Mozione generale approvata dal XIX Congresso del PR


Mozione generale approvata dal XIX Congresso del PR
Bologna, 29, 30, 31 ottobre e 1 novembre 1977

SOMMARIO: Il congresso di Bologna si incentra sulla difesa dei referendum: conclusa positivamente nella primavera precedente la campagna di raccolta forme, resta da percorrere ancora, per arrivare al voto, una strada che è irta di ostacoli.
Gli attacchi al referendum sono molteplici - dalla proposta-truffa dei comunisti alle prime "interpretazioni estensive" dell'art.75 della Costituzione sull'ammissibilità dei referendum - ma tutti affondano le loro radici nel clima consociativo e unanimistico dell'unità nazionale, istericamente avverso ad ogni manifestazione di dissenso politico nel paese.
Di tutto questo il congresso ha piena consapevolezza, tant'è che la mozione fornisce indicazioni chiarissime: difendere il pacchetto degli otto referendum significa difendere l'istituto del referendum, farne uno strumento possibile e praticabile di iniziativa politica per tutti, e non un obsoleto reperto di archeologia costituzionale.
La mozione stabilisce infine la restituzione al gruppo parlamentare del finanziamento pubblico confermando quindi il criterio del rigoroso autofinanziamento del partito.
Il Congresso conferma come segretario Adelaide Aglietta e come tesoriere Paolo Vigevano.
("Le lotte, le conquiste, le proposte radicali attraverso i documenti congressuali e lo statuto" - novembre 1985 - A cura di Maurizio Griffo - Opuscolo edito dalla tesoreria del Partito radicale)

MOZIONE GENERALE

Il XIX Congresso del Partito radicale individua nella difesa del progetto referendario l'impegno essenziale della segreteria nazionale, del Consiglio federativo e dell'intero partito per i prossimi mesi.
Dal regolare svolgimento di questi referendum alla scadenza prevista dipende infatti la stessa difesa dell'istituto referendario e della Costituzione repubblicana, che ha in questo istituto uno dei cardini per l'esercizio della sovranità popolare.
Il Congresso, pur prendendo atto delle recenti assicurazioni del Pci circa la non utilizzazione della sua legge anti-referendum contro i nove referendum pendenti, non può non tenere conto del fatto che si cercherà di realizzare la filosofia limitativa dell'istituto, che è propria di quella legge, attraverso abnormi e incostituzionali interpretazioni giuridiche davanti alla Corte Costituzionale e alla Corte di Cassazione e allo stesso Parlamento. Tali interpretazioni si cercherà di far valere in particolare contro il referendum sul Concordato, contro quelli riguardanti l'ordinamento giudiziario italiano, il Codice militare di pace, il finanziamento pubblico dei partiti e la legge Reale.

