38° Congresso, II sessione.
Soraya Rahim (Afghan Women Minister).
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Le azioni di disobbedienza civile in Italia
Grazie Presidente,
il mio compito é di riferire sulle azioni di disobbedienza civile che abbiamo portato avanti in Italia in decenni di attività politica.
Nella cartellina troverete la cronologia delle principali azioni non violente di disobbedienza civile che sono iniziate a partire dagli anni Sessanta e che proseguono fino ai giorni nostri.
La caratteristica essenziale dell'azione non violenta di disobbedienza civile é che non può essere fatta di nascosto, bensì' deve essere pubblica, devono essere avvertite le forze dell'ordine ed i mezzi di comunicazione di massa prima dell'iniziativa.
Tale azione punta a far applicare leggi che si ritengono ingiuste e la cui applicazione risulta, in realtà, uno scandalo di per sé.
Non vi ricorderò tutte le azioni di disobbedienza civile, ma credo sia importante soffermarci sul fatto di come la Magistratura Italiana si sia comportata in modi diversi nei confronti di queste azioni condotte dai Radicali ed, in particolare, da Marco Pannella.
Eppure abbiamo fatto sempre la stessa cosa: dal 1995 fino ai nostri giorni le nostre azioni di disobbedienza civile sono state sempre quelle di cedere hashish o marijuana alle persone che abbiamo convocato con i nostri mezzi in piazza.
Nell'applicare la legge attualmente in vigore, le forze dell'ordine si sono comportate sempre allo stesso modo, mentre la Magistratura ha proceduto con sentenze diverse.
Se andiamo a vedere la prima di queste iniziative non violente, ossia la cessione fatta da Marco Pannella e da altri nel 1995, vediamo come la Magistratura nei confronti di Marco Pannella abbia emesso una sentenza di condanna in Cassazione, quindi una sentenza definitiva, di quattro mesi di reclusione che sono stati convertiti in otto mesi di libertà controllata.
Ora controllare Pannella é piuttosto difficile, tant'è vero che ha già annunciato che otto mesi cosi' non ha alcuna intenzione di farli, perché libertà controllata significa per Marco Pannella andare a firmare ogni giorno presso la locale stazione di polizia.
Marco Pannella ha, infatti, dichiarato: "Otto mesi cosi' non li faccio; preferisco i quattro mesi di carcere alla radicale e stabilirò io quando, come e dove mi arresteranno. Per ora resto, sul piano tecnico, in quella che non é una latitanza".
Infatti, lo vediamo circolare presso il Parlamento Europeo.
Quindi, condanna per Marco Pannella per l'azione non violenta del 1995.
Anche noi, cioè io, Benedetto della Vedova, Mimmo Pinto e Paolo Vigevano, siamo sotto procedimento per quell'iniziativa.
Per noi c'é stata una condanna, un appello a quattro mesi e la sentenza definitiva della Corte di Cassazione é attesa per il 7 novembre prossimo.
Un'altra iniziativa del 1995 di Marco Pannella per una cessione di hashish é stata fatta a Piazza Navona il 28 dicembre del 1995: in questo caso Marco Pannella, non so se perché vestito da Babbo Natale, é stato assolto il 12 febbraio di quest'anno perché il fatto non costituisce reato.
Addirittura in primo grado, quando c'é stata una lieve condanna a 2 mesi e 20 giorni, gli é stata riconosciuta la lieve entità perché l'azione é stata commessa per motivi di particolare valore sociale.
Arriviamo ad un'altra azione di disobbedienza civile, quella forse più' clamorosa dal punto di vista mediatico, e ricordiamo che queste azioni servono soprattutto anche per stimolare ed aprire il dibattito fra tesi opposte e diverse opzioni.
Marco Pannella il 28 dicembre del 1995 decise di cedere in diretta televisiva nella trasmissione "Italia in Diretta" alla RAI TV, alla RAI di Stato, un panetto di due etti di hashish.
Dopo vari vicissitudini, il 18 giugno del 2001 Pannella é stato assolto.
Dunque, abbiamo visto prima le condanne e ora due assoluzioni.
