Per la riforma antiproibizionista della Convenzione Onu per le droghe

Grazie Presidente.
Ho capito da ieri che "fortunatamente" posso sentirmi fiero del mio paese. Il signor Nikolai Chaika ci ha dato ieri dei dati importanti sulla situazione dell'AIDS in Russia, sulla situazione della droga in Russia, una situazione in cui il 90% dei portatori di HIV sono consumatori di droghe pesanti, non voglio quindi ripetere tutti questi dati; dunque "sfortunatamente" posso essere fiero per il mio paese, perchè il mio paese secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha il primo posto nel mondo per la velocità di diffusione dell'AIDS e secondo il rapporto più recente, cioè di due settimane fa, della CIA, la Russia si trova fra i primi cinque paesi per i portatori dell'HIV, questa è senz'altro una ragione molto forte per essere fiero del mio paese. Perchè accade questo? la ragione è molto semplice, è cioè che il governo non fa niente.
Quando tre mesi fa il capo del Centro Federale per la lotta contro l'AIDS, diceva: "La signora Valentina Matrienko, che è il Vice Primo Ministro per le questioni sociali, non fa niente per questa questione, preferisce prepararsi al trecentesimo anniversario della città di San Pietroburgo", ha completamente ragione. Due settimane fa, all'inizio del mese di ottobre, per la prima volta il nostro Presidente Vladimir Putin ha convocato il cosiddetto Consiglio di Stato, in realtà esso non è nè un consiglio in generale, nè un consiglio di Stato in particolare, perchè non c'è questo organo nella Costituzione, ma si tratta di un gruppo di Governatori; questi governatori hanno discusso tutto il giorno il problema della droga e alla fine hanno creato un'altra autorità per combattere il fenomeno della droga, un'autorità subordinata al Ministero degli Interni. E' una scelta fatta dal nostro Presidente ma non è niente.
Mi sento inoltre fiero "sfortunatamente" in quanto moscovita, anche per la mia città di Mosca: ieri il signor Chaika ci ha parlato dell'esperienza di San Pietroburgo dove esiste il programma dello scambio di siringhe, mentre a Mosca non c'è niente di niente, non c'è nessun programma di riduzione del danno, non c'è nessun programma di scambio di siringhe, non c'è niente e quindi naturalmente Mosca ha il secondo posto per il numero di portatori di HIV in Russia, tra tutte le regioni russe e il primo posto per velocità della diffusione.
Il 7 maggio di questo anno noi abbiamo fatto una denuncia formale alla Procura di Mosca per intentare causa per i fatti di negligenza contro i dirigenti della sanità della capitale contro il Sindaco, e dopo tre settimane abbiamo ottenuto una risposta ufficiale da parte della Procura di Mosca: una risposta ufficiale dove si dice che il governo della città non ha discusso mai la questione dello scambio di siringhe, non ha mai discusso questo problema! La ragione, come vediamo, è molto semplice, è la conduzione di una politica non dico proibizionista più feroce, ma una politica più ottusa, più ignorante, che è allo stesso tempo più feroce; più feroce perchè ad esempio un ragazzo trovato con una piccola quantità di hashish rischia di andare fino a sette anni in galera, ma puo' anche semplicemente pagare 20 dollari ad un poliziotto e regalargli il suo spinello e restare libero.
Sappiamo del caso Maciocia, ragazzo italiano suicidatosi dopo esser stato condannato per possesso di droga, ricordiamo anche il caso di un ventiquattrenne russo, condannato a tre anni di galera per possesso di 1,5 g di marjiuana e dopo due anni è stato ucciso in prigione, sappiamo anche alcune cifre: 241.000 crimini sulla droga sono stati registrati nel 2001, la maggior parte di questi crimini significano che una persona accusata va in galera.
Al tempo dell'Unione Sovietica avevamo centinaia di prigionieri politici, tempo noto al nostro amico Timofeev, che è stato un detenuto politico ai tempi dell'impero sovietico. Oggi posso affermare sfortunatamente di essere fiero per il mio paese che ha centinaia di migliaia detenuti, prigionieri politici, perchè questa gente è prigioniera di questa politica del proibizionismo. Posso essere fiero per il mio paese anche perchè non c'è nessun gruppo politico, non c'è nessun partito politico in Russia che fa qualcosa per risolvere questa situazione. Voglio cioè dire che il Partito Radicale Trasnazionale, i radicali russi sono l'unico gruppo politico in questo paese che si oppone apertamente, che si oppone chiaramente contro la politica del proibizionismo. C'è un unico membro del Parlamento russo, l'unico, solo uno, che si è espresso alcune volte a favore della legalizzazione delle droghe leggere, il nome di questo politico è Vladimir Zirinovski, l'unico; ma questo riguarda non solo la situazione della marijuana ma si tratta anche dell'eutanasia. Quando un anno fa al Parlamento russo si è discusso sulla legge approvata in Olanda sull'eutanasia, Zirinovski è stato l'unico parlamentare russo che si è espresso con forza a favore del diritto dell'Olanda di fare questa legge e a favore dell'applicazione di una legge simile anche in Russia.
