Panchen Lama: è morto il "vero" resta quello "cinese"

Marco Del Corona
Corriere della Sera

«Il Panchen Lama scelto dagli inviati del Dalai Lama è morto. Quello indicato dalla Cina è oggi l`unico Panchen Lama». Le parole di Yoichi Shimatsu risuonano durante una lunga tavola rotonda che la scuola di giornalismo e comunicazione dell`università Qinghua di Pechino, una delle più prestigiose del Paese, ha dedicato alla questione tibetana. Studiosi cinesi e occidentali e un paio di corrispondenti di giornali stranieri (tra cui il Corriere) riuniti per un dibattito dove di un tema cruciale si è discusso con una libertà normalmente impensabile. E che si trattasse dell`ateneo dove nel 1964 si laureò in ingegneria il presidente Hu Jintao aggiunge spessore all`eccezionalità dell`incontro. Ebbene, è qui che Shimatsu, documentarista e già direttore del Japan Times Weekly, ha scandito la sua verità sulla fine dell`11° Panchen Lama, Gedhun Choekyi Nyima, riconosciuto dal Dalai Lama nel 1995, quand`era bambino. Allora le autorità cinesi lo misero sotto tutela, lo nascosero facendone «il più giovane prigioniero di coscienza del mondo», Scomparso denunciarono le ong per i diritti umani. I cinesi «Rapito» reagirono scegliendo a loro bambino, era volta un Panchen da crescere scomparso nel leale a Pechino. Gedhun nulla. Resta solo il Choekyi Nyima avrebbe vent`anni, oggi. «Ma è morto Panchen Lama da tempo. Di malattia: cancro scelto da Pechino o leucemia»: Shimatsu aggiunge che la notizia della sua scomparsa «è stata tenuta nascosta da tibetani e cinesi per lo stesso motivo, salvare la faccia. La Cina per non rivelare che le fosse morto fra le mani un bimbo che aveva in custodia. Il Dalai Lama e i suoi per non perdere il "loro" eletto e non ammettere che il leader buddhista avesse fallito, indicando un bambino morituro». La notizia non è verificabile né da parte tibetana né cinese. Il bambino non è mai riapparso, al punto che voci incontrollate di un decesso erano già circolate. Shimatsu però assicura: «La mia fonte è certa. È la diplomazia di un Paese occidentale non europeo e di sinistra che, su invito di Pechino, inviò invano medici per tentare di salvare il piccolo. Tutto vero». Il Paese sembrerebbe essere Cuba o il Venezuela, dunque, ma più significativa è la conseguenza spirituale-politica: il Panchen Lama scelto da Pechino a fine `95, il diciannovenne Gyaincain Norbu, non ha contendenti. Ed è pronto per la controffensiva mediatica contro il detestatissimo Dalai Lama «cocco dell`Occidente». Se guerra (di pubbliche relazioni) dev`essere, tra il Dalai e Pechino, che guerra sia.