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PENSIONI, NO DELLA BONINO
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L'esponente radicale rimette il mandato. Prodi le conferma la fiducia. La riforma prevede uno scalino a 58 anni fino al 2009, poi tre «quote»
Roma - Sulle pensioni arriva il no del ministro Bonino. C'è l'intesa ma l'esponente radicale, che rimette il mandato, dice: Prodi scelga, o noi o i comunisti. Il premier le conferma la fiducia. La riforma prevede uno scalino a 58 anni fino al 2009, poi tre «quote».
"CARO ROMANO, DICCI SE IL GOVERNO E' SOLO UN MONOCOLORE COMUNISTA"
Emma Bonino: io non minaccio nulla, non annuncio voti contrari e non mi dimetto, chiedo chiarimezza
di Elena Polidori
ROMA - «Senza minacciare alcunché, dimissionio altro...». No, Emma Bonino non è persona che lascia le cose a metà. Però reclama chiarezza sulle pensioni. E dunque, intorno al tavolone della sede radicale di via Torre Argentina, circondata solo dalle donne che contano nel partito - la segretaria Bernardini, la tesoriera Zamparutti, la signora Coscioni e la signora Welby - annuncia di voler rimettere il suo incarico nelle mani del premier perché vuole sapere da Prodi se la sua presenza nel governo è compatibile con le posizioni «conservatrici, quando non reazionarie, della sinistra comunista e sindacale». A chi le ha parlato, aggiunge: «Ci deve dire se il governo è un monocolore comunista, se l'ala riformista conta qualcosa e lui intende ternerla in considerazione».
Ed è diversa, la Bonino ministro, che adesso scrive al premier, da quella di una volta. Quando se ne è stata tre mesi in Afghanistan per l'Onu. Quando faceva la spola tra Roma e il Cairo per imparare sulla sua pelle quanto è difficile parlare l'arabo. Quando girava per l'Africa nera. Quando sperimentava su se stessa le mosche di Kigali, le prigioni di Castro, l'ameba del Ruanda, i campi minati di Kabul, i 48 gradi centigradi dell'Iraq. Quando andava a Mostar, Tuzia, Sarajevo. E poi le avventure: in Somalia le hanno sparato contro; in Sudan le hanno bloccato l'aereo. Nell'Atlantico l'hanno calata dall'elicottero su un peschereccio, i talebani dell'Afghanistan l'hanno trattenuta per un paio d'ore. A New York distribuiva siringhe e l'enorme poliziotto che l'ha fermata voleva sapere se era Cicciolina. Ha perfino ballato il boogiewoogie a Canale 5 per sollecitare finanziamenti per i radicali...
Altri tempi. Adesso la signora deve occuparsi di pensioni. Così, «dopo le univoche, convergenti prese di posizione» della Ue e di «qualificate istituzioni internazionali», dopo i rilievi della Corte dei Conti e quelli del governatore Draghi, che «suffragano la trentennale posizione troppo a lungo solitaria di noi radicali», sente il bisogno di rivolgersi al premier: «E` come se gli avessi detto: sta attento. Nel governo non ci sono solo Ferrero e Giordano». Ma nulla di più: non lascia sbattendo la porta, non fa quelle che lei stessa chiama «scelte strampalate». Semplicemente vuole capire che sta succedendo tra scaloni, scalini e finestre e lo vuole sapere dal premier in persona, che poi è quello che deve dire l'ultima parola sulle pensioni. Perciò: «Ti serviamo? Abbiamo un ruolo? Se sì, faccelo sapere». E poi, più nel dettaglio, lei è intimamente convinta che il riordino del sistema previdenziale non può non tener conto delle compatibilità finanziarie e non può non riguardare anche le donne: lo ha detto in consiglio dei ministri e lo ripete nella missiva. Ma con i suoi più stretti collaboratori va anche oltre: «E` mai possibile che i pompieri si usurino a 57 anni solo in Italia? O forse stiamo perdendo la trebisonda?».
