Messaggio di Marco Pannella al Seminario "Olimpiadi e Diritti Umani in Cina", organizzato dalla Wei Jingsheng Foundation, Washington, 9 aprile 2008.


Intervento di Marco Pannella, membro del Parlamento europeo, Presidente del Partito Radicale Nonviolento per l’evento “Olimpiadi e diritti umani in Cina”, organizzato dalla Wei Jingsheng Foundation a Washington DC, il 9 aprile 2008.


Caro Wei, cari amici della Wei Jingsheng Foundation,

Vorrei ringraziarvi molto per il vostro gentile invito al Partito Radicale Nonviolento ad essere presente a questo importante evento che tratterà della situazione dei diritti umani in Cina a quattro mesi dai Giochi Olimpici. Purtroppo, nessuno di noi potrà essere con voi a DC oggi, e per questa ragione apprezzo ancora di piu’ l’opportunità che ci state dando di presentare un intervento.
Alla fine dello scorso anno ebbi l’opportunità di incontrare Sua Santità il Dalai Lama a Roma e a Dharamsala per discutere alcuni degli aspetti del “Primo Satyagraha Mondiale per la Pace, la Libertà e lo Stato di diritto” che il Partito Radicale Nonviolento ha lanciato due anni fa. In entrambe le occasioni, il Dalai Lama ci ha esortato a proseguire obiettivi che avrebbero portato piu’ libertà e diritti umani per tutti i cinesi piuttosto che promuovere iniziative ad hoc sul Tibet per i tibetani.
“Tibet libero per una Cina libera” era lo slogan che i nostri connazionali radicali Sergio D’Elia, Matteo Mecacci, Marco Perduca cantarono quando si unirono alla “Marcia verso il Tibet” un mese fa che da Dharamsala voleva raggiungere il Tibet in un momento molto cruciale per la Cina: l’anno in cui, grazie ai Giochi Olimpici, l’attenzione mondiale era focalizzata su Pechino.

So che alcuni di voi ritengono che i Giochi dovrebbero essere boicottati, non obietterò nulla a ciò, ma allo stesso tempo vorrei ricordare che il dibattito pubblico e il clamore su cio’ che sta avvenendo in Cina o sulla Cina non avrebbe i primi titoli sui quotidiani se le Olimpiadi a Pechino non fossero state sulle agende internazionali.

Abbiamo bisogno di nutrire tutte le diverse azioni nonviolente di individui nel mondo con concreti atti politici. Il 26 marzo, abbiamo convocato una sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo espressamente sul Tibet ed invitato Karma Chophel, Presidente del Parlamento tibetano in esilio, per rivolgersi al Comitato Affari Esteri. Spero che il Congresso statunitense farà lo stesso quando Sua Santità sarà negli Stati Uniti alla fine di questa primavera estendendo il dibattito alla situazione generale dei diritti umani in Cina.


Come alcuni di voi sanno Wei è membro del Partito Radicale Nonviolento ed ha rappresentato la nostra organizzazione alle Nazioni Unite molte volte denunciando le politiche e le pratiche del Governo cinese; recentemente anche la Signora Rebya Kadeer, leader degli Uiguri, che vive qui negli USA, è diventata un membro del Partito Radicale. Siamo onorati di avere, tra gli altri attivisti per i diritti umani, questi due simboli per la lotta totale per creare una Cina libera in qualità di membri, e riteniamo che grazie al loro lavoro saremo infatti in grado di promuovere una nuova Cina, un Paese che puo’ diventare una federazione di differenti entità che amministreranno loro stessi in modo autonomo senza necessariamente diventare stati-nazioni indipendenti.


La nostra proposta federalista non è il prodotto di un approccio realistico, piuttosto una visione che considera la sovranità assoluta degli Stati un totem al quale troppi vite umane sono state sacrificate. Questa eredità del passato necessita di essere superata per assicurare le libertà individuali per tutti. Attendo di leggere gli atti del vostro incontro per mantenere questo dialogo vivo; nel frattempo vi invito a sottoscrivere un nuovo slogan: “Tibet libero, Turkestan Orientale libero, Mongolia interna libera, per una Cina libera”.

Con i miei migliori auguri,
Marco Pannella