Ritratto di Sergio Rovasio, seduto, a busto intero, nella sua stanza di lavoro presso la sede del Partito.
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PRIME FIRME TRA ITALIA E INDIA
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Prodi: nei prossimi mesi missioni centrate su settori con ricadute immediate.
Kolkata - Tre accordi. Uno per l'agroalimentare, l'altro per le pelli, un altro ancora riguarda una media azienda di Salerno, la Magaldi, che ha ottenuto dalla Dcips, una delle maggiori società impiantistiche indiane, la licenza esclusiva per fornire le proprie tecnologie (estrazione delle scorie di fondo caldaia nelle centrali elettriche).
E' partita con le firme la prima giornata del Forum italo-indiano a Kolkata. Duemila incontri faccia a faccia tra imprese, con più di 300 aziende italiane coinvolte, quattro seminari di approfondimento (agroalimentare, tessile e pelle, turismo e infrastrutture, strumenti finanziari). Un grande interesse, motivato dalle leve competitive del West Bengal: è l'unica regione indiana con un surplus nella produzione energetica, come ha spiegato il presidente della Piccola industria, Giuseppe Morandini, ha il vantaggio di manodopera e materie prime a basso costo, si stanno creando alcune zone economiche speciali dove si possono ottenere agevolazioni fiscali e prezzi favorevoli per l'acquisto dei terreni. Romano Prodi, ridotta la tappa di Bangalore per uno sciopero generale, ieri era a Kolkata. Si è aggirato tra i tavolini dei business to business ed ha avuto una colazione ristretta con Morandini, che guida la delegazione delle imprese,(Montezemolo arriverà stasera a Mumbai), altri industriali, tra cui Roberto Snaidero, Carlo Calenda, responsabile per l'internazionalizzazione di Confindustria, il ministro per il Commercio internazionale, Emma Bonino, Giuseppe Zadra, direttore generale Abi e imprenditori indiani. Prodi ha ripetuto che l'India è il mercato del futuro e che nei prossimi mesi ci saranno altre missioni, focalizzate sui settori dove possono esserci immediate ricadute di business. «Ci piaccia o no, la globalizzazione è inarrestabile, nel commercio, nei mercati finanziari, nella tecnologia», ha ripetuto il presidente del Consiglio. «Dobbiamo insistere ha aggiunto - sulle grandi opportunità che offre, la sfida è proteggere i più bisognosi e metterli in grado di trarre anch'essi benefici da questo cambiamento». Gli accordi firmati ieri già individuano i comparti su cui la collaborazione può essere più concreta. Il primo è l'agroalimentare: «L'India trasforma solo il 2% di quello che produce, mangia fresco o butta via, non riesce neppure a stabilizzare il prezzo dei prodotti. L'esperienza italiana è preziosa in tutta la filiera del food-processing», ha detto la Bonino. E ieri l'Unione degli industriali di Parma ha siglato un memorandum con la Cifti, la Confederazione indiana dell'agroalimentare, per identificare le aree di investimento, facilitare la formazione della manodopera indiana, creare uno show room delle eccellenze italiane.
L'altro accordo ha coinvolto Assomac (costruttori di macchinari per pellame e calzature), lce, e Council of learher exports del ministero dell'Industria indiano per formare la manodopera locale. «L'obiettivo del West Bengal è di portare la produzione manifarturiera dal 17 al 25% del Pil», aggiunge Morandini. Tra Italia e India ci sono ancora problemi di dazi, come ha sottolineato la Bonino, oltre a una burocrazia pesante. Ma le prospettive sono così interessanti che l'Ice userà per l'India i 10 milioni di euro straordinari messi a disposizione dal Governo. Il programma Ice riguarderà otto aree: cinema, meccanica, settori tradizionali del made in Italy, nuove tecnologie, infrastrutture, logistica, chimica e distribuzione. Per le infrastrutture, ha detto il ministro, il Governo di Delhi prevede 320 miliardi di investimenti nei prossimi sei anni.
«Nel West Bengal si sta puntando sui grandi lavori per il tessuto urbano e sulle opere che favoriscono il turismo» spiega Alessandro Barberis, vice presidente di Unioncamere per l'internazionalizzazione che ha moderato il seminario sulle infrastrutture. E, incontrando Prodi, Barberis gli ha ricordato quando, gennaio 1998, a Madras come presidente della Piaggio firmò davanti a lui, sempre presidente del Consiglio, un accordo per produrre in india un tre ruote, modello Ape.
