha proposto un piano di pace con demilitarizzazione totale della Cecenia, il ritiro dell'esercito russo e un controllo internazionale come in Kosovo. Era un militare, un resistente, lottava contro i russi ma non voleva lottare ne contro la popolazione russa ne evidentemente contro quella cecena che l'aveva eletto nel '97 in modo del tutto democratico. Sebbene fosse indipendentista, aveva spostato la questione dell'indipendenza di cinque, dieci anni. Prima cessi il fuoco, prima si salvi la vita ai ceceni. Aveva condannato l'11 settembre, applaudito l'arresto di Saddam Hussein, sostenuto il movimento per le libertà in Ucraina e Georgia. Putin lo ha liquidato perché era l'uomo di una pace possibile».
La morte di Maskhadov è la fine di un'epoca?
«Credo piuttosto che sia l'inizio di una nuova epoca. Siamo all'inizio della controffensiva di Putin. Questo significa che ha scelto la via dello sterminio, della tortura, degli stupri, tutto quello che la stampa internazionale conosce. Putin sta facendo di tutto per far fallire il movimento di libertà in atto. Ha deciso di non accettare il movimento delle popolazioni e dei popoli che ci lascia sperare una pace in Medio Oriente. Siamo di fronte a un guerrafondaio con le mani insanguinate»
Lei dice che questa è la risposta di Putin alle critiche di Bush riguardo le défaillances di democrazia in Russia...
«Critiche che sono arrivate, tardi, certo, ma sono arrivate. Dopo l'11 settembre avevo scritto un libro in cui criticavo Bush per il suo modo di fare con Putin».
Crede che il messaggio di Bush non sia arrivato?
«Al contrario, credo che Putin abbia voluto dire: non cederò, continuerò ad avvelenare e a uccide re, a inviare armi in Siria e a favorire il progetto nucleare dell'Iran .
Ogni assassinio politico ha conseguenze storiche. Quali quelle per la morte di Maskhadov?
«C'era qualcuno che assomigliava molto a Maskhadov: era il comandante Ahmed Sha Massoud in Afganistan. Contrario all'invasione russa, ma contrario anche agli islamisti. Sono gli islamisti ad averlo ucciso. La conseguenza è stata Manhattan. Spero che le conseguenze non siano così gravi. Ma questo dipende solo dalla buona volontà dei dirigenti occidentali di obbligare Putin a trattare».
Perché ritiene che possa esserci un nuovo 11 settembre?
«Il mondo corre questo rischio. Non sono un indovino e nemmeno un profeta. Spero di no. Ma come negare che la situazione diventa sempre meno controllabile in Cecenia e che non basterebbe nemmeno uccidere uno a uno tutti i ceceni per risolvere il problema?» .
Non sono un indovino e nemmeno un profeta, ma dopo la morte di Aslan Maskhadov il mondo corre il rischio di un nuovo 11 settembre. Parola di André Glucksmann, 68 anni, filosofo e francese atipico. Quando il suo Paese si è schierato in massa contro l'intervento americano in Iraq, lui ha espresso il suo appoggio a Bush e criticato con forza il «campo della pace» capitanato da Jacques Chirac. Nel giorno in cui il presidente Viadimir Putin arriva a Parigi per un incontro con il presidente francese Chirac, il cancelliere tedesco Gerhard Schroder e il primo ministro spagnolo Jo se Luis Zaparero, André Glucksmann, in questa intervista a "L’espresso", definisce questa riunione come il ritrovo dei falliti e accusa l'Europa di non far nulla per fermare «il nuovo Zar, pompiere piromane» nella sua folle corsa allo sterminio e all' incendio del Caucaso. «Ma attenzione», mette in guardia, «se scoppiano le centrali nucleari dell'Est, l'Europa non è poi così lontana».
Glucksmann, qual è la sua reazione all'assassinio di Aslan Maskhadov?
«L'assassino di Maskhadov è la reazione di Vladimir Putin alle prime timide critiche che il presidente George W. Bush gli ha fatto a Bratislava. Putin ha temuto che qualcuno, alla commissione dell'Onu per i diritti dell'uomo, o magari, più seriamente in modo pubblico, gli chiedesse di trattare per una pace in Cecenia che segua il vento d'emancipazione e libertà che soffia oggi non solo in Ucraina, in Georgia ma anche in Medio Oriente».
