Per la riforma antiproibizionista delle convenzioni internazionali dell'ONU sulle droghe

Le ragioni per le quali abbiamo voluto tenere questi due giorni di seminario sono note, cioè il fatto che nel marzo del 2003 a Vienna la conferenza delle Nazioni Unite incaricata di rivedere le politiche sulla droga dovrà fare un bilancio di quella guerra alla droga che fu lanciata alcuni anni fa per l'esattezza cinque dal vice presidente delle Nazioni Unite, dal vice segretario delle Nazioni Unite, Pino Arlacchi, era un progetto molto ambizioso, era il progetto di cancellare dalla faccia della terra le droghe in 10 anni. In occasione del bilancio di metà percorso, noi ci rendiamo conto, consapevoli di anni non solo di lotta, di iniziative, di azioni antiproibizioniste, poi cerchero' di spiegare qual'è la valenza non solo politica dell'antiproibizionismo, che non è una iniziativa solo contro le politiche proibizioniste ma è soprattutto una proposta di governo alternativo. Ebbene a cinque anni dal programma delle Nazioni Unite, in occasione di questa riunione che si terrà a marzo del 2003 a Vienna noi ci vogliamo posizionare non semplicemente con delle questioni di principio ma ci vogliamo posizionare cercando di rimettere insieme tutte quelle forze che in questi anni, nelle diverse parti del mondo, hanno contrastato con enormi difficoltà quella che era una posizione conformistica e moralistica. Ecco perchè l'importanza di avere qui con noi da militante radicale che ha deciso di assumere anche delle responsabilità politiche di primo piano, il professor Arnold Trebach. Non c'è molto da dire, la sua storia parla molto più di qualsiasi di qualsiasi parola. E' stato impegnato per anni ed anni, decine di anni negli Stati Uniti d'America su questo fronte ed è stato impegnato dal lato, diciamo, della ricerca soprattutto scientifica per fornire ai decisori politici delle ragioni concrete e ragionevoli per governare il fenomeno delle droghe legali. Per me per noi che qui al Parlamento Europeo lavoriamo, è di particolare importanza il fatto che il direttore esecutivo dell'osservatorio Europeo sulle droghe e tossicodipendenze George Estievenart è qui con noi, è di particolare importanza che ci sia anche la signora Eliana Bryekman della Direzione Generale Giustizia e Affari interni della Commissione Europea perchè spesso ci siamo trovati e scontrati nel corso degli anni, con Olivier Dupuis e Gianfranco Dell'Alba nella scorsa legislatura, ed in questa legislatura con me Marco Cappato perchè abbiamo evidentemente, io non penso due modi diversi di vedere, ma due approcci diversi. Il nostro approccio è quello di superare il divorsio che c'è ancora oggi tra la scienza e la politica; devo dire con onestà che solo ultimamente dopo anni di sforzi intanto organizzativi l'Osservatorio Europeo sulle droghe e sulle tossicodipendenze sta dando rilievo maggiore a quelle che sono le evidenze scientifiche e quindi rischiando qualcosa nel momento in cui mette in discussione le politiche degli Stati membri, le politiche delle Nazioni Unite, le politiche, diciamo pure, di tutti i paesi che oggi nel proibizionismo hanno un loro modo di ritrovarsi. Ma quello che vorrei porre all'attenzione ed al dibattito di questa mattina ma dell'intero semlnario è proprio la questione del punto dal quale partire per valutare queste politiche. Lo dico non per provocazione, dopo tre anni in Commissione Libertà pubbliche al Parlamento Europeo e in Commissione bilancio il nostro emendamento per mettere in riserva i fondi destinati alla cooperazione nord-sud in materia di droga è stato accolto ed è stato accolto all'unanimità. E' evidente che il Parlamento Europeo non ha improvvisamente deciso un approccio alternativo a quello che è un approccio comune, semplicemente, noi pensiamo, si è superato anche quel livello minimo che è il livello per il quale ci siamo sempre battuti e cioè quello di avere delle verifiche costi-efficacia di queste politiche. Noi non chiediamo al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea, alle Nazioni Unite di sposare le tesi antiproibizioniste, chiediamo delle valutazioni scentifiche innanzi tutto su quelli che sono i programmi anti-droga in corso. Non ho bisogno di dilungarmi sulla fine che ha fatto il vice segretario dell'ONU Arlachi nel momento in cui nel nome della lotta alla droga, quasi fosse una lotta, una guerra santa, ha dovuto calpestare finanche le prassi amministrative delle Nazioni Unite, è stato costretto proprio per , io penso anche da un certo punto di vista in buona fede, è stato costretto ad incontrare ed ad accordarsi con i peggiori regimi del pianeta, regimi di dittatori e dittatoriali, regimi militari e religiosi, pur di tentare di tenere fede a quello che è l'impegno oggi delle Nazioni Unite. Allora la nostra risposta non puo essere che quella di invitare innanzitutto le istituzioni e di fornire alle istituzioni quanto più materiale di ricerca e di approfondimento. Noi siamo convinti che solo nel momento in cui riusciremo a far capire ai decisori politici, ai governanti l'importanza del coniugare la scienza alle proprie scelte e non attenersi unicamente a delle questioni etiche, che sono ben altro da quello che è l'organizzazione di uno stato, degli stati occidentali democratici e laici e solo in quel momento li' potremo forse riuscire a fare una discussione concreta e non basata unicamente su dei pregiudizi. Purtroppo oggi le politiche in vigore abbisognano unicamente del silenzio, di un'adesione sterile senza possibilità alcuna di contraddittorio, perchè sono fondate sulla negazione della ricerca, sono fondate sulla negazione del governo di questi problemi. Io vengo da un partito in cui il nostro leader, Marco Pannella, inizio' a fare disobbedienze civili negli anni settanta, oggi in Italia ci sono decine di militanti radicali sotto processo, Marco Pannella solo per una questione formale non è tecnicamente un latitante ma attende di esserlo a giorni, quindi abbiamo non solo profonde convinzioni ma abbiamo anche la forza del metodo, quello non violento, che ci consente di fronteggiare questo muro di gomma insuperabile anche attraverso la violazione di leggi che noi riteniamo non solo ingiuste ma anche, scusate il termine ma è quello tecnico, criminogene. Il proibizionismo, le leggi proibizioniste sulle droghe producono criminalità, rafforzano la criminalità, sono quelle leggi che in vaste aree del pianeta mettono finanche a repentaglio le istituzioni democratiche. Noi pensiamo che a fronte della grande attenzione che si ha oggi nella lotta al terrorismo non c'è alterettanta attenzione alla lotta contro le droghe proibite. Spesso chi fa del terrorismo il proprio strumento di lotta, riesce ad essere presente grazie al commercio di queste sostanze, commercio che i nostri paesi hanno lasciato in monopolio alla criminalità.

Maurizio TURCO, Deputato europeo, Presidente Eurogruppo Lista Bonino

(testo non rivisto dall'autore)