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OSCE: RAPPORTO “STATO DI DIRITTO: LOTTA ALLA CRIMINALITA’ TRANSNAZIONALE E ALLA CORRUZIONE”
AS (10) RP 3 E
Originale: ITALIANO
RAPPORTO
PER LA COMMISSIONE GENERALE
SULLA DEMOCRAZIA, I DIRITTI UMANI E
LE QUESTIONI UMANITARIE
“STATO DI DIRITTO: LOTTA ALLA CRIMINALITA’ TRANSNAZIONALE E ALLA CORRUZIONE”
RELATORE
On. Matteo Mecacci
Italia
OSLO, 6-10 LUGLIO 2010
RAPPORTO PER LA COMMISSIONE GENERALE SULLA DEMOCRAZIA, I DIRITTI UMANI E LE QUESTIONI UMANITARIE
Relatore: On. Matteo Mecacci (Italia)
Uno degli obiettivi della nostra Commissione è senza dubbio quello di individuare le politiche più idonee per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, in quanto entrambi i fenomeni sono negativi per il funzionamento della democrazia e dello stato di diritto. La corruzione contribuisce – costituendone, spesso, la causa primaria – al verificarsi delle violazioni dei diritti umani e delle regole della democrazia, quando impedisce ad esempio il corretto e legittimo lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, che hanno il dovere di proteggere i diritti dei cittadini.
Secondo studi dettagliati condotti in tutto il mondo, compresi gli Stati partecipanti dell’OSCE, il numero di violazioni dei diritti umani è il più alto dove massimo è il livello di corruzione, in quanto la corruzione sistematica prospera quando le istituzioni incaricate di far rispettare i diritti umani non svolgono correttamente il proprio lavoro.
Come Parlamentari, quindi, dobbiamo chiederci quali sono i limiti che impediscono agli Stati di lottare contro la corruzione e la criminalità organizzata. Uno di questi limiti è il cattivo funzionamento dello stato di diritto e l’incapacità di rispettare la separazione dei poteri. Ciò impedisce agli stati di affrontare la criminalità in modo efficace ed è per questo che i diritti dei cittadini non sono protetti come dovrebbero.
Per questo è importante riaffermare la centralità dell’OSCE nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, soprattutto perché l’OSCE considera l’interdipendenza tra sicurezza, sviluppo e rispetto dei diritti umani come un elemento centrale della propria missione.
Il rapporto tra il rispetto delle libertà fondamentali e la corruzione è illustrata particolarmente bene dall’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) compilato da Transparency International (TI)[1], e dagli indici del World Bank Institute sul rispetto dello stato di diritto[2]. Secondo il CPI, che classifica i paesi del mondo secondo il grado di corruzione percepito dai pubblici ufficiali e dai politici, la corruzione è definita come “l’abuso del potere delegato ai fini del guadagno privato”. Il livello più alto di corruzione è 0, mentre il più basso è 10. Gli indicatori del World Bank Institute si basano sulla trasparenza, la qualità della legislazione, lo stato di diritto e l’efficacia di governo; il livello più alto è pari a 0, mentre il più basso è 100.
Combinando tra loro i risultati di questi studi, si evince che in 18 Paesi dell’OSCE si registrano contemporaneamente si il più alto livello di corruzione che il più basso livello di rispetto della democrazia e dello stato di diritto e, tra di essi, i casi più gravi riguardano ex Stati del blocco sovietico, dove la democrazia e il rispetto dello stato di diritto si sono affermati più tardi che in altre parti dell’area OSCE.
10 Paesi OSCE, invece, presentano sia un livello piuttosto alto di corruzione (anche se non il più alto) e insieme una forma di governo democratico estremamente disfunzionale; altri 19 Paesi OSCE presentano un livello di corruzione medio e rispettano in modo imperfetto i principi della democrazia e dello stato di diritto, anche se in un modo considerato accettabile. Va sottolineato che soltanto in 7 Paesi OSCE si riscontrano contemporaneamente sia un livello basso di corruzione e un livello alto di rispetto dello stato di diritto e della democrazia. Questo chiama in causa le classi politiche e dirigenziali della stragrande maggioranza dei Paesi OSCE che non sono in grado ancora di garantire uno sviluppo economico e democratico ai cittadini dei loro paesi che sia in grado di controllare e combattere efficacemente la corruzione.
