Mozione generale del XXX Congresso del PR


Mozione generale del XXX Congresso del PR
Roma, 31 ottobre, 1, 2, 3 e 4 novembre 1984

SOMMARIO: Il XXX Congresso registra un'importante svolta nel clima politico italiano. Il difficile isolamento che aveva attanagliato l'iniziativa del partito radicale negli anni precedenti sembra, almeno per il momento, allentarsi. Importanti prospettive si aprono sia per la lotta contro lo sterminio per fame che su quella per una giustizia giusta e contro la politica dell'emergenza. In particolare per la battaglia contro lo sterminio vi sono concrete possibilità di uno sbocco legislativo a breve scadenza in Italia.
La mozione congressuale conferma il giudizio sull'esistenza nel paese di un regime partitocratico e formula, a partire da questa analisi, precise indicazioni per la scadenza delle elezioni amministrative e regionali previste per la primavera successiva. Non presentazione di liste di partito, lotta contro l'usurpazione e l'invadenza partitocratica nella vita civile. Si auspica la nascita di liste verdi ed ecologiche dotate di effettivo contenuto politico e capaci di rappresentare un'autentica alternativa.
Il congresso elegge segretario Giovanni Negri e tesoriere Giuseppe Calderisi.
("Le lotte, le conquiste, le proposte radicali attraverso i documenti congressuali e lo statuto" - novembre 1985 - A cura di Maurizio Griffo - Opuscolo edito dalla tesoreria del Partito radicale)

MOZIONE GENERALE

Il XXX Congresso del Partito radicale saluta nei successi conseguiti nel 1984 dalla forza organizzata di soli 3.400 radicali l'eccezionale e prezioso patrimonio di forza per alimentare la speranza nell'affermazione di una politica di giustizia, di pace, di vita di fronte alla crisi che attraversa e attanaglia la Repubblica: crisi di valori e di ideali in primo luogo, quindi crisi istituzionale, politica, economica, sociale e civile.
La possibilità oggi concretamente aperta che il Parlamento italiano decreti vita e non morte per milioni di esseri umani; la prima inversione di tendenza nella politica dell'emergenza e delle leggi speciali, con la nuova legge sulla carcerazione preventiva, conquistata grazie all'impegno sul »caso Tortora come già ieri su quello »Negri ; il fatto che in condizioni estremamente difficili un milione e duecentomila italiani abbiano saputo riconoscersi nelle proposte e nelle liste elettorali radicali, assicurando di nuovo una significativa presenza in Europa; l'apertura attraverso il »caso Andreotti di una breccia di verità nel muro delle omertà di Stato e di regime che non potrà più essere rinchiusa: questi sono i momenti fondamentali del bilancio di un anno di lotta politica.
La straordinaria convergenza di tanti parlamentari intorno alla legge Piccoli, i termini stabiliti per il suo esame in sede parlamentare che questa volta non devono essere disattesi; lo stesso impegno, anche se gravemente riduttivo e inadeguato, del governo riaccendono la possibilità e la speranza che le parole di Sandro Pertini e di Giovanni Paolo II, l'appello dei Nobel, la risoluzione del partito europeo, le iniziative dei sindaci italiani, cinque anni di mobilitazione civile e nonviolenta, approdino ad un risultato legislativo.
Il Natale del 1984 può e deve essere davvero Natale di vita.
Perché questo avvenga, come è possibile, da ogni parte del paese, da ogni orizzonte ideale, civile e religioso, è indispensabile che giunga ai partiti e al Parlamento la richiesta dell'immediata approvazione dei contenuti essenziali della legge Piccoli.
Il Congresso pertanto impegna gli organi esecutivi federali, le associazioni e i radicali tutti a mettere in atto in ogni sede le iniziative politiche e nonviolente che consentano e rendano possibile questa mobilitazione e il raggiungimento dell'obiettivo.
Indice fin d'ora una grande marcia popolare per un »Natale di vita .
Il partito accoglie le testimonianze portate in questo Congresso dagli altri partiti -sia in termini di attenzione sia in termini di impegno- come una concreta e positiva opportunità di dialogo che, se confermata, non potrebbe che produrre effetti positivi.
Occorrono infatti nuovi valori, nuova moralità, nuovi orizzonti di civiltà per impedire la crisi della Repubblica e del paese. Occorrono nuove politiche e nuovi modi di concepire e praticare la politica.
La crisi della democrazia italiana si chiama partitocrazia. Lo sconvolgimento delle regole del gioco, l'esautoramento delle istituzioni rappresentative, la degradazione dello Stato di diritto e il restringimento delle libertà del cittadino, trovano origine nella patologica espansione dei partiti e nella eclissi della politica come conflitto di valori e di legittimi interessi nel quadro delle regole democratiche e parlamentari. Di questa trasformazione della democrazia in partitocrazia e della degenerazione della politica in potere portano la responsabilità le forze politiche sia di destra che di sinistra, quelle di preteso governo e quelle di cosiddetta opposizione.
Di fronte alla crisi di regime e alla crisi stessa dei partiti che a loro volta sono stati occupati e financo sostituiti da sistemi di potere palesi e occulti di cui la P2 è stata solo il più clamoroso esempio, l'organizzazione politica dei radicali si presenta come l'antidoto e l'antitesi. Il Partito radicale per la sua storia, per il metodo di organizzazione politica, per i comportamenti nel paese e nelle istituzioni, per gli obiettivi oltre che per i valori di cui è portatore, rappresenta oggi il luogo in cui la politica è libera dai condizionamenti di potere e si fonda sull'affermazione del diritto e della nonviolenza, pilastri necessari e obbligate utopie di ogni democrazia in cui hanno cittadinanza la libertà e la trasformazione delle regole della convivenza civile.

