ONU/ONSIGLIO SUI DIRITTI UMANI: MECACCI: VOTATO COMPROMESSO AL RIBASSO. GRAVE ERRORE DELL’EUROPA, E DELL’ITALIA; AVER LASCIATO ISOLATI GLI STATI UNITI.


Forte presenza radicale in politica estera italiana ed europea è unica garanzia per svolta sui diritti umani

Roma, 16 Marzo, 2006

Dichiarazione di Matteo Mecacci, Rappresentante all’ONU del Partito Radicale Transnazionale e candidato della Rosa nel Pugno in Toscana

"Il voto di ieri a New York che istituisce il Consiglio sui Diritti Umani, rappresenta l’ennesima battuta d’arresto per la costruzione di una vera Comunità delle Democrazie. Infatti, ogni volta che in sede di Nazioni Unite, l'Europa e gli USA si dividono su temi vitali come la promozione della democrazia e dei diritti umani, si indebolisce in tutto il mondo la forza delle ragioni e dei valori che sono alla base di ogni società libera. Il voto di ieri, purtroppo, non rappresenta un’eccezione a questa regola.

Se in altre occasioni è stata Washington a dividere in modo pericoloso il campo delle democrazie, come ad esempio nel caso della creazione della Corte Penale Internazionale, in questo caso è stata innanzitutto responsabilità dell’Unione Europea, e in particolare di un paese come l’Italia che sbandiera grande vicinanza e amicizia con Washington, aver favorito l’adozione di un deludente compromesso al ribasso.

La proposta approvata ieri dalla maggioranza dei paesi dell'ONU, infatti, non garantisce, la possibilità di escludere i paesi responsabili delle violazioni dei diritti umani dal nuovo Consiglio sui Diritti Umani, né in fase di elezione, né laddove un paese sia considerato responsabile di tali violazioni. Tutto viene demandato alla volontà politica della maggioranza dei paesi dell’Assemblea Generale, che vanta un record in materia di diritti umani più in linea con le politiche di Fidel Castro che di Londra o Washington.

Il controllo effettivo del rispetto dei diritti umani da parte del nuovo Consiglio è stata considerata da Washington, insieme a poche organizzazioni come il Partito Radicale Transnazionale e Freedom House, condizione essenziale per una reale riforma delle Nazioni Unite nel settore dei diritti umani. Inoltre, la riforma approvata inserisce un pericoloso precedente, poco notato e scaturito su iniziativa della Conferenza dei Paesi Islamici a seguito della cosiddetta vicenda delle “vignette danesi”, che mette in capo ai mezzi di informazione una particolare responsabilità nel prevenire le offese contro la religione; una responsabilità questa, non bilanciata, come sempre avviene in questi casi, da un chiaro richiamo alla prevalenza del diritto alla libertà di espressione. Si tratta dunque di un passo avanti verso la censura o l’autocensura, compiuto in nome dei diritti umani.

Inoltre, il voto a favore della risoluzione che istituisce il Consiglio sui Diritti Umani da parte di Governi come quello Russo, Cinese e Cubano, conferma che i regimi che violano sistematicamente i diritti umani hanno poco da temere dal nuovo Consiglio. Infatti, la scelta di impostare i negoziati sulla base del consensus, invece che sulla ricerca innanzitutto di una posizione comune tra i paesi democratici, ha finito, come era prevedibile, per accontentare le posizioni contrarie alla riforma espressa dall’anacronistico ma più che mai attivo Gruppo dei Paesi Non Allineati, e ad isolare la posizione di principio degli Stati Uniti. Fin dall’inizio l’Europa, invece di schierarsi a fianco di Washington, ha cercato di mediare con le posizioni di Governi terzomondisti e autoritari, contribuendo così alla produzione di un compromesso deludente, se si pensa che questa riforma era attesa da decenni.

In questo contesto, va sottolineato come il Governo italiano, si sia distinto per il suo anonimato in questa battaglia, con buona pace per gli alti proclami di Berlusconi a Washington sulla necessità di creare un’Alleanza delle Democrazie e sulla vicinanza "ideale" con l'amministrazione Bush. Vedremo se al momento delle elezioni per il nuovo Consiglio che si terranno a Maggio il nuovo Governo italiano sarà capace di invertire questa pratica. Solo una presenza forte dei radicali e in particolare di Emma Bonino attraverso la Rosa nel Pugno nella politica estera del nostro paese, potrà garantire un maggior rilievo al rispetto dei diritti umani e alla promozione della democrazia