La Politkovskaja e i suoi fratelli

Lisa Billing Massimo Picchianti
Il Fatto Quotidiano

Il terzo anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaja nell’ascensore della sua casa a Mosca è passato sotto silenzio. Ma negli ultimi sette anni più di 72 giornalisti sono stati uccisi in Russia e sempre di più si sente dire da testimoni che viaggiano nell’ex Unione Sovietica che è avviato un processo di restaurazione che vede annullati i progetti per la costruzione di monumenti in memoria delle vittime di Stalin e compagnia, mentre si stanno riparando i cocci o creando nuovi monumenti per il vecchio dittatore. In Russia pare essere in atto la riscrittura orwelliana della storia. L’Unione europea, interessata e bisognosa della collaborazione russa - per le forniture del gas, per fare fronte unita contro il pericolo di un Iran nucleare e contro il terrorismo di matrice islamica in generale - non sempre sembra essere in grado di accorgersene. L’ultimo caso ignorato in Italia e non solo e quello di Aleksandr Podrabinek. Radio France Internationale ha lanciato un appello in cui si chiede solidarietà e si esprime preoccupazione per le gravi minacce ricevute a Mosca dal suo corrispondente dalla Russia. Da diversi giorni il cinquantacinquenne giornalista, attivista del movimento per i diritti umani, e già dissidente vittima di repressione durante il regime sovietico, è oggetto di intimidazioni ripetute e la sua famiglia viene terrorizzata dalle squadracce dei nascisti, membri di un’ organizzazione giovanile che sostiene il governo. Il movimento dei Nashi (nato nel 2005 ai tempi della presidenza Putin e che si proclama ufficialmente antifascista, conta attualmente oltre 120mila membri e il cui vessillo è una bandiera rossa attraversata da una croce, ndr) accusa Podrabinek di antipatriottismo, perché in un suo scritto ha protestato contro la decisione delle autorità moscovite di proibire ai gestori di un locale l’affissione di un’insegna dal doppio senso satirico-politico. Situato di fronte all’albergo "Sovjetskaja" il locale è stato battezzato, con intento chiaramente polemico: "Antisovjetskaja". Podrabinek rivendica il diritto di proclamarsi antisovietico in un paese che non è più l’Unione sovietica, definisce criminale il passato regime Tra gli organizzatori della gazzarra anti-Podrabinek ci sono alti funzionari dell’amministrazione di Vladimir Putin. Comunque, prudentemente, rispondendo a domande su questi fatti, il premier ha definito eccessive le azioni dei giovani squadristi. Tra gli altri, uno slogan intima la cacciata all’estero del giornalista, come si faceva una volta con gli oppositori al regime. Anche diversi ex-dissidenti hanno firmato un appello per Podrabinek, che è costretto a nascondersi per sfuggire alla furia di chi volentieri lo vedrebbe linciato sulla pubblica piazza. @ 2009 Radicali italiani. Tutti i diritti riservati