Per la riforma antiproibizionista delle convenzioni internazionali dell'ONU sulle droghe

Grazie Presidente, durante la nostra riunione ci è giunta qualche informazione : grazie anche all'aiuto di Joao de Menezes Pereira, abbiamo due nuovi Parlamentari Portoghesi, membri dei Parlamentari per l'azione antiproibizionista, sono Moreira da Silva del gruppo popolare e Camilla Madeira del Partito socialista che è deputato e Presidente della gioventù socialista, quindi ringraziamo Joao. Ringraziamo soprattutto questi due nuovi deputati che entrano quindi a far parte di questo coordinamento, di questa rete di Parlamentari, cosi' come l'oratore che avete sentito nel pomeriggio dal Movimento Libertario del Costa Rica, Carlos Erreira che ci ha portato anche l'adesione ai Parlamentari per l'Azione Antiproibizionista di altri quattro Parlamentari: Ronaldo Alfonso, Peter Sueraro, Carlos Salazar e Federico Malovasi(?). Questi sono quindi in totale sette nuovi parlamentari che fanno parte di questo coordinamento dei Parlamentari per l'Azione Antiproibizionista.

E’ stato detto negli interventi di oggi, nella relazione del segretario Marco Perduca, ma anche negli interventi di Jean Pierre Galant e di molti altri, che il problema, a cosi’ pochi mesi di distanza dalla riunione di Vienna, è anche quello dell’organizzazione, della mobilitazione innanzitutto di forze, di appartenenze politiche, di estrazione, ma anche di associazioni di qualsiasi tipo di provenienza, di nazionalità diverse, di attività ed approcci anche molto diversi, di interessi anche molto diversi: il problema è adesso di fare convergere interessi ed approcci diversi verso un obiettivo comune.

Le convenzioni internazionali di per sè, credo non possano essere considerate nè la causa del proibizionismo mondiale, sarebbe dare loro troppa importanza perchè le legislazioni nazionali continuano ad essere legislazioni nazionali, nè pero' semplicemente la conseguenza, il risultato del proibizionismo internazionale, come se fossero un dato neutro ed insignificante del proibizionismo: sono qualcosa che si accompagna al proibizionismo nazionale.

Credo che sarebbe illusorio puntare tutte le speranze e le azioni antiproibizioniste sulle convenzioni internazionali perchè, come celo ricordava anche Marco Perduca, sono poi i Governi che possono intervenire in sede di Nazioni Unite. Al tempo stesso le Nazioni Unite sono una sede, un organo, un'istituzione, una burocrazia, che fa convergere soldi, risorse, persone, dati, analisi sul fronte proibizionista; e questo è un dato importante: il proibizionismo oltre ad essere tutto quello che è stato detto in questi due giorni, è anche una burocrazia, o meglio una produzione di decine, di centinaia, di migliaia di burocrazie comunali, provinciali, regionali, nazionali, internazionali, di burocrazie che spesso hanno bisogno di non parlare di politica, di dare per scontato che la politica, che la scelta politica è quella a monte, "contro le droghe" dicono loro, difatti chi va a dare i volantini contro di noi dice: "Voi invece siete a favore delle droghe". Pensano quindi di liquidare il dato politico con questa falsificazione di fondo, per togliersi di mezzo con il dato politico il dato del diritto, della legge e dello stato di diritto.

Una volta fatta questa operazione ideologica che consegna allo stato etico il mandato salvifico di offrirci un mondo libero dalle droghe, il resto non conta più: non contano più i dati, non conta più la scienza, non conta più la differenza, il carattere tossicologico di una sostanza o di un'altra, non conta più nulla, conta solo la parola d'ordine; e ad ogni momento che dovrebbe essere in teoria di verifica dei risultati raggiunti dalle attuali politiche, non c'è nessuna verifica e viene semplicemente detto: più soldi, più proibizionismo, più burocrazie, più persone, più elicotteri, più fumigazioni, più repressioni, più pene di morte nei paesi dove questo è previsto anche per i semplici consumatori di sostanze stupefacenti, di più.

