Per la riforma antiproibizionista delle convenzioni internazionali dell'ONU sulle droghe


Grazie Presidente, Grazie Marco,



per la verità' credo che tu mi abbia ringiovanito di dieci anni perché le prime manifestazioni e lotte anitiproibizioniste risalgono all'inizio del 1962-63 e non al 1972-73.

In genere, quando ascolto gli uni e gli altri dire: "Avevamo visto giusto, l'avevamo detto dieci, venti, quaranta ani fà" ho un po' il riflesso di dire: "Va bene, l'aveva detto quaranta anni fà e non è riuscito a scongiurarlo... l'aveva visto dieci anni fà e non c'é riuscito". Avrei voglia di dire: "Condoglianze... vai a fare altro, lascia perdere".

Credo nella ricerca scientifica e in quella culturale, ritengo che il problema sia quello di essere adeguati alla ricerca che viene intrapresa e riuscire a raggiungere il successo. Successi ne abbiamo avuti indubbiamente sul fronte italiano ed - in parte - anche su altri fronti, sicurissimamente non possiamo valutare quanto abbiamo seminato sul piano dell'antropologia culturale, sul piano antropologico, sul piano delle relazioni con le nostre azioni. Non a caso sono azioni ghandiane, neo-ghandiane perchè azioni di netta radicalità non violenta.

Una caratteristica della storia e della cultura di Ghandi è quella della comunicazione attraverso il proprio corpo, l'unica cosa di cui dispone l'uomo, la donna, l'umanità quando è povera o vuole essere disarmata. E quindi abbiamo parlato con i nostri corpi, con i piedi... nei walker round, nelle marce, con altre parti del corpo nei sit-in ed altro.

Non a caso - andando volontariamente, socraticamente, ghandianamente nei tribunali e nelle carceri - abbiamo parlato con i nostri corpi - ai quali negavamo il conforto del cibo e dell'acqua - abbiamo parlato costantemente dando corpo ad idee, speranze antiche, cose semplici, aiutati dall'evidenza costante e continua delle buone ragioni che avevamo colto e che ci attraversavano, che attraversavano la nostra azione, che facevano costantemente nutrire la nostra intelligenza di fatti che riuscivamo ad analizzare attraverso il contraddittorio, l'unica via di conoscenza per un laico, che è conoscere attraverso la via contradditoria delle diverse tesi e delle diverse verità, la quinta essenza per noi della democrazia, nel senso della tolleranza, la quinta essenza dell'esercizio della libertà e della responsabilità.

Perchè questa apparente divagazione? Perché penso che in questo momento - nel quale dobbiamo dirci che ci stiamo assumendo una grande responsabilità - vorrei ringraziare innanzitutto il Prof. Arnold Trebach. Vorrei ringraziarlo per la sua decisione di servire ancora una volta le idee, la cultura, le speranze che sono le sue, le battaglie radicali e le battaglie della Drug Fondation accettando la leadership della rilanciata Lega Internazionale Antiproibizionista, con CORA annesso. A mio avviso questa lenta continuità che ci attraversa è prova di durata, di una durata bersoniana, che è forma delle cose, forma delle idee, forma delle lotte stesse che si riescono a realizzare. E il ringraziarlo personalmente mi da' molto piacere e molta fiducia ed il vederlo qui mi sembra non solo di buon auspicio, ma qualcosa d'importante del quale dobbiamo fare tesoro.

Tante sono le ragioni antiproibizioniste che costantemente vediamo nella vita d'ogni giorno, anche perché costantemente vediamo che le ragioni proibizioniste riescono a presentarsi come tali solo nella presentazione intollerante di un'etica che si contrappone - per quanto mi riguarda - all'etica stessa del legislatore che deve essere pragmatica, deve vedere le leggi. Noi sappiamo che la forza del proibizionismo si presenta sempre con la pretesa fondamentalista e statalista.

