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"NIENTE QUOTE ROSA, HA VINTO CON LA POLITICA"
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- 18/11/2006
- La Repubblica
- Goffredo De Marchis
Il ministro Emma Bonino festeggia la Royal: l'immagine non c'entra, è una grande professionista.
ROMA - Ségolène ha vinto, "stando dentro il sistema ma aggirandolo", ha vinto essendo tutt'altro che la "carta dell'anti-politica" e ha vinto soprattutto alla faccia delle quote rosa "che servono solo in casi emergenziali, chessò, in Afghanistan dove hisogna colmare un gap millenario. Ma non in Europa o nel resto del mondo dove invece quello che serve è mettersi in gioco. Senza desistere. Come sta facendo l'imprenditrice kuwaitiana Rola Dashti. Ha combattuto per il voto alle donne nel suo Paese, si è presentata alle elezioni ma non è entrata in Parlamento. Beh, non ha piagnucolato, non si è ritirata. La sua lotta continua". Parla Emma Bonino, leader radicale, ministro delle Politiche Ue nel governo Prodi, nel '99 protagonista di una seguitissima candidatura al Quirinale che portò poi la sua lista fino alla soglia del 9 per cento alle Europee. Una donna che ha fatto della politica il centro della vita. E che oggi insieme con tante altre, da Rosy Bindi a Giorgia MeIoni, da Chiara Moroni a Giovanna Melandri alla Laozillotta, festeggia il successo della Royal nelle primarie francesi.
Per alcuni il fatto che sia femmina significa il trionfo dell'immagine sulla sostanza. Lei che ne pensa?
"Non è affatto così. Ségolène ha avuto un percorso tutto istituzionale: è stata ministro, ha già lavorato all'Eliseo con Mitterrand, ha studiato all'Ena. E' una grande professionista. Conosce perfettamente il sistema e proprio perché lo conosce bene ha potuto bypassarlo mandando a sbattere tanti suoi valorosi colleghi. Non ha mai giocato sul ruolo dell'antipolitica, tanto più che non le appartiene. Dunque, quale vittoria del look, della novità al femminile. E' una solenne stupidaggine".
Angela Merkel, Michelle Bachelet, Nancy Pelosi, Ségolène Royale la corsa di Hillary Clinton per la Casa Bianca. Che sta succedendo nel mondo?
"Significa che le quote non contano, non sono utili. E che la gente non vuole l'antipolitica, ma solo una politica diversa".
Non è anche il fallimento della politica al maschile?
"Ma no. Si fa solo piazza pulita di uno stereotipo atavico e autorefereoziale: che la politica è degli uomini. Invece no. C'e un fervore femminile che gli altri stentano a riconoscere. E ad accettare. Persino nei radicali questo fervore si è fatto largo con la nomina di tre donne alle principali cariche del partito".
Però Ségolène non ha ancora vinto. C'è sempre un uomo a sbarrarle la strada per l'Eliseo.
"La Royal ha già stravinto, il suo successo alle primarie lascerà un segno incancellabile. E non è detto che a sfidarla sarà un uomo, cioè Sarkozy. Anche nell'altro schieramento c'è una donna bravissima, Michèle Alliot-Marie, il miglior ministro della Difesa europeo. A dimostrazione che le donne imparano in fretta. Tanto quanto gli uomini".
Lei ci provò nel '99 e forse avrebbe voluto riprovarci quest anno, a correre per il Quirinale. Invece è toccato sempre ai maschi. Siamo più indietro della Francia?
"Abbiamo un sistema elettorale diverso. Qui scelgono i partiti, lì i cittadini. Eppoi bisogna anche saper cogliere l'attimo. Per la Royal è stato la grande crisi dei socialisti. Arriverà anche qui, un'oraX. Basta non desìstere".
Cosa le piace di Ségolène?
"Che parla chiaro, come quando dice che il Paese è fermo. Ai francesi ha anche spiegato che il mondo è cambiato e perciò si deve accettare la globalizzazione. Ha avuto quattro figli dal suo compagno senza sposarsi. Non lo ha sbandierato, ma non lo ha neanche nascosto. Ne ha fatto un punto di forza".