Tra tutti i Paesi OSCE, 2 in particolare – Bulgaria e Romania – fanno eccezione rispetto ai gruppi precedentemente citati perchù presentano si un alto livello di corruzione, ma anche un buon livello di governance e di rispetto della democrazia; uno dei motivi di questa situazione particolare viene attribuito al fatto nel fatto che le autorità di governo non promuovono né adottano politiche e pratiche preventive contro la corruzione.
La recente crisi politica in Kirghizistan è un esempio importante di come la corruzione politica e la sua percezione possano rendere difficile il funzionamento democratico delle istituzioni di uno Stato. Le manifestazioni di Aprile contro il governo di Kurmanbek Bakiev – che hanno provocato violenze, omicidi e il controllo delle istituzioni di Governo utilizzando mezzi al di fuori del processo democratico, sono state motivate da voci fondate di una diffusa corruzione e di diffuse illegalità all’interno del governo.
In generale, secondo il Barometro della Corruzione Globale 2009 pubblicato da Transparency International, i settori e le istituzioni della società in cui si registrano i più alti livelli di corruzione sono: partiti politici (68%)[3], dipendenti pubblici (63%)[4], Parlamento (60%)[5] e magistratura (49%)[6]. Ciò rende necessario combattere la corruzione nelle sfere della politica anche durante le campagne elettorali, ma non solo, nella pubblica amministrazione e all’interno degli organi giudiziari.
Secondo il rapporto “La coalizione globale contro la corruzione” pubblicato da Transparency International, la capacità degli Stati di combattere la corruzione e la criminalità organizzata diminuisce laddove lo stato di diritto e i suoi principi fondamentali, in particolare il principio della separazione dei poteri, non funzionano correttamente. Ciò vuol dire che la corruzione sistematica va di pari passo con il malfunzionamento delle istituzioni che dovrebbero tutelare i diritti dei cittadini.
L’entrata in vigore della Convenzione penale del Consiglio d'Europa sulla corruzione (1999) – ratificata da 42 Stati partecipanti dell’OSCE – rappresenta un importante passo avanti in relazione a tali questioni, e lo stesso vale per il Gruppo di Stati contro la Corruzione (GRECO) che, tra le altre cose, è incaricato di monitorare l’applicazione della Convenzione.
Due settori in particolare fanno emergere sia la necessità di combattere la criminalità organizzata, sia le sfide da affrontare in termini di diritti umani, vale a dire il traffico di esseri umani e la cybercriminalità.
Tratta di esseri umani
La tratta di esseri umani è una forma moderna di schiavitù e rappresenta un grave crimine oltre che una palese violazione dei diritti umani fondamentali, in quanto riduce le vittime in uno stato di dipendenza attraverso minacce, violenze e umiliazioni. Tale traffico è anche un’attività commerciale molto remunerativa per la criminalità organizzata, che ha così la possibilità di guadagnare cospicue entrate con un rischio limitato.
Nel febbraio 2009 l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e la Criminalità ha prodotto un “Rapporto Globale sul Traffico di Persone”, secondo il quale la forma più comune di tratta di esseri umani (79%) è condotta a scopo di sfruttamento sessuale; le vittime sono per lo più donne e ragazze e il 20% delle vittime dei traffici di esseri umani è rappresentato da bambini.
Secondo l’Ufficio del Rappresentante Speciale e Coordinatore per la lotta alla tratta di esseri umani dell’OSCE, centinaia di migliaia di donne, bambini e uomini ogni anno sono oggetto di traffici da o attraverso Stati partecipanti dell’OSCE a scopo di sfruttamento. Nonostante il numero di arresti, di procedimenti in tribunale e sentenze nei confronti dei responsabili di questi traffici resti basso, il numero delle vittime continua ad aumentare, il che testimonia del grande lavoro che è ancora necessario compiere per combattere questo terribile fenomeno.
