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Pochi mesi e la grazia non sarà più un potere in condominio
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La Corte costituzionale si pronuncerà in autunno sul ricorso del presidente Ciampi contro il ministro Castelli
Roma. Marco Pannella era arrivato quasi al disseccamento, lo scorso aprile, affinché il presidente Ciampi potesse esercitare (secondo Pannella, potesse "riprendersi") il proprio potere di grazia. Uno sciopero della sete e il sostegno di molti giuristi, certi che "il presidente può concedere la grazia e commutare le pene", come recita l'arti colo 87 della Costituzione. E certi che possa farlo "anche in assenza di domanda o di proposta". Quindi senza la proposta del Guardasigilli, al quale spetterebbe soltanto un dovere istruttorio (secondo Giuliano Amato, ad esempio, la controfirma del ministro della Giustizia configura semplicemente "un atto notarile", secondo Michele Ainis "non v'è spazio per alcun condominio tra il capo dello Stato e il ministro della Giustizia"). Ma le cose non sono così semplici, e la prassi consolidata in cinquant'anni è sempre andata nel verso di un potere di grazia duale, esercitato di concerto tra le due cariche. Nonostante la lettera della Costituzione, e nonostante i contrasti. Così, quando lo scorso novembre il presidente Ciampi chiese formalmente a Roberto Castelli il decreto riguardante la grazia per Ovidio Bompressi, il Guardasigilli oppose un rifiuto (salvo poi inviare i documenti, completi del proprio parere negativo). Si rifiutò perché un decreto di grazia per Bompressi non avrebbe soddisfatto "il principio di eguaglianza". "Sono pertanto profondamente dispiaciuto di non poter aderire a questa Sua richiesta che, per me, non è condivisibile né sotto il profilo costituzionale né nel merito", scrisse Castelli. Si mostrò però favorevole a un chiarimento definitivo sui poteri di clemenza. E Pannella ci mise del suo, diede forma alla sete di legalità assetando se stesso. Carlo Azeglio Ciampi gli scrisse, lo scorso aprile, per rassicurarlo: "Il presidente della Repubblica ha sempre avuto a cuore come Marco Pannella l'attuazione integrale del dettato costituzionale. In merito all'istituto della grazia il presidente Ciampi, come già pubblicamente noto, ha avviato una procedura con l'intento di proseguirla fino al chiarimento definitivo". E' andata così, è andato fino in fondo, e i consiglieri giuridici di Ciampi hanno lavorato parecchi mesi sopra la citazione che lunedì è stata consegnata alla Corte costituzionale (15 pagine e 7 di allegati) e che chiede l'annullamento di quella lettera di rifiuto del Guardasigilli. Ma soprattutto chiede il riconoscimento dell'integrità delle proprie esclusive attribuzioni costituzionali nell'esercizio del potere di concessione della grazia". "Non spetta al ministro della Giustizia il potere di rifiutare di dare corso alla determinazione, alla quale il capo dello Stato è pervenuto, di concedere la grazia ad Ovidio Bompressi", è la conclusione del ricorso, "il presidente della Repubblica, per il suo ruolo istituzionale di garante super partes della Costituzione, è l'unico organo che offra la garanzia di un esercizio imparziale del potere in questione, esulando la grazia del tutto da valutazioni di natura politica e non essendo riconducibile all'indirizzo politico della maggioranza di governo". Violazione degli articoli 87 e 89 della Costituzione, quindi. e netto conflitto di attribuzione tra le due cariche. Castelli lo scorso aprile fece sapere che "da parte mia non c'è alcuno scontro istituzionale: sono io il convenuto e non l'attore, e lunedì si era detto favorevole al chiarimento definitivo: ieri, dopo aver letto gli estremi del ricorso, che lo accusa di avere leso, con il proprio rifiuto a predisporre il decreto di concessione della grazia, "l'integrità delle attribuzioni" presidenziali, non ha commentato: "Non parlo a vanvera. Voglio meditare le mie parole. Comprendetemi, è una materia delicata: penso che ne parlerò a Pontida, vi aspetto lì". E tutto ciò che è avvenuto in questi anni gli appelli per la grazia, le proposte di legge, gli scioperi della fame a staffetta, le iniziative radicali, la sete di Marco Pannella ogni cosa è sospesa fino all'autunno, quando la Corte costituzionale deciderà, finalmente, l'essenza di questo potere di grazia, e dirà se il presidente della Repubblica ha diritto di esercitarlo, anche in solitudine.
