Mozione generale approvata dal XXXV Congresso del Pr (Budapest 22/26 aprile 1989).


Mozione generale approvata dal XXXV Congresso del Pr (Budapest 22/26 aprile 1989).
(Notizie Radicali n. 101 del 16 maggio 1989)

SOMMARIO: Il congresso di Budapest, nel confermare la volontà del Partito radicale di costituirsi come soggetto politico trasnazionale e transpartitico, denuncia la gravissima situazione finanziaria che minaccia la sua stessa esistenza. Nella mozione il congresso nega che errori politici possano aver portato a questa situazione di crisi, individuando invece nell'assenza di democrazia la causa principale della carenza di risorse del partito.
Contro la possibilità che il partito radicale sia chiuso, il congresso "chiama a raccolta tutte le forze di democrazia e di tolleranza, di ogni paese, e in particolar modo le stesse classi dirigenti o i loro esponenti più liberi e responsabili, perché una immediata, grande ondata di iscrizioni e di sostegni la scongiuri".
Infine il congresso non accetta di darsi organi straordinari di liquidazione e attribuisce tutti i poteri statutari al Segretario e al tesoriere, congiuntamente al presidente del partito e al presidente del Consiglio federale, in ordine alle decisioni sulla vita del partito.
Il congresso conferma come segretario Sergio Stanzani e come tesoriere Paolo Vigevano. Bruno Zevi viene proclamato Presidente.

MOZIONE GENERALE

Il Congresso del Partito Radicale,
udite le relazioni del Primo Segretario e del Tesoriere, le approva, sottolineando lo straordinario valore della loro opera che ha consentito al Pr di raggiungere le condizioni di maggior forza politica e di accresciuto, e riconosciuto, valore civile e democratico. Questo malgrado la crisi, non addebitabile a ragioni soggettive nè del Partito nè dei suoi responsabili, che ha attraversato e attraversa, fino a metterne in immediata causa la stessa possibilità di esistenza.
Il Congresso ringrazia per la sua opera generosa e puntuale, nobile e preziosa il Presidente Bruno Zevi, e lo incarica di proporre al prossimo Consiglio federale del Partito, unitamente a Marco Pannella e a Gianfranco Spadaccia, un »manifesto dei radicali , a partire dall'»Appello di Budapest da lui elaborato e proposto al Congresso come base di lavoro;

saluta lo svolgimento del Congresso a Budapest come uno straordinario progresso del cammino e della natura transnazionali e transpartitici del Partito Radicale, e come un contributo esemplare alla battaglia per la democrazia, per lo Stato di diritto, per gli Stati Uniti d'Europa, (del Mediterraneo e d'Africa), per il diritto alla vita e la vita del diritto, per un positivo esito istituzionale e politico delle grandi necessità sociali e ambientali del mondo;

ringrazia il Governo ungherese che, in condizioni istituzionali ancora di carattere dittatoriale, ha saputo assumersi la responsabilità politica di una grande atto di tolleranza e di civiltà democratica, autorizzando la tenuta del Congresso radicale, assicurandogli piena libertà di parola e di manifestazione, contribuendo a consentirne la conoscenza da parte dell'opinione pubblica riconoscendo pubblicamente e ufficialmente al Partito ed a questa sua manifestazione il valore civile e di amicizia e collaborazione con il popolo ungherese e con quanti lottano per lo Stato di diritto, per gli Stati Uniti d'Europa, qui ed ovunque;

esprime la sua riconoscenza, la sua profonda amicizia, la sua volontà di collaborazione con le forze indipendenti e di opposizione magiare, direttamente discendenti dall'opera e dagli ideali degli eroi e dei martiri, dei democratici che negli ultimi quarant'anni hanno onorato il popolo magiaro e tutti coloro che credono, nel mondo, nella giustizia e nella libertà;

formula un commosso benvenuto ai 114 compagni ungheresi che - con la loro adesione al Partito Radicale - hanno mostrato e fornito un generoso, e quanto necessario, contributo alla vita del Partito stesso, ed al suo radicamento nella storia di questo paese.

