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«Nel mondo arabo il 60% della popolazione ha meno di 20 anni. Questa fascia sarà quindi orientata ai nuovi media. Dobbiamo tenerne conto: quella che abbiamo di fronte è anche una sfida a carattere tecnologico». Parola di Nasser Al Sarami, giornalista della tv emiratina Al Arabiya, la concorrente di Al Jazeera. Al Sarami ha partecipato ieri a Milano, insieme a 13 colleghi di testate giornalistiche della Riva Sud del Mediterraneo e del Medio Oriente, al primo "Mediamed Forum", il laboratorio creato da PromosCamera di commercio di Milano per rilanciare, attraverso il contributo degli opinion makers, il processo di integrazione economica con la Sponda Sud. Al confronto, moderato da Bruno Vespa, hanno contribuito il Sole 24 Ore e il Tg5, con i direttori Ferruccio de Bortoli e Carlo Rossella, il Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa, il Giornale.
I cambiamenti nel mondo dell'informazione in lingua araba sono veloci, più veloci rispetto a un mondo vecchio come quello europeo. Un colosso come Al Jazeera ha solo 12 anni, Al Arabiya è nata nel 2003. Dei media arabi presenti ieri a Milano molti hanno una storia recentissima, successiva a quel processo di Barcellona per l'integrazione euromediterranea, avviato nel 1995 e ora fermo. A Milano si sono incontrati gli informatori di un'opinione pubblica che vive in una casa comune, ma che si è dovuta finora accontentare di un'informazione istituzionale, che non nasce da uno scambio di opinioni. «Quello che percepiamo - ha detto Nacera Benali, inviata del quotidiano algerino El Watan - è una cattiva informazione sulla civiltà arabo-musulmana. E i primi a essere danneggiati da questa cattiva informazione sono proprio gli imprenditori italiani, che perdono opportunità in Algeria. L'Algeria ha lanciato un megaprogetto per un'autostrada di 1.200 chilometri, gli algerini volevano che gli italiani prendessero il progetto, ma gli italiani non si sono presentati. E il progetto è andato ai cinesi». Sullo sfondo di un'amicizia che non è stata più coltivata, hanno finito per lavorare solo gli inviati di guerra. «L'Europa - è il parere di Assam EI Kersh, chief editor di Al-Ahram Weekly - ha capito a lungo l'islamismo, ma dopo l'11 settembre qualcosa è cambiato. La critica al processo di Barcellona è che c'è stato unilateralismo, alcune decisioni europee inoltre sono troppo collegate alla politica americana. L'Europa deve tornare al suo ruolo di intermediario, e l'italia, più di altri Paesi, può creare la road map per un futuro di pace».
«In questo momento - ha affermato Myriem Oubaiche, giornalista di Al Jazeera - l'informazione è fondata sui pregiudizi. Prima di creare ponti è indispensabile conoscersi. AlJazeera la rete di Bin Laden? Non è vero: da noi ci sono atei, ci sono cristiani, sono rappresentati tutti i Paesi». «Sia da parte nostra che loro - ha aggiunto Antonio Ferrari, inviato del Corriere della Sera - c'è un atteggiamento sbagliato. Ci vogliono inviati di pace, bisogna raccontare ciò che può unire anziché dividere».
Un Osservatorio permanente con sede a Milano sull'informazione del Grande Mediterraneo, e stage per giovani reporter tra le due sponde del mare comune, sono le prime decisioni del Forum. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha proposto la nascita di un canale televisivo mediterraneo realizzato in quattro lingue, compreso l'arabo, con il contributo della Rai. L'idea è nata nel 1994, quando Moratti era presidente della Rai, e il progetto «è ancora nel cassetto dell'azienda pubblica». Un appello cui ha risposto il ministro al Commercio internazionale, Emma Bonino, che ha annunciato lo stanziamento da parte dell'Europarlamento di 5 milioni di euro per diffondere l'informazione di Euronews anche in arabo. Secondo l'amministratore delegato dell'Ansa, Mario Rosso, il processo di integrazione euromediterraneo è in ritardo anche perché non si è dato un ruolo strutturale ai media, mentre il presidente di Promos, Bruno Ermolli, ha sottolineato la scarsa attenzione delle imprese italiane: «Con 53 miliardi di import-export nel 2006 - ha detto - l'italia da sola copre circa un quarto del commercio europeo con l'area, ma investe poco: l'anno scorso gli investimenti italiani diretti hanno infatti totalizzato solo 500 milioni di euro».