Che cosa intende per vento di libertà?
«Gli iracheni che votano, i libanesi che manifestano, ad esempio. Contro questo le armi dì Putin sono in Ucraina il veleno per Viktor Yushenko visto che la diossina arrivava probabilmente da Mosca. E in Cecenia l’assassinio del leader più pacifico, laico e pro-occidentale. A differenza di Samil Basayev, che è un assassino finanziato dagli islamisti, che ha rivendicato la strage alla scuola di Beslan. Maskhadov ha sempre criticato, anche nelle corrispondenze che ha avuto con me, gli attacchi ai civili come al teatro di Mosca o a Beslan e ha proposto un piano di pace con demilitarizzazione totale della Cecenia, il ritiro dell'esercito russo e un controllo internazionale come in Kosovo. Era un militare, un resistente, lottava contro i russi ma non voleva lottare ne contro la popolazione russa ne evidentemente contro quella cecena che l'aveva eletto nel '97 in modo del tutto democratico. Sebbene fosse indipendentista, aveva spostato la questione dell'indipendenza di cinque, dieci anni. Prima cessi il fuoco, prima si salvi la vita ai ceceni. Aveva condannato l'11 settembre, applaudito l'arresto di Saddam Hussein, sostenuto il movimento per le libertà in Ucraina e Georgia. Putin lo ha liquidato perché era l'uomo di una pace possibile».
La morte di Maskhadov è la fine di un'epoca?
«Credo piuttosto che sia l'inizio di una nuova epoca. Siamo all'inizio della controffensiva di Putin. Questo significa che ha scelto la via dello sterminio, della tortura, degli stupri, tutto quello che la stampa internazionale conosce. Putin sta facendo di tutto per far fallire il movimento di libertà in atto. Ha deciso di non accettare il movimento delle popolazioni e dei popoli che ci lascia sperare una pace in Medio Oriente. Siamo di fronte a un guerrafondaio con le mani insanguinate»
Lei dice che questa è la risposta di Putin alle critiche di Bush riguardo le défaillances di democrazia in Russia...
«Critiche che sono arrivate, tardi, certo, ma sono arrivate. Dopo l'11 settembre avevo scritto un libro in cui criticavo Bush per il suo modo di fare con Putin».
Crede che il messaggio di Bush non sia arrivato?
«Al contrario, credo che Putin abbia voluto dire: non cederò, continuerò ad avvelenare e a uccide re, a inviare armi in Siria e a favorire il progetto nucleare dell'Iran .
Ogni assassinio politico ha conseguenze storiche. Quali quelle per la morte di Maskhadov?
«C'era qualcuno che assomigliava molto a Maskhadov: era il comandante Ahmed Sha Massoud in Afganistan. Contrario all'invasione russa, ma contrario anche agli islamisti. Sono gli islamisti ad averlo ucciso. La conseguenza è stata Manhattan. Spero che le conseguenze non siano così gravi. Ma questo dipende solo dalla buona volontà dei dirigenti occidentali di obbligare Putin a trattare».
Perché ritiene che possa esserci un nuovo 11 settembre?
«Il mondo corre questo rischio. Non sono un indovino e nemmeno un profeta. Spero di no. Ma come negare che la situazione diventa sempre meno controllabile in Cecenia e che non basterebbe nemmeno uccidere uno a uno tutti i ceceni per risolvere il problema?» .
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
05/09/2010
CeceniaConsiglio Generale - Barcelona
Il Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e traspartito, approva la raccomandazione sul rapimento di civili in Cecenia
Rassegna stampa
14/12/2006
Approfondimento
Angelica Russomando
Cecenia: tra normalizzazione forzata e cecenizzazione
Documenti
26/02/2007
Cecenia Eventi
Russia democratica - Cecenia libera. O Putin o Democrazia! Maratona oratoria. Messaggio di Umar Khanbiev
22/01/2006
Cecenia Risoluzioni (PE)
Risoluzione del Parlamento europeo sulla Cecenia dopo le elezioni e sulla società civile in Russia
radioradicale.it
2010-02-16 16:36:59 Seduta 335ª (XVI legislatura)
2009-12-27 17:08:14 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella
2009-03-22 17:13:54 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2008-12-07 17:21:27 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2008-11-16 17:00:30 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










