38° Congresso, II sessione.
Soraya Rahim (Afghan Women Minister).
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La "guerra alla droga" degli Stati Uniti e leadership internazionale
Grazie Marco,
è per me un onore rivolgermi come membro della delegazione statunitense a questa importante conferenza.
Vorrei iniziare col dirVi un po' di più sulla mia organizzazione "The drug reform coordination network" conosciuta anche come "Stop the drug war". La DRCNET fu fondata nel tardo 1993 inizialmente come un'organizzazione basata su internet che dava supporto e informazione a tutte quelle organizzazioni che lavoravano sui diversi aspetti delle politiche sulla droga, riforma della marijuana, cambio delle siringhe, ecc. Abbiamo cominciato semplicemente mettendo su una lista di e-mail e oggi abbiamo oltre 3000 iscritti, di cui circa l'85% negli USA e il resto dalle altre parti del mondo, di cui un gran numero in Italia dopo il Congresso di Ginevra del Partito Radicale. Una delle questioni su cui lavoriamo è la campagna che abbiamo iniziato nel tardo 1998 negli USA per capovolgere la legge che toglie aiuti finanziari agli studenti con problemi di droga. Campagna che continua tuttora. Tale questione ha fatto progredire parte della precedente legislazione sulla droga negli USA molto più di ogni altra riforma sulla droga che é attualmente in discussione al Congresso. Ci sono 67 richieste di persone nella Camera dei Rappresentanti per abrogare la legge, 10 delle quali hanno già espresso la loro opinione alla conferenza stampa che abbiamo organizzato lo scorso Maggio che è, probabilmente, un precedente che può dare il via ad una riforma delle politiche sulla droga negli USA. Abbiamo istituito anche una borsa di studio dal Jhon W. Fund per provvedere al finanziamento per questi studenti.
Come ha spiegato Marco Cappato, lo scorso anno abbiamo proposto la conferenza "Out from the shadow" con una seria campagna sulla piena legalizzazione. Una delle circostanze che ha condotto a cio' è stato il fatto che, negli USA, molti dei gruppi attivi per la riforma delle politiche sulla droga, pur facendo un buon lavoro, non hanno scelto di affidarsi formalmente alla legalizzazione o di concentrare la discussione su di essa; noi abbiamo deciso, invece, di essere un gruppo avente tale posizione. In effetti vogliamo iniziare questo progetto sul modello di una coalizione globale per aiutare i soggetti che la pensano in tal modo ad organizzarsi, nella politica e nella società civile per organizzare i loro sforzi e ricevere il loro supporto. Cosi' è nata "Outr from the shadow".
In febbraio terremo una Conferenza Latino - americana in Messico. Progettiamo di patrocinare i viaggi dei proponenti la legalizzazione da tutta l'America. Speriamo di poter riunire europei, americani e canadesi. Questo è tutto per qunto riguarda noi.
Il miglior modo per capire la politica sulla droga negli USA è pensare al "selvaggio West". Penso che la guerra alla droga sia, oggi, come il "selvaggio West" in termini di violenza, proveniente sia dai criminali che dagli dagli uomini di legge, e di assenza di legge. La differenza è che attualmente ci sono molti più "pistoleros", meglio finanziati e con armi molto più potenti, di quanto non fossero nel "selvaggio West". Negli USA, non abbiamo semplicemente il proibizionismo sulle droghe ma abbiamo la guerra alla droga.
Oggi approssimativamente 8000 persone negli USA sarebbero arrestate per infrazioni non violente alla legislazione sulla droga. Sono 700000 gli arrestati ogni anno per il solo per la marjuana e il doppio per le altre droghe. Abbiamo mezzo milione di carcerati per infrazioni non violente alla legislazione sulla droga e, in questo la nostra politica sulla droga ha molto in comune con la giustizia criminale in Russia. Credo che tale numero ecceda il numero totale dei carcerati in Europa per tutti i reati. Vediamo confiscati casa e proprietà in assenza di processo. Abbiamo una squadra di polizia paramilitare, elicotteri, cani che cercano la marjuana nei treni, negli autobus, e negli aereoporti. Abbiamo anche la polizia e, a volte, i militari che danno insegnamento sulla droga.
