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PIEMONTE LIBERO DA OGM? “UNA BATTAGLIA OSCURANTISTA”
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I radicali a favore degli organismi geneticamente modificati
FOSSANO. I radicali scendono in campo a favore dei prodotti geneticamente modificati, o meglio a favore della libertà di ricerca scientifica, per la libertà di impresa e per la libera scelta dei consumatori. Ne hanno parlato giovedì scorso in una conferenza stampa a Fossano il consigliere regionale Bruno Mellano e l’agronomo Igor Boni, segretario dell’associazione radicale Adelaide Aglietta.
Perchè avete deciso di scendere in campo a favore degli Organismi modificati?
Bruno Mellano - Perché su questa questione si sta facendo una campagna oscurantista. La Regione Piemonte è in questo momento punta di lancia per la campagna anti Ogm che c’è in Italia. Il Presidente Ghigo e la Giunta hanno fatto un investimento di immagine su questa questione; inoltre c’è la presenza forte e organizzata di Slow Food che ne ha fatto una battaglia di principio sulla salvaguardia dei prodotti tipici.
E poi c’è la Coltivatori diretti.
Bruno Mellano - Già, la Coltivatori diretti ha organizzato un livello di pressione sul governo, sul ministro Alemanno, chiedendo a Comuni, Province e Regioni di approvare dei documenti. Sono 13 ormai le regioni che hanno dichiarato di essere Ogm free, tantissimi comuni, in provincia di Cuneo sono addirittura 118 su 250 (è la percentuale più alta di tutta Italia, è la provincia con più comuni che hanno fatto queste delibere, vere e proprie delibere, anti Ogm). Nella zona hanno aderito praticamente tutti: Fossano, Trinità, Cherasco, Sant’Albano, Savigliano, Cuneo, Salmour, Saluzzo, Alba, Bra, Ceva, Cavallermaggiore, ecc. sono eccezioni quelli che non hanno aderito.
Però le altre due organizzazioni agricole non sono d’accordo con la Coldiretti.
Bruno Mellano - Assolutamente no. La Confagricoltura (l’organizzazione dei grandi produttori agricoli italiani) e la Cia - Confederazione italiana agricoltori (l’organizzazione di sinistra degli agricoltori), sono d’accordo con noi. Ma anche loro si trovano senza strumenti, perché sulla questione degli Ogm è calata una sorta di anatema: o si è contro gli Ogm o si è delle persone che vogliono inquinare il cibo. Giovanni Demichelis, della Confagricoltura, a una nostra conferenza stampa ha detto che la Coldiretti parla di difesa dei prodotti tipici, quando i prodotti tipici nazionali rappresentano il 20% della produzione agricola complessiva del Piemonte. L’altro 80% sono produzioni intensive di larga produzione e di larga commercializzazione che hanno poco a che vedere con i prodotti di nicchia e i prodotti di qualità elevata. Gran parte di questo 20% è rappresentato per l’11 per cento dal vino, quindi c’è solo un 9% della produzione generale che è legato a prodotti essenzialmente di nicchia.
Cosa pensate di fare per contrapporvi alla “coalizione anti Ogm”?
Bruno Mellano - Noi abbiamo lanciato un appello della Fondazione Bruno Leoni che è una fondazione di Torino, economica, di cultura e di scienza economica, che ha fatto un appello poi firmato da grandi scienziati, Veronesi, Garattini, da Francesco Sala... Abbiamo richiamato questo appello che stava circolando nel mondo accademico, ma che non aveva un riscontro a livello politico. Io, Palma, la Bonino, Daniele Capezzone, l’abbiamo firmato e l’hanno firmato altri esponenti politici, purtroppo non di primo piano: Lanfranco Turci dei Ds, Franco Debenedetti, anche esponenti di Forza Italia come Renato Brunetta. Speravamo in questo modo di rallentare l’approvazione del decreto che invece è stato approvato in fretta e furia. Non era necessario perché al momento è vietata la coltivazione di prodotti Ogm; non è che se non si faceva il decreto, chissà cosa succedeva. Al momento, la produzione di Ogm è vietata e avrebbe continuato ad essere vietata finché non c’era il decreto.
Quale giudizio date del decreto?
Bruno Mellano - Questo decreto aveva il compito di tradurre in normativa italiana alcune direttive europee, una del dicembre dell’anno scorso e una del luglio dell’anno scorso, che sostanzialmente davano compiti agli stati nazionali di regolamentare la coesistenza fra produzioni Ogm e produzioni non Ogm. Questo decreto di fatto dice che in Italia tale regolamentazione sarà decisa dalle regioni, ognuna secondo il suo orientamento.
