Mai più mutilate


Ha successo la campagna “Stop FGM!”. Ora si mobilita anche il mondo della modaOltre il 90 per cento delle bambine in Egitto, Somalia e Mali vengono mutilate: vengono cucite le labbra della vagina o, tagliando il clitoride, vengono infibulate. Non è diverso in altre parti dell’Africa: la mutilazione degli organi sessuali riguarda 27 paesi dell’area sub-sahariana dove è praticata in percentuali altissime, in ogni strato sociale e secondo la “tradizione”. E’ la parola che le donne, cui la mutilazione dei genitali provoca malattie, problemi sessuali, parti difficili, qualche volta la morte, usano per nominare questa pratica. Che in realtà non ha nulla del rito religioso, ma è un’usanza che risale all’epoca preislamica e precristiana. “Per molti anni è stata considerata un fatto culturale, quindi anche le agenzie per lo sviluppo hanno ignorato la questione”, spiega Daniela Colombo dell’Aidos, asociazione italiana che insieme a otto partner africani sostenuti dall’associazione di Emma Bonino Non c’è pace senza giustizia ha lanciato a Bruxelles la campagna “Stop FGM!”. La campagna, che cerca di dare sostegno politico e finanziario alle varie associazioni che lavorano sul campo in Africa, è sostenuta in Italia da Fendi, che con un’asta benefica al Museo Pigorini di Roma ha raccolto oltre 120 mila euro. “Emma Bonino e mia madre, Anna Fendi, si sono incontrate casualmente. E’ nata una forte simpatia personale”, racconta Maria Teresa Venturini Fendi, “così, quando ci ha raccontato che i soldi per la campagna “Stop FGM!” stavana finendo, e che il prossimo bando dell’Unione europea ci sarebbe stato solo nel 2005, ci siamo attivate. Alla richiesta d’aiuto di queste donne africane è scattata subito una grande solidarietà: Emma Bonino è una donna a cui dobbiamo tutte molto”.
“E’ una battaglia lunga”, piega Daniela Colombo, “non puoi pensare di cambiare in poco tempo un comportamento di millenni”. In meno di venti anni, però, grazie al lavoro dell’Aidos sono numerosi i progetti attivi nei vari paesi (raccolti nel portale web: www.stopfgm.org): da quelli di lobbying presso i parlamenti locali alle campagne radiofoniche, ai corsi didattici nei villaggi, alla pressione politica sulle autorità religiose. Molti i risultati: oggi ci sono comitati contro le mutilazioni in tutti e 27 i paesi, e in 12 l’infibulazione è proibita dalla legge. in Tanzania, dove c’è un altissimo livello di alfabetizzazione, sono nati gruppi di pressione che lavorano nei media: e in tv passano gli spot di “Stop FGM!”. Corsi per il personale medico e gli insegnanti sono stati finanziati dall’Unicef in vari Stati: grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione è aumentata la massa critica e leader politici e religiosi hanno preso posizione, sono partite molte ricerche dell’Organizzazione mondiale della sanità. “Cambiare la mente e il cuore delle persone che hanno influenza è fondamentale”, spiega Emma Bonino: “In Egitto gli attivisti hanno convinto l’Imam Tantawi, il più autorevole della moschea di Alazar, a dire nella predica del venerdì che il Corano non prescrive l’infibulazione. Tanti imam africani lo hanno imitato. Anche l’abiura pubblica di un intero villaggio (è capitato in Egitto) è vincente, perché la preoccupazione delle famiglie è che la ragazza non infibulata non trovi marito e rimanga senza status né diritti”.
Non basta convincere gli uomini che le figlie non rimarranno zitelle e le donne che la mutilazione non è obbligatoria: “E’ una forma di controllo della sessualità della donna per preservarla per il matrimonio”, dice Colombo, “e venderla a un prezzo più alto. Ma in Africa l’infibulazione garantisce loro anche una piccola libertà: “cucite” sono più libere di muoversi”.