Il Congresso saluta con particolare forza i 56 compagni polacchi, i 79 compagni jugoslavi, i 4 compagni del Burkina Faso, che hanno partecipato al Congresso stesso, e rivolge ai 733 compagni italiani, in questa occasione, il solenne riconoscimento che meritano per il loro contributo assolutamente essenziale e determinante alla vita del Partito ed al successo del Congresso.
Il Congresso del Partito radicale denuncia nella gravissima situazione di iscritti e di risorse, economica e finanziaria che ne ipoteca nell'immediato la vita, e non solo l'attività, un esempio di quanto la »democrazia reale del sistema dei regimi occidentali, ed in particolare la partitocrazia italiana e di altri paesi dell'occidente europeo, sia lontana e a volte opposta alla democrazia, ai suoi principi, alle sue regole, alle sue leggi.
Nessuno può sennatamente, infatti, attribuire l'impercettibile numero degli iscritti al Partito radicale alla sola, od alla prevalente responsabilità dei radicali, a loro errori veri o presunti. I riconoscimenti autorevolissimi che da ogni parte continuano a venire al Partito e alla sua opera, la dichiarata consapevolezza della sua necessità e della necessità della sua forza, ne sono un'ennesima riprova. Le nuove adesioni di questi giorni mostrano che quando il conoscere per il deliberare e lo scegliere viene assicurato il Partito radicale, transnazionale e transpartitico, risponde ad un'esigenza di classi dirigenti non meno che dei dissidenti nelle nostre società e nel nostro tempo.
Il Congresso del Partito radicale denuncia altresì la gravissima opera di quanti continuano a far credere che il Partito voglia liberamente scegliere la propria dissoluzione. Il Partito radicale ha da tempo e con sempre maggiore puntualità e precisione, rigore e vigore, documentato la situazione fallimentare, cui ostracismi, mistificazioni, uso antidemocratico dei poteri statali e privati, ha ridotto il Partito stesso, sul piano delle risorse, umane e di mezzi. Le relazioni del segretario e del tesoriere hanno provato, e provano, che - se non accadono straordinari eventi - nelle settimane prossime l'esistenza ed il patrimonio del Partito saranno progressivamente, e rapidamente annullati.
Contro questa eventualità incombente, il Congresso chiama a raccolta tutte le forze di democrazia e di tolleranza, di ogni paese, e in particolar modo le stesse classi dirigenti o i loro esponenti più liberi e responsabili, perché una immediata, grande ondata di iscrizioni e di sostegni la scongiuri.
Il Congresso radicale decide quindi di rispondere alzando la bandiera della sua tradizione e delle sue regole, rifiutando di confidare a organi straordinari la continuazione della sua vita e della battaglia del Pr. Ogni energia, ogni soldo del Partito dovranno esser liberi per gli obiettivi che sono i nostri, che sono contenuti nelle delibere dei congressi precedenti e non realizzati, nelle relazioni del segretario e del tesoriere.
Non una sola energia personale e finanziaria dovrà essere distolta da questa lotta, per pretese ipotetiche procedure di liquidazione consensuale e democratica del Partito. L'eventuale chiusura del Pr e delle sue attività non può essere altro che opera di una violenza da parte del potere, e in nessun caso decisione del Partito.
Il Congresso di conseguenza delega ogni suo potere statutario al primo segretario, al tesoriere, congiuntamente al presidente del Partito ed al presidente del consiglio federale, per tutte le decisioni relative alla vita ed al patrimonio del Partito radicale, ove la violenza riuscisse a prevalere contro la nostra resistenza. Ed in tal senso, con questa norma transitoria e finale, muta lo statuto del Partito.
Il Congresso esprime la speranza, la fiducia, la volontà che si giunga invece a tenere regolarmente, nella prima settimana del 1990, il 36.mo Congresso del Pr, in località che dovrà essere scelta, entro l'estate, dal Consiglio Federale.

Questa mozione, primo firmatario Marco Pannella, ha ottenuto 455 voti su 564 votanti: avendo ricevuto oltre i 3/4 dei voti diviene quindi vincolante.

Le altre mozioni hanno ottenuto voti:
Tescari: 71
Roche: 16
astenuti: 22