Ad esempio secondo il Rapporto di Save the Children “Sviluppo di una metodologia fondata sui diritti del fanciullo per l’identificazione e il supporto a minori vittime di tratta”, l’Italia è uno dei principali Paesi di destinazione e di transito dei minori vittime dei traffici internazionali. I principali obiettivi della tratta a scopo di sfruttamento della prostituzione in Italia sono ragazze adolescenti e quelle appena maggiorenni provenienti dalla Nigeria, dal Camerun e dai Paesi dell’Est europeo, soprattutto Romania e Moldavia, ma anche Bulgaria, Repubblica Ceca, Albania, Serbia e Croazia.
Un’azione mirata in questo ambito, all’interno della regione OSCE, include questa serie di iniziative:
a) il Piano di azione dell’OSCE per la lotta alla tratta di esseri umani e i Meccanismi OSCE di lotta alla Tratta istituiti nel 2003 con l’adozione della Decisione N. 557 da parte del Consiglio dei Ministri;
b) laConvenzionedelConsigliod'Europasulla lotta allatrattadiesseri umani(2005) – ratificata da 28 Stati partecipanti dell’OSCE – e, in particolare, l’Articolo 3 della medesima Convenzione, che definisce il principio di non-discriminazione e cerca di proteggere e promuovere i diritti delle vittime della tratta di esseri umani;
c) la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia del 1989 – ratificata da 55 Stati partecipanti dell’OSCE – e, in particolare, gli Articoli 34, 35 e 36 della medesima Convenzione, che si occupano della protezione contro ogni forma di sfruttamento, incluso lo sfruttamento sessuale, e la prevenzione della vendita e della tratta di fanciulli, e il Protocollo Opzionale del 2000 concernente la vendita di fanciulli, la prostituzione infantile e la pedopornografia, e in particolare, l’Articolo 3 del medesimo Protocollo.
La lotta alla tratta di esseri umani deve essere condotta ricordando che la sua priorità è la protezione degli esseri umani oggetto della tratta. In Europa e nell’area OSCE, nel settore della lotta all’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani, sta prendendo piede una tendenza preoccupante che potrebbe avere ripercussioni sulla tutela delle vittime, vale a dire la criminalizzazione degli immigrati irregolari. Anche la politica di restrizione per la concessione di protezione internazionale ai richiedenti asilo nell’ambito della lotta all’immigrazione clandestina deve essere monitorata con attenzione, come rilevato ad esempio dal rapporto del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, delle Pene, dei Trattamenti Inumani o Degradanti redatto dopo la visita di questo Comitato in Italia e pubblicato il 28 Aprile 2010.
Inoltre, la lotta alla tratta di esseri umani deve essere condotta ricordando che le vittime spesso ricorrono alle organizzazioni e ai canali illegali per migrare dai loro Paesi a causa della mancanza di adeguate alternative legali offerte dalla comunità internazionale. Una regolamentazione valida e flessibile delle politiche sull’immigrazione, in linea con gli interessi degli immigrati e dei Paesi beneficiari incoraggerebbe le potenziali vittime della tratta di esseri umani a diffidare dei canali di immigrazione illegale.
Cybercriminalità
Gli straordinari progressi delle tecnologie dell’informazione hanno ovvie ripercussioni sullo sviluppo della criminalità organizzata “tradizionale”, con uno spostamento nel settore della cybercriminalità. Le reti e i sistemi informatici senza dubbio segnano un passo avanti nello sviluppo della società, ma possono essere utilizzati anche per renderla più vulnerabile. I gruppi terroristici, i pedofili, le reti che diffondono la pornografia minorile, i trafficanti di armi, sostanze stupefacenti ed esseri umani, e coloro che si dedicano al riciclaggio di denaro sporco sfruttano questi nuovi mezzi di comunicazione per espandere le proprie attività illegali.
La lotta contro la cybercriminalità deve essere condotta nel pieno rispetto dei più elementari diritti umani, civili e politici, a partire dalla libertà di espressione su Internet. Il recente caso della Cina e di Google dimostra che i Governi possono provare a limitare le attività degli operatori privati su Internet non solo per prevenire o combattere i reati, ma anche per censurare e vietare la diffusione su Internet di critiche legittime alle politiche di un governo, o semplicemente della libera espressione di opinione.
