PENA DI MORTE - CASO ROBERT HARRIS. DICHIARAZIONE DI MARCO TARADASH


MANIFESTAZIONE DEL PARTITO RADICALE DAVANTI ALL'AMBASCIATA AMERICANA CONTRO LA ESECUZIONE DI ROBERT ALTON HARRIS E CONTRO LA RIPRESA DELLE ESECUZIONI LEGALI NEGLI STATI UNITI.DICHIARAZIONE DI SERGIO D'ELIA, CONSIGLIERE FEDERALE DEL PARTITO RADICALE.Roma, 21 aprile (ore 14.00) - Contro la ripresa delle esecuzioni legali negli stati uniti, per protestare contro la esecuzione di Robert Harris, il partito radicale ha manifestato, oggi, alle ore 17.00, davanti all'ambasciata degli stati uniti a Roma. Alla manifestazione, con la presenza di Sergio Stanzani, segretario del Partito radicale e dei Consiglieri federali, Sergio D'Elia, Basile Guissou, Ouattara Gaoussou, Antonio Stango, Gaetano Dentamaro, hanno partecipato, alcune decine di persone che issavano cartelli contro le esecuzioni legali negli Stati Uniti.L'altalena terribile di notizie delle ultime ore, tra conferma e sospensione della esecuzione nei confronti di Robert Harris, alla fine giustiziato dallo stato della California, è stato un fatto senza precedenti, una forma di tortura psicologica messa in atto fino all'ultimo momento.Dopo un quarto di secolo di moratoria, la esecuzione di Bob Harris rappresenta una svolta grave, un precedente pericoloso nei confronti degli altri Stati della federazione americana che meditano la reintroduzione, o la ripresa, delle esecuzioni capitali, e nei quali vi sono ancora moltissimi condannati in attesa di essere giustiziati.In 36 Stati della Federazione americana, viene riservato ai condannati il trattamento disumano della segregazione per anni nei "bracci della morte" prima di essere giustiziati.In questi stessi Stati avvengono esecuzioni in circostanze esplicitamente escluse da convenzioni internazionali sui diritti umani (nei confronti dei minori, delle donne in gravidanza e dei malati di mente); circostanze che sono escluse anche dalla stragrande maggioranza dei paesi che mantengono la pena di morte nei loro ordinamenti."La distinzione con i sistemi totalitari - ha dichiarato Sergio D'Elia, Consigliere Federale del Partito Radicale - non può essere ideologica, ma deve essere marcata sulla linea di alcuni principi fondamentali: il diritto alla vita e la vita del diritto, sopra tutti. Le democrazie devono potersi distinguere dal totalitarismo anche in ordine alla pratica della pena di morte. Occorre cominciare ad introdurre negli ordinamenti statali, progressivamente ma rigorosamente, per legge, quello che va affermato come nuovo diritto soggettivo: quello di non essere uccisi per forza di legge o per decisione di qualsiasi autorità pubblica, o da essa riconosciuta, per qualsiasi motivo.A maggior ragione, nel caso di delitti efferati, ai quali uno Stato non può rispondere con pratiche altrettanto efferate".