Bonino, ieri e oggi ma sempre con le regole in testa. Eccola allora in veste di commissario che fa irruzione negli studi della tv canadese per dire no, non si prende a cannonate un peschereccio spagnolo che avrà pure gettato reti in acque proibite, perché tra paesi civili semplicemente non si fa: esistono delle regole, appunto. Eccola che si sforza di aprire «corridoi umanitari» nel groviglio di sangue dello Zaire, cercando di superare le distrazioni dei governi, perché è giusto che sia così. O che cerca di mettere in piedi il tribunale permanente sui crimini contro l'umanità (con relative minacce di morte) praticamente solo con l'aiuto dei suoi vecchi compagni, perché non ci sono alternative. E oggi, nella sua ottica e sul tema caldo della previdenza, proprio le regole sarebbero in forse, «colrischio che, sulla spinta della sinistra comunista e dei leader sindacali, il nostro Paese, unico nel contesto europeo, operi persino per una riduzione dell'età pensionabile con un aggravamento dei costi complessivi della previdenza».
Energica. Emotiva. Cosmopolita. L'attuale ministro delle politiche europee del resto ha una biografiche, dopo tutto, sembra fatta apposta per travolgere ogni calcolo di probabilità politica: allevata da Pannella, nominata all'Ue dal Polo, richiesta come ministro da Massimo D'Alema, proposta da Famiglia cristiana «Personalità Europea dell'anno», candidata alla presidenza della Repubblica. Così, con i suoi, adesso sipuò sfogare: «Io non sfascio. Io non minaccio niente, non annuncio voti contrari in consiglio dei ministri, non mi dimetto perché la politica del tanto peggio, tanto meglio non mi appartiene». Ma vuole sapere dove Prodi «vuole portare questo paese». Perché la riforma delle pensioni, così come sta venendo fuori dopo giorni e giorni di negoziati, è convinta che alla fine vada contro «i non garantiti», i giovani e chi vuole continuare a lavorare. E dunque che possa trasformarsi in qualcosa di «iniquo», in una «ipoteca sociale, economica e umana» per un paese già gravato da un enorme debito pubblico. «Queste cose contano al di là di me», spiegava ieri ai suoi collaboratori. Naturalmente, essendo a suo modo generosa, dice anche che ha scritto la missiva a Prodi «per lui e per Tommaso Padoa-Schioppa: spero che lo abbiano capito». E così deve essere se il premier a stretto giro diposta le ha rinnovato la fiducia.
IL PREMIER: FIDUCIA RINNOVATA, SEI BRAVA E LEALE
Prodi replica alla Bonino con una missiva in cui nega che nel governo vi sia la prevalenza di una componente politica sulle altre. "Tengo conto delle critiche ma governare significa mediare tra rigore e sviluppo"
di Marco Marozzi
ROMA- «No, Emma no. Lei non solo è brava, capace, ma è anche molto, molto leale». Più che un fulmine a ciel sereno - «fulmini ce ne sono tutti giorni, il cielo non è sereno mai» - è uno squassante campanello d'allarme quello che il ministro radicale ha fatto arrivare a Romano Prodi. E dopo lo sconcerto, lo stress del primo momento, il presidente del Consiglio ha cercato di correre ai ripari. Verso la «brava e leale Emma» ma anche verso preoccupazioni che vanno ben oltre. Con una contro lettera ponderata ore dal premier con il suo staff al completo, il sottosegretario Letta, il portavoce Sircana, il capo della segreteria De Giovanni. Scontata, super attesa, la respinta delle dimissioni.
«Non intendo neppure prendere in considerazione la tua ipotesi di remissione del mandato, che rinnovo pienamente con immutata fiducia». Prodi parla di «prezioso apporto» e «alto contributo etico e professionale». Molto più soppesati una serie di altri contenuti. «Tu, che tanta parte hai avuto nell'attività del Consiglio dei ministri, - dice il premier ad Emma Bonino - sei testimone che non esiste e non è mai esistita alcuna prevalenza di una componente politica sulle altre». Parole rivolte al ministro, ma anche ai tanti che già prefigurano un cedimento prodiano a Rifondazione comunista. «Tale prevalenza è sempre esistita solo nelle affermazioni interessate dell'opposizione e di alcuni critici che invece di incoraggiare i forti cambiamenti (dal cuneo fiscale alle liberalizzazioni, solo per fare due esempi) hanno preferito continuare ad alzare l'asticella».