Quando si prende in considerazione la lotta contro la cybercriminalità, è importante ricordare una decisione della Corte Europea per i Diritti Umani del Dicembre 2008, secondo la quale:
a) i diritti umani non devono essere solo promossi, ma anche protetti, su Internet;
b) i governi hanno l’obbligo di proteggere i diritti essenziali dei loro cittadini e la loro sicurezza;
c) in uno Stato governato dallo stato di diritto, l’azione di governo, e in particolare quella penale, deve essere prevista dalla legge, deve perseguire uno scopo legittimo e deve essere proporzionata;
d) le misure investigative, in particolare quelle che riguardano i diritti fondamentali delle persone, devono basarsi sul diritto procedurale e tenere conto di salvaguardie e condizioni che includano anche un controllo giudiziario indipendente;
e) la piena attuazione della Convenzione di Budapest sulla Cybercriminalità aiuterà i governi ad ottemperare all’obbligo positivo di proteggere sia i diritti che la sicurezza delle persone.
Si è avuto il riconoscimento dei pericoli legati a questo fenomeno e anche attraverso l’adozione della a Convenzione del 2001 del Consiglio d’Europa sulla Cybercriminalità – ratificata da 28 Stati partecipanti dell’OSCE, si è cominciato a lavorare per affrontarlo.
La questione della corruzione e del malfunzionamento dello stato di diritto ha ripercussioni dirette sul godimento dei diritti individuali. Esiste un lungo elenco di situazioni preoccupanti in merito al rispetto dei diritti umani nell’area OSCE, che sono state evidenziate di recente da ONG o da rappresentanti dell’OSCE e che dimostrano la necessità che l’Assemblea Parlamentare, in particolare la Terza Commissione, svolga un’attività di monitoraggio sull’attuazione degli impegni assunti nel campo della Dimensione Umana dagli Stati partecipanti dell’OSCE. Questa è la ragione per la quale incoraggio la Commissione e l’Assemblea ad aprire un dibattito e un dialogo costanti in questo settore, non trascurando le denunce e le preoccupazioni che vengono espresse sulla capacità delle istituzioni OSCE di dare attuazione al proprio mandato.
La lista dei temi da discutere è ampia e va dall’applicazione della pena di morte (e purtroppo in Bielorussia di recente sono state eseguite nuove condanne a morte, dopo un periodo di sospensione, mentre gli Stati Uniti hanno continuato a giustiziare detenuti), alla protezione di ONG e giornalisti (omicidi, maltrattamenti e indagini al di fuori degli standard internazionali sono stati denunciati ad esempio nella Federazione Russa, in Kazakistan e in Uzbekistan), fino ad arrivare alla crisi democratica in Kirghizistan, dove è stato istituito un governo ad interim e dove occorre senza dubbio un forte monitoraggio da parte dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE per ripristinare quanto prima istituzioni democratiche, o anche la questione della libertà di informazione e dei media, sfida costante per tutti gli Stati partecipanti, compreso il mio.
Conclusioni
Dobbiamo evitare il rischio di cercare di combattere la corruzione e la criminalità organizzata a spese del rispetto dei principi democratici. Uno Stato che imbocchi una strada sbagliata, non solo non riuscirà a difendere i diritti dei propri cittadini, ma li esporrà a rischi ancora maggiori. Inoltre, il malfunzionamento degli organi giudiziari e delle forze dell’ordine, che scelgono di concentrarsi su spettacolari operazioni di repressione della criminalità organizzata e della corruzione, senza garantire il pieno rispetto dei principi di legalità, contribuiscono solo in apparenza alla costruzione di una società migliore, anche quando tali operazioni siano e si rivelino efficaci. Di fatto, quando si piantano i semi di poteri statali incontrollati e privi di responsabilità, è sicuro che ricresceranno i frutti dell’ingiustizia e della corruzione.
Quando si levano le voci e le preoccupazioni dei politici sulla necessità di combattere la criminalità organizzata e la corruzione che minacciano la sicurezza interna e internazionale, i politici devono fare ben più che semplicemente condannare i crimini commessi dalle organizzazioni criminali o proporre di aumentare le pene inflitte agli autori dei reati: occorre anche che si interroghino sulla capacità e l’intenzione degli stati e dei loro sistemi politici di adottare misure concrete.
