LIBERAZIONE DI NGAWANG SANGDROL: STA FORSE SUCCEDENDO QUALCOSA NELL'IMPERO CELESTE?


Bruxelles, 18 ottobre 2002. Ngawang Sangdrol, la dissidente tibetana che deteneva il triste record femminile della più lunga incarcerazione nella Repubblica Popolare Cinese, è stata liberata dalla prigione N°1 di Drapchi a Lhasa nove anni prima di aver scontato tutte le sue condanne. Ngawang Sangdrol è stata per la prima volta incarcerata per nove mesi all'età di 13 anni per aver preso parte ad alcune manifestazioni per la libertà del Tibet. Torturata a più riprese, ne conserva gravi sequele in particolare per quanto riguarda l'uso delle mani. Nel 1992, all'età di 15 anni, fu di nuovo arrestata per aver tentato di organizzare delle manifestazioni e fu condannata a tre anni di prigione. Nel 1993, assieme ad altre detenute, registrò delle canzoni in gloria al Tibet che riuscì in seguito a far arrivare fuori dalla Cina. Questo le valse nuove torture e altri sei anni di detenzione. Nel 1996 ricevette una nuova estensione della pena per aver organizzato delle proteste all'interno della prigione contro la nomina di un "Panche Lama " alternativo da parte delle autorità cinesi. A seguito di queste nuove condanne, la sua pena ammontava a 21 anni di detenzione e avrebbe dovuto terminare nel 2013. Nel settembre 2000, su iniziativa dei deputati radicali e dell'intergruppo Tibet, fu selezionata per il Premio Sakharov del Parlamento europeo.

Dichiarazione di Olivier Dupuis, deputato europeo, radicale:

“Ngawang Sangdrol è per me e, penso, per molti un simbolo, un bellissimo simbolo. Il simbolo di una persona che ha fatto della difesa della libertà, a mani nude, forte solo delle sue convinzioni, una ragione di vivere libera, sempre, persino nel cuore dell'inferno carcerario della prigione N°1 di Drapchi. La sua liberazione è dunque una bellissima notizia. Dopo le liberazioni di Nawang Choptel e di Tanak Jigme Sangpo, dopo il viaggio dei due inviati speciali del Dalai Lama a Pechino e in Tibet, siamo forse di fronte a qualcosa che potrebbe diventare una primavera sino-tibetana? É certamente ancora troppo presto per dirlo. Quello che è sicuro e che tale speranza non può farci abbassare la guardia. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi affinché tutte le questioni cruciali della Cina di oggi, che siano sociali, politiche o "nazionali" (Turkestan orientale, Mongolia meridionale, ...) diventino occasioni di dialogo e, soprattutto, occasioni di conquista di spazi di diritto e di legalità per tutti i cittadini della Repubblica Popolare Cinese".