Kolkata - Tre accordi. Uno per l'agroalimentare, l'altro per le pelli, un altro ancora riguarda una media azienda di Salerno, la Magaldi, che ha ottenuto dalla Dcips, una delle maggiori società impiantistiche indiane, la licenza esclusiva per fornire le proprie tecnologie (estrazione delle scorie di fondo caldaia nelle centrali elettriche).
E' partita con le firme la prima giornata del Forum italo-indiano a Kolkata. Duemila incontri faccia a faccia tra imprese, con più di 300 aziende italiane coinvolte, quattro seminari di approfondimento (agroalimentare, tessile e pelle, turismo e infrastrutture, strumenti finanziari). Un grande interesse, motivato dalle leve competitive del West Bengal: è l'unica regione indiana con un surplus nella produzione energetica, come ha spiegato il presidente della Piccola industria, Giuseppe Morandini, ha il vantaggio di manodopera e materie prime a basso costo, si stanno creando alcune zone economiche speciali dove si possono ottenere agevolazioni fiscali e prezzi favorevoli per l'acquisto dei terreni. Romano Prodi, ridotta la tappa di Bangalore per uno sciopero generale, ieri era a Kolkata. Si è aggirato tra i tavolini dei business to business ed ha avuto una colazione ristretta con Morandini, che guida la delegazione delle imprese,(Montezemolo arriverà stasera a Mumbai), altri industriali, tra cui Roberto Snaidero, Carlo Calenda, responsabile per l'internazionalizzazione di Confindustria, il ministro per il Commercio internazionale, Emma Bonino, Giuseppe Zadra, direttore generale Abi e imprenditori indiani. Prodi ha ripetuto che l'India è il mercato del futuro e che nei prossimi mesi ci saranno altre missioni, focalizzate sui settori dove possono esserci immediate ricadute di business. «Ci piaccia o no, la globalizzazione è inarrestabile, nel commercio, nei mercati finanziari, nella tecnologia», ha ripetuto il presidente del Consiglio. «Dobbiamo insistere ha aggiunto - sulle grandi opportunità che offre, la sfida è proteggere i più bisognosi e metterli in grado di trarre anch'essi benefici da questo cambiamento». Gli accordi firmati ieri già individuano i comparti su cui la collaborazione può essere più concreta. Il primo è l'agroalimentare: «L'India trasforma solo il 2% di quello che produce, mangia fresco o butta via, non riesce neppure a stabilizzare il prezzo dei prodotti. L'esperienza italiana è preziosa in tutta la filiera del food-processing», ha detto la Bonino. E ieri l'Unione degli industriali di Parma ha siglato un memorandum con la Cifti, la Confederazione indiana dell'agroalimentare, per identificare le aree di investimento, facilitare la formazione della manodopera indiana, creare uno show room delle eccellenze italiane.
L'altro accordo ha coinvolto Assomac (costruttori di macchinari per pellame e calzature), lce, e Council of learher exports del ministero dell'Industria indiano per formare la manodopera locale. «L'obiettivo del West Bengal è di portare la produzione manifarturiera dal 17 al 25% del Pil», aggiunge Morandini. Tra Italia e India ci sono ancora problemi di dazi, come ha sottolineato la Bonino, oltre a una burocrazia pesante. Ma le prospettive sono così interessanti che l'Ice userà per l'India i 10 milioni di euro straordinari messi a disposizione dal Governo. Il programma Ice riguarderà otto aree: cinema, meccanica, settori tradizionali del made in Italy, nuove tecnologie, infrastrutture, logistica, chimica e distribuzione. Per le infrastrutture, ha detto il ministro, il Governo di Delhi prevede 320 miliardi di investimenti nei prossimi sei anni.
«Nel West Bengal si sta puntando sui grandi lavori per il tessuto urbano e sulle opere che favoriscono il turismo» spiega Alessandro Barberis, vice presidente di Unioncamere per l'internazionalizzazione che ha moderato il seminario sulle infrastrutture. E, incontrando Prodi, Barberis gli ha ricordato quando, gennaio 1998, a Madras come presidente della Piaggio firmò davanti a lui, sempre presidente del Consiglio, un accordo per produrre in india un tre ruote, modello Ape.
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