Poi ci sono i processi.
Quello di Milano é finito; si é avuto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.
Ci sono processi per i quali l'appello non é stato ancora fissato per i fatti di Navona del 1997, ma anche qui le condanne nei vari gradi di giudizio sono state diverse: una volta a tre mesi con multe piuttosto salate, una volta a due mesi.
Fino ad arrivare alle sentenze che ancora non sono definitive delle tre manifestazioni consecutive fatte a Roma nel Corso principale. Noi l'abbiamo chiamato il maxi-processo perché vi hanno partecipato 30 persone ed alcune di queste provenivano da altre nazioni ed avevano incarichi di responsabilità, per esempio nel coordinamento radicale antiproibizionista.
In questo caso la condanna penale é stata convertita in multe fortissime che vanno dagli otto milioni delle vecchie Lire fino ad arrivare ai sei milioni e mezzo sempre delle vecchie Lire.
Abbiamo altre azioni di disobbedienza civile.
Per esempio voglio sottolineare l'azione che ho personalmente fatto a Genova nel 2000 quando ho ceduto un pezzetto di hashish al Magistrato Giancarlo Caselli del valore 60.000 Lire. Ebbene, per avere il processo, la cui udienza si terrà a distanza di due anni il 22 ottobre prossimo, ho dovuto più volte ripetere in sede pubblica che se non avessero proceduto alla mia incriminazione li avrei denunciati per omissione d'atti d'ufficio.
Ci sono voluti due anni, altrimenti avrebbero fatto finta di niente, avrebbero lasciato correre anche perché chiamare il dr.Giancarlo Caselli in un'aula di giustizia non piace e quindi cercavano di evitarlo.
Altre iniziative sono in corso: vi preannuncio che venerdì prossimo faremo un'altra azione di questo tipo a Pistoia.
Ciò che é veramente preoccupante, noi credo che l'abbiamo palesato con la raccolta di alcune notizie che appaiono tutti i giorni sui quotidiani italiani.
E' una raccolta che conferma il diverso atteggiamento delle forze dell'ordine e della Magistratura nei confronti di chi è "pizzicato", e che ci pone di fronte anche al pericolo, alla sofferenza, fino al suicidio al quale possono arrivare moltissimi giovani i quali, di fronte ad un fatto che non considerano un reato, tipo fumare una canna, e all'essere presi dalla polizia e sbattuti in galera ricorrono al suicidio.
Rendiamoci conto che in Italia ci sono quattro milioni di persone che consumano hashish e marijuana; si tratta di una percentuale altissima.
Perché le forze dell'ordine vanno a caccia di piccoli consumatori e piccoli spacciatori?
Dobbiamo parlarci francamente: se il mercato deve servire quattro milioni di persone, una rete di distribuzione é necessaria e, quindi, si crea.
Quel che é pericoloso é che tale rete non distribuisce solamente hashish e marijuana, ma, come testimoniano le notizie di stampa, si tratta di una rete che fornisce anche altri tipi di droghe, tipo eroina e cocaina, che sono, dal punto di vista fisico, molto più' pericolose.
Quindi, questi quattro milioni di consumatori divengono il mezzo attraverso il quale "fare affari" perché in alcuni momenti si distribuiscono droghe più pesanti.
L'ex capo della narcotici di Roma, il dr. Francesco Di Maio, cioè colui che che veniva ad arrestarci alle nostre manifestazioni, a un certo punto si é dimesso rilasciando una dichiarazione lineare, ossia dicendo "Io, capo della narcotici, non posso stare ogni giorno a perseguire il piccolo spacciatore o il consumatore perché ai fini della mia carriera e dell'efficacia della mia azione, contano non quanta sostanza ho sequestrato, quindi non se sono riuscito a trovare il gran spacciatore, bensi' il numero totale delle azioni che ho fatto".
Francesco Di Maio ha dichiarato che questo é intollerabile e, pertanto, si é dimesso da capo della narcotici della Questura di Roma; adesso fa un'altra attività e fatto sta che é diventato simpatizzante delle nostre tesi e di quello che cerchiamo di portare avanti.