Un esempio ci viene dato da un evento accaduto in Florida pochi anni fa. Il governatore George Bush partecipò ad una cerimonia di laurea durante la quale firmò una nuova legge che prevedeva pene minime obbligatorie, poi la polizia e l'esercito hanno preparato una guerra tra forze dell'ordine e trafficanti di droga che è culminata nello sparare alle persone da entrambe le parti.
Abbiamo problemi con la violenza in televisione negli USA, ma l'enfasi sulla violenza, specificamente per i bambini delle scuole elementari, presieduta dal governatore sembra che vada bene, un po' più che nel selvaggio West. Anche se tutto cio' cambiasse, ci sarebbe comunque la possibilità di arresto e questo accade spesso ed in molti posti. Fortunatamente, non abbiamo un divieto federale sullo scambio delle siringhe.
Nella capitale non possiamo neppure votare per esprimere se vogliamo rendere legale la marjuana a scopi medici a causa della normativa distrettuale. Ho raccolto personalmente le firme per questa iniziativa e le ho presentate personalmente al Congresso. Ma questo é niente rispetto a cio' che facciamo nella nostra legge per la politica di rafforzamento della lotta alla droga negli altri paesi.
Cosi' nella foschia della guerra alla droga, volere la legalizzazione della droga negli USA è un gioco diverso dal volerla in Europa. Nove anni fa, il nostro segretario generale propose di avere uno studio sulla legalizzazione. Si sollevarono molte critiche e, due settimane più tardi, suo figlio fu arrestato per cocaina. Nonostante tutto, le cose si sono evolute.Nel 1998 non vi era un governatore degli stati degli USA che parlasse seriamente di legalizzazione. Nel 1999 ce ne erano solo due: in Messico e in Minnesota. Sfortunatamente, entrambi andranno in pensione alla fine dell'anno. Diversi anni fa, la National Review of the Leading Conservative Magazine si espresse per la legalizzazione di tutte le droghe. All'incirca nello stesso periodo, L'ACO si espresse ufficialmente per la legalizzazione. Molti di questi gruppi al di fuori del movimento per la riforma sulla droga hanno preso posizione e molti di essi hanno aumentato il supporto.
Il dialogo è cambiato molto. Ho sentito persone che hanno votato liberale o conservatore erano contrarie ad un cambiamento, ma ora ne sono convinte. Questi erano gruppi che diversi anni fa non avrebbero considerato tali posizioni, mentre ora le stanno rafforzando abbastanza. Infatti, un membro del Congresso in delegazione a Washington è stato chiamato per il riconoscimento sulla droga. Attualmente la visione sulla guerra alla droga degli americani sono un po' schizofreniche. Una statistica ha mostrato che metà degli americani crede che la guerra alla droga abbia fallito, mentre l'altra metà é favorevole a continuare la guerra alla droga. Penso che la gente sia un po' confusa, ma credo che queste statistiche abbiano mostrato che quando agli americani viene offerta la possibilità di diverse politiche, di politiche più ragionevoli che gli vengono comunicate in un modo intelligente, essi opteranno per esse. Dunque, un progresso è stato fatto anche negli USA.
Ma l'obbiettivo di questa conferenza è un altro: il proibizionismo sulla droga nel ventunesimo secolo. Far emergere il commercio di droga e l'abuso fuori dall'ombra del substrato criminale. Portare le nostre visioni e le nostre richieste fuori dall'ombra della marginalizzazione politica al centro del dibattito e da lì trasformarle in politiche e leggi internazionali e nazionali. Cio' è possibile? Abbiamo un sentiero davanti a noi che ci conduce alla fine del proibizionismo? Per me la risposta è "sicuramente, è possibile".
