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LETTERA APERTA DI VANIDA THEPHSOUVANH, PRESIDENTE DEL MOVIMENTO LAO PER I DIRITTI DELL’UOMO AI MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO
Parigi, 3 settembre 2002
Signore e signori deputati,
Nel corso del recente incontro, il 13 giugno scorso a Strasburgo, tra la Delegazione del Parlamento Europeo incaricata delle relazioni con i paesi dell’ASEAN e una delegazione dell’Assemblea Nazionale della Repubblica Democratica Popolare Lao, è stata rilevata, sa parte dei deputati europei presenti, l’assenza di democrazia e le gravi violazioni dei diritti dell’Uomo in Laos.
Durante questa riunione interparlamentare, gli eurodeputati hanno espresso le loro vive preoccupazioni sulla sorte dei leaders del Movimento degli Studenti e degli Insegnanti del 26 ottobre 1999 - Thongpaseuth KEUAKOUN, Seng-Aloun PHENGPHANH, Bouavanh CHANMANIVONG, Khamphouvieng SISA-AT e KEOCHAY – arrestati nel corso di un raduno pacifico a Vientiane e da allora scomparsi.
In una risposta confusa e piena di contraddizioni, il vice presidente della commissione delle leggi e della giustizia all’Assemblea Nazionale Lao, Samane SOUVANNASAO, aveva affermato che i cinque leaders degli studenti erano stati “giudicati e condannati dal 29 giugno 20012 da un tribunale di diritto comune” e che sono “detenuti in una prigione di Vientiane”.
Alla richiesta di far visita ai detenuti, formulata da un deputato europeo, Samane SOUVANNASAO aveva optato per una sorprendente “piroetta”, facendo valere con imbarazzo che i cinque leaders degli studenti erano stati condannati per “un crimine ordinario” e che se la Delegazione del Parlamento Europeo “chiede di poterli vedere, allora dovrebbe far visita a molte persone in prigione”…
Quanto alla domanda di comunicazione di una copia del "processo verbale di tutta la procedura in tribunale, fra cui le dichiarazioni della difesa'' formulata dallo stesso europarlamentare, il rappresentante della delegazione RDP Lao si è accontentato di rispondere con una vaga promessa: "potrei trovarli e farveli parvenire''.
Oltre al carattere poco serio delle opinioni delle autorità Lao - che d'altra parte avevano sempre negato finora gli arresti del 26 ottobre 1999 - , tali risposte non fanno che aumentare la preoccupazione sulla sorte di questi combattenti della libertà. Tanto più che quasi da tre anni, nessuno dei loro parenti ha potuto incontrarli, e che nulla permette di credere che questi cinque capi sono ancora vivi o che sono tutti vivi.
Ringraziandovi tutti per il vostro sostegno – durante il voto delle risoluzioni del Parlamento Europeo il 15 febbraio e il 15 novembre 2001, come in occasione dello spostamento della Dlegazione incaricata dell’ASEAN alla fine dell’aprile 2001 a Vientiane -, il Movimento Lao per i Diritti dell’Uomo (MLDH) ancora una volta si appella a voi affinché queste cinque persone ritrovino, molto radipamente e senza condizione alcuna, la loro libertà, la loro dignità e un’esistenza umana.
Nella nostra lotta pacifica per la democrazia e diritti dell'uomo, il Parlamento europeo resta la nostra speranza ed il nostro ultimo ricorso. L'Unione europea appare infatti fra i principali donatori del regime laotiano. È per questo che la MLDH sollecita il vostro intervento perché i passi adeguati siano intrapresi presso la RDPL affinché il popolo Lao possa infine vivere libero ed in pace, in uno Stato di diritto.
Vogliate accettare, signore e signori deputati, l’espressione dei nostri sentimenti rispettosi.
Vanida S. Thephsouvanh Presidente del MLDH
Signore e signori deputati,
Nel corso del recente incontro, il 13 giugno scorso a Strasburgo, tra la Delegazione del Parlamento Europeo incaricata delle relazioni con i paesi dell’ASEAN e una delegazione dell’Assemblea Nazionale della Repubblica Democratica Popolare Lao, è stata rilevata, sa parte dei deputati europei presenti, l’assenza di democrazia e le gravi violazioni dei diritti dell’Uomo in Laos.
Durante questa riunione interparlamentare, gli eurodeputati hanno espresso le loro vive preoccupazioni sulla sorte dei leaders del Movimento degli Studenti e degli Insegnanti del 26 ottobre 1999 - Thongpaseuth KEUAKOUN, Seng-Aloun PHENGPHANH, Bouavanh CHANMANIVONG, Khamphouvieng SISA-AT e KEOCHAY – arrestati nel corso di un raduno pacifico a Vientiane e da allora scomparsi.
In una risposta confusa e piena di contraddizioni, il vice presidente della commissione delle leggi e della giustizia all’Assemblea Nazionale Lao, Samane SOUVANNASAO, aveva affermato che i cinque leaders degli studenti erano stati “giudicati e condannati dal 29 giugno 20012 da un tribunale di diritto comune” e che sono “detenuti in una prigione di Vientiane”.
Alla richiesta di far visita ai detenuti, formulata da un deputato europeo, Samane SOUVANNASAO aveva optato per una sorprendente “piroetta”, facendo valere con imbarazzo che i cinque leaders degli studenti erano stati condannati per “un crimine ordinario” e che se la Delegazione del Parlamento Europeo “chiede di poterli vedere, allora dovrebbe far visita a molte persone in prigione”…
Quanto alla domanda di comunicazione di una copia del "processo verbale di tutta la procedura in tribunale, fra cui le dichiarazioni della difesa'' formulata dallo stesso europarlamentare, il rappresentante della delegazione RDP Lao si è accontentato di rispondere con una vaga promessa: "potrei trovarli e farveli parvenire''.
Oltre al carattere poco serio delle opinioni delle autorità Lao - che d'altra parte avevano sempre negato finora gli arresti del 26 ottobre 1999 - , tali risposte non fanno che aumentare la preoccupazione sulla sorte di questi combattenti della libertà. Tanto più che quasi da tre anni, nessuno dei loro parenti ha potuto incontrarli, e che nulla permette di credere che questi cinque capi sono ancora vivi o che sono tutti vivi.
Ringraziandovi tutti per il vostro sostegno – durante il voto delle risoluzioni del Parlamento Europeo il 15 febbraio e il 15 novembre 2001, come in occasione dello spostamento della Dlegazione incaricata dell’ASEAN alla fine dell’aprile 2001 a Vientiane -, il Movimento Lao per i Diritti dell’Uomo (MLDH) ancora una volta si appella a voi affinché queste cinque persone ritrovino, molto radipamente e senza condizione alcuna, la loro libertà, la loro dignità e un’esistenza umana.
Nella nostra lotta pacifica per la democrazia e diritti dell'uomo, il Parlamento europeo resta la nostra speranza ed il nostro ultimo ricorso. L'Unione europea appare infatti fra i principali donatori del regime laotiano. È per questo che la MLDH sollecita il vostro intervento perché i passi adeguati siano intrapresi presso la RDPL affinché il popolo Lao possa infine vivere libero ed in pace, in uno Stato di diritto.
Vogliate accettare, signore e signori deputati, l’espressione dei nostri sentimenti rispettosi.
Vanida S. Thephsouvanh Presidente del MLDH
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