Mutilazioni sotto accusa

Paola Caridi
L'Espresso

Un esercito di mutilate che equivale al doppio della popolazione italiana. Almeno 100 milioni. Molto più probabilmente 140, secondo le stime dell´Organizzazione mondiale della sanità. Sono le donne colpite da mutilazioni genitali di vario tipo, dalla ´semplice´ circoncisione, o clitoridectomia, fino all´infibulazione. La chiamano in gergo tecnico Fgm, come ben sa Emma Bonino che combatte questa pratica in uso in almeno 28 Paesi africani. Che spacca letteralmente a metà il continente, dalla costa occidentale sino a tutto il Corno d´Africa e alla valle settentrionale del Nilo. Ma che da anni è anche arrivata nel mondo ricco attraverso i flussi migratori. Ogni anno almeno altri 2 milioni di bambine rischiano di essere mutilate. Con vari esiti: morire di setticemia, diventare sterili, avere rapporti sessuali dolorosi, morire di parto. Soffrire anche soltanto per urinare. Un incubo che prosegue nonostante i divieti. E nonostante l´ingente flusso di denaro che ogni anno le organizzazioni internazionali, Onu in testa, devolvono alla lotta contro lo Fgm. Il caso egiziano è esemplare. Le autorità hanno messo al bando le mutilazioni genitali dal 1996, ma le cifre rese pubbliche appena qualche mese fa dicono che quasi tutte le donne - musulmane e copte - sono ancora sottoposte allo Fgm. Con l´esclusione delle classi medio-alte e di settori della popolazione urbana. Con punte sino al 97 per cento. Non è un caso, insomma, che sia proprio Il Cairo a ospitare la prossima conferenza internazionale sullo Fgm, dal 21 al 23 giugno. E a mettere in campo i suoi pezzi da novanta. A cominciare dalla first lady, Suzanne Mubarak, sino alle due principali autorità religiose del Paese, lo sceicco di Al Azhar, Mohammed Sayyed Tantawi, e il pope copto Shenouda III.