Pugno duro di Pechino "a morte i ribelli"
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Pugno duro contro i presunti responsabili degli scontri etnici nello Xinjiang. Le autorità locali hanno preannunciato una raffica di condanne a morte, mentre i leader degli uighuri denunciano che 400, se non addirittura 800 persone sono rimaste uccise. Tutto questo nel giorno in cui il presidente cinese Hu Jintao è rientrato precipitosamente in patria, saltando il vertice dell'Aquila, per far fronte alla crisi. Le forze di sicurezza cinesi hanno invaso il centro di Urumqi, la capitale della regione, dove tuttavia continuano a venir segnalate violenze. Secondo il bilancio uffi- ciale, negli scontri hanno perso la vita almeno 156 persone e più di mille sono rimaste ferite. «Coloro che si sono macchiati di gravi crimini - ha detto in una conferenza stampa un alto responsabile del Partito Comunista locale, Li Zhi,Li saranno puniti con il massimo della pena», che in Cina significa il patibolo. Lo spiegamento di una massiccia forza militare ha permesso alle autorità di riprendere il controllo della situazione, come ha detto il sindaco della città, Jerla Isamudin. Ma la tensione rimane alta, tanto da costringere Hu Jintao a rinunciare a partecipare ai lavori del G8 dell' Aquila e a tornare in patria, con una decisione senza precedenti per un leader cinese. Anche ieri, nonostante i muscoli mostrati dalla Cina, sono stati segnalati sporadici episodi di violenza. Giornalisti stranieri hanno riferito di aver assistito a linciaggi condotti da gruppi di cinesi han contro musulmani della minoranza etnica degli uighuri, le cui proteste hanno innescato l'ondata di violenza etnica. Da parte uighura ha parlato la dissidente Rebiya Kadeer, che in un articolo sul Wall Street Journal ha scritto che le vittime ad Urumqi sono state quattrocento. Un altro leader uighuro, Erkin Alptekin, parlando in una conferenza stampa organizzata dal Partito radicale a Roma, ha parlato di circa 800 morti e 3.000 arresti. Alptekin, che vive in Germania, ha riferito anche un episodio raccapricciante avvenuto a Urumqi: quattro bambine sono state decapitate e le loro teste esposte davanti alla facoltà di Medicina. Gli osservatori ritengono che il precipitoso rientro di Hu Jintao indica che la situazione rimane grave in tutto il Xinjiang e sottolineano che fino ad oggi nessuno dei nove membri del Comitato Permanente del comitato centrale comunista, gli uomini più potenti della Cina, ha parlato in pubblico della crisi.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |











