Mozione generale approvata dal XVIII Congresso (straordinario) del PR (Roma 7 e 8 maggio 1977)


Nozione generale approvata dal XVIII Congresso (straordinario) del PR (Roma 7 e 8 maggio 1977)

SOMMARIO: Il XVIII congresso straordinario si riunisce a Roma nel corso della campagna di raccolta delle firme per l'indizione degli otto referendum. Nonostante i buoni risultati conseguiti fino a quel momento (sono circa 320.000 le firme raccolte in poco più di un mese) la campagna rischia di fallire. Il congresso denuncia due pericoli: da un lato la massiccia opera di disinformazione operata dalla Rai, non solo rispetto a tutte le iniziative radicali, ma in particolare nei confronti dei cittadini tenuti all'oscuro della campagna referendaria e così di fatto privati del diritto di esprimersi su un'iniziativa che è costituzionalmente garantita; dall'altro lato la drammatica situazione finanziaria del partito che non può garantire il proseguimento della campagna, col rischio del suo fallimento.
Il XVIII congresso è importante soprattutto come momento di rilancio verso l'esterno dell'iniziativa referendaria. Il partito, su cui ricade l'intero peso della raccolta firme, vi ritrova lo slancio e la concentrazione necessari per proseguire la lotta. Anche sul piano della raccolta di fondi, seppure l'obiettivo fissato dal congresso non viene centrato, si registra un notevole incremento dell'autofinanziamento, che tocca a fine giugno la considerevole cifra di 150 milioni.
("Le lotte, le conquiste, le proposte radicali attraverso i documenti congressuali e lo statuto" - novembre 1985 - A cura di Maurizio Griffo - Opuscolo edito dalla tesoreria del Partito radicale)


MOZIONE GENERALE

Nel paese è sempre più diffusa la domanda di libertà e di radicale mutamento per un'alternativa al regime democristiano; una spinta popolare che può costituire, se tradotta in una politica nelle istituzioni, la via d'uscita dalla crisi morale, sociale e politica in cui il paese è stato gettato. Di contro si stanno realizzando intorno alla Dc convergenze delle forze della sinistra storica all'interno del sistema di potere classista, clericale e corporativo che riducono la democrazia sempre più a una parvenza senza alternativa e senza lotta politica.
Di questo disegno, che vede le sinistra ingabbiate in un compromesso che è ormai solo compromesso di regime tendente a schiacciare le spinte della società civile e ad eliminare il dissenso criminalizzandolo o rendendolo impotente, è ormai parte centrale il soffocamento della libertà di informazione.
I radicali individuano in questa libertà uno dei nodi di fondo su cui si gioca il destino della democrazia in Italia.
Consenso e dissenso sono ormai strettamente legati nella società di massa alla trasmissione dei messaggi politici. E ciò vale non tanto e non solo per il diritto delle forze politiche di far trasmettere le proprie proposte, quanto per ciò che riguarda il diritto dei cittadini di conoscere per scegliere.
Si è potuto ormai constatare da tutte le volte che i cittadini sono stati messi in grado di conoscere i grandi temi di scontro della lotta politica grazie ad un'adeguata informazione, strappata, per lo più, dalle lotte democratiche di cui i radicali sono stati gran parte, che il paese ha scelto nel senso delle libertà e del mutamento.
Ciò è avvenuto puntualmente per tutte le battaglie radicali per i diritti civili che hanno trovato il punto di massima il 13 maggio 1974 con il referendum sul divorzio. Non ci può essere battaglia di massa e quindi scelta veramente democratica senza il concreto esercizio della libertà di informazione. Perciò referendum e informazione sono strettamente e inevitabilmente legati.
I radicali pertanto individuano nel mancato rispetto sia delle norme costituzionali, sia delle leggi dello Stato, e in particolare la legge di riforma approvata nel 1975, da parte della Rai-Tv uno dei maggiori ostacoli non solo e non tanto alla campagna referendaria del Partito radicale bensì all'istituto stesso del referendum previsto dalla Carta costituzionale e allo stesso esercizio dei diritti politici in Italia.
Il Partito radicale ritiene perciò che la battaglia per gli otto referendum in corso oggi non possa essere disgiunta da una battaglia per una informazione libera e corretta su di essi e conseguentemente su ogni altra iniziativa referendaria che verrà presa in futuro, quale ne sia la parte politica promotrice.
Il Congresso straordinario del Partito radicale rilevato che la Rai-Tv »riformata del 1977, secondo lo studio operato dalla Demoskopea, in un periodo di drammatiche e importantissime scadenze delle battaglie radicali, culminato con il digiuno di 73 giorni della segreteria nazionale, del presidente del Consiglio federativo e di altri militanti e dirigenti, e con la presentazione e il lancio politico della campagna per gli otto referendum, ha dedicato al Partito radicale e alle battaglie per i diritti civili e alternative l'1,8% delle citazioni politiche dei suoi notiziari di informazione, conformandosi alla pratica corporativa inaugurata dal fascismo e continuata dal regime dc secondo cui le notizie vanno riferite e divulgate non in base al loro contenuto, ma in base alla presunta autorevolezza della fonte da cui provengono;

che la stessa Commissione parlamentare di indirizzo e di controllo sulla Rai-Tv era stata costretta dall'evidenza dei fatti a censurare per tale motivo il comportamento dell'ente radiotelevisivo, e che successivamente il comitato ristretto della Commissione stessa ha preferito assumersi la responsabilità di contraddire clamorosamente tale parere, piuttosto che consentire ai cittadini di conoscere l'iniziativa referendaria e metterli così in grado di giudicarla e di valutarla;