Come il TRP ha fatto notare, prima del 1915, 87 anni fa, tutte le politiche sulle droghe erano illegali. La società e il genere umano erano capaci di vivere in questa situazione. Possiamo fare in modo che cio' avvenga al più presto. Questo è il tema di questa conferenza. Abbiamo un obbiettivo senza precedenti e drammatico. Posso pensare solo a un maggiore esempio dove il potere dello stato è tornato indietro e la libertà è stata restaurata: i corrotti governi autoritari comunisti dell'Europa dell'Est. Il proibizionismo sulle droghe è stato marginalizzato in ogni paese del mondo, anche nei più liberali a certi livelli. Dunque, cio' che stiamo tentando è quasi senza precedenti.
Se l'Europa è appassionata nella battaglia per liberalizzare la politica sulla droga per certi motivi, gli Usa sono appassionati per la ragiona opposta. L'influenza economica e diplomatica sul nostro governo è enorme, essa ha fondamentalmente inciso sulle politiche sulle droghe in Nord America dove abbiamo in corso una guerra civile. Anche in Europa un punto di influenza sta cominciando.
Le nazioni povere dipendenti dagli aiuti non sono capaci di resistere alla pressione europea, lo sviluppo viene incoraggiato in una certa cornice. L'Europa Occidentale puo' avere la forza per andare avanti su questo tema, ma numerosi partiti mi hanno detto che c'è un limite a quanto l' Europa divergerà dal consenso globale su qualsiasi politica a livello del proibizionismo stesso.
Cosi' negli USA spesso fantastichiamo sulla possibilità di unirci agli accordi e vorremmo raccomandare cio' ai nostri amici e che non è certamente uno scenario fortunato. Questo porta al tema di questa conferenza "Riformare le Convenzioni sulla droga" con un obbiettivo antiproibizionista. Ci sono alcune difficili realtà che fondamentalmente incidono su di noi.
I migliori esperti in questo campo hanno stabilito che è estremamente improbabile, forse impossibile, che la Convenzione venga dibattuta seriamente senza gli ufficiali delle Nazioni Unite stesse. Il meglio che possiamo sperare è stimolare un dibatttito privato nel quale gli ufficiali parteciperanno privatamente. E' poco probabile, da quanto dicono, che anche una votazione in un dibattito ufficiale all'interno delle UN possa aver luogo. Cio' che possiamo effettuare nei prossimi mesi è a livello di dibattito. Noi non possiamo aspettare di avanzare ufficialmente al prossimo stadio. L'altra difficile realtà è che, come per riformare i trattati sul proibizionismo, la pressione dagli USA, dalla Svezia e dal Giappone continuerà ad influnzare le politiche sulle droga in direzione del modello proibizionista. Sicuramente le politiche nazionali dovranno essere cambiate facendo pressione sui governi nazionali. Abbiamo una difficile battaglia politica, ma tutti noi abbiamo abbastanza speranza per il futuro.
Il supporto per la guerra alla droga è un dovere quindi dobbiamo informare la gente, gli opinion leaders su cosa sta veramente accadendo, anche per creare un luogo per permettere alle persone di parlare. Tutte queste cose, nel tempo, possono cambiare tutte le circostanze in termini di proibizionismo. Io ho questa speranza ma abbiamo bisogno di tenere certe cose in mente muovendoci prontamente.
Credo che abbiamo bisogno di mantenere l'attenzione sulla richiesta contro il proibizionismo e in questo contesto richiedere la riforma di queste Convenzioni. Allo stesso modo in cui abbiamo mirato alle Convenzioni dobbiamo tenere in mente che il nostro scopo è la legalizzazione. Possiamo rocordarci cio' e tenerlo in mente, ma l'idea chiave puo' essere la struttura legale delle Convenzioni o il fine del proibizionismo. Se voi cogliete il primo e non l'ultimo, penso che perderemo un'opportunità.
In conclusione, spero che il PAA sarà uno strumento di lunga durata per gli ufficiali dei governi di tutto il mondo per esprimere il loro supporto alla legalizzazione e per reclutare nuovi tipi di supporto al nostro movimento e, per loro, per coordinare le attività. Vi invito a visitare il nostro sito web e a iscrivervi alla nostra newsletter per avere informazioni. Vorremmo il vostro aiuto per incrementare la nostra conoscenza negli altri paesi.
Grazie ancora per l'opportunità di aver potuto parlare qui.