Voi cosa proponete?
Igor Boni – Rimanendo nell’ambito delle direttive europee che prevedono una contaminazione che sta sotto lo 0,5 o 1% a seconda se si tratta di mangimi o prodotti derivati, tipo le merendine, vi sono metodi molto precisi e anche un po’ banali per limitare le contaminazioni. Per la soia il metodo è abbastanza semplice, perché la soia non è interfertile, cioè ogni pianta è autogama, si autofeconda, quindi, due campi di soia vicini, uno Ogm e uno no-Ogni, non hanno un problema di impollinazione incrociata e quindi di contaminazione. Così vale per il frumento. Diverso discorso per il riso e per il mais che invece hanno la possibilità di autoimpollinarsi a vicenda e qui l’Europa raccomanda di seguire le distanze adeguate tra la coltura Ogni e la coltura no-Ogm. Oltre alle distanze adeguate, ergere delle siepi o dei filari che rallentino la possibilità di passaggio del polline, le macchine che vengono utilizzate per la mietitura del mais Ogni non deve essere la stessa macchina e viceversa. Tutte regolamentazioni che lo Stato italiano potrebbe recepire rendendole il più severe possibile, ma consentendo a chi ritiene di dover coltivare Ogni e quindi ai consumatori che ritengono di voler comprare prodotti Ogni di poterlo fare e io credo che su questo noi dovremmo muoverci, perché il decreto rimanda alle Regioni.
Bruno Mellano. Noi proponiamo di adottare la regolamentazione europea come legge regionale. La Regione si illude, illude il cittadino elettore che sia possibile non fare Ogm. Questo è proprio impossibile perché l’Europa ti fa la procedura di infrazione che è in genere lunga e inesorabile; nel caso dell’Austria si è conclusa con una condanna definitiva di quel paese, perché non si può fare una chiusura totale, ma si deve poter garantire ai produttori di produrre.
Avete in mente qualche iniziativa concreta?
Bruno Mellano. Presenteremo un’interpellanza sulle aflatossine, perché già in due occasioni io ho sollevato il problema all’assessore all’Agricoltura e ambiente Cavallera e ho avuto risposte molto vaghe, poi si scopre che la Regione Lombardia, l’anno scorso ha bloccato il 20% del latte prodotto in Lombardia perché contaminato da aflatossine. Io spero che il Piemonte non ne sia contagiato, ma i dati sono quelli che dovremo capire un po’ di più.
Ma perché voi siete a favore degli Ogm?
IgorBoni - Gli anti Ogm non spiegano che oggi gran parte dei prodotti sono geneticamente modificati. C’è l’incrocio indotto dall’uomo, tra qualità diverse che creano dei nuovi ibridi. L’esempio del Cuneese è classico: il 100% del mais coltivato in provincia di Cuneo è un mais ibrido, e non c’è solo un tipo di mais ibrido, ma sono tanti ibridi diversi di mais, ciascuno con le proprie caratteristiche, ciascuno con le proprie potenzialità. Questa è una selezione che avviene annualmente nei laboratori di ricerca, che modifica profondamente il patrimonio genetico. Ho fatto l’esempio del mais, ma vale per il 100% delle colture della frutta e della verdura che mangiamo e della carne. Basti pensare alla razza piemontese che è il derivato di selezione di centinaia di anni, con l’obiettivo di aumentare la produzione di carne. Ancora più eclatante e ancora più sconosciuta, la tecnica del bombardamento con radiazioni che viene fatta normalmente in laboratorio sui vegetali. Semi e piante vengono irradiati con raggi X e raggi gamma per sconvolgere il patrimonio genetico in modo casuale e da quella casualità, su 1000 casi si selezione quello che ha per qualche motivo sviluppato un carattere utile alla coltivazione. Duemila varietà di frutta e verdura che noi mangiamo, sono derivate da questi processi di bombardamento di radiazioni. Ultima cosa: sempre riguardo alla genetica, si sono incrociate nel tempo specie diverse per produrre specie nuove. L’esempio del mandarancio è un esempio classico, così come il mapo recente (mandarino e pompelmo). Molte varietà di pomodoro che mangiamo, sono l’incrocio di quattro varietà diverse. Questa verdura e frutta che noi consumiamo ha un patrimonio genetico che non ha nulla di “naturale”, inteso per naturale quello che intendono gli anti-Ogm.
Che differenza c’è tra un ibrido e un Ogm?