Il primo referendum che sarà messo in pericolo è però quello sull'aborto. In proposito il Partito radicale non ha che da confermare la sua posizione di sempre, resa più evidente oggi dalle condizioni politiche in cui si trovano i partiti laici dopo la bocciatura della legge al Senato. In questa situazione la legge comunque approvata non potrebbe che protrarre nel tempo la piaga sociale dell'aborto clandestino di massa. Il Partito radicale decide pertanto di indire entro la prima settimana di dicembre una manifestazione nazionale contro l'aborto clandestino e per la difesa del referendum. Infatti, solo con la forza della maggioranza del paese sarebbe poi agevole ai partiti laici una rapida e giusta soluzione legislativa integrativa della depenalizzazione sancita dal referendum. Il Partito radicale rivolge un appello per l'organizzazione di questa manifestazione al Mld, al Cisa e alle organizzazioni promotrici del progetto referendario.
Sul tema del finanziamento pubblico, nel respingere le accuse di reazionismo mosse a questo referendum da parte comunista e socialista, il Partito radicale, nel rilevare che la propria posizione è quella che il Pci sosteneva prima dell'approvazione dell'attuale legge, ribadisce di essere avverso a questa legge di finanziamento dei partiti e ai suoi meccanismi distorcenti e favorevole ad una legge di finanziamento indiretto a sostegno dell'attività e dell'iniziativa politica di tutti i cittadini.
Il XIX Congresso nazionale del Partito radicale, chiudendo la raccolta delle firme per la petizione popolare in difesa della Congresso e dell'istituto del referendum contro le proposte di modifica e gli attacchi portati a tale fondamentale strumento di democrazia diretta; ritenendo altresì che lo strumento della petizione popolare possa essere un mezzo per rappresentare un momento di mobilitazione politica e di informazione nella più vasta strategia di difesa dei referendum, impegna gli iscritti e le associazioni radicali (con il coordinamento dei partiti regionali) a mettere in moto e articolare molteplici petizioni, con testi diversificati a seconda dell'evolversi della situazione politica, capaci di provocare il dibattito e di coinvolgere ambienti diversi, fabbriche, scuole, quartieri, luoghi di lavoro, con la raccolta delle firme e costituzione di comitati ad hoc per la difesa dei referendum.
Pur non essendo il Partito radicale in grado, nel momento attuale, di definire un nuovo progetto referendario, il Congresso ritiene che questa prospettiva debba essere mantenuta nei prossimi mesi; dà mandato ai partiti regionali e al Consiglio federativo di approfondire l'ipotesi di nuovi referendum, decidendone eventualmente tempi e modalità. Dalla legge sulla caccia alle nuove disposizioni sull'ordine pubblico, dalla 382 per la parte riguardante gli enti inutili non soppressi e gli enti clericali assistenziali, alla legge 393 del '75 sulle centrali nucleari, dalle più gravi norme della legge 685 sulla droga alle nuove leggi sull'ordine pubblico.
Di fronte al compromesso istituzionale fra i sei partiti della maggioranza e agli interessi corporativi, in assenza di un'opposizione parlamentare, il referendum è oggi l'unico strumento di controllo democratico e popolare, l'unica possibilità di espressione di interessi generali destinati altrimenti a rimanere senza voce e senza possibilità di tutela e rappresentanza. Il Congresso invita inoltre i partiti regionali a misurare e realizzare la propria crescita e autonomia federativa nell'attivazione degli strumenti di democrazia diretta previsti dagli statuti regionali.
La riconferma del'impegno e della strategia referendaria è anche il miglior modo di rispondere a quanti pensano di svuotare e limitare l'istituto del referendum colpendo i diritti costituzionali dei cittadini e la stessa Costituzione. Come nel 1974, quando il Partito radicale decise che il referendum per i divorzio si difendeva promovendo altri referendum, senza averne allora, purtroppo, ancora la forza, così oggi i nove referendum pendenti si difendono solo confermando e portando avanti la strategia referendaria come l'unica capace di affermare la diffusione della democrazia nel paese.
Questa è l'unica possibilità di salvaguardare una ipotesi alternativa per tutta la sinistra: un'alternativa di governo del paese che per affermarsi si affidi non al potere, secondo le tradizioni dell'ideologia giacobina e leninista, ma all'ipotesi libertaria della piena attuazione e della crescente diffusione della democrazia, ai diritti civili, al confronto e al dialogo.
Solo così, inoltre, si rafforza l'azione del gruppo dei deputati radicali alla Camera, ai quali il Congresso rivolge il proprio fraterno saluto e ringraziamento per l'eccezionale lavoro svolto all'interno dell'istituzione parlamentare, e che sarebbero altrimenti schiacciati nella loro condizione di unica opposizione intransigente e democratica esistente oggi in Parlamento.
Il XIX Congresso del Partito radicale sottolinea inoltre l'aggravarsi della situazione dell'informazione con l'inasprimento della censura da parte dei mezzi di comunicazione di massa e ribadisce come la difesa della democrazia, della Costituzione e dei nove referendum sia strettamente connessa alla difesa del diritto dei cittadini all'informazione. Ritiene pertanto necessaria e urgente la mobilitazione del partito nazionale, dei partiti regionali e delle associazioni locali nella battaglia contro i tentativi di sequestro e di scippo di verità e di notizie.
Il Congresso dà mandato al segretario nazionale e al Consiglio federativo di preparare il partito alla scadenza delle elezioni europee, per assicurare al nuovo Parlamento europeo eletto a suffragio universale la rappresentanza di quelle forze alternative che si sono manifestate e rafforzate in Europa negli ultimi anni e per contribuire altresì al processo di rinnovamento del socialismo europeo. A queste elezioni il partito dovrà presentarsi con i suoi connotati internazionalisti e federalisti, nella convinzione che il capitalismo delle multinazionali non può essere combattuto e controllato nel solo ambito nazionale, dove, senza uno sviluppo della democrazia a livello internazionale, esso innesca meccanicamente nuovi meccanismi autoritari.
In vista di questa scadenza il Congresso impegna il partito a realizzare una grande mobilitazione, come in occasione della partecipazione radicale alle elezioni politiche in Italia, per garantire l'uguaglianza fra tutti i partiti concorrenti, contro il pericolo di progetti di legge non proporzionalisti.
Il Congresso prende atto che, nonostante l'assorbente iniziativa della raccolta delle firme per i referendum, non si sono attenuate, ma anzi si sono rafforzate alcune caratteristiche fondamentali del partito, con il sorgere di nuove iniziative autonome come la Lega per l'energia alternativa e la lotta antinucleare, con l'impegno delle associazioni nel campo dell'ecologia, della difesa dell'ambiente e della lotta sui problemi dell'energia. Il Congresso, ritenuto che la difesa dell'ambiente, della natura e della qualità della vita è un obiettivo di ventrale importanza per il partito, individuata nella mancanza di una politica organica della classe dirigente italiana per il miglioramento della qualità della vita, contro gli inquinamenti, contro le sofisticazioni alimentari e merceologiche, contro i danni della medicina ufficiale, contro l'incontrollato sviluppo demografico, contro gli »sport venatori e la vivisezione, per il diritto alla libera esposizione del proprio corpo, una grande carenza nella politica d
el paese, invita la segreteria e gli organi esecutivi a sostenere le lotte che le associazioni radicali, i movimenti e i gruppi ecologici e naturisti presenti nell'area radicale conducono nei settori suddetti.
Il XIX Congresso prende atto delle lotte intraprese dal Fri, del suo progetto politico riguardante l'attuazione degli articoli 27 e 28 della legge 118 del 1971 e della sua volontà di federarsi al Partito radicale. Il Congresso impegna inoltre il Partito radicale federale ad appoggiare con tutti gli strumenti a sua disposizione la proposta di legge di iniziativa popolare per il bilinguismo in Sardegna e analoghe proposte, dovunque lo stesso problema esista e venga sollevato.
Il XIX Congresso del Partito radicale ribadisce la necessità di riaffermare con chiarezza e coerenza la scelta nonviolenta del partito, come scelta strategica di fondo, e non solo tattica. Questa consapevolezza collettiva non deve essere solo ribadita nei documenti congressuali, ma va riaffermata nella prassi politica e nella vita quotidiana del partito, nell'immagine che attraverso la sua azione comunica all'esterno. Per questo è necessario che la pratica nonviolenta non sia più delegata a pochi compagni all'interno del partito, ma che anche l'intero corpo del partito se ne appropri.