I cambiamenti nel mondo dell'informazione in lingua araba sono veloci, più veloci rispetto a un mondo vecchio come quello europeo. Un colosso come Al Jazeera ha solo 12 anni, Al Arabiya è nata nel 2003. Dei media arabi presenti ieri a Milano molti hanno una storia recentissima, successiva a quel processo di Barcellona per l'integrazione euromediterranea, avviato nel 1995 e ora fermo. A Milano si sono incontrati gli informatori di un'opinione pubblica che vive in una casa comune, ma che si è dovuta finora accontentare di un'informazione istituzionale, che non nasce da uno scambio di opinioni. «Quello che percepiamo - ha detto Nacera Benali, inviata del quotidiano algerino El Watan - è una cattiva informazione sulla civiltà arabo-musulmana. E i primi a essere danneggiati da questa cattiva informazione sono proprio gli imprenditori italiani, che perdono opportunità in Algeria. L'Algeria ha lanciato un megaprogetto per un'autostrada di 1.200 chilometri, gli algerini volevano che gli italiani prendessero il progetto, ma gli italiani non si sono presentati. E il progetto è andato ai cinesi». Sullo sfondo di un'amicizia che non è stata più coltivata, hanno finito per lavorare solo gli inviati di guerra. «L'Europa - è il parere di Assam EI Kersh, chief editor di Al-Ahram Weekly - ha capito a lungo l'islamismo, ma dopo l'11 settembre qualcosa è cambiato. La critica al processo di Barcellona è che c'è stato unilateralismo, alcune decisioni europee inoltre sono troppo collegate alla politica americana. L'Europa deve tornare al suo ruolo di intermediario, e l'italia, più di altri Paesi, può creare la road map per un futuro di pace».
«In questo momento - ha affermato Myriem Oubaiche, giornalista di Al Jazeera - l'informazione è fondata sui pregiudizi. Prima di creare ponti è indispensabile conoscersi. AlJazeera la rete di Bin Laden? Non è vero: da noi ci sono atei, ci sono cristiani, sono rappresentati tutti i Paesi». «Sia da parte nostra che loro - ha aggiunto Antonio Ferrari, inviato del Corriere della Sera - c'è un atteggiamento sbagliato. Ci vogliono inviati di pace, bisogna raccontare ciò che può unire anziché dividere».
Un Osservatorio permanente con sede a Milano sull'informazione del Grande Mediterraneo, e stage per giovani reporter tra le due sponde del mare comune, sono le prime decisioni del Forum. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha proposto la nascita di un canale televisivo mediterraneo realizzato in quattro lingue, compreso l'arabo, con il contributo della Rai. L'idea è nata nel 1994, quando Moratti era presidente della Rai, e il progetto «è ancora nel cassetto dell'azienda pubblica». Un appello cui ha risposto il ministro al Commercio internazionale, Emma Bonino, che ha annunciato lo stanziamento da parte dell'Europarlamento di 5 milioni di euro per diffondere l'informazione di Euronews anche in arabo. Secondo l'amministratore delegato dell'Ansa, Mario Rosso, il processo di integrazione euromediterraneo è in ritardo anche perché non si è dato un ruolo strutturale ai media, mentre il presidente di Promos, Bruno Ermolli, ha sottolineato la scarsa attenzione delle imprese italiane: «Con 53 miliardi di import-export nel 2006 - ha detto - l'italia da sola copre circa un quarto del commercio europeo con l'area, ma investe poco: l'anno scorso gli investimenti italiani diretti hanno infatti totalizzato solo 500 milioni di euro».
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Totale | 326.746 € |
Iscrizioni e contributi (online) 2013
Comunicati stampa
27/09/2010
Globalizzare La Democrazia
Democrazia Digitale: Tavola rotonda all'Onu sulla via virtuale alla promozione dei diritti umani.
13/10/2009
Globalizzare La Democrazia
DOHA: CONCLUSI I LAVORI DEL WORKSHOP SU SICUREZZA UMANA E SVILUPPO UMANO IN MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA, ORGANIZZATO DALL’ADF E NPSG IN PREPARAZIONE AL FORUM PER IL FUTURO 2009
08/05/2008
Globalizzare La Democrazia
APPROVATO IL RAPPORTO CAPPATO SUL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI NEL MONDO
02/04/2008
Globalizzare La Democrazia
PE/Rapporto Cappato sui diritti umani: La Commissione affari esteri sceglie la strada della nonviolenza gandhiana
Rassegna stampa
12/08/2006
La Repubblica
Giovanna Casadio
"CARO RUTELLI, NIENTE LEZIONI E' L'IGNAVIA CHE AIUTA IL TERRORE"
Documenti
25/09/2006
Globalizzare La Democrazia Nazioni Unite (documenti)
Briefing: Libertà di Associazione: la repressione delle ONG e il ruolo del Democracy Caucus per difenderla.
19/09/2005
Globalizzare La Democrazia Nazioni Unite (documenti)
DICHIARAZIONE A NOME DELLA COALIZIONE PER UN CAUCUS DEMOCRATICO ALL'ONU. RILASCIATA DA TED PICCONE - DIRETTORE ESECUTIVO DEL DEMOCRACY COALITION PROJECT - ALL'INCONTRO MINISTERIALE DEL CAUCUS DEMOCRATICO DELLE NAZIONI UNITE
16/12/2004
Appelli Globalizzare La Democrazia
LETTERA DI APPELLO ALLE NAZIONI UNITE DEL DEMOCRACY CAUCUS