Sono stato un paio di volte in Colombia - dieci, vent'anni fà- e se tornassi lì domani - da quello che leggo sui giornali - troverei la stessa attualità, il rischio di qualche palazzo o di qualche ministro che salta, il rischio di massacri tra narcoproduttori e narcotrafficanti, rivoluzionari e partigiani, rivoluzionari ed altro, tra parti dello Stato che sono irriconoscibili.

Emma Bonino é in Ecuador perché presiede il gruppo degli Osservatori della Comunità Europea per le elezioni in Ecuador che si terranno il 20 ottobre. In quel Paese - dove venti anni fà di ciò non si parlava - tutta la regione settentrionale è preclusa al controllo delle elezioni anche perché é preclusa alle elezioni. Perché il territorio non é più della legalità? Intanto perché il proibizionismo mette fuori legge lo Stato, mette fuori legge coloro che debbono rappresentare le legge, i principi generali del diritto, fuori le costituzioni dove ci sono le costituzioni, fuori delle regole che presiedono attraverso un secernersi di millenni e di secoli i cammini processuali di Common Law ma anche di Civil Law. Tutto questo va all'aria continuamente. Allora il problema é questo: noi abbiamo vinto ogni singola battaglia che doveva essere combattuta per nostra cultura. Lo abbiamo fatto ma siamo stati nell'insieme battuti. Il mondo, l'ONU, l'UE sono ideologicamente antiproibizioniste. Dobbiamo stare attenti perché continuamente i nostri principi di civiltà giuridica e di tolleranza sono massacrati.

La Colombia é costantemente massacrata - io sono notoriamente un pro-americano col K e un ultrà israeliano, sono un agente del Mossad e un ultrà americano della CIA. Ma devo dire che non so che cosa la guerra alla droga, con questa imbecille e grottesca follia fondamentalista, sta ottenendo. Gli Stati Uniti - che dovrebbero essere in base alle Rivoluzione Americana quelli che garantivano all'intero continente americano libertà politica, democrazia, rispetto delle leggi, stato del diritto, rispetto della persona e dell'individuo - sono da decenni esportatori di guerra. Con quali risultati? Hanno triplicato i paesi produttori di droga nel mondo, hanno reso - grazie agli effetti economici e sociali del proibizionismo - interessante la nascita dell'industria chimica produttrice di droga.

Dinanzi a questi risultati, come é possibile che dobbiamo salutare come un grande successo di Marco Cappato e di Chris Davies il fatto che abbiamo la sala, che siamo forse dieci, venti, tenta parlamentari europei che si riuniscono qui, che finalmente si riesce a far parlare l'Osservatorio sulla droga di Lisbona, mentre in passato l'unica cosa che si riusciva ad ottenere da parte dell'ONU era la falsificazione e l'occultamento dei dati di Lisbona. Lo affermo e lo ripeto. Non si può conoscere la verità perché la verità non fa comodo.

In America c'é quel sant'uomo di Friedman - liberista e liberale - che si affanna a dimostrare una serie di cose che anche i radicali di sinistra comprendono e che in qualche misura la buona borghesia liberale e tollerante sostiene.Vietato.

Vi é anche il proibizionismo sull'alcool, e in Medio Oriente se ne parla poco, perché é "verboten". E' vietato nel Medio Oriente, tra i Paesi Arabi, parlare di diritto. E' noto che nella casa reale saudita il consumo d'alcool per ospiti e per se stessi é tradizionale, é vero che in Egitto se esci bevi l'aranciata, ma prima l'aperitivo lo offre la casa con superalcolici, dappertutto. Se parliamo di droghe parliamo di droghe, se parliamo di marijuana, di hashish io parlo di "non droghe" - sia per le loro caratteristiche sia anche perché non posso accettare di confonderle con l'alcool che fa milioni di morti ogni anno o col tabacco che ne fa decine di milioni. Allora anche a livello semantico bisogna smetterla di accettare questo terrorismo ottuso e violento.