che perfino questo gravissimo comportamento della Commissione è stato del tutto ignorato dalla stessa informazione stampa;

ritiene che, nonostante tale sistematica censura operata da tutta l'informazione di regime, il raggiungimento delle 320.000 firme autentificate di cittadini elettori su ciascun referendum e dei 48 milioni di autofinanziamento a seguito della sottoscrizione lanciata dal Congresso stesso, dimostri ancora una volta che le posizioni e le battaglie radicali e libertarie nel paese non rappresentano solo i cittadini già orientati a esprimere elettoralmente il proprio consenso al Partito radicale, ma, come ieri sul divorzio e sull'aborto, rappresentano la grande maggioranza del paese, prefigurando un possibile grande blocco storico democratico alternativo al regime dc.

Il Congresso conferma e rafforza, sullo slancio di tale risultato, l'impegno di tutto il partito, delle sue associazioni, dei suoi militanti, per il raggiungimento delle 380.000 firme ancora necessarie al successo della campagna referendaria e degli altri fondi necessari per l'autofinanziamento del partito.
Ribadisce, nel confermare il netto rifiuto di qualsiasi utilizzazione, sotto qualsiasi forma e a qualunque titolo, del finanziamento pubblico spettante al Partito radicale, che solo con il proseguimento e il potenziamento della più rigorosa politica di autofinanziamento, sarà possibile per il Partito radicale non solo far pervenire alla Corte di Cassazione entro il 30 giugno le 700 mila firme per i referendum, ma condizionare e segnare in modo profondo e decisivo la vita politica italiana dei prossimi anni.
Si augura che tale pratica di autogestione e autofinanziamento porti ad escludere per il futuro, per tutti i radicali, il ricorso all'estremo mezzo di disobbedienza civile nonviolenta costituito dal digiuno che, nell'attuale situazione dei mezzi di informazione di massa, non potrebbe che portare ad esiti drammatici e comunque pericolosissimi.
Rivolge un pressante appello ai militanti radicali, ai cittadini e agli elettori socialisti, comunisti, democratici, perché nella primavera del 1978, nel mese di aprile o di maggio, nel trentennale dell'entrata in vigore della Costituzione repubblicana, sia dato all'Italia laica, democratica, antiautoritaria e socialista, cresciuta e maturata attraverso le battaglie sociali e civili di questi anni, di cacciare all'opposizione e in minoranza, nel Parlamento o nel paese, il regime che dal fascismo ha ereditato tutto ciò che dopo la Resistenza e la liberazione era ancora possibile proporsi di raccogliere e perpetuare, precipitando, dopo trent'anni, il paese nella spirale di disordine, di corruzione e di disgregazione economica e civile da cui solo grandi battaglie popolari e alternative possono sperare di riscattarlo.
Il Congresso, nel confermare gli obiettivi di lotta già approvati nella precedente mozione, pone i seguenti obiettivi immediati relativi all'informazione:

1) la richiesta di servizi informativi sui contenuti e le motivazioni degli otto referendum della durata ciascuno di almeno quindici minuti, di cui una parte autogestiti, da trasmettere su tutte le reti radiofoniche e televisive a titolo di riparazione per la mancata informazione attuata dalla Rai-Tv fin dalla presentazione delle richieste di referendum alla Corte di Cassazione nel gennaio scorso,

2) la richiesta di due dibattiti della durata ciascuno di novanta minuti, cui partecipino tutti i partiti politici perché i cittadini possano conoscere le posizioni delle diverse forze politiche sull'iniziativa stessa.
Per conseguire questi obiettivi il Congresso:

indice per il 12 e 13 maggio due giornate di mobilitazione nazionale per la libertà di informazione radiotelevisiva con l'indicazione agli iscritti e alle associazioni di mettere in atto le necessarie azioni dirette e di disobbedienza civile;

stabilisce di investire di queste richieste non solo il consiglio di amministrazione della Rai-Tv, la presidenza della Camera e del Senato, la Commissione interparlamentare di indirizzo e di controllo, ma anche i lavoratori, giornalisti e dipendenti della Rai-Tv e le loro rappresentanze sindacali;

stabilisce di chiedere al presidente della Corte Costituzionale l'immediata messa all'ordine del giorno della questione di legittimità costituzionale sulla legge di riforma sollevata dal pretore di Roma il 3 gennaio 1976 e finora, con gravissima responsabilità, ignorata dalla Corte stessa, perché sia finalmente chiarita la legittimità di alcune norme della legge di riforme e di talune competenze della Commissione parlamentare di indirizzo e di controllo;

stabilisce di promuovere una causa giudiziaria nei confronti della Rai-Tv per i danni, le spese materiali ed ogni altro conseguente impedimento alla propria attività subiti o sostenuti per supplire al mancato rispetto da parte dell'ente radiotelevisivo dei suoi doveri costituzionali e legali.

Invita la segreteria nazionale ad organizzare, qualora questi passi risultassero inefficaci, una campagna di massa di disobbedienza fiscale sul canone d'abbonamento radiotelevisivo.

Stabilisce, infine, di convocare, fin da ora, per il mese di giugno un grande convegno radicale sull'informazione nel quale possano essere dibattuti a fondo e deliberati i modi e i tempi della lotta democratica per la riappropriazione di questa libertà ormai così strettamente legata ai destini della democrazia.