OSCE: RISOLUZIONE SULLA MORATORIA DELLA PENA DI MORTE E VERSO LA SUA ABOLIZIONE


RISOLUZIONE SULLA MORATORIA DELLA PENA DI MORTE E VERSO LA SUA ABOLIZIONE


1. Richiamando la Risoluzione sull’abolizione della pena di morte adottata a Parigi durante la Decima Sessione Annuale, a luglio del 2001;
2. Richiamando la Risoluzione sui prigionieri detenuti dagli Stati Uniti nella base di Guantanamo, adottata a Rotterdam durante la dodicesima Sessione, a luglio del 2003, che, “sottolineando l’importanza della difesa dei diritti democratici, anche in presenza di terrorismo e altri metodi antidemocratici”, ha esortato gli Stati Uniti ad “astenersi dal ricorso alla pena di morte”;
3. Richiamando la Risoluzione sul rafforzamento di un efficace controllo parlamentare sugli organi di sicurezza e sui servizi segreti, adottata a Bruxelles durante la Quindicesima Sessione Annuale, a luglio del 2006, che ha espresso preoccupazione per “alcune pratiche che violano le libertà e i diritti umani più fondamentali e contravvengono ai trattati internazionali sui diritti umani, che costituiscono la pietra miliare della tutela dei diritti umani dopo la fine della seconda guerra mondiale, come” tra l’altro “l’estradizione verso paesi dove è probabile che venga applicata la pena di morte o si ricorra alla tortura o a maltrattamenti, e dove sono praticate la reclusione e le persecuzioni in ragione di attività politiche o religiose”;
4. Richiamando la Risoluzione sull’attuazione degli impegni OSCE, adottata a Kiev, durante la Sedicesima Sessione Annuale, a luglio del 2007, che “ribadisce il valore della vita umana e richiede l’abolizione della pena di morte negli Stati partecipanti, sostituendola con mezzi più giusti ed umani per esercitare la giustizia”;
5. Considerando che, il 18 dicembre 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la storica Risoluzione 62/149, che chiedeva una moratoria mondiale delle esecuzioni capitali nella prospettiva di abolire la pena di morte, con una maggioranza schiacciante di 104 stati membri dell’ONU a favore, 54 contrari e 29 astenuti;
6. Considerando che la Risoluzione 63/168 sull’attuazione della risoluzione 62/149 dell’Assemblea Generale del 2007 è stata adottata dell’Assemblea Generale della Nazioni Unite il 18 dicembre 2008 con 106 voti a favore, 46 contrari e 34 astenuti;
7. Ricordando l’inserimento della questione della pena capitale nella serie di impegni inerenti la dimensione umana dell’OSCE, con il Documento Conclusivo di Vienna del 1989 e il Documento di Copenaghen del 1990;
8. Richiamando il paragrafo 100 della Dichiarazione di San Pietroburgo dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE del 1999 e il paragrafo 119 della Dichiarazione di Bucarest dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE del 2000;
9. Considerando che la pena di morte costituisce una punizione inumana e degradante, un atto di tortura inaccettabile per gli stati rispettosi dei diritti umani;
10. Considerando che la pena di morte costituisce una punizione discriminatoria e arbitraria e che la sua applicazione non ha un effetto deterrente sui crimini violenti;
11. Osservando che, alla luce della fallibilità della giustizia umana, il ricorso alla pena di morte porta inevitabilmente con sé il rischio che vengano giustiziate persone innocenti;
12. Richiamando le disposizioni del Protocollo n˚6 alla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, che vieta agli Stati membri di applicare la pena di morte;
13. Richiamando le disposizioni del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1989 e il Congresso Mondiale sulla Pena Capitale, tenutosi a Strasburgo nel 2001, nonché il Protocollo Addizionale n˚6 alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali teso all’abolizione universale della pena di morte;