Rassicurazione con pubblicità all'attività del governo, «nonostante la difficile situazione ereditata». Rafforzata, lanciata dalla frase che apre la lettera di Prodi. «Ricevo la tua lettera che ritengo uno stimolo importante per la nostra attività di governo». Un esordio che è un programma, con Emma Bonino supertesimonial. «Per quanto riguarda le prese di posizione delle autorità nazionali e internazionali che tu citi, - continua il Professore - mi faresti un torto se ritenessi che io non le tenga in dovuto conto. Ne conosco e ne valuto continuamente il valore e la portata, ma è nostro dovere portare il Paese avanti, consentirgli di uscire dalle secche di un'economia asfittica e di guardare al futuro con maggiore fiducia e qualche risorsa a disposizione. Governare vuol dire osservare i criteri che i nostri giudici internazionali ci propongono o impongono, ma anche non mettere in ginocchio un paese che ha già tanto pagato in nome di un risanamento che perpetuerebbe situazioni di iniquità e squilibrio sociale». E la strategia di Prodi, quella con cui cerca di far quadrare il cerchio delle pensioni e insieme tentare nell'impresa disperata di riconquistare popolarità nel Paese. Prodi ricorda che le scelte «difficili» sono state sempre prese discutendo «apertamente, troppo talvolta», trovando sempre la «mediazione». «Compatibile con le convinzioni e le idee di ciascuno». «Sarà così anche per la partita, forse la più impegnativa e difficile che abbiamo affrontato dal maggio scorso, delle pensioni».
E ORA PALAZZO CHIGI TEME L'OFFENSIVA DEI CENTRISTI
Margherita, Udeur, Idv in fibrillazione: non vogliamo pagare noi i costi della riforma
di Claudio Titto
ROMA- «Noi comunque andiamo avanti. Non è che si possa modificare un lavoro delicato come la riforma delle pensioni in questo modo. Se poi cadiamo, ce ne andiamo tutti a casa. Si torna a votare». Romano Prodi stringe gli occhi. Mentre parla al telefono con Emma Bonino il volto si tira. La decisione di «rimettere il mandato» da parte del ministro del Commercio estero lo ha mandato su tutte le furie. E persino quando l'esponente radicale ha provato a indorare la sua mossa («può esserti utile nella trattativa con Rifondazione»), ha quasi perso le staffe: «Utile? Ma che dici?».
Per il Professore, infatti, la minaccia della Rosa nel pugno equivale ad un altro scossone per l'esecutivo. Una scelta che non agevola affatto la discussione in corso con la sinistra radicale. Con la quale ha trovato ieri un delicato equilibrio accettando l'ipotesi di trasformare lo scalone in quattro scalini: 58 anni l'età pensionabile per il prossimo anno, quota 95 nel 2010, quota 96 nel 2012 e infine quota 97. La paura di Palazzo Chigi, però, è che un affondo del genere non solo radicalizzi la posizione dei cosiddetti "dissidenti" del Prc e del Pdci ma apra la porta anche ai potenziali "oppositori" dell'area centrale dell'Unione. Di tutti quelli che nella Margherita, nell'Udeur e trai dipietristi seguono con sospetto e dispetto il confronto sulla previdenza. Per questo, i due colloqui con il ministro sono stati piuttosto tesi. Nonostante il chiarimento finale intervenuto con una telefonata poco prima delle 21 di ieri sera.