Queste manifestazioni di disobbedienza civile che cercano di creare scandalo attraverso i nostri arresti ed i nostri processi, in realtà, vorrebbero aprire un dibattito che in n Italia non é possibile.
Mi rendo conto che probabilmente cio' non accade solamente in Italia, bensì che in un po' tutto il mondo é difficile fare un dibattito fra opzioni diverse.
Provocando lo scandalo cerchiamo di arrivare a questo tipo di dibattito.
D'alta parte ci troviamo di fronte ad un vero e proprio flagello: il 37% dei detenuti italiani si trova in carcere per violazione dell'art.73 della Legge del '90, il Testo Unico per le Leggi sulla Droga che pure noi abbiamo modificato attraverso il referendum del 1993.
Adesso, nel 2002, 15 mila su 56 mila circa di questi detenuti, cioè quasi il 27%, sono tossicodipendenti da eroina con la necessità di un trattamento che non è fatto, con i rischi di trasmettersi malattie in quanto moltissimi di questi sono sieropositivi.
Noi sappiamo che 1500 sono sieropositivi perché si sono sonottoposti al test, ma sappiamo anche che solamente una minoranza dei detenuti accetta di sottoporsi al test.
Stiamo quindi parlando di un flagello.
Noi sentiamo il dovere di intervenire e di chiedere la modifica delle leggi.
Io considero la legalizzazione delle non droghe, cioè di hashish e di marijuana, una misura di riduzione del danno.
Non la considero una battaglia antiproibizionista di quelle che vanno ad incidere sul mercato, bensì la considero un'iniziativa minima di legalizzazione per ridurre i danni che oggi sono provocati dal proibizionismo su queste sostanze.
Avrei il piacere di leggervi queste rassegne.
Ormai in Italia si finisce in galera per aver coltivato una piantina di marijuana sul balcone perché l'art.73 é molto chiaro: parla di "coltivazione" ed una piantina é la coltivazione.
Qui stiamo parlando di un flagello, di giovani che si suicidano.
L'ultimo caso ci é stato segnalato da Francesco Argonauta, un nostro militante del Piemonte.
Un ragazzo in un piccolo centro del Piemonte ove era responsabile della pro-loco, ossia del centro di aggregazione dei ragazzi, sempre stimato da tutti perché era molto bravo a creare eventi culturali di un certo livello in un posto dove non c'era molta vita, é stato preso con pochi grammi di hashish e sottoposto a processo penale. Tutto il Paese ha cominciato a guardarlo male e a considerarlo un delinquente anche se non aveva fatto nulla di male.
In un pomeriggio molto triste ha, dunque, deciso di andare al campo sportivo dove si é impiccato in quanto non sopportava il fatto di dover essere considerato un criminale.
Le leggi che sono in vigore sono leggi criminali e criminogene.
Ecco perché noi dobbiamo fare il possibile per abolirle.
Il fatto che si sia costituita la Lega Internazionale Antiproibizionista ci fa ben sperare soprattutto in Italia.
Noi, per il Vaticano, siamo stati costretti all'inizio degli anni '70 ad andare all'estero per abortire, oppure per sposarci al fine di poter divorziare, viceversa dovevamo accedere allo Stato Vaticano per annullare i matrimoni attraverso la Sacra Rota.
Li' era tutto legittimo, mentre in Italia non si poteva.
Se vogliamo fumare in tranquillità siamo costretti ad andare in Olanda o in Svizzera.
Se verrà approvata le legge sulla procreazione assistita e la fecondazione eterologa che sono proibizioniste al massimo saremo costretti ad andare a Londra, se vogliamo un figlio.
Visto che fra poco sarà proibita in Italia qualsiasi sperimentazione scientifica sugli embrioni, saremo costretti ad andarci curare all'estero.
In realtà, vorremmo rimanere in Italia e quindi vorremmo chiedere a chi ci governa, a chi ci amministra di essere un po' più ragionevoli rispetto alla vita dei cittadini.
Vi ringrazio.