14. Considerando che, ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale del 1998, è esclusa la pena di morte, sebbene rientrino tra le competenze della Corte i crimini contro l’umanità, il genocidio e i crimini di guerra. Ciò è anche vero per il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, per il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, per la Corte Speciale per la Sierra Leone, i Collegi Speciali per i crimini gravi a Dili, Timor Est, e le Camere straordinarie delle Corti cambogiane;
15. Osservando che, nell’ottobre del 2008, l’UE e il Consiglio d’Europa in una dichiarazione congiunta hanno istituito la “Giornata europea contro la pena di morte”;
16. Ricordando che nel corso delle riunioni dell’OSCE sugli adempimenti della dimensione umana, tenutesi a Varsavia nel 2006, 2007 e 2008, numerose organizzazioni della società civile (fra cui: Nessuno Tocchi Caino, Amnesty International, la Coalizione mondiale contro la pena di morte e la Federazione internazionale di Helsinki per i diritti umani) hanno espresso il loro sostegno alla risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite;
17. Considerando che 138 stati nel mondo hanno abolito la pena di morte per legge o de facto; 92 dei quali l’hanno abolita per qualsiasi reato, 10 l’hanno mantenuta in vigore solo per crimini eccezionali come quelli commessi in tempo di guerra, e 36 non applicano esecuzioni capitali da almeno 10 anni o si sono impegnati ad attuare la moratoria;
18. Accogliendo con favore l’emendamento costituzionale della Georgia per la completa abolizione della pena di morte, firmato il 27 dicembre 2006;
19. Accogliendo con favore l’abolizione della pena di morte in Kirghizistan, come stabilito dal nuovo Articolo 14 della Costituzione, approvato il 15 gennaio 2007;
20. Accogliendo con favore l’abolizione della pena di morte in Uzbekistan, a partire dall’1 gennaio 2008;
21. Considerando che, in alcuni Stati membri dell’OSCE, la pena di morte è prevista dalla legge, ma esiste una moratoria nella Federazione Russa, in Kazakistan e Tajikistan, mentre in Lettonia è prevista solo in tempo di guerra;
22. Osservando che un emendamento del 21 maggio 2007 alla Costituzione della Repubblica del Kazakistan ha abolito la pena di morte in tutti i casi, fatta eccezione per gli atti di terrorismo che causano la perdita di vite umane e per crimini particolarmente gravi commessi in tempo di guerra;
23. Osservando che, all’interno dell’OSCE, solo 2 Stati membri su 56 continuano comunque ad applicare la pena di morte;
24. Profondamente preoccupati del fatto che in Bielorussia e negli Stati Uniti d’America sono ancora comminate condanne a morte ed eseguite esecuzioni capitali;
25. Osservando che, secondo il rapporto pubblicato da Amnesty International nel marzo 2009, “Ending executions in Europe – Towards abolition of the death penalty in Belarus”, in Bielorussia “ci sono prove concrete che la tortura ed i maltrattamenti vengano usati per strappare “confessioni”; che i prigionieri condannati non sempre hanno accesso ad effettive procedure di ricorso; e che alla intrinseca natura crudele, disumana e degradante della pena di morte, si aggiunge, per i detenuti nel braccio della morte ed i loro parenti, la segretezza che circonda la pena capitale. Né i prigionieri né i loro famigliari vengono informati in anticipo della data dell’esecuzione e i prigionieri devono convivere con la paura che in ogni momento si possano aprire le porte della cella per essere chiamati per l’esecuzione.”
