Mozione generale approvata dal XXVII Congresso del PR


Mozione generale approvata dal XXVII Congresso del PR
Bologna, 28, 29, 30, 31 ottobre e 1 novembre 1982

SOMMARIO: Nel corso del 1982 la lotta contro lo sterminio per fame nel mondo prende consistenza, si articola in nuovi strumenti, raccoglie nuove adesioni. La mozione del congresso di Bologna, un congresso segnato da profonde lacerazioni interne, conferma la priorità di questa battaglia politica.
Accanto a questo elemento la mozione contiene una analisi del regime, un primo sforzo di approfondimento della situazione politica determinatasi dopo la fine dell'unità nazionale, denunciando la crisi del regime e la gravità delle involuzioni anticostituzionali.
Il congresso approva anche un regolamento finanziario che è codificazione in qualche misura "definitiva" dell'uso della quota di finanziamento pubblico.
Il congresso conferma come segretario Marco Pannella e come tesoriere Marcello Crivellini.
("Le lotte, le conquiste, le proposte radicali attraverso i documenti congressuali e lo statuto" - novembre 1985 - A cura di Maurizio Griffo - Opuscolo edito dalla tesoreria del Partito radicale)

MOZIONE GENERALE

Il XXVII Congresso del Partito radicale denuncia che il 1982 -contro l'appello dei Nobel, nonostante la proposta di legge dei sindaci, nonostante la vasta mobilitazione delle coscienze e gli straordinari successi politici conseguiti- è stato ancora una volta, ormai per cosciente responsabilità dello Stato italiano, anno di sterminio e non anno di salvezza di vite umane.
Il XXVII Congresso del Partito radicale denuncia al paese la realtà di una crisi, non solo economica e finanziaria, ma ormai politica e istituzionale, civile e sociale. E' crisi del regime, che rischia di travolgere la società e il paese.
Coloro che ne sono autori e responsabili appaiono sempre più incapaci di dominarla, se non ricorrendo a forme di intervento violente contro la Costituzione e le istituzioni, contro ogni espressione ed azioni politiche che non si pieghino alla logica del regime, e quindi in primo luogo contro il Partito radicale e la sua politica, contro l'onestà e la correttezza dell'informazione, contro ogni resistenza od ostacolo.
E' una violenza tanto più pericolosa perché nasce dalla paura, dalla debolezza e dall'impotenza, che deve travolgere e violare permanentemente le stesse regole e le stesse fonti di legittimità del potere.
E' una violenza tanto più pericolosa perché si salda a quella, prima tollerata, poi alimentata, e comunque omogenea, dei poteri occulti e a quella della criminalità organizzata. L'eliminazione fisica del generale Dalla Chiesa ne costituisce l'episodio più vicino ma anche più drammatico e emblematico.
Già da tempo il discorso sulla »grande riforma costituzionale rivelava l'esigenza di adattare la legalità repubblicana alla costituzione materiale e alle pratiche spartitorie del potere per provocarne la legittimazione istituzionale.
Il precipitare della crisi economica e finanziaria, l'incontrollabilità dei meccanismi della spesa pubblica e l'entità dell'indebitamento pubblico, che toccano i limiti della bancarotta, rendono tanto più obbligati quanto imprevedibili nei loro esiti questi tentativi e questi disegni.
Questa politica ha reso più drammatica la condizione dell'Italia in una crisi internazionale che è determinata in primo luogo dalla chiusura egoistica ed oppressiva del mondo industrializzato nei confronti del Terzo e Quarto mondo, provocatrice di sterminio, di disordine, di riarmo e di guerra.
Nel giro di tre soli anni, ad opera di un ministro socialista, l'Italia è passata all'interno del mondo occidentale da soggetto passivo di questo processo a soggetto attivo, con un crescente drenaggio delle risorse interne a favore della politica militarista e di riarmo.
Il consumarsi violento di questa crisi di regime non può essere confinato all'interno del Palazzo. Il paese deve essere investito con nuove elezioni e scegliere su chiare proposte alternative che riguardino le opzioni istituzionali, economiche e internazionali.
A questa scadenza il Partito radicale si presenta contrapponendo alle folli scelte del regime:

- la difesa e l'attuazione della Costituzione, con proposte e progetti che interrompano i meccanismi di svuotamento e di lottizzazione delle istituzioni, a cominciare da una grande petizione popolare per l'insediamento di una commissione di inchiesta sul finanziamento dei partiti, sui loro bilanci e sul loro stato patrimoniale;

- un progetto complessivo per la riconversione della spesa destinata agli armamenti (76 mila miliardi in lire '86 per nuovi sistemi d'arma) in finanziamenti di progetti e di interventi per la vita e la qualità della vita.
Il XXVII Congresso del Partito radicale ribadisce l'impegno nazionale e internazionale prioritario del partito nella lotta contro lo sterminio per fame e dà mandato agli organi statutari e a tutti i radicali di rilanciare -nell'obiettivo e nel metodo dei 3 milioni di vite da salvare- la proposta di legge dei sindaci.
In tal senso, il Congresso dà mandato agli organi statutari del partito di promuovere e coordinare una vasta azione capace di coinvolgere tutta la pluralità dei soggetti istituzionali, politici, sociali, religiosi, che ne possono e debbono essere nella loro complessità, gli interlocutori. L'enorme patrimonio politico accumulato in questi tre anni nella battaglia contro l'olocausto e per la sopravvivenza consente oggi ad ogni radicale di trovare -ovunque operi, in Italia o in altri paesi- il proprio terreno di iniziativa affinche dalla società civile giunga una grande e decisiva spinta capace di spezzare la politica dello sterminio e di convertirla in politica di vita.