Ecco il nostro compito, e per questo l'appuntamento di aprile a Vienna si collega con quello che fa ciasuno di noi, da chi si occupa esclusivamente di politica internazionale, a chi si occupa di cercare di distribuire delle siringhe sterili in città dove questo è proibito, ecco quindi il filo che collega interessi ed obiettivi cosi' diversi, e se non ci siamo noi, e quando dico "noi" dico probabilmente quelli che sono in questa sala e pochi altri al di fuori di qui, se non ci siamo noi, sappiamo già che cosa succederà ad Aprile 2003 a Vienna: si prenderanno i dati, si chiuderanno in un cassetto, o meglio, si useranno per dire: « di più, dobbiamo fare le stesse politiche fatte fin'ora, ne dobbiamo fare di più », per la gioia dell'Iran, per la gioia della Birmania, per la gioia della Cina, per la gioia delle dittature di tutto il mondo che su questo tema possono fare, come su nessun'altro tema di politica internazionale, la parte dei professori. Proprio questo è quello che succede in seno alle Nazioni Unite: quei paesi rivendicano di avere le politiche più dure e più repressive. Ci sono centinaia di persone ammazzate con imputazioni relative alle droghe, e questa scusa serve alla dittatura cinese, alla dittatura birmana, alla dittatura vietnamita per uccidere o per fare scomparire dissidenti politici, militanti dei diritti umani. A loro questa scusa serve, quindi rivendicano la riuscita delle loro politiche, salgono in cattedra e dicono: "Voi Europei, occidentali soprattutto, Olandesi in particolare, Svizzeri in particolare e alcune altre esperienze locali, voi tollerando la depenalizzazione, tollerando il consumo, voi lanciate un segnale debole, ed è per colpa della vostra debolezza che non riusciamo a sconfiggere ad eliminare le droghe dalla faccia della terra", questo è quello che senza di noi succederà.

Siamo quelli adeguati allo sforzo che abbiamo davanti? io questo non lo so, dipende davvero da ciascuno di noi proprio in quanto individui innanzitutto, prima ancora che come organizzazione. Aprile 2003 : mancano pochi mesi e non sarà comunque certo l'ultima occasione che abbiamo davanti. Questi due giorni, questa conferenza è servita molto ad immagazzinare delle informazioni, delle conoscenze, a scambiarle, a moltiplicare gli strumenti che sono nelle nostre mani e dopodichè senza la politica, l'iniziativa politica, l'iniziativa non violenta, delle disobbedienze civili e di quelle cose che sono state dette, dopo di cio’ delle informazioni, delle molte informazioni e delle molte conoscenze si puo' anche esserne semplicemente seppelliti. Avere ragione in questi casi non basta o puo' anche non servire a nulla, il problema è quanto le buone ragioni vengano trasformate in iniziativa politica.

Da radicale mi permetto di concludere con una nota specifica e precisa: tra pochissimi giorni, il 31 di Ottobre l'1, 2, 3 di Novembre terremo il Congresso del Partito Radicale Transnazionale a Tirana, lo slogan del Congresso è: "La globalizzazione della libertà e della democrazia". Nella preparazione di questo congresso c'è anche la preparazione di nuovi strumenti istituzionali : come l'Organizzazione Mondiale della Democrazia, lanciata come idea da Emma Bonino, da Marco Pannella, più altri fronti sull'abolizione della pena di morte, sul rafforzamento, dopo il Tribunale Penale Internazionale, di strumenti di diritto e di strumenti istituzionali a garanzia della libertà e della democrazia appunto.

