Nell ’ambientalismo s ’aggira una Grande Balla,Signorino la denuncia Roma.


Il Foglio

“Si erano presentati, tanti anni fa, come giovani panda contro le vecchie volpi della politica; e ora sono ridotti, in tanti, a suonare il piffero per tutti gli estremismi. E quasi nessuno che si dissoci, perché la cosa è trendy, perché il nemico è comune, ha le stelle e strisce e non firma Kyoto; perché infine quasi tutti praticano l’estremismo verbale, quello dell’apocalisse ecologica”. Mario Signorino ha attaccato il movimento dell’ambientalismo politico, con parole dure e riferimenti precisi, provocando l’ira del presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, ancora prima che l’intervento venisse reso pubblico. Si tratta infatti dell’introduzione al dibattito dell’XI Congresso nazionale degli Amici della Terra (di cui Signorino è fondatore, insieme, tra gli altri, a Rosa Filippini), a cui le altre associazioni ambientaliste non hanno partecipato, e che solo da oggi compare per intero sul sito www.amicidellaterra.it.

Signorino ha ripercorso il cammino, l’ascesa e la caduta del movimento ambientalista, senza sconti e senza vaghezza, e Della Seta, diversamente dall’ex presidente Ermete Realacci, che mai aveva risposto alle polemiche realiste degli Amici della Terra – considerati un po’ eretici – , ha reagito scrivendo a tutte le associazioni ambientaliste: probabilmente adesso ci sarà quel dibattito pubblico che finora Legambiente ha sempre snobisticamente e abilmente evitato. Perché quello di Signorino non è affatto il lamento di un ambientalista pentito, ma di un ambientalista da trent’anni, per nulla noglobal, e assai riformista, che ha assistito alla trasformazione della questione ambientale “in un reality show a tinte fosche, in cui ogni problema diventa una catastrofe, i rischi sono sistematicamente esagerati, gli aspetti positivi ignorati, i termini reali dei problemi stravolti. Eppure, neanche in un simile show l’ambiente ha un posto centrale, essendo diventato piuttosto la materia, il pretesto di una predicazione ideologica di tipo fondamentalista”. Da Stoccolma, attraverso Rio De Janeiro, a Seattle, Porto Alegre, Genova, Signorino studia la cronaca di una caduta in cui “l’ambientalismo ha chiuso bottega come forza autonoma per annullarsi nel calderone noglobal”. Si è parlato di “un messaggio da setta”, cioè di un’interpretazione dello sviluppo in termini criminali, di una propagazione della teoria del peggioramento continuo delle condizioni ambientali e l’annuncio di catastrofi, di una deriva della questione ambientale, che ha assunto connotati antagonistici e ceduto alle tentazioni dell’estremismo: “C’è alla base indubbiamente un problema di cultura politica, di riflessi condizionati di tipo ideologico; e molto ha pesato la latitanza ottusa della cultura democratica di derivazione liberale. Il movimento ambientalista soffriva di un’intima ambivalenza, che poteva condurlo indifferentemente verso due destini diversi. Alla fine, ha dato il peggio di sé”.

Il presidente di Legambiente si è molto arrabbiato soprattutto perché Signorino ha individuato come essenziale nel processo di involuzione del movimento in Italia proprio la crescita di Legambiente, lanciata nel 1980 dal Pci attraverso l’Arci: “Con un notevole patrimonio di sedi, militanti e risorse finanziarie, essa aprì un canale di comunicazione tra il nuovo, gracile movimento e il grosso del ‘popolo di sinistra’”. E sul piano partitico, ci fu quell’operazione che nel 1989, “cioè nel momento di maggiore popolarità dei Verdi, portò all’emigrazione dei gruppi di estrema sinistra (ma parteciparono anche Rutelli e altri radicali) nelle loro liste elettorali”. Gruppettari, protestatari di professione, pacifisti anti Usa, forcaioli con Mani pulite, dal linguaggio politico naïf e la promessa “stucchevole e irreale” di un’alternativa ai partiti. Soprattutto senza “nessuna trattativa politica sui contenuti”: così è stata uccisa la questione ambientale facendola uscire dalla politica, dopo il crollo della Prima Repubblica, anche quando nel 1996 i verdi entrarono nei governi ulivisti. Signorino usa un’espressione efficace: la Grande Balla. “Un tipo di comunicazione basata su un intreccio inestricabile di verità e invenzioni, su un uso disonesto dei dati scientifici, sull’allarmismo sistematico, su una generale ispirazione antioccidentale”. Stando alla Grande Balla stiamo correndo verso il precipizio, l’innovazione tecnologica è identificata con il male, l’Occidente è accusato di distruggere il pianeta e le basi fisiche, biologiche e culturali della vita umana. Legambiente dentro la Grande Balla ci naviga: “In Italia, dice una cosa in arabo e un’altra in inglese, come Arafat; fa discorsi ragionevoli negli incontri con le istituzioni e le imprese e usa i toni fondamentalisti nelle occasioni militanti; avalla con la sua presenza qualsiasi iniziativa del movimento, anche quelle con le parole d’ordine più estreme. Grida alla catastofe ambientale se c’è una giunta comunale di destra e tuba graziosamente con le giunte di sinistra. Dice no al deposito di scorie radioattive a Scansano Jonico, ma è determinata nel sostegno delle torri eoliche, che senza risolvere il problema energetico fanno scempio del paesaggio nazionale”. L’accusa, di “fondamentalismo elastico e ben programmato” è chiara: ora Legambiente potrebbe, finalmente, rispondere.