Nella lotta alla corruzione, non è sufficiente inasprire le pene o minacciare il ricorso alla pena di morte. Quel che occorre sono istituzioni che funzionino, a partire da una magistratura efficiente e indipendente.
Per raggiungere questo obiettivo, non dobbiamo dimenticare lo straordinario ruolo che l’OSCE ha svolto nel promuovere nei decenni il rispetto dei diritti umani, anche attraverso la creazione di istituzioni che hanno un’esperienza unica in questo ambito. In particolare, il monitoraggio dei processi elettorali nei Paesi dell’OSCE (purtroppo non in tutti), si è rivelato uno strumento innovativo per limitare la corruzione politica e garantire maggiore trasparenza e uguaglianza nelle competizioni elettorali. Ciò nonostante, il rapporto annuale di Transparency International sulla corruzione, insieme ad altri rapporti, mostra che la corruzione in ambito politico è ancora presente in molte parti del mondo, compresi i Paesi occidentali o europei che hanno una lunga tradizione di istituzioni democratiche. Ciò significa che il lavoro dell’OSCE nel campo del monitoraggio elettorale deve essere rafforzato, in modo da istituire una sorta di monitoraggio costante e permanente delle funzioni democratiche degli Stati che ne fanno parte.
Secondo il Rapporto 2009 di Europol sulla Criminalità Organizzata, il terrorismo e altre forme di criminalità organizzata rappresentano una seria minaccia per la sicurezza nazionale nell’area OSCE, e rappresentano chiaramente una violazione dei diritti umani. Ciò nonostante, nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata o agli estremismi, alcuni Stati dell’OSCE hanno violato alcuni diritti umani essenziali, come il diritto al giusto processo, il diritto alla difesa, la libertà di riunione, la libertà di associazione e il diritto di partecipare alle elezioni; ciò è chiaramente dimostrato dai casi denunciati ed elencati da ONG come Amnesty International, Freedom House, Human Rights Watch e altre.
Per affrontare questioni legate alla tutela della sicurezza e alla promozione dello sviluppo economico occorre maggiore cooperazione da parte della comunità internazionale nella creazione di istituzioni adeguate che sia regolate dai principi democratici e dello stato di diritto, per sviluppare questo genere di lavoro. Allo stesso tempo, è essenziale una cooperazione internazionale permanente per garantire il rispetto dello stato di diritto e della democrazia; l’OSCE deve riaffermare il proprio ruolo e la propria leadership in questo settore, in quanto può offrire un forte contributo al rafforzamento non solo della dimensione umana di ogni società, ma anche della sua sicurezza.
In concreto, la sicurezza non viene garantita soltanto dall’assoluta mancanza di reati per paura di un tiranno, di una dura repressione o di “pene esemplari”, come ritengono alcuni politici e come può essere indotta a pensare l’opinione pubblica quando si segua un approccio populista di “guerra al crimine”, ma dalla ragionevole speranza che quando si commette un reato, esistano forze dell’ordine efficienti e una magistratura in grado di punire i colpevoli in un modo equo e giusto che non vada ad intaccare il godimento di diritti e l’esercizio delle libertà civili di tutti per a causa delle colpe di pochi.
[1] http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2009
[2] http://info.worldbank.org/governance/wgi/pdf_country.asp
[3] Questo settore è considerato il più corrotto nei seguenti Paesi OSCE: Austria, Bosnia-Erzegovina, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Serbia e Ungheria.
[4] Questo settore è considerato il più corrotto nei seguenti Paesi OSCE: Azerbaijan, Bielorussia, Federazione Russa, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca e Ucraina.
[5] Questo settore è considerato il più corrotto nei seguenti Paesi OSCE: Romania e Stati Uniti e si è registrato un notevole incremento, pari a circa il 2%, dal 2004 al 2009.
[6] Questo settore è considerato il più corrotto nei seguenti Paesi OSCE: Armenia, Bulgaria, Croazia, e Macedonia e si è registrato un notevole incremento, pari a circa il 6%, dal 2004 al 2009.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
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