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LAOS- DODICI CRISTIANI ARRESTATI NELLA PROVINCIA DI SAVANNAKHET
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Dodici cristiani laotiani, di cui alcuni appartenenti alla minoranza etnica Bru, sono stati arrestati dalle autorità della Repubblica Popolare Democratica Lao (RDPL), tra il 20 aprile e il 15 maggio 2004, in numerosi villaggi del distretto di Muong Phine, provincia di Savannakhet (Sud), secondo informazioni deboli ricevute martedì 18 maggio dal Movimento Lao per i Diritti dell’Uomo (MLDH).
Così, contrariamente alle affermazioni delle autorità della RDPL secondo le quali i cittadini lao non sono mai perseguitati per motivi religiosi, la minoranza cristiana del Laos è dunque sempre perseguitata per la pratica della fede, una repressione che dura da più di 28 anni.
Secondo le notizie pervenute al MLDH, tre cristiani - MM. GORNJEAN, A-LAR e A-LUA – in un villaggio di Katip, distretto di Muong Phine sono stati arrestati il 20 aprile 2004 per aver rifiutato di rinunciare alla loro fede cristiana, e sono stai obbligati a lavorare giorno e notte, solo con un magro pasto al giorno.
Dopo essere stati convocati dalle autorità di polizia il 14 aprile 2004 per intimargli di abbandonare la loro religione, altri sei cristiani - MM SIPAK, A-DANG e SOMSAI dal villaggio Kengchay così come MM BOUNLERD, MAK e KHAMPON del villaggio di A- Lawkork – sono stati messi in detenzione l’11 maggio 2004, per qver rifiutato di piegarsi alle esigenze ufficiali.
L’ondata di repressione è proseguita il 15 maggio 2004 nel villaggio di Hueyhoy, distretto Muong Phine, con l’arresto di MM. KHAMCHAN, DONKHAM e BOUNTHA, a causa della loro volontà di restare cristiani contro l’avviso delle autorità.
Ad oggi i dodici cristiani sono sempre detenuti nella prigione di Muong Phine. Nove tra loro, quelli dei villaggi di Kengchay, A-Lawkork e Kueyhoy, hanno le mani e le gambe costantemente imprigionati in una gogna di legno, secondo le informazioni ottenute dal MLDH.
Davanti questi fatti gravi ed inaccettabili, il MLDH esprime la sua più viva indignazione e condanna con forza queste violazioni ripetute dei diritti fondamentali dei laotiani. Denuncia, una volta ancora, il doppio linguaggio e l’assenza di sincerità dei dirigenti della RDPL, le cui azioni violente nei confronti della popolazione contraddicono, in maniera flagrante, le parole rassicuranti alla comunità internazionale e verso i paesi donatori.
Queste violazioni della libertà di credo, che non riguardavano solo le autorità dei villaggi o locali, dimostrano chiaramente che la RDPL resta un regime liberticida e repressivo, e confermano le informazioni allarmanti contenute nel rapporto pubblicato il 12 maggio dalla Commissione americana per la libertà religiosa nel mondo (USCIRF) e nel rapporto complementare del Dipartimento di Stato americano sulla situazione dei diritti dell’Uomo e la Democrazia nella RDPL, pubblicato il lunedì il 17 maggio 2004.
Il MLDH chiede alle autorità della RDPL di rendere la loro libertà a questi cristiani, senza condizioni, di mettere fine alla campagna della repressione contro le minoranze religiose e le minoranze etniche nel Laos, e di liberare immediatamente tutte le persone imprigionate per le loro opinioni o per il loro credo religioso.
Il Movimento Lao per i Diritti dell’Uomo fa appello ai paesi donatori, in particolare l’Unione europea ed i suoi Stati membri, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia, l’ASEAN e le Istituzioni finanziarie internazionali, a riconsiderare le loro relazioni bilaterali con la RDPL e ad accentuare la loro pressione, inclusa quella economica, su questo regime totalitario affinché la libertà di credo ed i diritti fondamentali dei laotiani siano pienamente rispettati.
Così, contrariamente alle affermazioni delle autorità della RDPL secondo le quali i cittadini lao non sono mai perseguitati per motivi religiosi, la minoranza cristiana del Laos è dunque sempre perseguitata per la pratica della fede, una repressione che dura da più di 28 anni.
Secondo le notizie pervenute al MLDH, tre cristiani - MM. GORNJEAN, A-LAR e A-LUA – in un villaggio di Katip, distretto di Muong Phine sono stati arrestati il 20 aprile 2004 per aver rifiutato di rinunciare alla loro fede cristiana, e sono stai obbligati a lavorare giorno e notte, solo con un magro pasto al giorno.
Dopo essere stati convocati dalle autorità di polizia il 14 aprile 2004 per intimargli di abbandonare la loro religione, altri sei cristiani - MM SIPAK, A-DANG e SOMSAI dal villaggio Kengchay così come MM BOUNLERD, MAK e KHAMPON del villaggio di A- Lawkork – sono stati messi in detenzione l’11 maggio 2004, per qver rifiutato di piegarsi alle esigenze ufficiali.
L’ondata di repressione è proseguita il 15 maggio 2004 nel villaggio di Hueyhoy, distretto Muong Phine, con l’arresto di MM. KHAMCHAN, DONKHAM e BOUNTHA, a causa della loro volontà di restare cristiani contro l’avviso delle autorità.
Ad oggi i dodici cristiani sono sempre detenuti nella prigione di Muong Phine. Nove tra loro, quelli dei villaggi di Kengchay, A-Lawkork e Kueyhoy, hanno le mani e le gambe costantemente imprigionati in una gogna di legno, secondo le informazioni ottenute dal MLDH.
Davanti questi fatti gravi ed inaccettabili, il MLDH esprime la sua più viva indignazione e condanna con forza queste violazioni ripetute dei diritti fondamentali dei laotiani. Denuncia, una volta ancora, il doppio linguaggio e l’assenza di sincerità dei dirigenti della RDPL, le cui azioni violente nei confronti della popolazione contraddicono, in maniera flagrante, le parole rassicuranti alla comunità internazionale e verso i paesi donatori.
Queste violazioni della libertà di credo, che non riguardavano solo le autorità dei villaggi o locali, dimostrano chiaramente che la RDPL resta un regime liberticida e repressivo, e confermano le informazioni allarmanti contenute nel rapporto pubblicato il 12 maggio dalla Commissione americana per la libertà religiosa nel mondo (USCIRF) e nel rapporto complementare del Dipartimento di Stato americano sulla situazione dei diritti dell’Uomo e la Democrazia nella RDPL, pubblicato il lunedì il 17 maggio 2004.
Il MLDH chiede alle autorità della RDPL di rendere la loro libertà a questi cristiani, senza condizioni, di mettere fine alla campagna della repressione contro le minoranze religiose e le minoranze etniche nel Laos, e di liberare immediatamente tutte le persone imprigionate per le loro opinioni o per il loro credo religioso.
Il Movimento Lao per i Diritti dell’Uomo fa appello ai paesi donatori, in particolare l’Unione europea ed i suoi Stati membri, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia, l’ASEAN e le Istituzioni finanziarie internazionali, a riconsiderare le loro relazioni bilaterali con la RDPL e ad accentuare la loro pressione, inclusa quella economica, su questo regime totalitario affinché la libertà di credo ed i diritti fondamentali dei laotiani siano pienamente rispettati.
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Totale | 326.746 € |
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