IgorBoni - Gli Ogm sono specie vegetali, o varietà vegetali nel cui patrimonio genetico viene inserito un frammento di dna prelevato da un’altra varietà della stessa specie o da un’altra specie. La differenza è che il tutto non è fatto in modo casuale, come nel caso del bombardamento di radiazioni, ma è fatto con un progetto ben preciso. L’esempio che fa Veronesi è abbastanza eclatante e vale per il cuneese. Il mais no-Ogni che viene coltivato in provincia di Cuneo ha una percentuale di attacchi da aflatossine, e le aflatossine è provato sono cancerogene. Di qui il rischio della polenta. Alcune varietà di mais Ogni divengono molto più resistenti alla piralide, di conseguenza hanno una percentuale molto minore di attacchi da aflatossine e di conseguenza meno rischi di cancro.
Inoltre bisogna tener conto che la gran parte dei nostri mangimi, anche quelli utilizzati per gli allevamenti biologici, sono contaminati da prodotti Ogm. Questo perché l’Italia importa da Usa, Argentina e Brasile, gran parte della soia e del mais per gli allevamenti. I prodotti tipici piemontesi sono pertanto tutti “contaminati”. Questo deve far riflettere chi vuole alzare barricate che in qualche modo è impossibile alzare. La contaminazione zero ce la possiamo scordare.
Ma quali conseguenze possono avere i prodotti Ogm sulla salute?
Igor Boni. Ci sono stati 15 anni di sperimentazione nella Comunità europea che hanno coinvolto 400 centri di ricerca pubblici in 15 stati. Alla fine la sintesi stilata dal commissario europeo della ricerca dice: “Le ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino a oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio, non hanno presentato alcun rischio per la salute umana o per l’ambiente, anzi l’uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione rendono probabilmente queste piante e questi prodotti ancora più sicuri di quelli convenzionali” . Queste sono le conclusioni di 15 anni di studi, non di uno qualsiasi...
FOSSANO. I radicali scendono in campo a favore dei prodotti geneticamente modificati, o meglio a favore della libertà di ricerca scientifica, per la libertà di impresa e per la libera scelta dei consumatori. Ne hanno parlato giovedì scorso in una conferenza stampa a Fossano il consigliere regionale Bruno Mellano e l’agronomo Igor Boni, segretario dell’associazione radicale Adelaide Aglietta.
Perchè avete deciso di scendere in campo a favore degli Organismi modificati?
Bruno Mellano - Perché su questa questione si sta facendo una campagna oscurantista. La Regione Piemonte è in questo momento punta di lancia per la campagna anti Ogm che c’è in Italia. Il Presidente Ghigo e la Giunta hanno fatto un investimento di immagine su questa questione; inoltre c’è la presenza forte e organizzata di Slow Food che ne ha fatto una battaglia di principio sulla salvaguardia dei prodotti tipici.
E poi c’è la Coltivatori diretti.
Bruno Mellano - Già, la Coltivatori diretti ha organizzato un livello di pressione sul governo, sul ministro Alemanno, chiedendo a Comuni, Province e Regioni di approvare dei documenti. Sono 13 ormai le regioni che hanno dichiarato di essere Ogm free, tantissimi comuni, in provincia di Cuneo sono addirittura 118 su 250 (è la percentuale più alta di tutta Italia, è la provincia con più comuni che hanno fatto queste delibere, vere e proprie delibere, anti Ogm). Nella zona hanno aderito praticamente tutti: Fossano, Trinità, Cherasco, Sant’Albano, Savigliano, Cuneo, Salmour, Saluzzo, Alba, Bra, Ceva, Cavallermaggiore, ecc. sono eccezioni quelli che non hanno aderito.
Però le altre due organizzazioni agricole non sono d’accordo con la Coldiretti.
Bruno Mellano - Assolutamente no. La Confagricoltura (l’organizzazione dei grandi produttori agricoli italiani) e la Cia - Confederazione italiana agricoltori (l’organizzazione di sinistra degli agricoltori), sono d’accordo con noi. Ma anche loro si trovano senza strumenti, perché sulla questione degli Ogm è calata una sorta di anatema: o si è contro gli Ogm o si è delle persone che vogliono inquinare il cibo. Giovanni Demichelis, della Confagricoltura, a una nostra conferenza stampa ha detto che la Coldiretti parla di difesa dei prodotti tipici, quando i prodotti tipici nazionali rappresentano il 20% della produzione agricola complessiva del Piemonte. L’altro 80% sono produzioni intensive di larga produzione e di larga commercializzazione che hanno poco a che vedere con i prodotti di nicchia e i prodotti di qualità elevata. Gran parte di questo 20% è rappresentato per l’11 per cento dal vino, quindi c’è solo un 9% della produzione generale che è legato a prodotti essenzialmente di nicchia.
