Parla il ministro ceceno «Berlusconi crede alle bugie del Kgb»

Giorgio Rinaldi
Il Secolo XIX

«Non condanno Berlusconi. Non sarebbe neppure compito mio. Putin gli ha fornito della situazione cecena una rappresentazione sbagliata. Purtroppo Berlusconi non ha tenuto conto che gli parlava era un bugiardo formato alla scuola del Kgb. Il nostro presidente Maskhadov è pronto a incontrare Berlusconi e esporgli la questione cecena». Risponde così, con studiata freddezza, Umar Khanbiev, ministro della Sanità del governo ceceno in esilio di Aslan Maskhadov, in Italia per un ciclo di incontri organizzati dal partito radicale.
Berlusconi ha definito "leggende" i rapporti sulla repressione in Cecenia. Qual è stata la sua reazione?
«Non mi sono sorpreso. Nei rapporti tra Stati contano soprattutto gli interessi economici. La Cecenia viene utilizzata solo quando fa comodo. A dire la verità sono invece le organizzazioni non governative come Amnesty International.»
Le Monde ha parlato di "vergogna" per l'Europa la difesa d'ufficio di Putin da parte di Berlusconi, la tardiva sconfessione di Prodi e il silenzio di quasi tutte le capitali europee.
«Siano abituati anche a questo. Da cinque anni notiamo un assordante silenzio. L'Europa tace per Realpolitik. Il suo silenzio è vergognoso.».
L'Europa e gli Stati Uniti non vogliono la sconfitta della Russia in Cecenia perché ritengono che Mosca stia combattendo la comune battaglia contro il radicalismo islamico...
«L'approccio è del tutto sbagliato. In Cecenia non si combatte una guerra di religione ma una guerra coloniale che dura da secoli. Ignorare questa realtà rischia di spingere i ceceni verso il radicalismo religioso.»
E verso il terrorismo...
«Il nostro Paese è diventato un grande campo di concentramento. È in atto un vero genocidio. Non ci si può meravigliare se poi alcuni decidono di immolarsi con azioni terroristiche.»
E c'è un secondo argomento contro l'indipendenza cecena: un nuovo Stato creerebbe instabilità tra il Mar Nero e il Mar Caspio...
«Altro che instabilità. Noi ci battiamo per una soluzione politica, cioè per la vittoria della democrazia. Sia gli Stati Uniti che l'Europa stanno facendo un cattivo servizio alla Russia perché la guerra l'indebolisce e l'allontana dall'Europa.»
Lei presenta in Italia il piano di pace del suo governo. In cosa consiste?
«È un piano di indipendenza condizionata, elaborato sulla base delle esperienze fatte in Jugoslavia, in Kosovo e a Timor Est. Le organizzazioni internazionali, come l'Onu e l'Ue, dovrebbero assumere un ruolo tra Russia e Cecenia. Prevediamo un periodo transitorio in cui il nostro Paese verrebbe posto sotto osservazione dalla comunità internazionale. Dopo questo periodo la comunità internazionale procederebbe al riconoscimento dell'indipendenza e al monitoraggio di elezioni democratiche.»
Il 5 ottobre in Cecenia si sono svolte le presidenziali, stravinte, secondo Mosca, da Akmad Kadyrov, già alleato di Maskhadov.
«Non c'è stata nessuna consultazione elettorale. Lo dicono tutte le fonti indipendenti. Il popolo ceceno ha rifiutato di partecipare a questa farsa.»
Nessun rapporto quindi, neanche in segreto,tra il governo Kadyrov e il suo?
«Gli unici rapporti oggi possibili sono quelli militari, tra le forze russe e la resistenza.»
Come si può aiutare la Cecenia stretta dalla morsa militare russa?
«Ci sono centinaia di migliaia di profughi in Azerbaigian o in Georgia. Abbiamo fatto un accordo con la provincia di Bolzano, dove i medici hanno individuato un gruppo di venti bambini profughi da curare in Italia. Il nostro problema ora è quello di convincere il consolato italiano in Azerbaigian a rilasciare i visti per questi piccoli pazienti.»