L`aut-aut della Rosa nel Pugno, infatti, può aprire un varco tra gli scontenti del centrosinistra. E il sospetto che tutto possa essere ricollegato alla prossima leadership del partito Democratico da parte di Walter Veltroni, è il corollario che accompagna tutti i ragionamenti del Professore. In effetti, sul capitolo previdenziale, nel partito di Rutelli sono emerse critiche aspre alla politica prodiana. È su quel terreno che si rimaterializza lo scontro tra riformisti e estrema sinistra. Tant`è che lo stesso vicepresidente del consiglio ieri ammetteva sconsolato con i suoi collaboratori: «Come non dare ragione a Emma? Come non avvertire che almeno dal punto di vista matematico i conti devono rimanere in ordine? Con lei ne abbiamo parlato, i suoi discorsi non sono in contrasto con i nostri». I suoi fedelissimi sono ancora più netti. «Quella di Emma - dice allora a chiare lettere il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta - è una sollecitazione forte affinché il governo assuma sulla riforma previdenziale una decisione in grado di rispettare il vincolo di non aumentare i costi complessivi del sistema previdenziale per poi concentrarsi sulle priorità che toccano la stragrande maggioranza degli italiani: la crescita economica e la modernizzazione del Paese». Un segnale inequivocabile. Anche se i margini operativi della Margherita sono più angusti rispetto a quelli dei Radicali e difficilmente arriverà agli estremi rimedi della Bonino, il malessere potrebbe comunque prendere corpo al Senato. Lo sguardo va a Roberto Manzione e Willer Bordon. E a Lamberto Dini il quale non nasconde che «quello del ministro è un vigoroso campanello d'allarme». E ripete minaccioso: «le coperture finanziarie dovranno essere effettive e non fittizie». Il suo voto insomma non è scontato. Ma soprattutto tra i Dl serpeggia un'altra preoccupazione: che la rimodulazione dello scalone venga votata in Parlamento insieme alla prossima Finanziaria che potrebbe essere segnata da una serie di tagli pesantissimi. Senza nuove tasse ma anche senza il rilancio sperato. Una linea, appunto, che mette in allarme sia Prodi, sia la sinistra radicale. Soprattutto nel Prc il pericolo-dissidenti è diventato più impellente. Il rischio che i senatori in rotta con Giordano e Diliberto votino contro la riforma delle pensioni e contro il Dpef è ben presente a tutti. Per questo il Professore non vuole cedere sulla sua linea. «Io vado dritto per la mia strada. Non debbo essere io a evitare gli incidenti - ha ripetuto senza celare una certa inquietudine nei confronti degli alleati -. Soprattutto non posso evitare gli incidenti che sono provocati da altri. Il nostro compito è governare cercando di fare il bene del Paese. Se non va bene, basta che ce lo dicano. Andiamo sotto in Parlamento e poi tutti a casa».
Roma - Sulle pensioni arriva il no del ministro Bonino. C'è l'intesa ma l'esponente radicale, che rimette il mandato, dice: Prodi scelga, o noi o i comunisti. Il premier le conferma la fiducia. La riforma prevede uno scalino a 58 anni fino al 2009, poi tre «quote».
"CARO ROMANO, DICCI SE IL GOVERNO E' SOLO UN MONOCOLORE COMUNISTA"
Emma Bonino: io non minaccio nulla, non annuncio voti contrari e non mi dimetto, chiedo chiarimezza
di Elena Polidori
ROMA - «Senza minacciare alcunché, dimissionio altro...». No, Emma Bonino non è persona che lascia le cose a metà. Però reclama chiarezza sulle pensioni. E dunque, intorno al tavolone della sede radicale di via Torre Argentina, circondata solo dalle donne che contano nel partito - la segretaria Bernardini, la tesoriera Zamparutti, la signora Coscioni e la signora Welby - annuncia di voler rimettere il suo incarico nelle mani del premier perché vuole sapere da Prodi se la sua presenza nel governo è compatibile con le posizioni «conservatrici, quando non reazionarie, della sinistra comunista e sindacale». A chi le ha parlato, aggiunge: «Ci deve dire se il governo è un monocolore comunista, se l'ala riformista conta qualcosa e lui intende ternerla in considerazione».
Ed è diversa, la Bonino ministro, che adesso scrive al premier, da quella di una volta. Quando se ne è stata tre mesi in Afghanistan per l'Onu. Quando faceva la spola tra Roma e il Cairo per imparare sulla sua pelle quanto è difficile parlare l'arabo. Quando girava per l'Africa nera. Quando sperimentava su se stessa le mosche di Kigali, le prigioni di Castro, l'ameba del Ruanda, i campi minati di Kabul, i 48 gradi centigradi dell'Iraq. Quando andava a Mostar, Tuzia, Sarajevo. E poi le avventure: in Somalia le hanno sparato contro; in Sudan le hanno bloccato l'aereo. Nell'Atlantico l'hanno calata dall'elicottero su un peschereccio, i talebani dell'Afghanistan l'hanno trattenuta per un paio d'ore. A New York distribuiva siringhe e l'enorme poliziotto che l'ha fermata voleva sapere se era Cicciolina. Ha perfino ballato il boogiewoogie a Canale 5 per sollecitare finanziamenti per i radicali...