Emendamento aggiuntivo alla mozione generale

Il XXVII Congresso denuncia la disinformazione della Rai sui problemi reali e politici della società; denuncia l'espulsione dalle comunicazioni di massa delle vere vittime dello sfacelo del regime, dagli sterminandi per fame alla terza età, agli handicappati, ai disoccupati, a tutti i senzavoce.
Pertanto il XXVII Congresso dà mandato agli organi esecutivi di sostenere la campagna per il non pagamento del canone Rai 1983.

REGOLAMENTO FINANZIARIO

1) Il Partito radicale è -per norma statutaria riconfermata anche dal XXVI Congresso ordinario- rigorosamente autofinanziato. Pertanto il finanziamento pubblico non può essere utilizzato in nessun caso per far fronte alle spese necessarie alle strutture ed alle attività del partito (statuto, 1.2 e mozione particolare sul finanziamento pubblico, approvata dal XXVI Congresso ordinario del partito).

2) Ogni anno il tesoriere presenta separati bilanci per le due diverse gestioni:

a) Fondi propri del partito, provenienti dalle fonti di finanziamento indicate al punto 1.2 dello statuto ed eventuali quote di rimborso per spese elettorali;

b) fondi provenienti dal finanziamento pubblico.
In via transitoria è costituita una terza gestione destinata al ripianamento del disavanzo derivante dalle gestioni antecedenti all'1.11.81, alimentata dalle quote integrative di finanziamento pubblico di competenza di esercizi precedenti, come previsto dalla mozione particolare approvata dal XXVI Congresso ordinario del Partito radicale.

3) Come i bilanci, sono tenuti rigorosamente separati i conti correnti (bancari e/o postali) e le disponibilità liquide relativi alle due differenti gestioni di cui al capo 2. Le strutture contabili e la necessaria documentazione sono affidate ad uno studio professionale esterno, che offra le necessarie garanzie di capacità tecnica.

4) A partire dall'esercizio 1983, tutti i soggetti esterni dal partito, che ricevono dal Partito radicale finanziamenti provenienti dalla gestione separata del finanziamento pubblico, sono tenuti a presentare al Congresso una relazione sull'andamento dell'esercizio corrente (anno solare in corso) con riferimento ai progetti, ai programmi o comunque alle previsioni che hanno determinato l'erogazione del finanziamento pubblico da parte del tesoriere. I soggetti esterni avranno altresì cura di esporre al Congresso le eventuali variazioni di obiettivo, o della linea programmatica relativa all'esercizio dell'anno successivo, nonché le previsioni di massima relative al fabbisogno finanziario da sottoporre al tesoriere.

5) Il bilancio -nelle sue due parti separate- deve essere un prospetto contabile da cui emergano i risultati della gestione e la consistenza del patrimonio.

6) Il tesoriere può assumere impegni finanziari in nome e per conto del partito, quando ciò si renda necessario per lo svolgimento dell'attività politica, anche superando i limiti temporali del suo mandato in caso di necessità. Egli può contrarre debiti a breve termine, sia verso privati che verso aziende di credito.

7) La limitazione temporale implicita al capo 6 vale sia per la gestione dei fondi propri del partito, sia per la gestione speciale dei fondi provenienti dal finanziamento pubblico. Per questa seconda gestione il tesoriere può avvalersi della facoltà di contrarre prestiti solo nel caso di urgenti necessità pubbliche (ad esempio elezioni politiche anticipate) che prevedano un rimborso di copertura.

8) Ferme restando le limitazioni temporali e qualitative, il tesoriere dovrà in relazione a qualsiasi impegno finanziario (prestito) darne informazione al Consiglio federale.

9) Le eventuali disponibilità residue, su qualsiasi gestione (fondi propri del Partito radicale o fondi pubblici) potranno essere investite dal tesoriere nell'intento di accrescere legittimamente le riserve. Gli investimenti saranno prescelti secondo criteri di garanzia e di prudenza, configurandosi nell'incarico di tesoriere con mandato fiduciario senza rappresentanza. Saranno pertanto esclusi gli investimenti di rischio e quelli vincolati nel tempo o comunque connessi con previsione di risultati di lungo termine.

10) Per la valutazione dei progetti da finanziare con i fondi derivanti dal finanziamento pubblico e la conseguente decisione nei confronti dei soggetti (esterni al Partito radicale) proponenti, il tesoriere si avvale di un comitato di esperti da lui nominato e della cui composizione è informato il Consiglio federale. La relazione del comitato è scritta.