Cosa pensate di fare per contrapporvi alla “coalizione anti Ogm”?
Bruno Mellano - Noi abbiamo lanciato un appello della Fondazione Bruno Leoni che è una fondazione di Torino, economica, di cultura e di scienza economica, che ha fatto un appello poi firmato da grandi scienziati, Veronesi, Garattini, da Francesco Sala... Abbiamo richiamato questo appello che stava circolando nel mondo accademico, ma che non aveva un riscontro a livello politico. Io, Palma, la Bonino, Daniele Capezzone, l’abbiamo firmato e l’hanno firmato altri esponenti politici, purtroppo non di primo piano: Lanfranco Turci dei Ds, Franco Debenedetti, anche esponenti di Forza Italia come Renato Brunetta. Speravamo in questo modo di rallentare l’approvazione del decreto che invece è stato approvato in fretta e furia. Non era necessario perché al momento è vietata la coltivazione di prodotti Ogm; non è che se non si faceva il decreto, chissà cosa succedeva. Al momento, la produzione di Ogm è vietata e avrebbe continuato ad essere vietata finché non c’era il decreto.
Quale giudizio date del decreto?
Bruno Mellano - Questo decreto aveva il compito di tradurre in normativa italiana alcune direttive europee, una del dicembre dell’anno scorso e una del luglio dell’anno scorso, che sostanzialmente davano compiti agli stati nazionali di regolamentare la coesistenza fra produzioni Ogm e produzioni non Ogm. Questo decreto di fatto dice che in Italia tale regolamentazione sarà decisa dalle regioni, ognuna secondo il suo orientamento.
Voi cosa proponete?
Igor Boni – Rimanendo nell’ambito delle direttive europee che prevedono una contaminazione che sta sotto lo 0,5 o 1% a seconda se si tratta di mangimi o prodotti derivati, tipo le merendine, vi sono metodi molto precisi e anche un po’ banali per limitare le contaminazioni. Per la soia il metodo è abbastanza semplice, perché la soia non è interfertile, cioè ogni pianta è autogama, si autofeconda, quindi, due campi di soia vicini, uno Ogm e uno no-Ogni, non hanno un problema di impollinazione incrociata e quindi di contaminazione. Così vale per il frumento. Diverso discorso per il riso e per il mais che invece hanno la possibilità di autoimpollinarsi a vicenda e qui l’Europa raccomanda di seguire le distanze adeguate tra la coltura Ogni e la coltura no-Ogm. Oltre alle distanze adeguate, ergere delle siepi o dei filari che rallentino la possibilità di passaggio del polline, le macchine che vengono utilizzate per la mietitura del mais Ogni non deve essere la stessa macchina e viceversa. Tutte regolamentazioni che lo Stato italiano potrebbe recepire rendendole il più severe possibile, ma consentendo a chi ritiene di dover coltivare Ogni e quindi ai consumatori che ritengono di voler comprare prodotti Ogni di poterlo fare e io credo che su questo noi dovremmo muoverci, perché il decreto rimanda alle Regioni.
Bruno Mellano. Noi proponiamo di adottare la regolamentazione europea come legge regionale. La Regione si illude, illude il cittadino elettore che sia possibile non fare Ogm. Questo è proprio impossibile perché l’Europa ti fa la procedura di infrazione che è in genere lunga e inesorabile; nel caso dell’Austria si è conclusa con una condanna definitiva di quel paese, perché non si può fare una chiusura totale, ma si deve poter garantire ai produttori di produrre.
Avete in mente qualche iniziativa concreta?
Bruno Mellano. Presenteremo un’interpellanza sulle aflatossine, perché già in due occasioni io ho sollevato il problema all’assessore all’Agricoltura e ambiente Cavallera e ho avuto risposte molto vaghe, poi si scopre che la Regione Lombardia, l’anno scorso ha bloccato il 20% del latte prodotto in Lombardia perché contaminato da aflatossine. Io spero che il Piemonte non ne sia contagiato, ma i dati sono quelli che dovremo capire un po’ di più.
Ma perché voi siete a favore degli Ogm?
