Mozione generale approvata dal XIII Congresso del PR


Mozione generale approvata dal XIII Congresso del PR
Verona, 1, 2 e 3 novembre 1973

SOMMARIO: Il congresso di Verona del novembre 1973 esamina nei contenuti e nelle modalità il progetto referendario deciso dal precedente congresso straordinario. Dal "pacchetto" delle proposte vengono selezionati quattro gruppi di argomenti (da cui scaturirono gli "otto referendum contro il regime"): concordato, reati d'opinione, tribunali militari, libertà di stampa.
Durante il dibattito vengono sollevate perplessità e riserva circa la possibilità tecnica di realizzare un progetto così ambizioso. Ma la partecipazione attiva delle forze extraparlamentari, con i loro quotidiani e con la loro vantata amplissima militanza, sembra essere una garanzia per il superamento delle difficoltà tecnico-organizzative. In realtà l'impegno non viene poi mantenuto e i radicali devono accollarsi tutti gli oneri della raccolta delle forme per i referendum.
Il congresso elegge primo segretario Giulio Ercolessi e una segreteria, anche con funzioni di tesoreria, composta da: Liliana Ingargiola, Roberto Della Rovere, Giuseppe Ramadori, Rolando Parachini, Massimo Teodori, Gianfranco Spadaccia, Andrea Torelli.
("Le lotte, le conquiste, le proposte radicali attraverso i documenti congressuali e lo statuto" - novembre 1985 - A cura di Maurizio Griffo - Opuscolo edito dalla tesoreria del Partito radicale)

MOZIONE GENERALE

Il XII Congresso nazionale del Partito radicale, riunito a Verona l'1, 2 e 3 novembre, ribadisce l'analisi della situazione politica italiana contenuta nella mozione generale del precedente Congresso di Torino del 1972 e confermata dai recenti avvenimenti politici.
Il Congresso, preso atto dello sviluppo del progetto politico di indire una serie di referendum abrogativi contro il regime; delle convergenze che intorno a questo progetto si sono verificate al Congresso di Roma nel luglio scorso da parte del Manifesto, di Lotta continua, del Partito di unità proletaria, di Avanguardia operaia e del Pc-ml; delle centinaia di adesioni di esponenti sindacali e politici, di personalità della cultura laica, delle libere professioni, del mondo del diritto, di credenti e non credenti al Comitato per una Repubblica autenticamente costituzionale, decide che sia attuata nel corso del 1974 la campagna della raccolta delle firme perché nel 1975 possano effettuarsi in Italia otto referendum abrogativi di norme la cui abrogazione si impone ormai come una necessità pressoché universalmente riconosciuta. Si tratta di norme lesive di fondamentali diritti civili la cui permanenza caratterizza in senso autoritario e corporativo la società e la Repubblica.
I referendum proposti riguardano:

a) nella materia concordataria:
l'articolo 1 della legge 7 maggio 1929, n. 810, con riferimento agli articoli del trattato di materia concordataria e agli articoli più significativi e incostituzionali del Concordato che codificano l'ipoteca del potere clericale nello Stato e nella società italiana e forniscono alla gerarchia strumenti di autoritarismo temporalistico in danno dei credenti.
Gli articoli 17 e 22 della legge 27 maggio 1929 n. 847 che, con il riconoscimento degli effetti civili alle sentenze ecclesiastiche di nullità dei matrimoni concordatari, attribuisce un inammissibile privilegio (fino alla legge Fortuna un vero e proprio monopolio) alla chiesa cattolica in materia matrimoniale, in nome della quale viene sostenuta la pretesa incostituzionalità della legge sul divorzio.
b) In materia di diritto penale:
gli articoli del codice penale che riflettono più spiccatamente la concezione autoritaria e fascista che ha ispirato tale codice ed in particolare i reati di opinione; le norme sulla recidiva, l'abitualità, la professionalità e la tendenza a delinquere e le relative norme di sicurezza che contraddicendo i principi costituzionali della presunzione di non colpevolezza dell'imputato e del carattere rieducativo della pena, impediscono, di fatto, il reinserimento dei condannati nella vita civile e produttiva e creano nuove criminalità; le norme che riflettono un'arcana concezione della vita familiare e avviliscono le condizioni della donna, quali il cosiddetto delitto d'onore e l'estinzione dei reati contro la libertà sessuale mediante il matrimonio, il trattamento preferenziale per la violenza quando essa è esercitata come mezzo di correzione nei confronti dei propri familiari; inoltre il delitto di plagio, il delitto di aborto procurato su donna consenziente e gli altri delitti ad esso riconducibili; le aggrava
nti più inutili, disumane classiste in materia di reato di furto; reati che pongono il cittadino in una particolare condizione di inferiorità nei confronti della pubblica autorità; le norme contravvenzionali in tema di pubblici spettacoli, stampa ecc.
c) In materia di codici militari:
il codice penale militare di pace e l'ordinamento giudiziario militare, che contengono norme in larga misura anticostituzionali che reprimono ed impediscono l'esercizio di fondamentali diritti umani e civili del cittadino in divisa.
d) in materia di libertà di stampa:
le norme istitutive dell'Ordine dei giornalisti che condizionano all'iscrizione all'albo l'esercizio del fondamentale diritto di libertà di stampa ed al contempo limitano la libertà e l'indipendenza dei professionisti iscritti agli albi.
Le norme della legge sulla stampa di cui le rappresentanze dei giornalisti, gruppi parlamentari, i partiti politici riconoscono la necessità di revisione e che da venticinque anni nessuno si dedica a modificare; le norme del testo unico che, garantendo al regime il monopolio televisivo, consentono anche di vietare l'esercizio di impianti televisivi »via cavo .
Il Congresso da mandato ai nuovi organi direttivi del partito di compire entro un mese sul piano tecnico la sistemazione e la formulazione definitiva dei testi delle richieste del referendum da depositare alla Corte di Cassazione e di definire le modalità di presentazione.
Il Congresso rivolge appello a tutte le forze sindacali, politiche democratiche, laiche e socialiste parlamentari ed extraparlamentari, riformatrici e rivoluzionarie, all'opinione pubblica libera e consapevole, ai lavoratori, ai credenti che respingono il potere clericale nello Stato e nella società e rivendicano il rinnovamento ecclesiale e religioso, a tutte le minoranze, perché si uniscano allo sforzo dei radicali per gestire l'iniziativa e ne consentano il successo.