ROMA - Ségolène ha vinto, "stando dentro il sistema ma aggirandolo", ha vinto essendo tutt'altro che la "carta dell'anti-politica" e ha vinto soprattutto alla faccia delle quote rosa "che servono solo in casi emergenziali, chessò, in Afghanistan dove hisogna colmare un gap millenario. Ma non in Europa o nel resto del mondo dove invece quello che serve è mettersi in gioco. Senza desistere. Come sta facendo l'imprenditrice kuwaitiana Rola Dashti. Ha combattuto per il voto alle donne nel suo Paese, si è presentata alle elezioni ma non è entrata in Parlamento. Beh, non ha piagnucolato, non si è ritirata. La sua lotta continua". Parla Emma Bonino, leader radicale, ministro delle Politiche Ue nel governo Prodi, nel '99 protagonista di una seguitissima candidatura al Quirinale che portò poi la sua lista fino alla soglia del 9 per cento alle Europee. Una donna che ha fatto della politica il centro della vita. E che oggi insieme con tante altre, da Rosy Bindi a Giorgia MeIoni, da Chiara Moroni a Giovanna Melandri alla Laozillotta, festeggia il successo della Royal nelle primarie francesi.
Per alcuni il fatto che sia femmina significa il trionfo dell'immagine sulla sostanza. Lei che ne pensa?
"Non è affatto così. Ségolène ha avuto un percorso tutto istituzionale: è stata ministro, ha già lavorato all'Eliseo con Mitterrand, ha studiato all'Ena. E' una grande professionista. Conosce perfettamente il sistema e proprio perché lo conosce bene ha potuto bypassarlo mandando a sbattere tanti suoi valorosi colleghi. Non ha mai giocato sul ruolo dell'antipolitica, tanto più che non le appartiene. Dunque, quale vittoria del look, della novità al femminile. E' una solenne stupidaggine".
Angela Merkel, Michelle Bachelet, Nancy Pelosi, Ségolène Royale la corsa di Hillary Clinton per la Casa Bianca. Che sta succedendo nel mondo?
"Significa che le quote non contano, non sono utili. E che la gente non vuole l'antipolitica, ma solo una politica diversa".
Non è anche il fallimento della politica al maschile?
"Ma no. Si fa solo piazza pulita di uno stereotipo atavico e autorefereoziale: che la politica è degli uomini. Invece no. C'e un fervore femminile che gli altri stentano a riconoscere. E ad accettare. Persino nei radicali questo fervore si è fatto largo con la nomina di tre donne alle principali cariche del partito".
Però Ségolène non ha ancora vinto. C'è sempre un uomo a sbarrarle la strada per l'Eliseo.
"La Royal ha già stravinto, il suo successo alle primarie lascerà un segno incancellabile. E non è detto che a sfidarla sarà un uomo, cioè Sarkozy. Anche nell'altro schieramento c'è una donna bravissima, Michèle Alliot-Marie, il miglior ministro della Difesa europeo. A dimostrazione che le donne imparano in fretta. Tanto quanto gli uomini".
Lei ci provò nel '99 e forse avrebbe voluto riprovarci quest anno, a correre per il Quirinale. Invece è toccato sempre ai maschi. Siamo più indietro della Francia?
"Abbiamo un sistema elettorale diverso. Qui scelgono i partiti, lì i cittadini. Eppoi bisogna anche saper cogliere l'attimo. Per la Royal è stato la grande crisi dei socialisti. Arriverà anche qui, un'oraX. Basta non desìstere".
Cosa le piace di Ségolène?
"Che parla chiaro, come quando dice che il Paese è fermo. Ai francesi ha anche spiegato che il mondo è cambiato e perciò si deve accettare la globalizzazione. Ha avuto quattro figli dal suo compagno senza sposarsi. Non lo ha sbandierato, ma non lo ha neanche nascosto. Ne ha fatto un punto di forza".
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