L'Aja, Karadzic boicotta il processo

Pietro Del Re
la Repubblica

«La mia difesa non è pronta, perciò io non ci sarò». Con queste parole Radovan Karadzic ha annunciato l´intenzione di boicottare l´apertura del processo dell´Aja, in cui dovrà rispondere di undici capi di imputazione tra cui crimini di guerra, crimini contro l´umanità e genocidio per la strage di Srebrenica. Nella lettera di sei pagine inviata ieri ai giudici del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, l´ex leader dei serbi di Bosnia scrive: «Essendo il maggiore, più complesso, importante e delicato processo mai celebrato davanti a questa corte, sarebbe puramente criminale avviare il procedimento nelle presenti circostanze».
Come annunciato la settimana scorsa, la prima udienza del processo è prevista per lunedì prossimo. Karadzic, che aveva già reso noto che si difenderà da solo, ha detto di essere stato travolto «da un milione di pagine» di materiale che non è ancora stato in grado di leggere. Le regole di procedura del tribunale stabiliscono che la presenza dell´imputato in tribunale è un elemento essenziale di un dibattimento equo. A questo punto la corte potrebbe decidere che a Karadzic non dovrebbe essere consentito di ostacolare la giustizia. I giudici dell´Aja potrebbero quindi nominare un legale per rappresentarlo.
Arrestato nel 2008, e attualmente è detenuto nel carcere speciale dell´Aja, il 4 settembre scorso Karadzic aveva chiesto altri dieci mesi di tempo per preparare la difesa. La richiesta era stata respinta, così come l´appello presentato tre settimane dopo.
Sempre ieri, invece, il ministero della Giustizia svedese ha annunciato che martedì prossimo sarà liberata l´ex presidente dei serbi di Bosnia, Biljiana Plavsic, detenuta a Stoccolma per crimini di guerra. La Plavsic era stata condannata a 11 anni per crimini contro l´umanità e ha scontato due terzi della pena. Contro la sua liberazione si sono pronunciate numerose associazioni di musulmani bosniaci, tra cui le "Madri di Srebrenica", sopravvissute al massacro di oltre ottomila musulmani di quella città nel luglio 2005. La settantanovenne Biljana Plavsic era stata la vice di Karadzic negli anni bui della guerra di Bosnia.
Da quando è stato istituito, nel maggio 1993, il tribunale ha incriminato 161 persone coinvolte nella guerra che ha accompagnato la dissoluzione della Jugoslavia. Per 120 imputati il giudizio è già stato emesso. Per ora è stata comminata solamente una condanna per genocidio contro il generale serbo di Bosnia, Radislav Krstic, per il massacro di Srebrenica. Due sono ancora i latitanti: Ratko Mladic, capo militare dei serbi di Bosnia, e Goran Hadzic, ex-presidente della repubblica autoproclamata serba di Krajina.

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