Più democrazia e più efficienza nella nuova Onu

Franco Frattini*
Il Corriere della Sera

La sessione dell'Assemblea generale dell’Onu che si apre a New York rivestirà grande importanza. Il sistema delle relazioni internazionali attraversa una fase di profonda evoluzione. I mezzi per fare fronte alle nuove sfide alla sicurezza collettiva non sono stati ancora compiutamente definiti. L'Italia e l'Unione Europea sono fattivamente impegnate a dare risposte adeguate che richiedono il concorso della comunità internazionale attraverso le organizzazioni internazionali, e in primo luogo le Nazioni Unite, l'unico foro universale in grado di affrontare i temi globali, la pace, la sicurezza, lo sviluppo, la promozione dei diritti dell'uomo e della democrazia. La vocazione multilaterale è iscritta nel codice genetico dell'Unione Europea. Multilateralismo significa garantire sostegno alle decisioni, spesso difficili, imposte dalle minacce alla sicurezza comune e la piena legittimazione di quelle decisioni. Ma il multilateralismo deve essere efficace, per dare risposte concrete e tempestive alle sfide del nostro tempo, e non essere un alibi per l'inazione come talvolta avvenuto in passato. Per raggiungere questo obiettivo l'Italia, insieme ai partner dell'Unione Europea, è impegnata a rafforzare le istituzioni e le regole di governance mondiale, contribuendo ai processi di riforma.
Con il suo recente rapporto sull'attuazione della Dichiarazione del millennio, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha lanciato un forte appello alla riforma e al rilancio dell'Organizzazione. Kofi Annan sollecita gli Stati membri a interrogarsi sull'adeguatezza dell'attuale «architettura» delle istituzioni internazionali. Egli auspica un aggiornamento delle strategie multilaterali e una riforma degli organi intergovernativi delle Nazioni Unite.
Per quanto riguarda le prime, sotto la presidenza dell'Italia, l'Unione europea sta mettendo a punto una nuova strategia di sicurezza che affida un ruolo centrale alle Nazioni unite. La sua definizione - nel Consiglio europeo di ottobre - consentirà di dare un contributo fondamentale alla riflessione avviata su questi temi nelle diverse articolazioni dell'organizzazione.
Un altro passo significativo in questa direzione sarà la firma a New York, da parte del presidente del Consiglio e del Segretario generale dell'Onu, di una Dichiarazione di intenti tra Nazioni unite e Unione Europea sulla cooperazione nella gestione delle crisi. Certamente la sicurezza non esaurisce l'agenda della comunità internazionale: ma è anzitutto qui che si misura, oggi, la capacità di istituzioni e governi di dare risposte chiare a legittime aspettative dei cittadini.
In tema di riforma, l'attenzione dell'opinione pubblica è focalizzata sulla composizione del Consiglio di sicurezza. Ma questa non esaurisce una materia che investe tutte le componenti del sistema Onu, dall'Assemblea generale al Consiglio economico e sociale. Adeguare l'assetto complessivo dell'Onu, i suoi organi, le sue regole alle nuove esigenze di un quadro mondiale in costante evoluzione è un percorso difficile, ma senza alternative.
La riforma dell'Onu deve essere indirizzata all'affermazione dei principi di stabilità e democrazia, la cui progressiva diffusione nel mondo rappresenta un obiettivo primario della politica estera dell'Italia. Per i suoi organi, l'imperativo è coniugare la capacità di decidere e l'efficacia delle decisioni con l'esigenza di rappresentare le volontà - spesso assai distanti - dell'ampio numero di membri (191 Stati).
Con i paesi più attenti e lungimiranti, siamo in prima fila nel segnalare i cambiamenti del quadro internazionale e nel proporre soluzioni per adeguare meccanismi societari e composizione degli organi al nuovo contesto.
La nostra proposta di allargare la componente non permanente, elettiva del Consiglio di sicurezza e di favorire più frequenti presenze in Consiglio di quei paesi in grado di contribuire maggiormente alle attività dell'Onu risponde a criteri di democraticità, rappresentatività ed efficienza. Gli equilibri mondiali di oggi sono molto diversi da quelli del 1945. La proposta italiana appare pertanto idonea a registrare questi mutamenti, con un meccanismo flessibile e tale da evitare ulteriori cristallizzazioni di gerarchie internazionali.
I maggiori leader mondiali evocheranno questi temi alla 58ª sessione dell'Assemblea generale. Il presidente del Consiglio Berlusconi sarà tra essi e parlerà a nome dell'Unione europea, facendosi interprete della comune volontà dei 25 di contribuire al rinnovamento e al potenziamento delle Nazioni unite. Non possiamo però nasconderci che, sulle misure di riforma, per le note ragioni legate allo status di alcuni membri o alle aspirazioni di altri, oggi non esiste una posizione convergente. L'Italia deve quindi continuare a lavorare affinché l'Unione riesca effettivamente a crescere come soggetto politico internazionale. La forza e la maggiore coesione dell'Ue attenueranno - ed è questo il nostro obiettivo - le differenti sensibilità nazionali che ancora condizionano il confronto su questa delicata materia.


* Ministro degli Esteri