Nel momento in cui sono sempre più evidenti le tendenze involutive del regime verso uno Stato forte e violento e i tentativi di spingere qualunque opposizione alla scelta disperata della violenza, perché con la violenza l'opposizione possa venir repressa con il consenso di tutti i cittadini, la scelta nonviolenta appare con evidenza sempre maggiore come unica scelta non omogenea al regime e vincente proprio perché »altra rispetto alla logica del potere, unica scelta adeguata per tutta l'opposizione in Italia.
Il Congresso ribadisce che nonviolenza non significa semplicemente esimersi dal compiere gesti violenti o condannare i gesti violenti compiuti da altri, come fanno partiti che gestiscono, o aspirano a gestire, la violenza del potere, ma è scelta di azione attiva contro il regime, scelta di disobbedienza, rifiuto di sottomettersi alle regole delle violenze di regime; è scelta di essere delinquenti, se delinque chi non obbedisce alle leggi ingiuste e violente. Ritrovare il rigore di questa scelta è indispensabile per il Partito radicale che, non ideologico, può rafforzare la sua identità e affermare la sua continuità storica proprio mediante questa scelta di metodo, che prefigura nella prassi il suo progetto politico socialista, libertario e autogestionario.
E' con questo metodo che il Partito radicale ha condotto, spesso da solo, le sue battaglie di rigoroso antifascismo contro il regime, nella continuità storica ed ideale di Rosselli e Giustizia e Libertà, di Calamandrei ed Ernesto Rossi e delle loro lotte contro la violenza del fascismo.
Il Congresso delibera di avviare la campagna per il SI ad ogni referendum con specifiche iniziative di disobbedienza civile collettiva. Queste azioni nonviolente (collette simultanee preannunciate alle questure italiane per aprire la campagna contro il finanziamento pubblico; reati collettivi di vilipendio contro i codici Rocco, eccetera) dovranno essere stabilite dal Consiglio federativo.
Il Congresso, accogliendo l'invito del Partito radicale sardo, impegna il partito a collaborare con gli organismi antimilitaristi ed antinucleari all'organizzazione di una manifestazione federale per la cacciata della base nucleare Usa alla Maddalena. La manifestazione, da tenersi il giorno di Natale, dovrà costituire l'avvio di una mobilitazione popolare per denunciare la presenza di basi nucleari e per la smilitarizzazione della Sardegna e di tutto il territorio italiano.
Il Congresso sottolinea che, a causa dell'impegno dei referendum, il partito non ha potuto nella propria vita interna procedere a quel salto qualitativo che è necessario e urgente e che, se non avverrà nella logica federativa dello statuto, rischia di realizzarsi in contrasto con essa, reintroducendo nel partito logiche centralistiche e tradizionali di delega agli organi nazionali che devono essere al contrario fatte ulteriormente deperire, rafforzando invece i dati federativi dei partiti regionali e le altre componenti federative come strutture reali dell'organizzazione libertaria del partito.
Sarebbe tanto più grave se questo avvenisse in quanto si è ormai aperto all'interno del partito un dibattito e un lavoro di ricerca molto importante e, nonostante le incomprensioni della stampa e degli osservatori, comincia a manifestarsi un interesse e un'attenzione anche all'esterno del partito. In proposito il Congresso segnala il sorgere di nuove iniziative editoriali come »Argomenti Radicali , come »Alternativa Nonviolenta , come »Quaderni radicali e le pubblicazioni storiche e sociologiche che sono state dedicate recentemente al partito e alla sua storia.
Questa varietà di iniziative che si è sviluppata nella logica federativa dello statuto, deve trovare un ulteriore momento di sviluppo all'interno del partito e nei rapporti con l'opinione pubblica. Come nel 1967, il partito deve affrontare un momento di riflessione collettiva. A questo scopo il Congresso impegna il Consiglio federativo a indire, con l'apporto di tutte le energie radicali:
1) un convegno teorico, sull'organizzazione politica prefigurata dallo statuto e sul suo stato di realizzazione attuale;