E' perciò che il Congresso conferma la validità del codice di comportamento assunto dagli eletti in Parlamento, come bandiera e strumento di radicale contestazione della degenerazione partitocratica, mentre invita gli eletti radicali a continuare a intensificare le lotte già incardinate in Parlamento.
Lo sciopero del voto in Parlamento deve rappresentare la premessa e l'incentivo ad un impegno continuativo ed intenso a livello istituzionale per strappare conquiste democratiche facendo leva sulle contraddizioni che pur sono presenti nel sistema dei partiti.
Obiettivi del partito federale, iniziative delle associazioni e degli iscritti e azione parlamentare devono perciò essere integrati e considerati come complementari, parti cioè di un'unica campagna politica.
Il Congresso indica perciò negli strumenti di mobilitazione nel paese gli unici, insieme alla nonviolenza, adeguati a sostenere ed indirizzare l'azione parlamentare. A tal fine dà mandato al Consiglio federale di apprestare entro il gennaio 1985 proposte di legge di iniziativa popolare nel campo dell'ecologia e dell'ambiente, della sanità e dell'informazione, della giustizia e della moralizzazione, nonché di esperire la possibilità di promuovere referendum popolari sugli stessi temi.
Il Congresso invita inoltre gli organi esecutivi a studiare la possibilità di indire entro il mese di aprile un'assise sulla democrazia nei partiti e sulla democrazia sindacale.
Solo con l'intensificarsi delle iniziative al tempo stesso popolari, politiche parlamentari, tese a colpire le strutture in cui il regime concretamente si esplica, è possibile incidere positivamente sulle contraddizioni, stabilire alleanze e promuovere schieramenti nel paese, prima ed oltre il sistema politico, al fine di costruire un movimento antipartitocratico alternativo adeguato a fronteggiare la crisi del regime.
La scadenza delle elezioni amministrative e regionali rappresenta per i radicali un appuntamento importante per la lotta contro l'occupazione sistematica di ogni settore della vita civile amministrativa e di ogni spazio e risorsa comune dei cittadini. Ogni autonomia è stata vanificata, con effetti spesso devastanti sull'utilizzazione delle risorse, sui servizi essenziali, sull'ambiente, sulla qualità della vita, sulla stessa salute.
Occorre operare facendo crescere quella teoria di convinzioni e iniziative che hanno condotto alla prima campagna per il voto bianco e nullo del 1980 e più recentemente a quella per lo sciopero del voto al comune di Napoli.
Fuori i partiti dai comuni, sciopero del voto, negazione di legittimità democratica ai meccanismi spartitori degli enti locali saranno le parole d'ordine del Partito radicale. In nessun caso il partito inseguirà gli altri partiti nell'occupazione dei comuni. Il Congresso si augura tuttavia che i segnali di iniziative e di volontà alternative che giungono dal movimento ecologico possano tradursi nella presentazione di »liste verdi o »azzurre di autentica alternativa, antipartitocratiche, antimilitariste, nell'avvio di un processo politico nuovo capace di rompere i logori equilibri della politica tradizionale.

Il Congresso fa appello ai radicali e ai non radicali che si riconoscono in questa posizione affinche diano tutto il loro impegno per assicurare questi sbocchi politico-elettorali.
Il Congresso impegna gli organi del partito a sostenere, anche con iniziative legislative popolari e parlamentari, la proposta di riforma istituzionale e elettorale per Napoli e ad affrontare, con indicazioni analoghe, il progetto di riforma istituzionale degli enti locali.
Li impegna inoltre ad attuare le iniziative necessarie per una forte campagna di denuncia della responsabilità degli enti locali nel degrado ambientale e in tutte le forme di inquinamento.
Il Congresso denuncia il peso crescente dei gruppi di pressione legati all'industria bellica che, attraverso il rilancio dell'immagine, del ruolo, del potere delle Forze Armate, si propongono in realtà il definitivo consolidamento del complesso militare industriale come essenziale punto di riferimento degli assetti e degli equilibri politici.
Denuncia l'ipocrisia di chi in piazza invoca la pace a parole e in Parlamento vota o consente l'approvazione dei bilanci militari.
Il Congresso impegna il partito:

