LA SETE DI PANNELLA


Il Foglio

IL LEADER RADICALE NON SI RASSEGNA A UN CAPO DELLO STATO ESAUTORATO DEL POTERE DI GRAZIA
Roma. "Se la speranza manca, non c'è che da essere, divenire speranza" ha detto Marco Pannella. Si prepara allo sciopero della sete, annunciato pochi giorni fa in una lettera al presidente della Repubblica: "Tornerò a dar corpo alla necessita vitale e alla sete di diritto, ad effettuare l'azione non violenta e di dialogo dello sciopero della sete a partire dal 31 marzo, nella deprecabile ipotesi che non sia stato prima d'allora da lui e per lui recuperata la pienezzadi diritto, di poteri, quanto meno di quello di grazia". Pannella non sopporta che si confonda la sua battaglia per la legalità, per l'esercizio autonomo del potere di grazia da parte del capo dello Stato, "espropriato in nome di una pretesa prassi anticostituzionale", con il "caso Sofri": ha minacciato querela contro i giornali che persevereranno nell'errore, e l'ha ripetuto sabato scorso, nel carcere di Pisa, anche a Sofri. Sofri invece non sopporta l'idea che Pannella cominci uno sciopero della sete, allo stesso modo in cui fu contrario allo sciopero della fame dell'estate passata. "Capisce le ragioni di ripristino della legalità - spiega l'ex sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone, che sabato ha incrociato Pannella sulla porta del Don Bosco - ma sente lo sciopero ricadergli addosso, non vuole che ricominci una cosa concentrata su di sé, ma soprattutto è preoccupato per Marco". "La volta precedente fu Adriano a convincere Pannella a non smettere di bere, minacciando a sua volta uno sciopero, adesso potrebbe succedere di nuovo" dice Davide Guadagni, uno degli amici più cari e assidui nelle visite, oltre che sostenitore della campagna per la grazia. Sofri è preoccupato, ma Pannella è deciso. "E' impossibile fargli cambiare idea, quindi è molto meglio sostenerlo, augurandosi però che il Quirinale non aspetti il 31 marzo" dice Corleone. Perché sul tavolo di Ciampi c'è già da un po' la pratica di Ovidio Bompressi, come accertato da una recentissima sentenza del Tar: il ministro di Giustizia ha mandato al Quirinale le carte, seppur incomplete, dell'istruttoria sulla domanda di grazia di Bompressi, sulla quale grava il parere negativo di Castelli e invece quello favorevole del magistrato di sorveglianza. C'è la domanda, c'è l'istruttoria, ci sono i pareri, ci sono le carte sul tavolo: Ciampi, se vuole, può esercitare i suoi poteri. E, per Pannella, "occorre, da cittadini e da democratici, che il presidente venga aiutato a riappropriarsi - esercitandolo come crede, ma esercitandolo - di quel potere di grazia, costituzionalmente irrinunciabile, non solo per sé ma per l'ufficio di presidente della Repubblica, anche e in primo luogo per i suoi successori". Gianni Sofri spiega che comunque i digiuni d’accompagnamento, quelli "contro l'oblio" continueranno, e anzi dopo l'affossamento della legge Boato le adesioni si sono moltiplicate: "Apprezzo moltissimo la generosità di Pannella - ha detto - però il rischio a cui vuole sottoporsi ci crea grande ansia". Ma Pannella può, perché vuole.