Noi radicali siamo gli unici che in questo paese ci opponiamo a questa politica ottusa proibizionista feroce, criminogena e criminale. Dal 1990, dalla nostra prima manifestazione antiproibizionista a Mosca con il signor Trebach, nell'Istituto Storico a Mosca ad oggi ci siamo limitati alla distribuzione di materiale, di volantini, ma non avevamo nessuna iniziativa politica; solo quest' anno quindi, adesso vi do' molto brevemente alcune relazioni dal fronte russo, abbiamo rilanciato le nostre battaglie antiproibizioniste: il 7 maggio, come ho detto, abbiamo presentato una denuncia formale alla procura di Mosca, per quanto riguarda la negligenza, l'assenza di qualsiasi tipo di programma di scambio di siringhe a Mosca, poi il 16 luglio abbiamo fatto un referendum di strada sulla situazione delle droghe leggere.
Timofeev diceva nel suo intervento che la maggioranza dell'opinione pubblica in Russia è contro la legalizzazione delle droghe. In realtà non sappiamo qual'è l'opinione pubblica in Russia, e questo è il problema vero, perchè almeno durante gli ultimi 15 anni non è stato fatto mai in Russia nessun sondaggio sulla legalizzazione delle droghe o delle non-droghe, di mariuana o della somministrazione controllata dell'eroina, niente di niente, nessun sondaggio, zero; quindi noi non sappiamo qual'è l'opinione pubblica. Allora il 16 luglio abbiamo fatto un sondaggio, sondaggio fra virgolette perchè non è un sondaggio nel senso sociologico della parola, pero' abbiamo fatto un referendum con bollettini sulla questione della legalizzazione della marijuana e circa 300 persone hanno risposto alla nostra domanda, si tratta di persone normali, di strada che passeggiavano nel centro di Mosca, non era un posto speciale come diciamo Piazza di Spagna: il 64% era a favore della legalizzazione della marijuana. Lo stesso giorno, dopo questa azione, la stazione-radio principale di Mosca ha fatto anche un sondaggio, il suo sondaggio, chiedendo agli ascoltatori di chiamare allo studio; e loro hanno avuto un altro risultato: secondo loro il 24% degli ascoltatori che hanno chiamato alle ore 15 (in 5 minuti hanno chiamato) erano a favore della legalizzazione della marijuana.
Il 5 agosto abbiamo lanciato una campagna per la raccolta di firme on line per una petizione indirizzata al Parlamento e al Governo russo per la legalizzazione della mariuana; abbiamo raccolto fino ad oggi circa 1200 firme, non so forse è una cifra abbastanza bassa pero' dobbiamo capire che la maggior parte della gente ha ancora paura di esprimersi e quindi anche prendendo in considerazione il fatto che non abbiamo fatto nessuna campagna di pubblicizzazione di questa iniziativa, ma contiamo solo sulle persone che entrano nel sito e possono leggere questa petizione.
Due settimane fa abbiamo lanciato un'altra iniziativa a favore di una ragazza russa di 24 anni, che è stata arrestata in Cina per possesso di droga ed è stata lì condannata a morte.
Molto brevemente vorrei per un minuto tornare alla polemica di ieri tra Denes Balazs e Nikolai Chaika: la società non è pronta, dicono a noi ogni giorno, la nostra società, che sia italiana, ungherese, russa, non è pronta alla legalizzazione della droga, e specialmente noi in Russia sentiamo queste parole; ci dicono che la società non è pronta alla legalizzazione della droga o delle non-droghe, ma non è neanche pronta all'abolizione della pena di morte; e per quanto riguarda la società russa, il nostro paese non sarebbe pronto ad elezioni libere, alla democrazia, abbiamo sentito anche questo molte volte, e quindi legalizzare la droga significherebbe legalizzare la mafia, ha detto ieri il signor Nikolai Chaika.
Ma francamente: ci facciamo o ci siamo? La mafia è già legalizzata, la mafia è al potere nel nostro paese, ha il potere nel nostro paese, è legalizzata completamente, quindi "che fare?" ha chiesto il signor Timtif: dobbiamo educare la gente, certo sono d'accordissimo, dobbiamo educare la gente ma anche dobbiamo provocare i politici perchè i nostri politici, anche quelli democratici liberali, preferiscono non esprimersi nè a favore della legalizzazione nè a favore per esempio della pena di morte per somministrazione di eroina, preferiscono non prendere posizioni pubbliche e noi dobbiamo provocarli.
L'anno prossimo abbiamo le elezioni alla Duma di stato, al Parlamento, quindi secondo me, secondo noi radicali russi che abbiamo già discusso questo problema, dobbiamo andare a queste elezioni cercando di riuscire a registrare almeno uno, due, tre candidati per provocare, per puntare su questo problema della droga, del proibizionismo, della guerra alla droga, war on drugs che è persa; dobbiamo presentare le candidature antiproibizioniste, penso e spero che possiamo essere in grado di farlo.
Grazie

Nikolaij Khramov, membro del Consiglio Generale del PRT


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