Credo che un elemento determinante per le possibilità di successo per la lotta antiproibizionista sia appunto quello del collegamento con altri fronti di libertà e di diritto. Gli esempi che ho fatto rispetto alle Nazioni Unite e del livello del dibattito delle Nazioni Unite ci fanno dire che il problema droga e proibizionismo è collegato al problema democrazia e stato di diritto : sono due cose che non possono essere separate.

Oggi l'antiproibizionismo è uno dei fronti dell'antitotalitarismo, contro le dittature contro i regimi totalitari, contro le ideologie e i clericalismi ; l'antiproibizionismo sulle droghe è parte integrante della battaglia più ampia dell'antiproibizionismo sulle idee, sulle convinzioni personali, sulle professioni di fede religiosa, della battaglia dell’antiproibizionismo su tutto quello che è appunto libertà individuale e diritto, nella definizione di diritto cosi' come storicamente acquisito in secoli di maturazione della civiltà democratica e liberale che conosciamo e che difendiamo.

Chiudo con una annotazione formale di organizzazione radicale: ci riuniremo al termine di questi lavori con i compagni italiani presenti che si sono iscritti al Coordinamento Radicale Antiproibizionista per il 2002. Nel congresso tenutosi a Parigi nel 1998 avevamo già individuato come necessario per i radicali antiproibizionisti affidare il prima possibile quella lotta, in termini anche di dibattito politico e di democrazia politica interna, al Partito Radicale Trasnazionale ; c'eravamo detti che dovevamo farlo, era scritto nella mozione, nel contesto del Congresso del Partito Radicale Trasnazionale; una prima sessione del congresso si è tenuta a Ginevra qualche mese fa e la prossima sessione si terrà appunto a Tirana tra qualche giorno, credo che in questo contesto, ed è la proposta che d'accordo anche con il segretario Meyssan facciamo agli iscritti del Cora, potremo tornare ad affidare non solo la lotta ma anche il dibattito e l'elaborazione politica del fronte antiproibizionista radicale al Partito Radicale Trasnazionale ed anche alla LIA per quello che concerne anche il coinvolgimento, la mobilitazione di personalità, esperti, scienziati a livello internazionale che si occupano di questo ; molti li abbiamo ascoltati in questi due giorni. Abbiamo sentito da Arnold Trebach, da Gianfranco Dell'Alba, da Marco Perduca che la Lia ha deciso di essere essa stessa soggetto costituente dal Partito Radicale Trasnazionale. Termino con questo, alcuni di voi o persone con cui siamo stati in contatto in questi mesi, hanno sollevato il problema "Partito Radicale": « potrebbe forse essere un ostacolo il fatto che vi chiamate "partito" ?, è un ostacolo che vi chiamate "radicale"?. Io credo che il termine partito sia importante a sottolineare che questa è una battaglia politica, o quanto meno è anche una battaglia politica, il termine "radicale" è il nostro nome, è la nostra storia : "radicale" vuol dire le azioni di disobbedienza civile, le cose che sono state fatte e che sono state ricordate; credo che paradossalmente "radicale" oggi sia una garanzia di trasversalità, anche nei Parlamenti e al Parlamento Europeo. Non per niente nell'azione parlamentare, rispetto alla quale mi è stata affidata una precisa responsabilità all'interno della Lega Internazionale Antiproibizionista, sono i Radicali quelli che hanno già riunito una rete Parlamentari Antiproibizionisti che in poche settimane conta 65 membri. Credo che sia un segno di fiducia della capacità che abbiamo di lavorare su degli obiettivi, senza fare l'esame del sangue a chi su quegli obiettivi è d'accordo e chi quegli obiettivi condivide e quindi ringrazio moltissimo innanzitutto il nostro Presidente, Arnold Trebach, per avere deciso di intraprendere con questi pericolosi individui che sono i radicali una nuova fase della sua azione, della sua militanza antiproibizionista. Credo che non si sia sbagliato ma comunque glielo auguro.

Grazie Presidente.

Marco Cappato, Deputato europeo, Coordinatore del PAA

(testo non rivisto dall'autore)