Altri tempi. Adesso la signora deve occuparsi di pensioni. Così, «dopo le univoche, convergenti prese di posizione» della Ue e di «qualificate istituzioni internazionali», dopo i rilievi della Corte dei Conti e quelli del governatore Draghi, che «suffragano la trentennale posizione troppo a lungo solitaria di noi radicali», sente il bisogno di rivolgersi al premier: «E` come se gli avessi detto: sta attento. Nel governo non ci sono solo Ferrero e Giordano». Ma nulla di più: non lascia sbattendo la porta, non fa quelle che lei stessa chiama «scelte strampalate». Semplicemente vuole capire che sta succedendo tra scaloni, scalini e finestre e lo vuole sapere dal premier in persona, che poi è quello che deve dire l'ultima parola sulle pensioni. Perciò: «Ti serviamo? Abbiamo un ruolo? Se sì, faccelo sapere». E poi, più nel dettaglio, lei è intimamente convinta che il riordino del sistema previdenziale non può non tener conto delle compatibilità finanziarie e non può non riguardare anche le donne: lo ha detto in consiglio dei ministri e lo ripete nella missiva. Ma con i suoi più stretti collaboratori va anche oltre: «E` mai possibile che i pompieri si usurino a 57 anni solo in Italia? O forse stiamo perdendo la trebisonda?».
Bonino, ieri e oggi ma sempre con le regole in testa. Eccola allora in veste di commissario che fa irruzione negli studi della tv canadese per dire no, non si prende a cannonate un peschereccio spagnolo che avrà pure gettato reti in acque proibite, perché tra paesi civili semplicemente non si fa: esistono delle regole, appunto. Eccola che si sforza di aprire «corridoi umanitari» nel groviglio di sangue dello Zaire, cercando di superare le distrazioni dei governi, perché è giusto che sia così. O che cerca di mettere in piedi il tribunale permanente sui crimini contro l'umanità (con relative minacce di morte) praticamente solo con l'aiuto dei suoi vecchi compagni, perché non ci sono alternative. E oggi, nella sua ottica e sul tema caldo della previdenza, proprio le regole sarebbero in forse, «colrischio che, sulla spinta della sinistra comunista e dei leader sindacali, il nostro Paese, unico nel contesto europeo, operi persino per una riduzione dell'età pensionabile con un aggravamento dei costi complessivi della previdenza».
Energica. Emotiva. Cosmopolita. L'attuale ministro delle politiche europee del resto ha una biografiche, dopo tutto, sembra fatta apposta per travolgere ogni calcolo di probabilità politica: allevata da Pannella, nominata all'Ue dal Polo, richiesta come ministro da Massimo D'Alema, proposta da Famiglia cristiana «Personalità Europea dell'anno», candidata alla presidenza della Repubblica. Così, con i suoi, adesso sipuò sfogare: «Io non sfascio. Io non minaccio niente, non annuncio voti contrari in consiglio dei ministri, non mi dimetto perché la politica del tanto peggio, tanto meglio non mi appartiene». Ma vuole sapere dove Prodi «vuole portare questo paese». Perché la riforma delle pensioni, così come sta venendo fuori dopo giorni e giorni di negoziati, è convinta che alla fine vada contro «i non garantiti», i giovani e chi vuole continuare a lavorare. E dunque che possa trasformarsi in qualcosa di «iniquo», in una «ipoteca sociale, economica e umana» per un paese già gravato da un enorme debito pubblico. «Queste cose contano al di là di me», spiegava ieri ai suoi collaboratori. Naturalmente, essendo a suo modo generosa, dice anche che ha scritto la missiva a Prodi «per lui e per Tommaso Padoa-Schioppa: spero che lo abbiano capito». E così deve essere se il premier a stretto giro diposta le ha rinnovato la fiducia.
IL PREMIER: FIDUCIA RINNOVATA, SEI BRAVA E LEALE
Prodi replica alla Bonino con una missiva in cui nega che nel governo vi sia la prevalenza di una componente politica sulle altre. "Tengo conto delle critiche ma governare significa mediare tra rigore e sviluppo"
di Marco Marozzi
ROMA- «No, Emma no. Lei non solo è brava, capace, ma è anche molto, molto leale». Più che un fulmine a ciel sereno - «fulmini ce ne sono tutti giorni, il cielo non è sereno mai» - è uno squassante campanello d'allarme quello che il ministro radicale ha fatto arrivare a Romano Prodi. E dopo lo sconcerto, lo stress del primo momento, il presidente del Consiglio ha cercato di correre ai ripari. Verso la «brava e leale Emma» ma anche verso preoccupazioni che vanno ben oltre. Con una contro lettera ponderata ore dal premier con il suo staff al completo, il sottosegretario Letta, il portavoce Sircana, il capo della segreteria De Giovanni. Scontata, super attesa, la respinta delle dimissioni.