Roma. Marco Pannella era arrivato quasi al disseccamento, lo scorso aprile, affinché il presidente Ciampi potesse esercitare (secondo Pannella, potesse "riprendersi") il proprio potere di grazia. Uno sciopero della sete e il sostegno di molti giuristi, certi che "il presidente può concedere la grazia e commutare le pene", come recita l'arti colo 87 della Costituzione. E certi che possa farlo "anche in assenza di domanda o di proposta". Quindi senza la proposta del Guardasigilli, al quale spetterebbe soltanto un dovere istruttorio (secondo Giuliano Amato, ad esempio, la controfirma del ministro della Giustizia configura semplicemente "un atto notarile", secondo Michele Ainis "non v'è spazio per alcun condominio tra il capo dello Stato e il ministro della Giustizia"). Ma le cose non sono così semplici, e la prassi consolidata in cinquant'anni è sempre andata nel verso di un potere di grazia duale, esercitato di concerto tra le due cariche. Nonostante la lettera della Costituzione, e nonostante i contrasti. Così, quando lo scorso novembre il presidente Ciampi chiese formalmente a Roberto Castelli il decreto riguardante la grazia per Ovidio Bompressi, il Guardasigilli oppose un rifiuto (salvo poi inviare i documenti, completi del proprio parere negativo). Si rifiutò perché un decreto di grazia per Bompressi non avrebbe soddisfatto "il principio di eguaglianza". "Sono pertanto profondamente dispiaciuto di non poter aderire a questa Sua richiesta che, per me, non è condivisibile né sotto il profilo costituzionale né nel merito", scrisse Castelli. Si mostrò però favorevole a un chiarimento definitivo sui poteri di clemenza. E Pannella ci mise del suo, diede forma alla sete di legalità assetando se stesso. Carlo Azeglio Ciampi gli scrisse, lo scorso aprile, per rassicurarlo: "Il presidente della Repubblica ha sempre avuto a cuore come Marco Pannella l'attuazione integrale del dettato costituzionale. In merito all'istituto della grazia il presidente Ciampi, come già pubblicamente noto, ha avviato una procedura con l'intento di proseguirla fino al chiarimento definitivo". E' andata così, è andato fino in fondo, e i consiglieri giuridici di Ciampi hanno lavorato parecchi mesi sopra la citazione che lunedì è stata consegnata alla Corte costituzionale (15 pagine e 7 di allegati) e che chiede l'annullamento di quella lettera di rifiuto del Guardasigilli. Ma soprattutto chiede il riconoscimento dell'integrità delle proprie esclusive attribuzioni costituzionali nell'esercizio del potere di concessione della grazia". "Non spetta al ministro della Giustizia il potere di rifiutare di dare corso alla determinazione, alla quale il capo dello Stato è pervenuto, di concedere la grazia ad Ovidio Bompressi", è la conclusione del ricorso, "il presidente della Repubblica, per il suo ruolo istituzionale di garante super partes della Costituzione, è l'unico organo che offra la garanzia di un esercizio imparziale del potere in questione, esulando la grazia del tutto da valutazioni di natura politica e non essendo riconducibile all'indirizzo politico della maggioranza di governo". Violazione degli articoli 87 e 89 della Costituzione, quindi. e netto conflitto di attribuzione tra le due cariche. Castelli lo scorso aprile fece sapere che "da parte mia non c'è alcuno scontro istituzionale: sono io il convenuto e non l'attore, e lunedì si era detto favorevole al chiarimento definitivo: ieri, dopo aver letto gli estremi del ricorso, che lo accusa di avere leso, con il proprio rifiuto a predisporre il decreto di concessione della grazia, "l'integrità delle attribuzioni" presidenziali, non ha commentato: "Non parlo a vanvera. Voglio meditare le mie parole. Comprendetemi, è una materia delicata: penso che ne parlerò a Pontida, vi aspetto lì". E tutto ciò che è avvenuto in questi anni gli appelli per la grazia, le proposte di legge, gli scioperi della fame a staffetta, le iniziative radicali, la sete di Marco Pannella ogni cosa è sospesa fino all'autunno, quando la Corte costituzionale deciderà, finalmente, l'essenza di questo potere di grazia, e dirà se il presidente della Repubblica ha diritto di esercitarlo, anche in solitudine.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Rassegna stampa
23/06/2010
Notizie Radicali
Matteo Mecacci
Riflessione sulla politica estera del Partito Democratico a partire da una discussione parlamentare sulla situazione dei diritti umani a Cuba
Documenti
30/05/2010
Birmania Cambogia Italia Laos Vietnam
Consiglio Generale del PRNtt: Risoluzione approvata sull’Asia Sud Orientale
16/06/2008
Interrogazioni (PE) Italia
PE. Interrogazione scritta, Legge provinciale Alto Adige e radici cristiane
17/03/2004
Interrogazioni (PE) Italia
INTERROGAZIONE SCRITTA P-0928/04
di Maurizio Turco (NI) alla Commissione
radioradicale.it
2012-05-21 15:31:07 Seduta 635ª (XVI legislatura)
2012-05-20 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-05-17 09:08:26 Sedute 725ª e 726ª (XVI legislatura)
2012-05-15 12:08:17 Seduta 632ª (XVI legislatura)
2012-05-13 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