David BORDEN, direttore esecutivo del DRCNET
(testo non rivisto dall'autore)
è per me un onore rivolgermi come membro della delegazione statunitense a questa importante conferenza.
Vorrei iniziare col dirVi un po' di più sulla mia organizzazione "The drug reform coordination network" conosciuta anche come "Stop the drug war". La DRCNET fu fondata nel tardo 1993 inizialmente come un'organizzazione basata su internet che dava supporto e informazione a tutte quelle organizzazioni che lavoravano sui diversi aspetti delle politiche sulla droga, riforma della marijuana, cambio delle siringhe, ecc. Abbiamo cominciato semplicemente mettendo su una lista di e-mail e oggi abbiamo oltre 3000 iscritti, di cui circa l'85% negli USA e il resto dalle altre parti del mondo, di cui un gran numero in Italia dopo il Congresso di Ginevra del Partito Radicale. Una delle questioni su cui lavoriamo è la campagna che abbiamo iniziato nel tardo 1998 negli USA per capovolgere la legge che toglie aiuti finanziari agli studenti con problemi di droga. Campagna che continua tuttora. Tale questione ha fatto progredire parte della precedente legislazione sulla droga negli USA molto più di ogni altra riforma sulla droga che é attualmente in discussione al Congresso. Ci sono 67 richieste di persone nella Camera dei Rappresentanti per abrogare la legge, 10 delle quali hanno già espresso la loro opinione alla conferenza stampa che abbiamo organizzato lo scorso Maggio che è, probabilmente, un precedente che può dare il via ad una riforma delle politiche sulla droga negli USA. Abbiamo istituito anche una borsa di studio dal Jhon W. Fund per provvedere al finanziamento per questi studenti.
Come ha spiegato Marco Cappato, lo scorso anno abbiamo proposto la conferenza "Out from the shadow" con una seria campagna sulla piena legalizzazione. Una delle circostanze che ha condotto a cio' è stato il fatto che, negli USA, molti dei gruppi attivi per la riforma delle politiche sulla droga, pur facendo un buon lavoro, non hanno scelto di affidarsi formalmente alla legalizzazione o di concentrare la discussione su di essa; noi abbiamo deciso, invece, di essere un gruppo avente tale posizione. In effetti vogliamo iniziare questo progetto sul modello di una coalizione globale per aiutare i soggetti che la pensano in tal modo ad organizzarsi, nella politica e nella società civile per organizzare i loro sforzi e ricevere il loro supporto. Cosi' è nata "Outr from the shadow".
In febbraio terremo una Conferenza Latino - americana in Messico. Progettiamo di patrocinare i viaggi dei proponenti la legalizzazione da tutta l'America. Speriamo di poter riunire europei, americani e canadesi. Questo è tutto per qunto riguarda noi.
Il miglior modo per capire la politica sulla droga negli USA è pensare al "selvaggio West". Penso che la guerra alla droga sia, oggi, come il "selvaggio West" in termini di violenza, proveniente sia dai criminali che dagli dagli uomini di legge, e di assenza di legge. La differenza è che attualmente ci sono molti più "pistoleros", meglio finanziati e con armi molto più potenti, di quanto non fossero nel "selvaggio West". Negli USA, non abbiamo semplicemente il proibizionismo sulle droghe ma abbiamo la guerra alla droga.
Oggi approssimativamente 8000 persone negli USA sarebbero arrestate per infrazioni non violente alla legislazione sulla droga. Sono 700000 gli arrestati ogni anno per il solo per la marjuana e il doppio per le altre droghe. Abbiamo mezzo milione di carcerati per infrazioni non violente alla legislazione sulla droga e, in questo la nostra politica sulla droga ha molto in comune con la giustizia criminale in Russia. Credo che tale numero ecceda il numero totale dei carcerati in Europa per tutti i reati. Vediamo confiscati casa e proprietà in assenza di processo. Abbiamo una squadra di polizia paramilitare, elicotteri, cani che cercano la marjuana nei treni, negli autobus, e negli aereoporti. Abbiamo anche la polizia e, a volte, i militari che danno insegnamento sulla droga.