«Non intendo neppure prendere in considerazione la tua ipotesi di remissione del mandato, che rinnovo pienamente con immutata fiducia». Prodi parla di «prezioso apporto» e «alto contributo etico e professionale». Molto più soppesati una serie di altri contenuti. «Tu, che tanta parte hai avuto nell'attività del Consiglio dei ministri, - dice il premier ad Emma Bonino - sei testimone che non esiste e non è mai esistita alcuna prevalenza di una componente politica sulle altre». Parole rivolte al ministro, ma anche ai tanti che già prefigurano un cedimento prodiano a Rifondazione comunista. «Tale prevalenza è sempre esistita solo nelle affermazioni interessate dell'opposizione e di alcuni critici che invece di incoraggiare i forti cambiamenti (dal cuneo fiscale alle liberalizzazioni, solo per fare due esempi) hanno preferito continuare ad alzare l'asticella».
Rassicurazione con pubblicità all'attività del governo, «nonostante la difficile situazione ereditata». Rafforzata, lanciata dalla frase che apre la lettera di Prodi. «Ricevo la tua lettera che ritengo uno stimolo importante per la nostra attività di governo». Un esordio che è un programma, con Emma Bonino supertesimonial. «Per quanto riguarda le prese di posizione delle autorità nazionali e internazionali che tu citi, - continua il Professore - mi faresti un torto se ritenessi che io non le tenga in dovuto conto. Ne conosco e ne valuto continuamente il valore e la portata, ma è nostro dovere portare il Paese avanti, consentirgli di uscire dalle secche di un'economia asfittica e di guardare al futuro con maggiore fiducia e qualche risorsa a disposizione. Governare vuol dire osservare i criteri che i nostri giudici internazionali ci propongono o impongono, ma anche non mettere in ginocchio un paese che ha già tanto pagato in nome di un risanamento che perpetuerebbe situazioni di iniquità e squilibrio sociale». E la strategia di Prodi, quella con cui cerca di far quadrare il cerchio delle pensioni e insieme tentare nell'impresa disperata di riconquistare popolarità nel Paese. Prodi ricorda che le scelte «difficili» sono state sempre prese discutendo «apertamente, troppo talvolta», trovando sempre la «mediazione». «Compatibile con le convinzioni e le idee di ciascuno». «Sarà così anche per la partita, forse la più impegnativa e difficile che abbiamo affrontato dal maggio scorso, delle pensioni».
E ORA PALAZZO CHIGI TEME L'OFFENSIVA DEI CENTRISTI
Margherita, Udeur, Idv in fibrillazione: non vogliamo pagare noi i costi della riforma
di Claudio Titto
ROMA- «Noi comunque andiamo avanti. Non è che si possa modificare un lavoro delicato come la riforma delle pensioni in questo modo. Se poi cadiamo, ce ne andiamo tutti a casa. Si torna a votare». Romano Prodi stringe gli occhi. Mentre parla al telefono con Emma Bonino il volto si tira. La decisione di «rimettere il mandato» da parte del ministro del Commercio estero lo ha mandato su tutte le furie. E persino quando l'esponente radicale ha provato a indorare la sua mossa («può esserti utile nella trattativa con Rifondazione»), ha quasi perso le staffe: «Utile? Ma che dici?».
Per il Professore, infatti, la minaccia della Rosa nel pugno equivale ad un altro scossone per l'esecutivo. Una scelta che non agevola affatto la discussione in corso con la sinistra radicale. Con la quale ha trovato ieri un delicato equilibrio accettando l'ipotesi di trasformare lo scalone in quattro scalini: 58 anni l'età pensionabile per il prossimo anno, quota 95 nel 2010, quota 96 nel 2012 e infine quota 97. La paura di Palazzo Chigi, però, è che un affondo del genere non solo radicalizzi la posizione dei cosiddetti "dissidenti" del Prc e del Pdci ma apra la porta anche ai potenziali "oppositori" dell'area centrale dell'Unione. Di tutti quelli che nella Margherita, nell'Udeur e trai dipietristi seguono con sospetto e dispetto il confronto sulla previdenza. Per questo, i due colloqui con il ministro sono stati piuttosto tesi. Nonostante il chiarimento finale intervenuto con una telefonata poco prima delle 21 di ieri sera.