26. Considerando che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) e l’Unione Europea (UE) hanno ripetutamente esortato la Bielorussia ad abolire la pena di morte;
27. Osservando che i dettagli sulla pena di morte in Bielorussia sono tenuti segreti e che, secondo il Codice Penale, la pena capitale viene eseguita in privato per fucilazione, l’amministrazione del carcere informa il giudice dell’avvenuta esecuzione e il giudice informa i parenti; il corpo dei giustiziati non viene consegnato ai parenti per la sepoltura ed il luogo in cui essa avviene non viene comunicato;
28. Considerando che l’11 marzo 2004 la Corte Costituzionale ha affermato che potrebbe essere approvata dal Capo di Stato e dal Parlamento l’abolizione della pena di morte o, come primo passo, l’introduzione di una moratoria;
29. Osservando che la Bielorussia non è riuscita a rendere pubblici i dati statistici sul numero di condanne a morte ed esecuzioni eseguite, in violazione del suo impegno come membro dell’OSCE a: “rendere pubblicamente note le informazioni riguardo il ricorso alla pena di morte”, come stabilito dal Documento approvato nella riunione di Copenaghen della Conferenza sulla dimensione umana della CSCE del 29 giugno 1990;
30. Osservando che dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti d’America, 38 prevedono la pena di morte, ma in 4 di essi non si ci sono state esecuzioni dal 1976; e che la legge federale prevede 42 reati passibili di essere puniti con la morte;
31. Osservando che negli Stati Uniti d’America negli ultimi anni si è registrata una significativa diminuzione del numero di esecuzioni e di condanne a morte e che molti stati stanno valutando la possibilità di adottare una moratoria o l’abolizione della pena di morte, anche a seguito di un minore sostegno da parte dell’opinione pubblica;
32. Accogliendo con favore il fatto che alcuni stati, tra i quali Montana, North Carolina, New York e New Jersey, stanno adottando misure contro la pena di morte inclusa una moratoria delle esecuzioni o la sua abolizione;
33. Considerando che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente emesso una sentenza storica che introduce maggiori tutele e che prende in considerazione l’evoluzione degli standard della giustizia;
34. Accogliendo con favore la decisione del governatore del New Mexico, a marzo 2009, che mette al bando la pena capitale in tale stato, considerandola “incompatibile con i principi fondamentali di giustizia, libertà ed uguaglianza dell’America”;
35. Osservando che il 19 marzo 2009, un senatore statunitense ha presentato la “Federal Death Penalty Abolition Act”, una legge per l’abolizione della pena di morte a livello federale;

L’Assemblea Parlamentare dell’OSCE,
1. Condanna tutte le esecuzioni ovunque esse avvengano;
2. Chiede agli Stati partecipanti che applicano la pena di morte di dichiarare una immediata moratoria delle esecuzioni;
3. Esorta gli Stati partecipanti che non hanno abolito la pena di morte a rispettare i principi che salvaguardano i diritti di coloro che vi sono sottoposti, così come stabilito nelle Garanzie di protezione del Consiglio ECOSOC delle Nazioni Unite;
4. Esorta la Bielorussia a intraprendere azioni immediate per l’abolizione della pena di morte, applicando prontamente una moratoria su tutte le sentenze capitali ed le esecuzioni, nella prospettiva di una abolizione della pena di morte, come stabilito dalla risoluzione 62/149 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottata il 18 dicembre 2007 e dalla risoluzione 63/168 adottata il 18 dicembre 2008;
5. Esorta il governo degli Stati Uniti ad adottare una moratoria delle esecuzioni per poi giungere alla completa abolizione della pena di morte nella legislazione federale e di ritirare la sua riserva all’articolo 6(5) del Patto Internazionale sui diritti civili e politici;
6. Esorta la Repubblica del Kazakistan, nella prospettiva di una totale abolizione della pena di morte, ad emendare il Codice Penale in conformità all’emendamento costituzionale del 21 maggio 2007;
7. Esorta la Lettonia ad emendare il Codice Penale per abolire la pena di morte anche per gli omicidi che prevedono l’aggravante di essere perpetrati in tempi di guerra;
8. Esorta gli Stati membri mantenitori ad incoraggiare l’ODHIR e le Missioni OSCE in cooperazione con il Consiglio d’Europa, per mettere a punto iniziative di sensibilizzazione contro il ricorso alla pena di morte, rivolte soprattutto ai mass media, ai funzionari delle forze dell’ordine, ai politici e all’opinione pubblica;
9. Incoraggia ulteriormente le attività promosse dalle organizzazioni non governative per l’abolizione della pena di morte.