Sono delle non-droghe, non é solo perché stanno nelle tabelle e nelle convenzioni che sono droghe, altrimenti dobbiamo cambiare completamente vita, non solo linguaggio.

Quando con le leggi si pretende di annullare, di ignorare delle facoltà naturali, storicamente naturali, abbiamo delle leggi che creano aberrazioni. Ed allora interviene il Partito Radicale Transazionale, di cui celebreremo il congresso a Tirana alla fine del mese.

Sarà il Congresso per la lotta al proibizionismo come flagello. In alcune contrade del mondo siamo riusciti ad abbattere l'immondo flagello dell'aborto di massa clandestino. Siamo riusciti ad intervenire legalizzando, regolamentarizzando, siamo riusciti a passare da 1 milione e mezzo d'aborti a 150 mila. Ma il proibizionismo continua e questi 150 mila aborti all'anno sono dovuti alla negazione della RU-486.

Forse a Tirana ci saranno almeno 4-5 candidate a Miss Mondo dei vari Paesi, perché noi abbiamo battuto l'operazione di boicottare l'elezione di Miss Mondo in Nigeria. Stiamo organizzando l'andata di massa per difendere la donna che deve essere lapidata per sospetto adulterio, ma anche perché la Nigeria é in fase di democratizzazione. Ed allora noi abbiamo un fatto: sulla Nigeria, boicottaggio di Miss Mondo, eccetera, dove non hanno lapidato la prima condannata e non lapideranno la seconda, questo lo garantiamo, la sharia sarà battuta grazie a questa nostra azione che sosterrà il Presidente della Nigeria. Il problema é un altro: a fronte di 27 lapidazioni avute quest'anno in Iran delle quali 19 donne, non c'é stata alcuna denuncia, alcun boicottaggio, niente ... lì é lo scandalo mondiale.

Come si spiega che il Nazismo si sia potuto verificare? Come si spiega che Pol Pot abbia potuto esserci? La vicenda umana é drammatica ed occorre affrontarla per quello che é. Il proibizionismo é oggi la cifra che unifica tutte le aberrazioni che noi abbiamo dietro le nostre spalle. Ed é un tentativo immenso di rilancio, o meglio di rivincita, della violenza del potere, della sua onnipotenza contro la tolleranza, il cammino della tolleranza nella civiltà giuridica moderna, della democrazia politica, dei diritti.

Se teniamo presente questo, troveremo ciò che e' necessario. Dobbiamo rischiare la vita, per non rischiare la morte ed il suo trionfo. L'ultima e più' grave proibizione é quella della libertà della ricerca scientifica. Il Papa, Giovanni Paolo II, dalla Polonia ha rilanciato 20 giorni fà - come nel Sillabo del 1870 - l'anatema contro il liberalismo. La massima autorità religiosa iraniana ha denunciato testualmente il liberismo. Quindi la nostra battaglia dovrà essere una battaglia che prenderà corpo e che dovrà passare attraverso il de iure condendo, che può essere il Parlamento, ma anche la giurisprudenza e la giurisdizione. Come Socrate dobbiamo provocare il processo. Questa é una delle vie che io chiederò di perseguire alla LIA, anche in termini di progetti da presentare a tutti i possibili sostenitori e finanziatori. Un progetto che studi la capacità e la possibilità di difendere il diritto e le ragioni del diritto attraverso le tecniche della non violenza ghandiana, potendo cosi' andare in tutto il mondo ad organizzare la difesa delle vittime dei proibizionismi che sia la donna supposta adultera della Nigeria, sia il mussulmano o l'arabo che ha bevuto un goccio di vino sia gli altri che vogliono la libertà di ricerca scientifica e utilizzare gli embrioni per la ricerca - invece di avere decine di milioni di persone condannate a morte.



Grazie davvero.

Marco Pannella, Deputato europeo, Leader del PRT

(testo non rivisto dall'autore)