1) ad assumere iniziative adeguate all'obiettivo di rilanciare con forza i temi e l'impostazione dell'antimilitarismo radicale, per una drastica riduzione e conversione delle spese militari;

2) riprendendo la tradizione delle marce antimilitariste, a dar vita nella prossima estate ad una marcia internazionale contro gli armamenti, contro lo sterminio per fame, per l'ecologia, per i diritti umani;

3) a sollecitare e coinvolgere le forze sociali, le organizzazioni religiose, i movimenti pacifisti per la promozione di iniziative, non esclusa quella del ricorso al referendum, finalizzate all'approvazione di una legge che scoraggi o almeno regolamenti in modo ferreo l'esportazione di armi del nostro paese.
Il Congresso rileva che grazie all'iniziativa radicale, e solo grazie ad essa, l'elevazione delle pensioni sociali e dei minimi previdenziali per i pensionati privi di altri redditi è una battaglia ormai iscritta nell'agenda politica del governo e di tutte le forze politiche e sindacali. Gli impegni solennemente assunti davanti al Congresso del rappresentante della forza politica che esprime il presidente del Consiglio dei ministri, con esplicito riferimento alla legge finanziaria per il 1985 già in discussione presso la Camera dei deputati, aprono concrete possibilità che il Parlamento decreti un Natale di vita anche per alcune centinaia di migliaia di pensionati costretti finora a sopravvivere in condizioni di assoluta indigenza.
Il Congresso impegna pertanto gli organi esecutivi federali, le associazioni e i radicali tutti a mettere in atto in ogni sede le iniziative politiche e nonviolente che rendano possibile il conseguimento di questo obiettivo.
Il Congresso denuncia la morsa che soffoca ogni diritto e libertà di informazione.

Occorre mettere in atto ogni forma di lotta finalizzata:

1) ad abolire ovvero ad impedire il monopolio dell'informazione televisiva sia pubblica che privata;

2) a riconquistare il servizio pubblico radiotelevisivo oggi lottizzato dal sistema dei partiti attraverso la commissione parlamentare di vigilanza;

3) alla tutela legislativa del diritto alla reputazione, all'identità, alla verità, all'immagine nonché all'estensione del diritto di rettifica all'informazione radiotelevisiva pubblica e privata.
In questo quadro il Congresso decide di confermare la campagna nazionale per la disdetta del canone Rai come uno strumento essenziale di mobilitazione per ottenere il rispetto del diritto all'informazione senza il quale non esiste possibilità di democrazia.

Il Congresso ritiene che il partito, grazie ad una tenace e dura lotta politica, abbia attraversato uno dei periodi più difficili della sua storia salvaguardando e rafforzando tutti i propri connotati e la propria identità. E' oggi necessario dare vita o concorrere alla formazione di nuove iniziative e aggregazioni. Il XXX Congresso invita pertanto gli iscritti radicali a un impegno diretto di carattere associativo, o per la formazione di leghe e movimenti, sui temi che più direttamente li coinvolgono.
Dà mandato inoltre agli organi federali -segretario, tesoriere, giunta, consiglio federale- di mettere in atto, a partire dalle campagne politiche e dalle iniziative di lotta, le forme di coordinamento, di organizzazione e di supporto che favoriscano il massimo coinvolgimento delle associazioni radicali nelle diverse sedi e degli iscritti.
Dà mandato:

1) al segretario di convocare entro la metà di dicembre un'assemblea nazionale delle associazioni;

2) al Consiglio federale di dedicare una delle sue prime riunioni alla decisione da prendere sullo stato del partito e sugli strumenti di organizzazione;

3) di studiare le forme possibili di una dimensione europea nel partito.
Il Partito radicale registra come uno straordinario risultato l'autofinanziamento realizzato dal Partito radicale, dai suoi militanti e iscritti, dai suoi parlamentari, dai suoi simpatizzanti e sostenitori, se raffrontato alla prassi dominante negli altri partiti e ai risultati degli anni precedenti. Esso rappresenta uno straordinario patrimonio di onestà, moralità, indipendenza politica. Il miliardo in meno rispetto all'obiettivo fissato dal Congresso di Rimini costringe tuttavia ad affermare anche per il 1985 un fabbisogno finanziario di tre miliardi necessario per l'eliminazione dell'indebitamento e per il finanziamento dell'organizzazione e delle lotte politiche radicali.
Il Congresso impegna gli iscritti a farsi in prima persona promotore della raccolta di fondi; la capacità di raccogliere attraverso iniziative politiche 500 mila lire in un anno da parte di ciascuno degli iscritti costituirebbe una grande fase di rafforzamento e di crescita del partito.

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