Un esempio ci viene dato da un evento accaduto in Florida pochi anni fa. Il governatore George Bush partecipò ad una cerimonia di laurea durante la quale firmò una nuova legge che prevedeva pene minime obbligatorie, poi la polizia e l'esercito hanno preparato una guerra tra forze dell'ordine e trafficanti di droga che è culminata nello sparare alle persone da entrambe le parti.
Abbiamo problemi con la violenza in televisione negli USA, ma l'enfasi sulla violenza, specificamente per i bambini delle scuole elementari, presieduta dal governatore sembra che vada bene, un po' più che nel selvaggio West. Anche se tutto cio' cambiasse, ci sarebbe comunque la possibilità di arresto e questo accade spesso ed in molti posti. Fortunatamente, non abbiamo un divieto federale sullo scambio delle siringhe.
Nella capitale non possiamo neppure votare per esprimere se vogliamo rendere legale la marjuana a scopi medici a causa della normativa distrettuale. Ho raccolto personalmente le firme per questa iniziativa e le ho presentate personalmente al Congresso. Ma questo é niente rispetto a cio' che facciamo nella nostra legge per la politica di rafforzamento della lotta alla droga negli altri paesi.
Cosi' nella foschia della guerra alla droga, volere la legalizzazione della droga negli USA è un gioco diverso dal volerla in Europa. Nove anni fa, il nostro segretario generale propose di avere uno studio sulla legalizzazione. Si sollevarono molte critiche e, due settimane più tardi, suo figlio fu arrestato per cocaina. Nonostante tutto, le cose si sono evolute.Nel 1998 non vi era un governatore degli stati degli USA che parlasse seriamente di legalizzazione. Nel 1999 ce ne erano solo due: in Messico e in Minnesota. Sfortunatamente, entrambi andranno in pensione alla fine dell'anno. Diversi anni fa, la National Review of the Leading Conservative Magazine si espresse per la legalizzazione di tutte le droghe. All'incirca nello stesso periodo, L'ACO si espresse ufficialmente per la legalizzazione. Molti di questi gruppi al di fuori del movimento per la riforma sulla droga hanno preso posizione e molti di essi hanno aumentato il supporto.
Il dialogo è cambiato molto. Ho sentito persone che hanno votato liberale o conservatore erano contrarie ad un cambiamento, ma ora ne sono convinte. Questi erano gruppi che diversi anni fa non avrebbero considerato tali posizioni, mentre ora le stanno rafforzando abbastanza. Infatti, un membro del Congresso in delegazione a Washington è stato chiamato per il riconoscimento sulla droga. Attualmente la visione sulla guerra alla droga degli americani sono un po' schizofreniche. Una statistica ha mostrato che metà degli americani crede che la guerra alla droga abbia fallito, mentre l'altra metà é favorevole a continuare la guerra alla droga. Penso che la gente sia un po' confusa, ma credo che queste statistiche abbiano mostrato che quando agli americani viene offerta la possibilità di diverse politiche, di politiche più ragionevoli che gli vengono comunicate in un modo intelligente, essi opteranno per esse. Dunque, un progresso è stato fatto anche negli USA.
Ma l'obbiettivo di questa conferenza è un altro: il proibizionismo sulla droga nel ventunesimo secolo. Far emergere il commercio di droga e l'abuso fuori dall'ombra del substrato criminale. Portare le nostre visioni e le nostre richieste fuori dall'ombra della marginalizzazione politica al centro del dibattito e da lì trasformarle in politiche e leggi internazionali e nazionali. Cio' è possibile? Abbiamo un sentiero davanti a noi che ci conduce alla fine del proibizionismo? Per me la risposta è "sicuramente, è possibile".
Come il TRP ha fatto notare, prima del 1915, 87 anni fa, tutte le politiche sulle droghe erano illegali. La società e il genere umano erano capaci di vivere in questa situazione. Possiamo fare in modo che cio' avvenga al più presto. Questo è il tema di questa conferenza. Abbiamo un obbiettivo senza precedenti e drammatico. Posso pensare solo a un maggiore esempio dove il potere dello stato è tornato indietro e la libertà è stata restaurata: i corrotti governi autoritari comunisti dell'Europa dell'Est. Il proibizionismo sulle droghe è stato marginalizzato in ogni paese del mondo, anche nei più liberali a certi livelli. Dunque, cio' che stiamo tentando è quasi senza precedenti.
