ONU/ELEZIONI CONSIGLIO DIRITTI UMANI. MECACCI: BENE LA MANCATA ELEZIONE DI IRAN E VENEZUELA, MA...


...RESTA GRAVE DEFICIT DI CREDIBILITÀ PER ONU LA PRESENZA A GINEVRA DI CINA, CUBA, ARABIA SAUDITA, RUSSIA, AZERBAIJAN, PAKISTAN, TUNISIA, ALGERIA. PER QUALI PAESI HA VOTATO L’ITALIA?

• Dichiarazione di Matteo Mecacci, Membro della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno e Rappresentante all’ONU del Partito Radicale Transnazionale
I risultati delle prime elezioni per il Consiglio sui Diritti Umani delle Nazioni Unite non hanno riservato grandi sorprese, almeno per chi scrive. Nota positiva e’ la mancata elezione di due paesi come l’Iran e il Venezuela che, nel corso degli ultimi anni, hanno lavorato alacremente per indebolire tutti i meccanismi delle Nazioni Unite volti a tutelare i diritti umani o a promuovere i processi di democratizzazione. Altra nota positiva e’ stata anche la rinuncia da parte di paesi come Sudan, Zimbabwe, Nepal o Libia, a concorrere nelle elezioni per il Consiglio sui Diritti Umani, dopo che per anni questi paesi hanno rappresentato, con la loro presenza a Ginevra, un simbolo dell’ inefficienza e della lontananza dai propri principi fondativi da parte dell’ONU.

Tuttavia, l’elezione nel Consiglio sui Diritti Umani di Cina, Cuba, Arabia Saudita, Russia, Azerbaijan, Pakistan, Tunisia e Algeria - tra gli altri - conferma quanto la “storica” riforma della Commissione sui Diritti Umani, non sia in realta’ riuscita a modificare gli equilibri presenti da decenni all’interno del massimo organismo di difesa dei diritti umani, che vede la propria funzione condizionata da un’alleanza tra un manipolo di dittature e la gran parte dei “paesi in via di sviluppo”.

Tale alleanza, sta producendo risultati nefasti anche per quanto riguarda riforma del “management” delle Nazioni Unite – divenuta urgente dopo gli scandali emersi dall’inchiesta Oli for Food – con il tentativo riuscito del gruppo dei Paesi Non Allineati + Cina, di ritardare l’entrata in vigore di una riforma fortemente voluta da Kofi Annan, dall’Amministrazione Americana (che minaccia di sospendere il proprio economico all’ONU) e dall’Europa.

In questo contesto, l’Italia ha deciso di autoescludersi dal Consiglio sui Diritti Umani, senza esplicitarne le ragioni, ma probabilmente per “garantirsi” l’elezione a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza nel 2007. Un grande paese, fondatore dell’Unione Europea e membro del G8, puo’ ambire ad avere un ruolo sia nel Consiglio di Sicurezza che a difesa dei diritti Umani, come dimostra l’elezione nel nuovo Consiglio di tutti i paesi piu’ importanti.

Per quanto riguarda, invece, i paesi che l’Italia avrebbe sostenuto in queste elezioni, anche qui non e’ dato al momento sapere, visto lo scrutinio segreto. E’ dunque ipotizzabile che anche alcuni dei paesi che sostengono l’ipotesi di Riforma del Consiglio di Sicurezza portata avanti dall’Italia con il movimento “Uniting fo Consensus”, il cui record relativo rispetto dei diritti umani e’ pessimo, possano aver avuto il sostegno dell’Italia: tra questi vi sono ad esempio l’Algeria, il Pakistan e la Cina.

Il detto del “si fa ma non si dice” continua dunque ancora a condizionare in modo negativo la vita delle nostre istituzioni democratiche.