PE/CECENIA


Agence Europe

Strasburgo, 10/04/2002 (Agence Europe) - Mercoledì, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sostenuta da quasi tutti i gruppi politici sulla situazione in Cecenia, in cui invita questa Repubblica e la Russia a trovare una soluzione pacifica nel conflitto che le oppone. Malgrado alcune misure costruttive prese dal governo russo per indagare sulle violazioni dei diritti umani, si rileva il divario tra il numero di denunce e il numero di indagini e di azioni giudiziarie e chiede quindi che siano deferiti ai tribunali i responsabili di queste violazioni. Il PE ricorda la sua decisione del marzo 2000 di creare una delegazione ad hoc per visitare la regione del Nord del Caucaso, per discutere di tutti gli aspetti del conflitto con le autorità russe e i responsabili ceceni e invita la delegazione parlamentare UE/Russia a creare un gruppo di lavoro comune sulla Cecenia. Insiste infine sull'aiuto al ritorno per le popolazioni sfollate, sulla cooperazione con le agenzie umanitarie - in particolare ECHO - e sull'agevolazione del lavoro di queste. La posizione dell'Unione sulla Cecenia è chiara, ha ritenuto il Presidente del Consiglio, Ramon de Miguel: ci sono una dichiarazione d'intenti e una serie di azioni concrete (compreso l'aiuto finanziario,, di 56 milioni di € da quando sono riprese le operazioni militari russe, nel 1999, di cui 40 milioni nel 2001) e contatti a diversi livelli - con il governo russo, il rappresentante speciale del Cremlino per i diritti umani in Cecenia, con le ONG. Ma le preoccupazioni permangono per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, malgrado le garanzie fornite da Putin: problema delle persone sfollate che non sono in grado di ritornare in patria, difficoltà per le ONG nel loro lavoro umanitario, accesso insufficiente ai mass media. L'Unione dice quindi alla Russia: capiamo la vostra volontà di proteggervi contro il terrorismo, ma fatelo nel rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani, e senza sfruttare l'11 settembre come pretesto per azioni che non si giustificano. "Siamo pronti a dire questo non soltanto al Parlamento europeo, ma anche davanti ai Russi ?". Certamente, ha risposto de Miguel, ad una domanda della verde tedesca Elisabeth Schroedter. La Russia deve rispettare i principi che ha accettato quando ha aderito al Consiglio d'Europa e all'OSCE, ha aggiunto il commissario europeo Poul Nielson, che ha indicato alcuni progressi nella zona, specialmente per quanto riguarda la ricostruzione e il riassetto del sistema giudiziario. Quanto alle persone sfollate, è poco probabile un rimpatrio massiccio: questo dev'essere in tutti i modi volontario e senza condizioni. Ma l'obiettivo più importante deve consistere nel fare scomparire la nozione di impunità per le forze russe nei loro comportamenti di fronte alla popolazione cecena. Invitato varie volte a recarsi personalmente in Cecenia ("venga con me", gli ha detto il verde belga Bart Staes, presidente della delegazione PE/Douma), Nielson ha ricordato che l'Unione è presente nella zona e che la sua seconda missione, dopo Timor orientale, è stata effettuata in Cecenia. Nielson ha insistito inoltre sul mantenimento di una divisione del lavoro (da un lato, il dialogo politico, dall'altro, un aiuto umanitario definito in modo chiaro). Non ha risposto al radicale italiano Olivier Dupuis, che gli chiedeva se fosse pronto almeno a "fare i venti metri" che lo separavano dal ministro ceceno della Sanità, presente nelle tribune del Parlamento. Tutti i parlamentari hanno condannato le violazioni dei diritti umani da parte dei Russi: Hans-Gert Pöttering, a nome del PPE/DE, dopo aver visitato tutte le Repubbliche della Federazione russa, si è chiesto perché quello che è possibile nel Tatarstan, che gode di una certa autonomia, non lo è anche in Cecenia. Alcuni (la liberale svedese Cecilia Malström, Pernille Frahm, parlamentare danese della Sinistra Unitaria/Sinistra verde nordica) hanno paragonato la situazione a quella del Medio Oriente, ma Olivier Dupuis ha ricordato la mancanza di prove per pretesi atti di terrorismo da parte di Ceceni. Per Koldo Gorostiaga (Euskal Heritarrok), occorre trovare una soluzione ragionevole per la Cecenia, per il Medio Oriente… e per il Paese Basco.