Rita Bernardini, co-Presidente Radicali Italiani
(testo non rivisto dall'autore)
il mio compito é di riferire sulle azioni di disobbedienza civile che abbiamo portato avanti in Italia in decenni di attività politica.
Nella cartellina troverete la cronologia delle principali azioni non violente di disobbedienza civile che sono iniziate a partire dagli anni Sessanta e che proseguono fino ai giorni nostri.
La caratteristica essenziale dell'azione non violenta di disobbedienza civile é che non può essere fatta di nascosto, bensì' deve essere pubblica, devono essere avvertite le forze dell'ordine ed i mezzi di comunicazione di massa prima dell'iniziativa.
Tale azione punta a far applicare leggi che si ritengono ingiuste e la cui applicazione risulta, in realtà, uno scandalo di per sé.
Non vi ricorderò tutte le azioni di disobbedienza civile, ma credo sia importante soffermarci sul fatto di come la Magistratura Italiana si sia comportata in modi diversi nei confronti di queste azioni condotte dai Radicali ed, in particolare, da Marco Pannella.
Eppure abbiamo fatto sempre la stessa cosa: dal 1995 fino ai nostri giorni le nostre azioni di disobbedienza civile sono state sempre quelle di cedere hashish o marijuana alle persone che abbiamo convocato con i nostri mezzi in piazza.
Nell'applicare la legge attualmente in vigore, le forze dell'ordine si sono comportate sempre allo stesso modo, mentre la Magistratura ha proceduto con sentenze diverse.
Se andiamo a vedere la prima di queste iniziative non violente, ossia la cessione fatta da Marco Pannella e da altri nel 1995, vediamo come la Magistratura nei confronti di Marco Pannella abbia emesso una sentenza di condanna in Cassazione, quindi una sentenza definitiva, di quattro mesi di reclusione che sono stati convertiti in otto mesi di libertà controllata.
Ora controllare Pannella é piuttosto difficile, tant'è vero che ha già annunciato che otto mesi cosi' non ha alcuna intenzione di farli, perché libertà controllata significa per Marco Pannella andare a firmare ogni giorno presso la locale stazione di polizia.
Marco Pannella ha, infatti, dichiarato: "Otto mesi cosi' non li faccio; preferisco i quattro mesi di carcere alla radicale e stabilirò io quando, come e dove mi arresteranno. Per ora resto, sul piano tecnico, in quella che non é una latitanza".
Infatti, lo vediamo circolare presso il Parlamento Europeo.
Quindi, condanna per Marco Pannella per l'azione non violenta del 1995.
Anche noi, cioè io, Benedetto della Vedova, Mimmo Pinto e Paolo Vigevano, siamo sotto procedimento per quell'iniziativa.
Per noi c'é stata una condanna, un appello a quattro mesi e la sentenza definitiva della Corte di Cassazione é attesa per il 7 novembre prossimo.
Un'altra iniziativa del 1995 di Marco Pannella per una cessione di hashish é stata fatta a Piazza Navona il 28 dicembre del 1995: in questo caso Marco Pannella, non so se perché vestito da Babbo Natale, é stato assolto il 12 febbraio di quest'anno perché il fatto non costituisce reato.
Addirittura in primo grado, quando c'é stata una lieve condanna a 2 mesi e 20 giorni, gli é stata riconosciuta la lieve entità perché l'azione é stata commessa per motivi di particolare valore sociale.
Arriviamo ad un'altra azione di disobbedienza civile, quella forse più' clamorosa dal punto di vista mediatico, e ricordiamo che queste azioni servono soprattutto anche per stimolare ed aprire il dibattito fra tesi opposte e diverse opzioni.
Marco Pannella il 28 dicembre del 1995 decise di cedere in diretta televisiva nella trasmissione "Italia in Diretta" alla RAI TV, alla RAI di Stato, un panetto di due etti di hashish.
Dopo vari vicissitudini, il 18 giugno del 2001 Pannella é stato assolto.
Dunque, abbiamo visto prima le condanne e ora due assoluzioni.
Poi ci sono i processi.