2) un congresso straordinario sull'attualizzazione dello statuto;

3) un convegno da realizzarsi in comune con Mld, Cisa, Fuori e Carm su liberazione della donna e dell'uomo, liberazione sessuale e scelta nonviolenta.
Il Congresso nazionale, preso atto della relazione del tesoriere e del bilancio del partito, ribadisce infine che l'organizzazione del partito e ogni sua politica deve basarsi sul rigoroso autofinanziamento dei militanti e dei sostenitori e delibera:

1) che le spese ordinarie di gestione, comprensive dell'attività ordinaria di stampa, debbano essere contenute nei limiti delle entrate ordinarie;

2) che l'ammortamento del deficit debba essere programmato con l'autotassazione degli iscritti secondo criteri di proporzionalità differenziati per fascia di reddito basata su autodichiarazioni di ciascun contribuente;

3) che ogni altra attività e iniziativa del partito debba essere intrapresa con bilanci preventivi del Consiglio federativo sulla base di programmi di autofinanziamento concordati dagli organi nazionali del partito e dai partiti regionali.
Delibera pertanto che ogni iniziativa politica proposta al Congresso e priva di tale programma di finanziamento debba essere rimandata al Consiglio federativo.
Il XIX Congresso del Partito radicale impegna il partito:

ad assicurare la propria partecipazione al collettivo organizzatore della III marcia internazionale antimilitarista nonviolenta, promossa dal Partito radicale sardo e dalla costituente antimilitarista radicale, occasione politica per riaffermare l'impegno internazionalista dei partiti e dei movimenti radicali, antimilitaristi, antinucleari, ecologisti europei.
Il Congresso impegna altresì il Consiglio federativo a predisporre, attraverso »Notizie Radicali , un adeguato dibattito che preceda lo svolgimento di tali convegni e ad assicurare la pubblicazione degli atti ad essi relativi.
Impegna il Consiglio federativo e la segreteria del partito a coordinare con puntuale sollecitudine le iniziative dei partiti regionali, delle associazioni radicali, dei militanti, dirette attraverso le campagne referendarie e le singole iniziative a sottrarre al regime il più valido strumento di criminalizzazione e repressione.
Impegna a svolgere una immediata azione nei confronti del presidente della Camera dei deputati per una sollecita discussione della proposta di amnistia e sugli agenti di custodia.
Impegna a richiedere un immediato confronto con i partiti della sinistra sul tema dell'ordine pubblico, che saranno in discussione nei prossimi mesi.

La mozione sul finanziamento pubblico

Il XIX Congresso del Partito radicale,

preso atto della relazione del tesoriere nazionale e del bilancio,

ritenendo che il partito, per preservare e rafforzare le proprie caratteristiche statutarie, debba continuare ad organizzare le proprie lotte sulla base del più rigoroso autofinanziamento da parte dei propri militanti e dei propri sostenitori,

valutando altresì che la semplice esistenza e disponibilità dei fondi del finanziamento pubblico, per quanto amministrati in un fondo autonomo del bilancio del partito e accantonati per decisione dei precedenti congressi, abbia agito come fattore degenerativo rispetto alle caratteristiche statutarie, creando aspettative che hanno comunque deresponsabilizzato tutto il partito a tutti i livelli rispetto all'autofinanziamento delle proprie lotte e alla conseguente rigorosa programmazione delle proprie iniziative politiche,

mentre conferma le deliberazioni dei precedenti Congressi che tali fondi, pur costituendo un patrimonio del partito e dell'elettorato radicale, non possono e non devono essere utilizzati né direttamente né indirettamente ai fini di partito a pena di uno snaturamento delle sue caratteristiche statutarie,

ritine per le precedenti valutazioni che vada nettamente separata la gestione di questi fondi dalla gestione del partito e che a maggior ragione non possa in nessun caso essere il partito a decidere o a gestire in qualsiasi forma la loro utilizzazione, sia pure indirizzata a fini di interesse generale.
A questo scopo, rilevato che sulla base dello statuto e della prassi il gruppo parlamentare radicale dispone di una netta autonomia dal partito,

decide che le rate del finanziamento pubblico per gli anni 1977 e 1978 siano restituite al gruppo parlamentare che per obbligo di legge le ha trasferite al partito e rende responsabili e garanti davanti all'opinione pubblica gli eletti radicali, quali rappresentanti, secondo la Costituzione e lo statuto radicale, del popolo, della loro corretta gestione e della loro utilizzazione non a fini di partito; a tal proposito dà mandato al tesoriere nazionale di attuare immediatamente questa deliberazione.