Media arabi: un’alternativa ad Al Jazeera

Filippo Robilant
Prima Comunicazione

Una BBC in arabo, fatta da arabi, che diffonda i principi della democrazia nel mondo arabo. Questo è quanto hanno invocato a gran voce tantissimi esponenti democratici arabi alla conferenza intergovernativa su democrazia, diritti umani e corte penale internazionale che si è svolta a Sana’a, capitale dello Yemen, dal 10 al 12 gennaio scorso. D’altra parte, il Papa stesso, il primo dell’anno, in occasione della XXVII Giornata Mondiale della Pace, a proposito di un nuovo ordinamento mondiale che metta a frutto l’esperienza dell’ONU, ha tra l’altro affermato, facendone una questione universale, che una maggiore giustizia distributiva dei beni dovrebbe essere integrata da un accesso liberalizzato agli strumenti di comunicazione. Raggiungere quest’obiettivo è tutt’altro che scontato in una parte del mondo dove spesso i direttori di giornali, anche quelli dell’opposizione, sono nominati direttamente dal governo, o dove non ci sono partiti, né sindacati, né associazioni e dove le uniche forme assembleari previste sono all’interno delle moschee…Uno strumento d’informazione e non di propaganda, quindi, come ha sottolineato a Sana’a la leader radicale Emma Bonino, precisando che occorre “creare un’alternativa ad al-Jazeera”. Un esempio viene dai giornali arabi più democratici, che sono registrati in Europa, come al-Ayat o il Cairo Times. “Non siamo noi occidentali a dover andare in TV o a esportare la nostra musica pop ma bisogna fare in modo di dare voce ai dissidenti democratici”, ha affermato la Bonino, aggiungendo che “il progetto della CNN francese, preannunciato da Jacques Chirac, ben venga a patto che non sia uno strumento di propaganda della lingua e della cultura francese ma mezzo a disposizione degli arabi, anche in lingua araba e gestito da arabi”.