Quello di Milano é finito; si é avuto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.
Ci sono processi per i quali l'appello non é stato ancora fissato per i fatti di Navona del 1997, ma anche qui le condanne nei vari gradi di giudizio sono state diverse: una volta a tre mesi con multe piuttosto salate, una volta a due mesi.
Fino ad arrivare alle sentenze che ancora non sono definitive delle tre manifestazioni consecutive fatte a Roma nel Corso principale. Noi l'abbiamo chiamato il maxi-processo perché vi hanno partecipato 30 persone ed alcune di queste provenivano da altre nazioni ed avevano incarichi di responsabilità, per esempio nel coordinamento radicale antiproibizionista.
In questo caso la condanna penale é stata convertita in multe fortissime che vanno dagli otto milioni delle vecchie Lire fino ad arrivare ai sei milioni e mezzo sempre delle vecchie Lire.
Abbiamo altre azioni di disobbedienza civile.
Per esempio voglio sottolineare l'azione che ho personalmente fatto a Genova nel 2000 quando ho ceduto un pezzetto di hashish al Magistrato Giancarlo Caselli del valore 60.000 Lire. Ebbene, per avere il processo, la cui udienza si terrà a distanza di due anni il 22 ottobre prossimo, ho dovuto più volte ripetere in sede pubblica che se non avessero proceduto alla mia incriminazione li avrei denunciati per omissione d'atti d'ufficio.
Ci sono voluti due anni, altrimenti avrebbero fatto finta di niente, avrebbero lasciato correre anche perché chiamare il dr.Giancarlo Caselli in un'aula di giustizia non piace e quindi cercavano di evitarlo.
Altre iniziative sono in corso: vi preannuncio che venerdì prossimo faremo un'altra azione di questo tipo a Pistoia.
Ciò che é veramente preoccupante, noi credo che l'abbiamo palesato con la raccolta di alcune notizie che appaiono tutti i giorni sui quotidiani italiani.
E' una raccolta che conferma il diverso atteggiamento delle forze dell'ordine e della Magistratura nei confronti di chi è "pizzicato", e che ci pone di fronte anche al pericolo, alla sofferenza, fino al suicidio al quale possono arrivare moltissimi giovani i quali, di fronte ad un fatto che non considerano un reato, tipo fumare una canna, e all'essere presi dalla polizia e sbattuti in galera ricorrono al suicidio.
Rendiamoci conto che in Italia ci sono quattro milioni di persone che consumano hashish e marijuana; si tratta di una percentuale altissima.
Perché le forze dell'ordine vanno a caccia di piccoli consumatori e piccoli spacciatori?
Dobbiamo parlarci francamente: se il mercato deve servire quattro milioni di persone, una rete di distribuzione é necessaria e, quindi, si crea.
Quel che é pericoloso é che tale rete non distribuisce solamente hashish e marijuana, ma, come testimoniano le notizie di stampa, si tratta di una rete che fornisce anche altri tipi di droghe, tipo eroina e cocaina, che sono, dal punto di vista fisico, molto più' pericolose.
Quindi, questi quattro milioni di consumatori divengono il mezzo attraverso il quale "fare affari" perché in alcuni momenti si distribuiscono droghe più pesanti.
L'ex capo della narcotici di Roma, il dr. Francesco Di Maio, cioè colui che che veniva ad arrestarci alle nostre manifestazioni, a un certo punto si é dimesso rilasciando una dichiarazione lineare, ossia dicendo "Io, capo della narcotici, non posso stare ogni giorno a perseguire il piccolo spacciatore o il consumatore perché ai fini della mia carriera e dell'efficacia della mia azione, contano non quanta sostanza ho sequestrato, quindi non se sono riuscito a trovare il gran spacciatore, bensi' il numero totale delle azioni che ho fatto".
Francesco Di Maio ha dichiarato che questo é intollerabile e, pertanto, si é dimesso da capo della narcotici della Questura di Roma; adesso fa un'altra attività e fatto sta che é diventato simpatizzante delle nostre tesi e di quello che cerchiamo di portare avanti.