L`aut-aut della Rosa nel Pugno, infatti, può aprire un varco tra gli scontenti del centrosinistra. E il sospetto che tutto possa essere ricollegato alla prossima leadership del partito Democratico da parte di Walter Veltroni, è il corollario che accompagna tutti i ragionamenti del Professore. In effetti, sul capitolo previdenziale, nel partito di Rutelli sono emerse critiche aspre alla politica prodiana. È su quel terreno che si rimaterializza lo scontro tra riformisti e estrema sinistra. Tant`è che lo stesso vicepresidente del consiglio ieri ammetteva sconsolato con i suoi collaboratori: «Come non dare ragione a Emma? Come non avvertire che almeno dal punto di vista matematico i conti devono rimanere in ordine? Con lei ne abbiamo parlato, i suoi discorsi non sono in contrasto con i nostri». I suoi fedelissimi sono ancora più netti. «Quella di Emma - dice allora a chiare lettere il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta - è una sollecitazione forte affinché il governo assuma sulla riforma previdenziale una decisione in grado di rispettare il vincolo di non aumentare i costi complessivi del sistema previdenziale per poi concentrarsi sulle priorità che toccano la stragrande maggioranza degli italiani: la crescita economica e la modernizzazione del Paese». Un segnale inequivocabile. Anche se i margini operativi della Margherita sono più angusti rispetto a quelli dei Radicali e difficilmente arriverà agli estremi rimedi della Bonino, il malessere potrebbe comunque prendere corpo al Senato. Lo sguardo va a Roberto Manzione e Willer Bordon. E a Lamberto Dini il quale non nasconde che «quello del ministro è un vigoroso campanello d'allarme». E ripete minaccioso: «le coperture finanziarie dovranno essere effettive e non fittizie». Il suo voto insomma non è scontato. Ma soprattutto tra i Dl serpeggia un'altra preoccupazione: che la rimodulazione dello scalone venga votata in Parlamento insieme alla prossima Finanziaria che potrebbe essere segnata da una serie di tagli pesantissimi. Senza nuove tasse ma anche senza il rilancio sperato. Una linea, appunto, che mette in allarme sia Prodi, sia la sinistra radicale. Soprattutto nel Prc il pericolo-dissidenti è diventato più impellente. Il rischio che i senatori in rotta con Giordano e Diliberto votino contro la riforma delle pensioni e contro il Dpef è ben presente a tutti. Per questo il Professore non vuole cedere sulla sua linea. «Io vado dritto per la mia strada. Non debbo essere io a evitare gli incidenti - ha ripetuto senza celare una certa inquietudine nei confronti degli alleati -. Soprattutto non posso evitare gli incidenti che sono provocati da altri. Il nostro compito è governare cercando di fare il bene del Paese. Se non va bene, basta che ce lo dicano. Andiamo sotto in Parlamento e poi tutti a casa».
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Rassegna stampa
23/06/2010
Notizie Radicali
Matteo Mecacci
Riflessione sulla politica estera del Partito Democratico a partire da una discussione parlamentare sulla situazione dei diritti umani a Cuba
Documenti
30/05/2010
Birmania Cambogia Italia Laos Vietnam
Consiglio Generale del PRNtt: Risoluzione approvata sull’Asia Sud Orientale
16/06/2008
Interrogazioni (PE) Italia
PE. Interrogazione scritta, Legge provinciale Alto Adige e radici cristiane
17/03/2004
Interrogazioni (PE) Italia
INTERROGAZIONE SCRITTA P-0928/04
di Maurizio Turco (NI) alla Commissione
radioradicale.it
2012-05-21 15:31:07 Seduta 635ª (XVI legislatura)
2012-05-20 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-05-17 09:08:26 Sedute 725ª e 726ª (XVI legislatura)
2012-05-15 12:08:17 Seduta 632ª (XVI legislatura)
2012-05-13 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