IgorBoni - Gli anti Ogm non spiegano che oggi gran parte dei prodotti sono geneticamente modificati. C’è l’incrocio indotto dall’uomo, tra qualità diverse che creano dei nuovi ibridi. L’esempio del Cuneese è classico: il 100% del mais coltivato in provincia di Cuneo è un mais ibrido, e non c’è solo un tipo di mais ibrido, ma sono tanti ibridi diversi di mais, ciascuno con le proprie caratteristiche, ciascuno con le proprie potenzialità. Questa è una selezione che avviene annualmente nei laboratori di ricerca, che modifica profondamente il patrimonio genetico. Ho fatto l’esempio del mais, ma vale per il 100% delle colture della frutta e della verdura che mangiamo e della carne. Basti pensare alla razza piemontese che è il derivato di selezione di centinaia di anni, con l’obiettivo di aumentare la produzione di carne. Ancora più eclatante e ancora più sconosciuta, la tecnica del bombardamento con radiazioni che viene fatta normalmente in laboratorio sui vegetali. Semi e piante vengono irradiati con raggi X e raggi gamma per sconvolgere il patrimonio genetico in modo casuale e da quella casualità, su 1000 casi si selezione quello che ha per qualche motivo sviluppato un carattere utile alla coltivazione. Duemila varietà di frutta e verdura che noi mangiamo, sono derivate da questi processi di bombardamento di radiazioni. Ultima cosa: sempre riguardo alla genetica, si sono incrociate nel tempo specie diverse per produrre specie nuove. L’esempio del mandarancio è un esempio classico, così come il mapo recente (mandarino e pompelmo). Molte varietà di pomodoro che mangiamo, sono l’incrocio di quattro varietà diverse. Questa verdura e frutta che noi consumiamo ha un patrimonio genetico che non ha nulla di “naturale”, inteso per naturale quello che intendono gli anti-Ogm.
Che differenza c’è tra un ibrido e un Ogm?
IgorBoni - Gli Ogm sono specie vegetali, o varietà vegetali nel cui patrimonio genetico viene inserito un frammento di dna prelevato da un’altra varietà della stessa specie o da un’altra specie. La differenza è che il tutto non è fatto in modo casuale, come nel caso del bombardamento di radiazioni, ma è fatto con un progetto ben preciso. L’esempio che fa Veronesi è abbastanza eclatante e vale per il cuneese. Il mais no-Ogni che viene coltivato in provincia di Cuneo ha una percentuale di attacchi da aflatossine, e le aflatossine è provato sono cancerogene. Di qui il rischio della polenta. Alcune varietà di mais Ogni divengono molto più resistenti alla piralide, di conseguenza hanno una percentuale molto minore di attacchi da aflatossine e di conseguenza meno rischi di cancro.
Inoltre bisogna tener conto che la gran parte dei nostri mangimi, anche quelli utilizzati per gli allevamenti biologici, sono contaminati da prodotti Ogm. Questo perché l’Italia importa da Usa, Argentina e Brasile, gran parte della soia e del mais per gli allevamenti. I prodotti tipici piemontesi sono pertanto tutti “contaminati”. Questo deve far riflettere chi vuole alzare barricate che in qualche modo è impossibile alzare. La contaminazione zero ce la possiamo scordare.
Ma quali conseguenze possono avere i prodotti Ogm sulla salute?
Igor Boni. Ci sono stati 15 anni di sperimentazione nella Comunità europea che hanno coinvolto 400 centri di ricerca pubblici in 15 stati. Alla fine la sintesi stilata dal commissario europeo della ricerca dice: “Le ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino a oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio, non hanno presentato alcun rischio per la salute umana o per l’ambiente, anzi l’uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione rendono probabilmente queste piante e questi prodotti ancora più sicuri di quelli convenzionali” . Queste sono le conclusioni di 15 anni di studi, non di uno qualsiasi...
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
17/02/2005
Ambiente
OGM/ITALIA-UE : BONINO E PANNELLA DEPOSITANO INTERROGAZIONE ALLA COMMISSIONE SULLA COMPATIBILITÀ TRA LA "LEGGE ALEMANNO" E LA NORMATIVA UE
Rassegna stampa
Documenti
24/01/2002
Ambiente Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Gianfranco Dell'Alba (NI) alla Commissione e risposta data dalla signora Wallström a nome della Commissione
01/09/1998
Ambiente Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Olivier Dupuis (ARE) alla Commissione e risposta data dalla sig.ra Bjerregaard in nome della Commissione
04/03/1998
Ambiente Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Olivier Dupuis (ARE) alla Commissione e risposta data dal sig. Pinheiro a nome della Commissione
04/03/1998
Ambiente Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Gianfranco Dell'Alba (ARE) alla Commissione e risposta data dalla sig.ra Wulf-Mathies in nome della Commissione
radioradicale.it
2012-05-20 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-05-17 09:08:26 Sedute 725ª e 726ª (XVI legislatura) 2012-05-17 09:07:10 Seduta 364ª (XVI legislatura)
2012-05-10 10:05:16 Seduta 630ª (XVI legislatura)
2012-05-10 09:34:35 Seduta 721ª (XVI legislatura) 