Queste manifestazioni di disobbedienza civile che cercano di creare scandalo attraverso i nostri arresti ed i nostri processi, in realtà, vorrebbero aprire un dibattito che in n Italia non é possibile.
Mi rendo conto che probabilmente cio' non accade solamente in Italia, bensì che in un po' tutto il mondo é difficile fare un dibattito fra opzioni diverse.
Provocando lo scandalo cerchiamo di arrivare a questo tipo di dibattito.
D'alta parte ci troviamo di fronte ad un vero e proprio flagello: il 37% dei detenuti italiani si trova in carcere per violazione dell'art.73 della Legge del '90, il Testo Unico per le Leggi sulla Droga che pure noi abbiamo modificato attraverso il referendum del 1993.
Adesso, nel 2002, 15 mila su 56 mila circa di questi detenuti, cioè quasi il 27%, sono tossicodipendenti da eroina con la necessità di un trattamento che non è fatto, con i rischi di trasmettersi malattie in quanto moltissimi di questi sono sieropositivi.
Noi sappiamo che 1500 sono sieropositivi perché si sono sonottoposti al test, ma sappiamo anche che solamente una minoranza dei detenuti accetta di sottoporsi al test.
Stiamo quindi parlando di un flagello.
Noi sentiamo il dovere di intervenire e di chiedere la modifica delle leggi.
Io considero la legalizzazione delle non droghe, cioè di hashish e di marijuana, una misura di riduzione del danno.
Non la considero una battaglia antiproibizionista di quelle che vanno ad incidere sul mercato, bensì la considero un'iniziativa minima di legalizzazione per ridurre i danni che oggi sono provocati dal proibizionismo su queste sostanze.
Avrei il piacere di leggervi queste rassegne.
Ormai in Italia si finisce in galera per aver coltivato una piantina di marijuana sul balcone perché l'art.73 é molto chiaro: parla di "coltivazione" ed una piantina é la coltivazione.
Qui stiamo parlando di un flagello, di giovani che si suicidano.
L'ultimo caso ci é stato segnalato da Francesco Argonauta, un nostro militante del Piemonte.
Un ragazzo in un piccolo centro del Piemonte ove era responsabile della pro-loco, ossia del centro di aggregazione dei ragazzi, sempre stimato da tutti perché era molto bravo a creare eventi culturali di un certo livello in un posto dove non c'era molta vita, é stato preso con pochi grammi di hashish e sottoposto a processo penale. Tutto il Paese ha cominciato a guardarlo male e a considerarlo un delinquente anche se non aveva fatto nulla di male.
In un pomeriggio molto triste ha, dunque, deciso di andare al campo sportivo dove si é impiccato in quanto non sopportava il fatto di dover essere considerato un criminale.
Le leggi che sono in vigore sono leggi criminali e criminogene.
Ecco perché noi dobbiamo fare il possibile per abolirle.
Il fatto che si sia costituita la Lega Internazionale Antiproibizionista ci fa ben sperare soprattutto in Italia.
Noi, per il Vaticano, siamo stati costretti all'inizio degli anni '70 ad andare all'estero per abortire, oppure per sposarci al fine di poter divorziare, viceversa dovevamo accedere allo Stato Vaticano per annullare i matrimoni attraverso la Sacra Rota.
Li' era tutto legittimo, mentre in Italia non si poteva.
Se vogliamo fumare in tranquillità siamo costretti ad andare in Olanda o in Svizzera.
Se verrà approvata le legge sulla procreazione assistita e la fecondazione eterologa che sono proibizioniste al massimo saremo costretti ad andare a Londra, se vogliamo un figlio.
Visto che fra poco sarà proibita in Italia qualsiasi sperimentazione scientifica sugli embrioni, saremo costretti ad andarci curare all'estero.
In realtà, vorremmo rimanere in Italia e quindi vorremmo chiedere a chi ci governa, a chi ci amministra di essere un po' più ragionevoli rispetto alla vita dei cittadini.
Vi ringrazio.
Rita Bernardini, co-Presidente Radicali Italiani
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