La situazione. Le tante, troppe, violazioni dei diritti umani di cui non si sa nulla. Ecco perché il format per i diritti umani
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Marco Pannella spesso lo ricorda: Satyagraha significa ricerca, affermazione della verità. E’ un esercizio faticoso, presuppone conoscenza, che spesso non c’è, viene negata, confiscata. Da tempo si propone per esempio, che il servizio pubblico radio-televisivo si doti, istituisca una struttura, un format che si occupi specificatamente e continuativamente, dei diritti umani. Sulla carta un po’ tutti sono d’accordo, nei fatti non si fa nulla perché questa struttura prenda corpo e nasca. In un certo senso, si può anche capire.
Se questa struttura fosse operativa, con l’aiuto di organizzazioni indipendenti e autorevoli come i “Medici senza frontiere”o “Amnesty International”, si darebbe conto di notizie che sono completamente ignorate: per esempio che due giornali libici considerati “riformisti” hanno annunciato di essere stati costretti a sospendere le pubblicazioni. Questi due giornali si chiamano “Oea” e “Curina”, appartengono al gruppo editoriale “Al Ghad”, e nonostante li si ritenga legati a Seif al Islam, uno dei figli di Gheddafi, hanno denunciato di aver subito forti pressioni dalla società editrice, una azienda di stato e da alcuni dirigenti libici. “Oea”, in particolare, è noto per aver pubblicato inchieste su argomenti delicati, e si è occupato di giustizia e riforma del sistema giudiziario, diritti umani, immigrazione clandestina, corruzione legata ai traffici di esseri umani.
Si sarebbe potuto conoscere un rapporto di “Human Rights Watch”, anche questa ignorato: e dove si parla di almeno 330 detenuti libici che hanno già scontato la pena o sono stati assolti, e che tuttavia continuano a restare in carcere, a partire da due dissidenti tra i più noti – non in Italia, beninteso – Adbelnasse al-Rabbasi, e Jamal el Haji.
Si sarebbe potuto parlare e sapere del vicino Egitto, dove – sempre secondo “Human Rights Watch” – si consumano una quantità incredibile di abusi, torture e persecuzioni: le autorità del Cairo non hanno mai reso noto quanti siano i detenuti in carcere senza mandato di arresto o dopo processi di fronte alle Corti speciali dello Stato, ma le organizzazioni egiziane per i diritti dell’uomo hanno calcolato che siano tra i cinque e i diecimila; emblematica la vicenda di due blogger, Kareem Amer eHany Nazer, in carcere il primo dal 2006, l’altro dal 2008.
Dopo le manifestazioni in Iran di qualche mese fa, ci siamo dimenticati di quel che accade in quel paese. Il regime di Ahmadinejad reprime e condanna. Uno studente, si chiama Majid Tavakoli, arrestato il 7 dicembre scorso, è stato condannato a otto anni e mezzo di carcere, colpevole di minacce alla sicurezza e offese alle autorità della repubblica islamica. Nei giorni scorsi, tra l’indifferenza generale, circa un centinaio di altri studenti sono stati condannati a pene fino a 15 anni, e cinque sono stati condannati a morte. Joe Stark, responsabile di “Human Rigths Watch” per il Medio Oriente ha detto che “lo show del sistema giudiziario iraniano sui processi di centinaia di dimostranti e dissidenti è tra le più assurde dimostrazioni di abusi che io abbia visto da anni”.
E si sarebbe potuto far sapere anche del caso di un avvocato cattolico che si batte per i diritti umani e di altri tre noi attivisti democratici condannati in Vietnam a pene tra i cinque e i sedici anni di carcere. Secondo l’accusa, avrebbero cercato di rovesciare nientemeno che il regime. L’avvocato si chiama Paol Le Cong Dinh, e da anni difende gli attivisti per i diritti umani, ed è autore di pubblicazioni dove si critica il sistema economico, sociale e politico del suo paese. Nel fascicolo depositato dall’accusa si legge che Le Cong Dinh, in collegamento con “organizzazioni politiche reazionarie” avrebbe tentato di “minare la leadership politica attraverso una lotta nonviolenta, nel tentativo di realizzare la loro evoluzione in modo pacifico”. Gli altri condannati sono un blogger, un imprenditore e un esperto informatico. Infine solo per la denuncia della benemerita agenzia “Asianews” sappiamo che in Uzbekistan si consumano sistematiche e gravi violazioni dei diritti dell’uomo, torture e arresti arbitrari da parte della polizia e delle autorità di quel paese: si pratica l’uso sistematico della tortura per estorcere confessioni e per punire gli osservatori, denuncia “Asianews”.
C’entra tutto questo con le iniziative radicali, con il Satyagraha che vede impegnato attualmente Marco Pannella in uno sciopero della fame? C’entra, visto che oggi Sstyagraha è lotta per l’affermazione – come si diceva all’inizio – della verità e per la conoscenza. Verità negata, conoscenza confiscata. Questa la situazione, questi i fatti.
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Comunicati stampa
Rassegna stampa
Documenti
radioradicale.it
2013-05-12 17:00:00 Conversazione settimanale di Valter Vecellio con Marco Pannella
2013-04-21 17:02:37 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2013-03-10 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2013-03-03 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2013-02-24 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