Se l'Europa è appassionata nella battaglia per liberalizzare la politica sulla droga per certi motivi, gli Usa sono appassionati per la ragiona opposta. L'influenza economica e diplomatica sul nostro governo è enorme, essa ha fondamentalmente inciso sulle politiche sulle droghe in Nord America dove abbiamo in corso una guerra civile. Anche in Europa un punto di influenza sta cominciando.
Le nazioni povere dipendenti dagli aiuti non sono capaci di resistere alla pressione europea, lo sviluppo viene incoraggiato in una certa cornice. L'Europa Occidentale puo' avere la forza per andare avanti su questo tema, ma numerosi partiti mi hanno detto che c'è un limite a quanto l' Europa divergerà dal consenso globale su qualsiasi politica a livello del proibizionismo stesso.
Cosi' negli USA spesso fantastichiamo sulla possibilità di unirci agli accordi e vorremmo raccomandare cio' ai nostri amici e che non è certamente uno scenario fortunato. Questo porta al tema di questa conferenza "Riformare le Convenzioni sulla droga" con un obbiettivo antiproibizionista. Ci sono alcune difficili realtà che fondamentalmente incidono su di noi.
I migliori esperti in questo campo hanno stabilito che è estremamente improbabile, forse impossibile, che la Convenzione venga dibattuta seriamente senza gli ufficiali delle Nazioni Unite stesse. Il meglio che possiamo sperare è stimolare un dibatttito privato nel quale gli ufficiali parteciperanno privatamente. E' poco probabile, da quanto dicono, che anche una votazione in un dibattito ufficiale all'interno delle UN possa aver luogo. Cio' che possiamo effettuare nei prossimi mesi è a livello di dibattito. Noi non possiamo aspettare di avanzare ufficialmente al prossimo stadio. L'altra difficile realtà è che, come per riformare i trattati sul proibizionismo, la pressione dagli USA, dalla Svezia e dal Giappone continuerà ad influnzare le politiche sulle droga in direzione del modello proibizionista. Sicuramente le politiche nazionali dovranno essere cambiate facendo pressione sui governi nazionali. Abbiamo una difficile battaglia politica, ma tutti noi abbiamo abbastanza speranza per il futuro.
Il supporto per la guerra alla droga è un dovere quindi dobbiamo informare la gente, gli opinion leaders su cosa sta veramente accadendo, anche per creare un luogo per permettere alle persone di parlare. Tutte queste cose, nel tempo, possono cambiare tutte le circostanze in termini di proibizionismo. Io ho questa speranza ma abbiamo bisogno di tenere certe cose in mente muovendoci prontamente.
Credo che abbiamo bisogno di mantenere l'attenzione sulla richiesta contro il proibizionismo e in questo contesto richiedere la riforma di queste Convenzioni. Allo stesso modo in cui abbiamo mirato alle Convenzioni dobbiamo tenere in mente che il nostro scopo è la legalizzazione. Possiamo rocordarci cio' e tenerlo in mente, ma l'idea chiave puo' essere la struttura legale delle Convenzioni o il fine del proibizionismo. Se voi cogliete il primo e non l'ultimo, penso che perderemo un'opportunità.
In conclusione, spero che il PAA sarà uno strumento di lunga durata per gli ufficiali dei governi di tutto il mondo per esprimere il loro supporto alla legalizzazione e per reclutare nuovi tipi di supporto al nostro movimento e, per loro, per coordinare le attività. Vi invito a visitare il nostro sito web e a iscrivervi alla nostra newsletter per avere informazioni. Vorremmo il vostro aiuto per incrementare la nostra conoscenza negli altri paesi.
Grazie ancora per l'opportunità di aver potuto parlare qui.
David BORDEN, direttore esecutivo del DRCNET
(testo non rivisto dall'autore)
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